Oggi più che mai assistiamo ad una contrazione di quelli che vengono identificati e qualificati come diritti umani, non vi è infatti società che possa ritenersi immune da tensioni interne che minano i diritti e le libertà, che siano nazionalismi, rigurgiti sprezzanti di razzismo, o tentativi di demolire lo stato di diritto. Una cosa è certa: mai come in questo periodo storico post conflitto mondiale del secolo scorso (l’ultima grande guerra), vi sono deliberati tentativi di sabotare le democrazie e le conquiste sociali e giuridiche. Per questo pare utile riflettere nei termini di una sociologia dei diritti umani.

L’Europa stessa è attraversata da visioni trasversali oscuri ed inquietanti, vecchi fantasmi riemergono portandosi dietro nostalgiche e pericolosissime tendenze oscurantiste. L’attualità del caso italiano è a riguardo rappresentativo. In questo articolo, ci muoveremo lungo due direttrici per provare a sintetizzare il momento storico, nella prima faremo un’immersione sui diritti, nella seconda invece cercheremo di approfondire la destrutturazione dell’architettura statuale quale strategia demolitiva.

Sociologia dei diritti umani: la questione migratoria

Che il fenomeno migratorio abbia assunto una connotazione drammatica è palese, ma molto più grave e devastante è l’uso politicizzato che ne viene fatto a discapito dell’essere umano in quanto tale. La recentissima questione dei migranti trasportati in Albania ne rappresenta un esempio che assume e riassume varie connotazioni, economiche, sociali, giuridiche e politiche e financo etiche.

Non sono bastati i morti, dei quali il mediterraneo è drammaticamente custode. Cosa resta della vicenda di Cutro? Di quei corpi inermi, adulti e bambini, o addirittura di altre presunte stragi volutamente e dolosamente nascoste per non disturbare il potere, con cadaveri distribuiti in vari ospedali senza che alcuna notizia sia stata esternalizzata. Invero, se non fosse per il giornalismo indipendente, d’inchiesta, poco o nulla verrebbe divulgato, con i media televisivi e giornalistici asserviti al diktak governativo.

Una lenta e costante contrazione dei diritti umani

Proprie queste vicende aprono la questione della mancanza di umanità e di converso della pesante contrazione dei diritti umani, concetto diverso da quello di diritti fondamentali. I primi sono quelli che potenzialmente appartengono a tutti gli essere umani, traggono origine nel diritto naturale, tra il 500 e il 600. Essi si legano all’individuo a prescindere dalla positivizzazione normativa o del riconoscimento giuridico. Per quanto questa distinzione possa apparire solo nozionistica, in realtà la differenza è sostanziale, perché di diritti inviolabili si può parlare se gli stessi sono inseriti all’interno di strutture normative statuali, come le costituzioni o le convenzioni vincolanti firmate dagli stati stessi. Bobbio d’altronde distingueva tra i diritti celebrati nelle carte e la massa dei senza diritti, sostanzialmente avvertendo che esiste una contraddizione fortissima.  

Non si può celare che il periodo storico che stiamo attraversando porta con sè delle similitudini con un rimando ad un passato evidentemente mai completamente archiviato. Il relativismo e se si vuole l’enorme difficoltà dell’effettività di questi diritti poggia purtroppo la propria debolezza sulle caratteristiche del diritto internazionale e delle stesse istituzioni (il caso dell’ONU è emblematico). Tuttavia, a seguito del secondo conflitto mondiale, che si è caratterizzato da barbarie immani con il coinvolgimento dei civili nel conflitto, si pensi ai bombardamenti sopra le città, alle deportazioni e sterminio sistematico di popolazioni (l’olocausto e non solo, poiché il nazismo riservava lo stesso trattamento a tutti coloro che si opponevano al regime o semplicemente perché non appartenenti alla razza ariana), un anelito di presa di coscienza sembrava essere nato, dettato proprio dagli orrori della guerra.

