Squid Game, lett. “Il gioco del calamaro”, serie televisiva sudcoreana, scritta e diretta da Hwang Dong-hyuk, fu concepita da Hwang sulla base delle sue personali difficoltà giovanili, oltre che alle disparità socio-economiche vigenti in Corea del Sud.  La sceneggiatura fu scritta per la prima volta nel 2008 e l’autore fece fatica a trovare produttori disposti a finanziare l’opera, finché Netflix si mostrò interessata acquisendone i diritti in modo da espandere offerte di intrattenimento provenienti da Paesi esteri.

Il gioco del calamaro

La serie narra la storia di un gruppo di persone che rischiano la vita in un mortale gioco di sopravvivenza, che ha in palio 45,6 miliardi di won, pari a circa 33 milioni di euro. Il protagonista Seong Gi-hun è un uomo divorziato invitato a giochi tradizionali per vincere una grossa somma di denaro. Egli accetta l’offerta e si ritrova in un luogo sconosciuto insieme ad altre 455 persone con debiti simili ai suoi. I giocatori sono tenuti costantemente sotto controllo da alcune guardie vestite di rosso, sotto la sovrintendenza di un Front-man. I giocatori scoprono ben presto che chi perde viene ucciso brutalmente e ogni morte aggiunge 100.000.000 ₩ al montepremi finale di 45.600.000.000 ₩ (circa 33.000.000 €). Gi-hun fa squadra con altri giocatori, incluso il suo amico d’infanzia Cho Sang-woo, per sopravvivere alle sfide fisiche e psicologiche sottoposte dai giochi.

La sociologia di Squid Game

Le organizzazioni sociali o istituzioni nel senso comune del termine sono luoghi, locali o insiemi di locali, edifici, costruzioni, dove si svolge con regolarità una certa attività. In alcune istituzioni si svolgono attività dalle quali viene sancita la condizione sociale di coloro che ne fanno parte, il che può essere più o meno gradito. Altre invece consentono il raggrupparsi di persone allo scopo di svolgere un tipo di attività ricreative da loro scelte, sfruttando il tempo rimasto libero da attività impegnative.

Analogamente in Squid Game un gruppo di persone si trova in uno spazio circoscritto in cui deve superare delle prove. Da un lato ci sono i giocatori, che possono essere definiti, facendo riferimento a Goffman, gli internati; dall’altro lato è presente, invece, lo staff che controlla i giocatori. Sia i giocatori che lo staff indossano, distintamente per entrambi, tute uguali, per lo staff, inoltre, il viso è coperto da maschere, le quali in base al grado di comando sono distinte da tre simboli diversi: cerchio, quadrato e triangolo; e un front-man sempre mascherato.

All’interno dell’istituzione ci sono regole che devono essere rispettate, zone in cui si gioca, zone in cui ci si riposa e i bagni. Sembra essere una prigione, anche se essa non rende l’idea, perché i giocatori sono liberi di prendere parte a questa esperienza. Sembrerebbe più un manicomio criminale, tutti chiusi in una situazione di oppressione, dove devono svolgere delle attività.

Tutto ciò può essere racchiuso in un concetto che in sociologia viene chiamato “Istituzioni totali”, in cui delle persone convivono per un periodo di tempo circoscritto e di cui il sociologo Erving Goffman parla in “Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell’esclusione e della violenza”.  

Le istituzioni totali di Erving Goffman

Nell’istituzione totale tutti gli aspetti della vita si svolgono nello stesso luogo e sotto la stessa, unica autorità. Ogni fase delle attività giornaliere si svolge a stretto contatto di un enorme gruppo di persone, trattate tutte allo stesso modo e tutte obbligate a fare le medesime cose. Le diverse fasi delle attività giornaliere sono rigorosamente schedate secondo un ritmo prestabilito che le porta dall’una all’altra, dato che il complesso di attività è imposto dall’alto da un sistema di regole formali esplicite e da un corpo di addetti alla loro esecuzione. Le varie attività forzate sono organizzate secondo un unico piano razionale, appositamente designato al fine di adempiere allo scopo ufficiale dell’istituzione.

Il fatto cruciale delle istituzioni totali è dunque il dover “manipolare” molti bisogni umani per mezzo dell’organizzazione burocratica di intere masse di persone. Quando si agisce su gruppi di individui, accade che essi siano controllati da un personale la cui principale attività non risulta la guida o il controllo periodico, quanto piuttosto un tipo di sorveglianza particolare, quale quella di chi controlla che ciascun membro faccia ciò che gli è stato chiesto di fare.

Staff e internati

Nelle istituzioni totali c’è una distinzione fondamentale fra un grande gruppo di persone controllate, chiamate opportunamente “internati”, e uno “staff” che controlla. Gli internati vivono generalmente nell’istituzione con limitati contatti con il mondo da cui sono separati, mentre lo staff presta un servizio giornaliero di otto ore ed è socialmente integrato nel mondo esterno. Lo staff tende a sentirsi superiore e a pensare di aver sempre ragione; mentre gli internati, almeno in parte, tendono a ritenersi inferiori, deboli, degni di biasimo e colpevoli.

