Pierre Bourdieu, all’interno della sua ampia produzione culturale, ha avuto sicuramente il merito di proiettare la teoria dei “campi” (e i concetti di habitus e capitale) alle strutture che costruiscono la dimensione sociale internazionale e transnazionale, contribuendo alla distinzione di pratiche e gusti. In quest’ottica anche il “campo” sportivo acquisisce un valore sociale e di conseguenza il campionato mondiale di calcio diventa il fenomeno in cui il carattere internazionale di questo appassionato sport s’intreccia con le dinamiche politiche globali e la loro distinzione.
Il “campo” sportivo non è il centro d’allenamento di una squadra, con il suo nome, i suoi campi e i suoi spogliatoi, ma è l’applicazione del concetto “principe” di Bourdieu al calcio, ovvero uno spazio dove gli agenti sociali competono per l’acquisizione di potere, attraverso forme, risorse, regole, disposizioni e strategie. Metaforicamente è affascinante notare come il campo da calcio (e il gioco che si sviluppa al suo interno), con ruoli, squadre, linee, regole, arbitri, abbigliamento e qualità tecnico-tattiche, sia riconducibile al significato sociale di “campo” di Bourdieu.
Dal campo Bourdesiano al campo di calcio
Il calcio però prima di essere uno sport professionale, normato e istituzionalizzato è un gioco intimamente popolare. Il campionato mondiale di calcio nasce nel 1930 e sembra superfluo dire che rispetto a quel periodo ci sono stati grandi cambiamenti che hanno portato il gioco su un piano globale e universale, riscontrando un vasto successo in aree che col gioco del calcio hanno tradizionalmente poco in comune. Ciò ha contribuito ad un allargamento della condivisione dei valori positivi ed energici del calcio ma d’altra parte è diventato anche un fenomeno determinato e determinante che condiziona gli equilibri sociali del pianeta, attraverso la strutturazione di logiche economiche, comunicative e performative.
Col tempo, all’interno del “campo” sportivo, si sono formate strutture in cui il gioco e l’attività sportiva si sono adeguate o uniformate a logiche aziendali lasciando poco spazio per l’attività libera svincolata dall’economia (contratti, sponsorizzazioni, codici etici ecc.) In altre parole, il “campo” sportivo attraverso la tifoseria, la contrattualizzazione, la sponsorizzazione, la comunicazione, la digitalizzazione e l’ingresso dei social media è diventato uno spazio fortemente conflittuale. Basti pensare al fenomeno ultras e a tutto ciò che ruota attorno al calcio, dai campionati amatoriali ai campionati professionistici, passando per quelli dilettantistici.
L’Italia e il calcio
L’Italia poi è una nazione che col calcio ha un rapporto personale non a caso definito da molti giornalisti come nazional-popolare, che lo rende uno spazio di politica, di campanilismo, di scontro ma anche di condivisione, di partecipazione e di integrazione. Uno sport che dunque unisce e divide contemporaneamente su larga scala. Sempre nell’ottica di Bourdieu invece, il “campo” sportivo internazionale sta acquisendo una rilevanza sociale strategica poiché si è visto come il fenomeno del tifo calcistico e il carattere nazional-popolare del calcio attecchisca in maniera e forme diverse ovviamente, in tutto il globo. Ad esempio, si possono trovare stadi frequentatissimi nelle partite delle squadre thailandesi, congolesi, saudite e americane, a riprova della natura coinvolgente e trasportante del calcio.
A livello globale, il “campo” calcistico ha nel campionato mondiale la sua massima espressione e attuazione. Il campionato del mondo è dunque il palcoscenico dove nazioni, aziende e strategie politiche di altissimo ordine si scontrano in un conflitto che viene di volta in volta costruito da strutture istituzionalizzate come la FIFA, dalle strutture nazionali, le squadre, e da strutture aziendali come gli sponsor, le pubblicità, le televisioni. Ovviamente in palio ci sono costruzioni di reputazioni, grandissime quantità di denaro, costruzioni di infrastrutture, pianificazioni politiche strategiche e l’ambita coppa, che purtroppo sembra sempre più far da cornice al quadro dell’immensa organizzazione.
Domande da fare… sul campo
Ovviamente l’organizzazione è parte imprescindibile dello svolgimento di un torneo così importante ma in questo caso mi riferisco alle logiche finalizzate all’ottenimento del massimo profitto disponibile, ad esempio, attraverso l’istituzione di cooling break per il riposo dei giocatori ma anche per la messa in onda di pubblicità da 3 minuti che permettono di fare incassi stratosferici. Viene da pensare se ciò venga fatto più per il benessere dei giocatori, ormai fisicamente allenati e abituati a prestazioni ad alto ritmo, o per l’acquisizione di ricchezze enormi che verranno distribuite tra grandi capitalisti. Il campionato del mondo di calcio maschile è per eccellenza il “campo” entro cui si giocano coinvolgenti partite culturali, politiche e sociali. Nel mondiale troviamo la rappresentazione nazionalistica dei rituali, dagli inni alle manifestazioni del tifo, possiamo comprendere il motivo e il risultato della scelta della nazione organizzatrice e ospitante, possiamo ragionare sulla predominanza europea nel gioco e tanti altri elementi d’indagine.