Prodromi della sociologia dei diritti umani

Contestualmente però risulta palese constatare come la fragilità delle norme che contengono il riconoscimento dei diritti fondamentali “umani”, sia fortemente storica e quindi sociale perché il raggiungimento della pace attraverso il diritto, che rappresenta e dovrebbe rappresentare sempre il primato sulla violenza, appare insito di scetticismo, almeno sino a quando l’applicazione della tutela dei diritti non avrà un carattere sovranazionale e soprattutto coattivo, perlomeno paritetico a quello interno. In più, lo stesso concetto di crimini di guerra per esempio appare fortemente asimmetrico, sia in passato che oggi. Volendo fare un esempio storico, nel periodo della grande guerra, i crimini sono stati orrendi, dalle deportazioni nei campi di concentramento, alla devastazione dei centri abitati con i civili che hanno subito la tragedia della guerra, ma di converso (a titolo di esempio) non possono essere dimenticati per esempio i fatti di Cassino.

I processi non possono essere fatti solo ai vinti

Le poche ricostruzioni storiche che si hanno e che dopo molti anni sono state acquisite non senza difficoltà, svelano i cimini dell’esercito francese coloniale ai danni dei civili, soprattutto donne, in migliaia furono stuprate e uccise in massa, solo come regalia e premio dal Generale francese Juin alle sue truppe, fu la cd “carta bianca”, cosi che, nel mentre la popolazione si aspettava d’essere salvata in realtà visse altri interminabili giorni di terrore.

Ancora oggi, la documentazione francese è secretata e come evidenziarono criticamente Hannah Arendt e Hans Kelsen, relativamente ai crimini commessi durante il conflitto, non era accettabile che ad essere processati per gli orrori dovessero essere solo i vinti, poiché i cimini di guerra anche se in modalità e quantità diverse, furono simmetriche (istituzione del tribunale di Norimberga che difatti inquisì solo una parte), le due atomiche sul Giappone, la deliberata distruzione di Dresda, etc, etc.

Se si riflette, ancora oggi persiste una asimmetria di giustizia che permea i conflitti in corso, si ritiene che un solo stato sia legittimato oltre qualsiasi limite ad invadere e distruggere, utilizzando l’escamotage della legittima difesa o della reazione ad una aggressione terroristica, la relatività del diritto internazionale appare immane soprattutto alla luce della modalità organizzativa dell’ONU, inefficace, e con un assetto organizzativo di organi e poteri strutturati appositamente per la paralisi decisionale (il potere di veto nel consiglio di sicurezza da parte anche di uno dei membri permanenti blocca qualsiasi presa di posizione).

Il concetto universalistico dei diritti umani

Almeno a livello teorico non sono mancati i tentativi di configurare la tutela dei diritti fondamentali allargandone la categoria anche alla natura stessa (il caso del Buen vivir e Pachamana latino americano ne rappresentano proprio queste ipotesi), si tende, almeno negli intenti, ad ampliare la valenza non solo giuridica ma soprattutto sociale in senso ontologico della vita stessa, non solo quella umana quindi, ma l’insieme del pianeta, considerando vitale e viva anche la terra, qualificando la natura come soggetto giuridico.

E’ questo un tentativo di arginare la deriva consumistica e capitalistica delle società, cercando di porre dei limiti appunto allo sfruttamento delle risorse senza limiti, si parla infatti di “estrattivismo selvaggio”, con appropriazioni scellerate delle risorse a danno delle popolazioni locali che subiscono la depredazione, che si tratti di foreste o di territori o di ambiente in senso lato, la criticità non cambia. E’ proprio il considerare la terra come oggetto di proprietà nel diritto positivo che ne determina il limite stesso a farla assurgere a bene di tutti, come invece viene considerata nelle società cd tradizionali, la terra infatti in quei contesti viene umanizzata e socializzata.

La concezione neoliberista nella sociologia dei diritti umani

La concezione liberista e neoliberista del capitalismo spinta oltre ogni ragionevole limite è già pienamente descritto dalla prima sociologia americana, che a dire il vero si divise su due grandi orientamenti, la prima che spingeva affinché i governi portassero avanti le riforme sociali in senso evolutivo, la seconda che si fondava sul cd laissez-faire, sostenendo che le diverse anime sociali dovessero essere lasciate pienamente libere sulla gestione e risoluzione dei problemi.

