Riprendere un cult degli anni ’80 e trasformarlo in un altro cult più di trent’anni dopo è un’impresa quasi impossibile. Cobra Kai, serie seguito dei film di Karate kid, dopo una permanenza su Youtube approda con vigore su netflix. Entrato fra le preferenze della piattaforma nell’ultimo periodo, questa serie si presenta molto più interessante di quanto non sembri.

30 anni… che nostalgia!

Riprendere franchise apparentemente chiusi anni fa non sempre si rivela una scelta azzeccata. La nostalgia è un buon fattore di marketing, ma alle volte non basta. Servono “cosa da dire”, insegnamenti, morali che siano in grado sia di ricollegarsi al passato ma anche parlare alle nuove generazioni. E sembra che cobra kai abbia imboccato la strada giusta.

Dai la cera, togli la cera…

Sono passati 30 anni, sia nella serie che nella vita reale, ma i protagonisti sono sempre gli stessi, solo a “ruoli invertiti”. Troviamo infatti Johnny Lawrence, l’allora bullo della scuola che seguiva gli insegnamenti del dojo Cobra Kai come protagonista e Daniel LaRusso, come antagonista. Oltre l’incontro vinto in Karate Kid, il teenager seguito dal maestro Miyagi (Pat Morita), risulta avere una personalità vincente anche nella vita. Lawrence invece deve combattere costantemente con i suoi fantasmi e con una vita totalmente sregolata. Si sente infatti impigliato nel suo passato. Attribuisce a quella sconfitta, che non ha saputo metabolizzare, ogni suo successivo fallimento. Entrambi vivono ancora in città, ma si sono scambiati i quartieri e stili di vita. Daniel è ricco, Johnny un fallito. Ma non è tutto oro quel che luccica.

karate kid

Da queste premesse si sviluppa la narrazione, che ruota nuovamente attorno al Karate. Johnny vuole, cerca riscatto. Dopo aver salvato un ragazzino da dei bulli decide di riprendere la vita in mano riaprendo il vecchio dojo dove si allenava: il cobra kai. Tuttavia ciò che desta interesse nella narrazione non è soltanto la rinascita di un antieroe. Ne la cornice teen drama che racchiude tutta la serie, ma un confronto generazionale di vissuti, un intreccio di valori e di biografie in costruzione.

Padri e sensei

Le due società, le due generazioni nella serie, vengono spesso accostate, dimostrando quanto le differenze non siano poi così tante. Oltre l’avvento dei social media, le problematiche identitarie degli adolescenti restano sempre tali. Qui dunque subentra lo sport. Il karate gioca un ruolo fondamentale nella crescita dei ragazzi. Non solo nei figli dei protagonisti che verranno coinvolti loro malgrado nelle diatribe dei loro genitori, ma in tutti i loro coetanei. Ogni ragazzo ha insicurezze, problemi, o comunque un background particolare. Lo sport aiuta a superare l’ansia sociale e a dare ai ragazzi uno scopo, una strada da seguire (Strazzeri, 2018).

John e daniel cobra kai karate kid

Interessante è poi il ruolo del sensei. Questi apparirà come una vera e propria sostituzione della figura paterna. Eppure, John e Daniel dimostrano costantemente la loro fragilità, in quanto uomini e in quanto padri. Fanno errori seguendo le loro idee, sono fallaci come tutti. Non sono inverosimili e questo lo capiamo fin da subito osservando le preoccupazioni e i desideri che hanno. Questa cosa si riflette sui ragazzi anche grazie al ritorno del maestro di John, il veterano Kreese, manipolatore e vera nemesi della serie.

Lezioni da serie tv

Le personalità dei ragazzi vengono sì a modellarsi, ma spesso per combattere un male interiore si corre il rischio di costruirsi una personalità tossica. Kreese infatti riprende il vecchio motto del dojo: Colpire per primi, colpire forte, nessuna pietà! andando difatti a legittimare la violenza e spogliare il karate del suo valore educativo, di tutto il suo ben-essere. La serie si conclude con una rissa tra i ragazzi che finisce con il ferire duramente alcuni di loro. Questo porta i protagonisti a scoraggiarsi e a rinunciare al karate per il benessere proprio e degli altri, lasciandoci basiti e in attesa di una nuova stagione.

La fine della realtà nella società delle immagini: verso un mondo iperreale

In conclusione, ci sono alcune lezioni che questa serie tv ci da. Prima: non è mai troppo tardi per ricominciare e rimettersi in gioco. Bisogna credere nelle possibilità, nella rinascita, anche quando sussistono difficoltà apparentemente insormontabili. La vita è complessa, non è mai un distinguo tra bianco e nero. Spesso non basta muoversi nella zona grigia, ma convivere con la realtà. Per questo motivo le due scuole di karate possono e devono coesistere per insegnare a tutti noi che non esiste un modo giusto e un modo sbagliato. Bisogna trarre le lezioni giuste dai maestri giusti. In definitiva, la serie fonde due insegnamenti importanti: il non arrendersi mai del Cobra Kai e la ricerca dell’equilibrio del dojo Miyagi.

Bibliografia
Strazzeri I., Introduzione alla Sociologia dello sport, Lampi di stampa editore, Milano, 2018.

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