Analisi della serata del sorteggio
Per esempio, per rendere un po’ più specifico e concreto il discorso, si faccia riferimento al sorteggio del mondiale USA-MEX-CAN 2026. Il filmato del sorteggio, disponibile su Rai Play, è un valido strumento d’analisi preliminare per la prossima edizione del mondiale. Qui si possono trovare infatti i leader dei paesi e delle istituzioni, gli allenatori e i selezionatori delle squadre, i sorteggiatori scelti, gli artisti che si esibiscono e gli sponsor che appaiono.
Certamente si tratta di un evento predisposto e parziale che precede la vera e propria competizione ma può essere una fedele anticipazione dello stato in cui versa il “campo” sportivo internazionale. Infatti, mentre durante lo svolgimento del torneo tutto il dibattito sarà di tipo tecnico-tattico, certamente interessante, nel sorteggio si può assistere ad una zona squisitamente organizzativa e dispositiva, che fornisce il tema, il colore e l’impostazione.
La sceneggiatura e gli attori in gioco
In questa scenografia in cui la sceneggiatura è già stata approntata però, nemmeno l’unico fattore affidato al caso, dunque il sorteggio vero e proprio, può dirsi autonomo e spontaneo, in quanto ci sono regole specifiche che impediscono a squadre appartenenti ad una stessa federazione FIFA di partecipare allo stesso girone e gareggiare. Ma questo tema riguarda un altro punto di analisi. Il tema che appare maggiormente importante, ovvero il sorteggio dei gironi del mondiale, e quello svincolato dall’impostazione della costruzione, è in realtà secondario rispetto al vero tema di dibattito e di osservazione, la gestione del rapporto tra gli attori istituzionali durante la serata del sorteggio.
La FIFA ha con l’America del Nord un rapporto continuativo e di lunga data, basti ricordare ad esempio come questo continente abbia già ospitato due mondiali in Messico (1970, 1986) e uno negli USA (1994). Il 2026 dunque è diventato l’occasione per integrare nell’organizzazione del mondiale il Canada, alla sua prima partecipazione come paese ospitante, e unificare il continente nordamericano, proponendo la formula del mondiale diffuso e transnazionale. La FIFA quale di questi tre partner riconosce come privilegiato, lo possiamo dedurre dalla distribuzione delle città (e degli stadi) che ospiteranno le partite. Su sedici città, undici sono negli USA, tre sono in Messico e due sono in Canada.
Il rapporto FIFA-USA
Il rapporto FIFA-USA si dimostra quindi quello maggiormente valorizzato in termini politico-sociali mentre Messico e Canada sono meri supporti alla principale gestione statunitense. Questa scelta è sostanzialmente ricaduta sugli USA sulla base di chi, quanto, come e perché essi possano offrire alla FIFA in termini economici o organizzativi e in termini sia di progettualità che di attualità. Gli Stati Uniti, dunque, risultano possedere un’egemonia culturale, rafforzata dal potere economico, in cui la comunicazione pubblica delle emittenti televisive, le sponsorizzazioni e gli elementi di gusto come i brand, mantengono vivo il mito del sogno americano.
La serata del sorteggio è quindi, per chi scrive, da ritenersi una rappresentazione culturale dello stato geopolitico statunitense. In tal senso risulta riduttiva, per gli USA, la dicitura con cui la FIFA indica i paesi che organizzano il torneo internazionale, ovvero host countries, in italiano paesi ospitanti. I paesi ospitanti sono a tutti gli effetti paesi organizzatori e tra questi vi sono inoltre ampie differenze sull’apporto gestionale all’evento.
Infantino e Trump e il premio criticato
La serata del sorteggio, andata in onda su Rai 2 con il contributo della redazione di Rai Sport venerdì 5 dicembre 2025, si è tenuta nel Kennedy Center di Washington D.C. alla presenza di 2.000 spettatori e 1 miliardo di telespettatori, secondo le fonti FIFA. I due principali showman sono stati il presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump in veste di padrone di casa, e il presidente della FIFA, Gianni Infantino in qualità di chairman. L’impostazione del copione scenico tra i due è stata definita dalla Rai come una “vecchia amicizia”, dove “vecchia” sembrerebbe indicare una furba relazione, un’attenta messa in scena tra due “amici” che in realtà sono partner vicendevolmente strategici.
Infantino adotta un’impostazione che potremmo definire colloquiale e ossequiale, ad un certo punto infatti coinvolge con nonchalance il pubblico attraverso cori da stadio e in un altro omaggia di un premio il presidente USA, il FIFA Peace Prize, che Trump accoglie sontuosamente affermando che quel riconoscimento è il più importante che abbia mai ricevuto. Questo premio, che si trova alla sua primissima edizione, secondo uno dei giornalisti Rai (Rimedio) è stato creato ad hoc per il tycoon.