Per quanto possono essere palesi gli sforzi per cercare di dirimere con la diplomazia i contrasti tra gli stati e tra stati e popoli ancora in attesa di auto determinazione, non si può non considerare che proprio gli stati egemoni rappresentano il vero freno al primato del diritto sulla violenza, e la politica ha ceduto inesorabilmente il potere decisionale ad oligarchie finanziarie ben delineate a livello mondiale, l’assurdo è diventato così la normalità delle cose (guerre, sfruttamento, epidemie, tutto genera profitto, compreso i morti e la sofferenza).                

Le riforme demolitive: destrutturare lo stato di diritto

La contrazione dei diritti invero non avviene solo in stati non democratici, ma oggi più di ieri a fianco di autocrazie già consolidate (alcuni casi persino all’interno dell’Unione Europea) si sta profilando una tendenza destrutturante l’architettura dello stato, in particolare quello sociale. Questo tentativo sta avvenendo proprio grazie al paradosso della democrazia, con strumenti legittimi si sovverte l’organizzazione di uno stato rompendo la tripartizione dei poteri e la loro autonomia e indipendenza. Le libertà di manifestare per esempio, anche se garantita dalla Costituzione è stata di recente oggetto di drammatico attacco politico.

Si palesa infatti la necessità strumentale di una necessità di autorizzazione, quando la nostra carta è al riguardo molto esplicita, è un modo di curvare l’ordine costituzionale in una modalità tale da reprimere i più basilari diritti fondamentali. Possibile che la storia non abbia insegnato nulla? Eppure da secoli ormai si scrive della necessità che un sistema democratico basa la sua fondatezza sull’equilibrio dei poteri statuali, e proprio grazie a questi equilibri che vengono garantiti i diritti.

Se si spacca uno stato per ragioni ideologiche, se si assoggetta il potere giudiziario a quello esecutivo, se si erige un capo di governo a ruolo di decisore assoluto, svuotando sia il parlamento che il capo dello stato delle sue prerogative, si comprende bene che le similitudini storiche non sono poi così nebbiose, ma molto chiare è pericolosissime.

Tra sociologia dei diritti umani e sociologia politica

E’ forse il caso che la sociologia politica scevra da condizionamenti ideologici e in tandem con la sociologia dei diritti umani, analizzi il perché di risultati elettorali apparentemente contraddittori, forse perché decenni di caste hanno determinato nei popoli (il plurale è d’obbligo) un senso di rigetto anche e soprattutto verso quelle aree politiche che hanno perso il contatto con l’esigenza collettiva, della base, del popolo che nel tempo e a furia di vedersi eroso ogni appiglio socio economico da parte di politiche austere imposte dall’alto si riversano paradossalmente in quelle figure catalizzatrici che con il loro modo di essere forse e apparentemente li rappresentano meglio, insomma, l’arrabbiatura sociale e collettiva catalizza l‘elettorato, a discapito proprio verso coloro i quali vengono identificati come “traditori” dei bisogni ed interessi collettivi.

Si pone tuttavia un problema di fondo, quello della valenza sostanziale dei diritti, e sino a che punto possono essere contratti o annullati. Ebbene, in una società quale quella voluta e disegnata nella nostra Carta Costituzionale, non vi è spazio per istanze autoritarie, e come più volte convenuto il pluralismo democratico di una società va sempre custodito avendo cura di dosare quello che Renato Treves chiamava “spirito critico” e “spirito dogmatico”, e far sì che la collettività abbia sempre consapevolezza delle proprie scelte, anche e soprattutto se l’astensionismo prende il sopravento.

Francesco Caliò

Riferimenti bibliografici e sitografici

  • A. Cassese, Diritto Internazionale, Il mulino, 2021.
  • R. Altopiedi, D. De Felice, V. Ferraris, Comprendere la sociologia del diritto, Carocci editore, 2022.
  • N. Bobbio, Lezioni sulla guerra e sulla pace, Laterza, 2024.
  • B. Conforti, C. Focarelli, le Nazioni Unite, CEDAM, 2023.
  • V. Ferrari, Prima lezione di sociologia del diritto, Laterza, 2011.
  • R. Treves, Sociologia del diritto, origini, ricerche, problemi, Einaudi, 2001.
  • G. Zagrebelsky, Contro la dittatura del presente, Laterza, 2014.
  • P. Blokker, L. Guercio, Sociologia dei diritti umani, Mondadori, 2020.