La Sociologia che per Durkheim ha per oggetto lo studio dei “fatti sociali”  trova le sue origini, per lo stesso sociologo, nell’Antica Grecia, come dichiarò durante la sua lezione di apertura a Bordeaux nell’anno accademico 1887-1888: “I fenomeni studiati dalla filosofia sono fondamentalmente di due tipi, gli uni relativi alla coscienza dell’individuo, gli altri alla coscienza della società(…) La filosofia è in procinto di frazionarsi in due gruppi di scienze positive: la psicologia da una parte e la sociologia dall’altra (…)”. Si legge in un altro suo scritto pubblicato nel 1900 su una rivista politico-letteraria: “Le teorie di Platone e di Aristotele sulle diverse forme dell’organizzazione politica potrebbero essere considerato come un primo studio di scienza sociale (…)” [1]

I genitori della Sociologia

Sulla paternità della Sociologia, come sappiamo, ci sono diverse pretese. Per alcuni è di Montesquieu con la sua opera “Lo spirito delle leggi” attraverso cui avvia un discorso comparativo, basato sull’osservazione, a proposito delle leggi che governano gli uomini in diverse società. I sociologi arabi propendono per Ibn Khaldoun, uno storico del XIV secolo che analizzò in modo molto moderno i rapporti fra tribù nomadi e città arabe nell’Africa Settentrionale. Pacificamente è stato assegnato il ruolo di padre “putativo” del termine “sociologia” ad August Comte intorno alla metà dell’Ottocento.[2]

I genitori della Psicologia

Nel caso della Psicologia troviamo nuovamente una maternità nell’Antica Grecia. Il termine “psicologia” deriva difatti dal greco psyché che significa anima e da logos ossia discorso, letteralmente ad indicare quindi lo studio dell’anima. Il termine psyché è sovente simboleggiato dalla Farfalla: molte decorazioni di antichi vasi greci raffigurano con l’immagine di una farfalla l’anima che esala nell’istante della morte. Un altro “ritrovamento” è presente nel modello cognitivo di Beck che trova le sue basi nello stoicismo di Epitteto: “Gli uomini non sono turbati dagli eventi in sé, ma dalle interpretazioni che danno di essi”. [3]Si possono citare altri approcci, come quello esistenzialista, in cui la Filosofia ancora oggi esercita un’influenza sulla psicologia applicata.

Ma anche in questo caso troviamo difficoltà a trovare il padre della Psicologia, sembrerebbe che il termine fosse già introdotto intorno al Cinquecento dall’Umanista Filippo Melantone anche se nei suoi scritti non pare comparire, così nel corso della genesi della Psicologia si attribuisce il ruolo di padre della “psicologia sperimentale” al tedesco Wilhelm Wundt, intorno all’Ottocento.

Il rapporto

Come suole in diverse famiglie, anche le nostre due sorellastre nel corso degli anni si sono spesso preoccupate di avere l’esclusiva sull’eredità della Madre Filosofa impoverendosi a vicenda e trascurando la “ricchezza” che si potrebbe avere dal dialogo. Ed è ciò che ha dimostrato la Scuola di Palo Alto avendo al suo interno psichiatri, psicologi, sociologi, filosofi e antropologi. L’afflato di questi studiosi ha comportato la nascita dell’approccio sistemico – familiare: secondo questo modello la famiglia è un sistema, l’identità di ciascuno dei suoi membri si costituisce e si mantiene  nelle interazioni comunicative che si stabiliscono fra tutti i suoi componenti.

Gli studiosi di Palo Alto rintracciavano la genesi delle malattie mentali in queste dinamiche comunicative. Si pensi alla teoria del doppio legame attraverso cui Bateson ha messo in evidenza i rischi di una comunicazione patogena e contraddittoria. Il contributo della Scuola di Palo Alto nella terapia psicologica ha dato strumenti preziosissimi di lavoro e ha comportato la nascita di ulteriori approcci di intervento. Si pensi ad esempio all’approccio strategico che trova la sua genesi proprio nella Scuola di Palo Alto. Oppure al contributo dato con la pubblicazione de la “Pragmatica della comunicazione umana”.