Un premio ad hoc
Il criterio d’assegnazione del premio, letto da Infantino e anticipato dal preambolo totalizzante “a nome dei miliardi di persone che amano il calcio”, è il lavoro di mediazione e tessitura degli accordi di pace tra paesi in conflitto. Infantino legge poi una lista di paesi e di accordi che testimoniano l’instancabile e trasversale lavoro diplomatico svolto dagli Stati Uniti e dal loro presidente (Accordi di Abramo, Repubblica Democratica del Congo/Ruanda, Cambogia/Thailandia, Kosovo/Serbia, India/Pakistan, Egitto/Etiopia, Armenia/Azerbaigian, Israele/Hamas, Russia/Ucraina). Questo premio può essere letto nella seguente maniera: il secondo mandato di Trump, caratterizzato dall’attività geopolitica, (rivendicazioni territoriali, dazi doganali, stipule di accordi di pace) mirava all’assegnazione del premio Nobel, grazie ad una (inspiegabile) pacificazione mondiale, per la soddisfazione personale del tycoon.
Essendo il Nobel stato assegnato ad altra personalità pubblica, Trump, uomo-non-da-meno per sua biografia professionale, cerca nuova visibilità e nuovo riconoscimento politico nell’ambito del più grande evento sportivo mondiale.
Scenografie istituzionali del sorteggio
La supremazia statunitense nella serata del sorteggio emerge poi con il riconoscimento di piccole disposizioni scenografiche. Lo sponsor principale della serata è Aramco, compagnia petrolifera saudita vicina ad ambienti americani, presente sotto il grande tabellone dei gironi con la scritta powered by Aramco. All’atto dell’estrazione delle palline vengono poi chiamati tre sportivi statunitensi, un canadese e nessun messicano. La FIFA sembra così assecondare le volontà personalistiche di Trump. Tralasciando l’assegnazione del premio, Infantino sottolinea a più riprese come la maggior parte dei miliardi di amanti del calcio nel mondo siano dalla sua parte, che stia parlando a nome loro e che i mondiali verranno seguiti da sei miliardi di persone.
Un messaggio diretto che intende (in modo autoreferenziale) la FIFA come ponte tra i paesi organizzatori e il mondo intero. Emerge inoltre la natura totalizzante di questa istituzione calcistica federale con lo slogan “Football unites the world”. Per celare l’apporto circostanziale della FIFA, che cambia ad ogni edizione del mondiale i partner con cui si deve rapportare, viene trasmessa la pubblicità del fondo per l’educazione della FIFA, una comunicazione sociale che mostra positivamente l’azione della federazione per il giusto insegnamento e per il coinvolgente approccio attento alle fasce più povere e disagiate del mondo. Infantino si spinge a definire la FIFA il più grande creatore di felicità al mondo, sostituendo in pratica l’istituzione al gioco. La serata è chiusa dalla performance della band Village People che si esibisce sulle note di YMCA, canzone che ha celebrato la vittoria elettorale di Trump durante le ultime elezioni presidenziali.
Il commento finale sul sorteggio dei mondiali di calcio
I giornalisti sportivi Rai, nel corso della diretta, hanno commentato trasversalmente sia le implicazioni politiche del campionato del mondo sia le specificità tecniche delle squadre nazionali. Antinelli ha definito lo show del sorteggio “molto molto americano”. Da parte nostra, la trasmissione della Rai racconta l’evento partendo dall’incerta ma sperata qualificazione ai mondiali dell’Italia. La situazione della nazionale italiana è infatti complessa. L’Italia ha partecipato ai mondiali in Brasile del 2014 ma nelle due seguenti edizioni (Russia 2018 e Qatar 2022) non è riuscita a qualificarsi.
Quest’anno rischia di non accedere per il terzo anno consecutivo perché dovrà giocare uno spareggio a marzo 2026. La narrazione e la visione dello studio italiano rappresentano dunque una velata malinconia, una certa dose di critica e la paura di un’ulteriore disfatta che vedrebbe il calcio, lo sport italiano maggiormente partecipato e maggiormente seguito, cadere in una profonda depressione. I commenti giudicanti dei giornalisti sulle relazioni USA-FIFA potrebbero essere quindi condizionati dal contesto generale in cui l’Italia è la grande emarginata.
Trovarsi in posizione marginale rispetto alla serata del sorteggio e al circolo dei più forti della FIFA da ormai troppo tempo, per l’Italia 4 volte campione del mondo, è un elemento imprescindibile per il nostro posizionamento nel “campo” sportivo mondiale. Da questa posizione marginale l’Italia può comunque esercitare un’influenza sul “campo” sportivo, può far riflettere sulle dinamiche di potere che intercorrono nell’organizzazione dei mondiali e può dedicarsi allo studio dei processi sportivi internazionali da una posizione subalterna maggiormente svincolata dalla realtà istituzionale della FIFA.
Luca Canovi
Riferimenti bibliografici
- P. Bourdieu, Imperialismi. Circolazione internazionale delle idee e lotte per l’universale, Macerata, Quodlibet, 2025.




































