Dicembre, l’aria di festa… e la corsa ai regali. E come sempre, la redazione vi viene in soccorso con i #consiglidilettura, una breve lista di testi da prendere in considerazione per fare regali ma anche per voi stessi, in attesa del nuovo anno. Un nuovo appuntamento da aggiungere a quello del 2020 e quello del 2022, con nuovi testi freschi di stampa e che per noi sono i migliori libri per questo natale 2023.

Libri per Natale 2023: Lavoro, tecnologia e libertà

Il primo testo che da tener presente è “Lavoro, tecnologia e libertà. Tempo e spazio del lavoro nell’era dell’intelligenza digitale” di Anna Maria Ponzellini. Nella nostra era post-pandemica, il lavoro è cambiato per sempre. Internet, il metaverso e le nuove piattaforme guidate dall’IA stanno trasformando i modi di lavorare.

Questo libro esplora le trasformazioni spazio-temporali del lavoro, inclusi i risultati della sperimentazione del lavoro da remoto e le modifiche negli orari, e la nascita del paradigma 4.0. Come cambierà la qualità delle nostre vite? Quali saranno le lotte sindacali di domani? E come dovranno comportarsi i policy makers per garantire a tutti modalità di lavoro eque e dignitose? Un testo che, sicuramente, diventerà presto un’indispensabile risorsa per comprendere le prospettive del lavoro nell’era digitale.

I giovani nelle università

Il secondo testo che invitiamo a scoprire è “Gli ultimi arrivati. I giovani delle classi popolari nell’università di massa”, di Ciro Cangiano. Il volume raccoglie i risultati di una ricerca qualitativa volta a indagare i meccanismi di produzione, riproduzione e legittimazione delle disuguaglianze in ambito universitario. L’idea di fondo del lavoro è che la crescita esponenziale della popolazione studentesca registrata nel nostro Paese a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, insieme al progressivo consolidamento della norma della prosecuzione degli studi, non ha segnato il declino degli squilibri di classe e di genere nell’istruzione terziaria, ma ne ha piuttosto cambiato la natura. Il processo di massificazione dell’università, infatti, se da una parte ha aperto le porte dell’accademia alle classi deprivilegiate, dall’altra ha fatto emergere nuove e più complesse forme di disagio, di marginalizzazione e di esclusione.

Oggi, pertanto, la linea di demarcazione sociale non va rintracciata tanto nella dimensione dell’accesso alla formazione superiore, quanto nei percorsi educativi, nelle condizioni di studio e nelle esperienze concretamente vissute dagli studenti e dalle studentesse. Attraverso le storie dei giovani incontrati nel corso dell’indagine empirica vengono esplorate le modalità con le quali coloro che provengono da contesti socialmente marginali e da famiglie scarsamente equipaggiate in termini di risorse economiche, culturali e simboliche affrontano la transizione scuola-università e muovono i loro primi passi nel mondo dell’istruzione di terzo livello. Sono questi i temi discussi nel testo che, mediante l’adozione dell’approccio biografico, mira a mostrare come nel gioco dei condizionamenti strutturali si aprano comunque spazi per l’esercizio dell’agency.

Libri per Natale 2023… sociologia del fantacalcio!

Il prossimo libro consigliato è “Sociologia del fantacalcio. Passione, rappresentazione identitaria e patologia sociale”, di Adriano Russo.

In questo saggio, attraverso un lavoro di osservazione partecipante dell’universo fantacalcistico, l’autore si focalizza sull’ambivalenza simbolica degli effetti che il gioco riversa sul piano identitario e dell’immaginario collettivo. Nonostante l’approccio nei confronti del fanta-gioco sembri favorire l’innescarsi di relazioni impersonali, estemporanee, quasi “posate” ed “innocue”, l’impatto e l’investimento emotivo dei partecipanti nei confronti del fantacalcio risulta essere tutt’altro che innocuo e prevedibile. La voglia di rivalsa e prevaricazione o la sconfitta e della propria squadra sono elementi che possono scatenare reazioni conflittuali che spesso anche l’Admin (amministratore/giocatore del fantacalcio) fa molta fatica a contenere.

Turismo sociale

L’ultimo libro da considerare per questo appuntamento con #consiglidilettura è “Turismo sociale” di Arnaldo Alberti. Poco conosciuto, ma non meno distruttivo per l’identità delle persone che lo praticano e soprattutto per chi ne subisce gli effetti, è il turismo sociale. Il termine è usato soprattutto con riferimento a programmi e aspirazioni tendenti a un miglioramento delle condizioni di vita delle società povere del Terzo mondo, prima spogliate dal colonialismo eurocentrico, poi dalle multinazionali il cui capitale infinito di cui dispongono ha continuato a produrre gli stessi effetti del saccheggio degli europei nel XIX e XX secolo.

In questo caso si constata, da un lato, una critica, anche severa, alle ONG che nel Mediterraneo si occupano di salvare migliaia di migranti, in maggioranza giovani che privano il loro Paese nativo di forze ed energie indispensabili per la sua riabilitazione; dall’altro, l’insicurezza e l’incertezza, in chi sceglie di praticare il turismo sociale, che suscita la riflessione, indipendentemente se profonda o superficiale, sul nostro stato di povertà e miseria, quando da noi nessuno è venuto, con sinceri propositi umanitari, ad aiutarci.

Il turismo dei Grand Tours, degli alberghi più o meno di lusso, ha trasformato la nostra gente, in particolare quella delle valli alpine, da liberi contadini e artigiani in riverenti e servili camerieri, sempre pronti a inchinarsi al cospetto del signore straniero che elargisce una mancia. Talvolta per frustrazione, o per un’urgente voglia di rivalsa, il cameriere servile e deferente decide di ribaltare la situazione.

A sua volta, raggiunto il benessere, anche l’italiano svizzero si trasforma in turista sociale. Ha interessi culturali e politici più o meno legittimi e fondati, tuttavia sufficienti a giustificare il sottile piacere che la generosità verso i poveri emana, come se fosse un profumo. È, in generale, un dozzinale sentimento di auto-riconoscenza per un presunto bene elargito a terzi di chi mai o raramente percepisce la dedizione come frutto dell’amicizia o dell’amore.

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