Beati siano i soldi”, cantava Betty Curtis negli storici anni ’60 come a sottolineare l’importanza che rivestono nella società odierna (e come darle torto?). Da molto tempo infatti l’economia fa affidamento su un sistema monetario che rende possibile una moltitudine di transazioni e scambi in modo semplice e veloce e che noi diamo praticamente per scontato ogni giorno. Immaginate di dover comprare un telefono e di dover contrattare con il venditore se accetta la vendita per un paio di scarpe ed un braccialetto, o come accadeva in passato, per qualche moneta d’oro, sempre se ne avete. Oggi tutti gli oggetti invece sono già commisurati nella moneta e questa ci permette di avere un metodo conveniente e universalmente accettato di vendere e comprare beni e servizi di varia natura. Questo costa 10, quest’altro 100, in caso… c’è anche il resto.

C’è moneta e moneta

La prima moneta cartacea fu inventata intorno al 1000 a.C. in Cina ma esistevano già precedentemente forme di valute che avevano però un valore interseco. Ne sono un esempio i famosi sesterzi romani, fatti di oro o argento. Questi ultimi pertanto venivano scambiati nelle transizioni per il loro valore “reale” ed erano quindi utilizzati proprio come un oggetto di scambio all’interno della compravendita. Pagare in monete d’oro significava accettare l’oggetto per il valore stesso che questo aveva, dato dalla sua rarità. E allora come si è arrivati al denaro come lo conosciamo noi? In sintesi: la prima cartamoneta riconosceva il diritto al possessore di ritirare il metallo prezioso presso i vari depositi riuscendo ad agevolare e rendere meno rischiose le transazioni tra gli interessati. Data la sua comodità d’uso e la sua conseguente diffusione, si ebbe nel corso del tempo una riduzione sempre più consistente delle transazioni svolte con la moneta metallica e al contempo la conversione delle banconote in oro diminuì a tal punto che i vari depositi, ovvero le neobanche, iniziarono a emettere nuove banconote senza una contropartita in oro che rappresentasse esattamente tale valore nominale.

Questione di fiducia

Ricordiamo infatti la recente abolizione nel 1971 del sistema “Gold Exchange Standard” con gli accordi di Bretton Woods: se prima la quantità stampata e prestata dalla banca doveva essere “agganciata” alla disponibilità aurea, successivamente si è passato all’attuale moneta “a corso legale” non convertibile in un bene fisico e indipendente dalle risorse d’oro. La differenza è pertanto che la cartamoneta vale poiché tutti condensano in essa quel valore corrisposto e l’accettano come pagamento. Paghiamo con banconote solo in virtù del fatto che si ha fiducia nel fatto che verrà usata nel futuro per lo stesso scopo, ossia quello di poter acquistare un bene materiale o immateriale dello stesso valore in qualsiasi luogo. A Torino come a Stoccolma, a New York come a Pechino. Ma soprattutto oggi come domani, sostenuto da istituzioni che ne garantiscono il valore. E la promessa-denaro può essere registrata su vari supporti, monete, banconote, cambiali, conti correnti, depositi, libretti, titoli e bit nel computer della banca.

La criptovaluta

Di recente nascita è il bitcoin, un nuovo sistema monetario virtuale che si basa sul peer-to-peer e che diverse agenzie hanno già cominciato ad accettare come pagamento. Esso non fa uso di una banca centrale né di meccanismi finanziari sofisticati, bensì i nodi della rete informatica di cui si compone (la cosiddetta blockchain) che non essendo gerarchizzati danno a ciascun utente l’autonomia di avviare e completare una transazione. Tramite inoltre un sistema alfanumerico crittografato, si attribuisce la proprietà di ogni moneta e si gestisce la creazione di nuova. Tuttavia per via di alcune caratteristiche questa non può essere considerata a tutti gli effetti una vera e propria valuta: il valore del bitcoin infatti è determinato unicamente dalla leva tra domanda e offerta, il suo valore nel tempo può quindi facilmente deteriorarsi. Non è nemmeno un’unità di conto poiché non è universalmente utilizzato per esprimere il valore dei beni. Il bitcoin può essere meglio definito come un mezzo di scambio, altamente volatile.

La filosofia del denaro

Eppure insieme alla moneta, cambiata per rispondere meglio alle nostre esigenze,  siamo cambiati anche noi sotto la sua influenza. Come sottolineava Georg Simmel, dinamiche sociali, culturali ed economiche entrano nella modernità in un rapporto circolare di causa-effetto. Già agli inizi del secolo scorso, ne “La filosofia del denaro” l’autore descriveva le conseguenze derivanti dall’organizzazione monetaria nella società. Grazie al mercato, ad esempio, si verifica una democratizzazione degli stili di vita i quali non sono più legati a determinate caste o classi ma sono (in teoria) accessibili a tutti. Spersonalizzando le relazioni tra chi compra e vende con la moneta, i rapporti sociali si fanno però sempre più freddi e distaccati ma d’altra parte aumenta anche l’indipendenza reciproca e la libertà tra i soggetti, svincolati dai tradizionali rapporti di scambio e di consumo. Altresì nell’individuo il denaro produce una cultura e un’attitudine alla commensurabilità: una mentalità basata sul costante calcolo e confronto tra cose e esperienze diverse. Quello che molti autori hanno definito il cosiddetto “nuovo homo economicus“, sempre pronto a confrontare costi e opportunità.

Sempre meno contante

Quante volte ci è capitato di fermarci a ragionare se fosse meglio comprare un oggetto, mentre idealmente lo paragonavamo ad altro, o magari aspettare approfittando di un’offerta, o ancora, risparmiare in vista di altro. Lo facciamo quasi in modo naturale ma in realtà è un’abitudine acquista nel tempo. Liberazione e asservimento sono quindi i due lati della moneta: sottrae l’individuo ai rapporti di subordinazione ma può divenire il più potente fattore di oggettivazione e mercificazione, come sottolineato anche da altri autori come Marx e Bauman. In conclusione: siamo più liberi dalle tradizioni e maggiormente indipendenti dagli altri, ma allo stesso tempo più dipendenti dal denaro. Chissà se in futuro, con il sempre maggior uso di carte-debito a scapito del contante, queste dinamiche non possano ulteriormente cambiare e determinare nuovi effetti. Sia nell’economia che nella società.

Valerio Adolini

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