Storie di sociologia
La Sociologia e la Psicologia hanno una pregnanza comune: la Filosofia.

Come vediamo sociologia e psicologia hanno giovato di rapporti più che fecondi che negli anni si sono affievoliti e arrugginiti. In Italia la figura dello psicologo è riconosciuta e disciplinata dalla legge 56/89 di cui si riporta l’articolo 1: “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.”[4]

La figura del sociologo in Italia

La figura del sociologo in Italia, oggi, è un po’ meno “nitida” in quanto rientra tra le professioni non regolamentate pertanto mentre la sociologia accademica gode di lauti riconoscimenti attraverso la ricerca e i corsi universitari, la sociologia applicata ha dovuto fare i conti con alcune “barriere” che in parte sono state abbattute grazie alle associazioni professionali e a laboratori (anche on line) che si impegnano quotidianamente sul territorio per promuovere il lavoro e l’importanza della figura del sociologo prendendo come “memento” le parole di Durkheim: “Il solo mezzo per provare il movimento è camminare. Il solo mezzo per dimostrare che la sociologia è possibile, è di fare vedere che essa esiste e vive.[5]

La sociologia clinica, nata intorno agli anni 20 del Novecento con la Scuola di Chicago e la psicologia applicata oggi potrebbero trovare uno spazio di confronto e condivisione per fare da “trigger” su nuove prospettive nella “cura” dei fatti sociali e psichici. Secondo Durkheim lo scopo della ricerca in sociologia è solo conoscere senza avere un fine prestabilito, ma sorge la seguente riflessione: anche la “sola” conoscenza dei fatti sociali non collabora a promuovere la “consapevolezza” come previsto dall’art. 3 del codice deontologico degli Psicologi?

“Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità. In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace[6]

La cura dell’anomia

La “cura” dell’anomia secondo Durkheim avviene attraverso il corporativismo, ossia nello sviluppo di associazioni intermedie tra i singoli e la società basate sull’associazione professionale e con il potenziamento dei processi educativi. Il disagio può essere causato sia da “fatti psichici” che da “fatti sociali” e sovente i due “fatti” coesistono. Perchè non collaborare per avere una chiave di lettura più ampia dei fenomeni psichici e sociali?

Scrivendo nella duplice veste di sociologo e psicologo[7], l’auspicio è che la sociologia applicata e la psicologia possano nuovamente dialogare tra loro per promuovere il Ben-Essere psico-sociale degli utenti. E’ chiaro che i perimetri delle due figure esiste e ha una sua ratio, si pensi ad esempio agli strumenti diagnostici che ha lo psicologo e alla mancanza di essi nella figura del sociologo, oppure alla lente sociologica attraverso cui osservare la società, o per dirla con Durkheim, “le società”, in possesso dei sociologi e non degli psicologi, ma esiste una linea di confine sulla quale le due sorellastre, anzi sorelle, possono e devono incontrarsi per far sì che si crei nuovamente una sinergia e magari una  “nuova” Palo Alto.

Tommaso Francesco Anastasio

[1] E. Durkheim,  La scienza sociale e l’azione, Il Saggiatore, 1972
[2] cfr. P. Jedlowski, Il mondo in questione, Carocci Editore, 2012
[3] cfr. J.S. Beck, La Terapia cognitivo-comportamentale, Astrolabio Ubaldini, 2013
[4] https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1989/02/24/089G0090/sg
[5] E. Durkheim,  La scienza sociale e l’azione, Il Saggiatore, 1972
[6] https://www.psy.it/codice-deontologico-degli-psicologi-italiani
[7] https://tommasofrancescoanastasio.weebly.com/

Riferimenti bibliografici e sitografici


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