La mobilità sociale fra le due classi è molto limitata: la distanza sociale è generalmente notevole e spesso formalmente prescritta. Perfino il colloquio fra l’una e l’altra “sfera” può svolgersi con un tono particolare di voce. Così com’è ridotta la possibilità di comunicare fra un livello e l’altro, è altrettanto limitato il passaggio di informazioni, in particolare quelle che riguardano i piani dello staff nei confronti dei ricoverati. Il ricoverato è escluso, in particolare, dalla possibilità di conoscere le decisioni prese nei riguardi del suo destino.

Queste limitazioni di rapporto è probabile contribuiscano a mantenere gli stereotipi di tipo antagonistico. Due mondi sociali e culturali diversi procedono fianco a fianco, urtandosi l’un l’altro con qualche punto di contatto di carattere ufficiale, ma con ben poche possibilità di penetrazione reciproca.

Istituzioni totali, la distinzione di Goffman

Goffman fa una classificazione delle istituzioni totali:

  • Istituzioni totali che servono a tutelare soggetti incapaci, ma non pericolosi (case di riposo per anziani);
  • Luoghi adeguati a tutelare e tutelarsi da coloro, che incapaci di badare a se stessi, rappresentano un potenziale pericolo, anche se non intenzionale, per la comunità (ospedali psichiatrici);
  • Istituzioni atte a proteggere la comunità da individui realmente pericolosi, in cui il benessere del segregato non risulta la finalità immediata (penitenziari, campi di prigionia, campi di sterminio);
  • Istituzioni create al solo scopo di svolgere una determinata attività, attività funzionali (furerie militari, collegi);
  • Luoghi atti alla preparazione spirituale per religiosi con un distacco volontario dal mondo (abbazie, monasteri, conventi).

Nel caso di Squid Game si può parlare di “Istituzione totale funzionale”, in quanto è un gioco e le persone ne partecipano volontariamente, in un arco di tempo limitato e con uno scopo ben preciso, vincere il montepremi.

Le caratteristiche delle istituzioni totali

L’istituzione totale è un ibrido sociale, in parte comunità residenziale, in parte organizzazione formale. Le caratteristiche intrinseche alle istituzioni totali sociali sono:

  • Nuova identità. Nella serie ogni giocatore perde il proprio nome, viene spogliato di ogni suo avere e gli viene assegnato un numero scritto su una tuta.
  • Divisione sociale. Vi sono due gruppi: lo staff, coloro che fanno funzionare le istituzioni totali; gli internati, coloro che subiscono le regole dell’istituzione totale.
  • Carriera morale. Le regole vengono imparate pian piano, una volta interiorizzate si diventa parte integrante di queste regole di funzionamento. Un esempio cardine lo si può riscontrare nella decisione dei giocatori di uscire, in un primo momento, dal gioco, ma alla fine quasi tutti rientrano. Dunque la carriera morale non è automatica ma cresce nell’istituzione totale, tanto da far assimilare come sia meglio l’istituzione totale che il mondo esterno.
  • Capacità di adattarsi alla moralità delle istituzioni totali. Si possono distinguere due tipologie di individui: individui primari e individui secondari.  I primi fanno proprie le regole dell’istituzione totale e ne assorbono le conseguenze, mentre i secondi accettano in parte queste regole. Ciò lo si può notare nella contrapposizione tra il protagonista, che accetta in parte le regole  e il suo amico laureato, che viene assorbito totalmente dalle regole del gioco.
  • Deresponsabilizzazione nelle istituzioni totali. Si è dentro all’istituzione totale per libera scelta, anche se del tutto libera non è. In Squid Game le persone sono libere dal gioco solo se lo decide la maggioranza, quindi si parla di libertà indiretta.
  • Geografia della libertà. Lo spazio in cui l’internato può esercitare la propria individualità, nel caso della serie è il bagno.

La perdita dell’identità e la carriera morale

In Squid Game le caratteristiche dell’istituzione totale che maggiormente vengono messe in evidenza sono la perdita dell’identità e la carriera morale. La recluta entra nell’istituzione con un concetto di sé, reso possibile dall’insieme dei solidi ordinamenti sociali su cui fonda il suo mondo familiare, ma non appena entrata, viene immediatamente privata del sostegno che un tal tipo di ordinamenti gli offriva. La recluta è sottoposta a una serie di umiliazioni, degradazioni e profanazioni del sé che viene sistematicamente, anche se spesso non intenzionalmente, mortificato. Hanno inizio così alcuni cambiamenti radicali nella sua “carriera morale”, carriera determinata dal progressivo mutare del tipo di credenze che l’individuo ha su di sé e su coloro che gli sono vicini.

La prima riduzione del “sé” viene segnata dalla barriera che le istituzioni totali erigono fra l’internato e il mondo esterno. Nella vita civile lo schema del susseguirsi dei ruoli di un individuo gli assicura che nessun ruolo da lui giocato ostacolerà il suo agire e i suoi rapporti con un altro ruolo. Nelle istituzioni totali, invece, il fatto di farne parte rompe automaticamente lo schema dei ruoli, dato che la separazione dal mondo esterno perdura e può continuare per anni.

L’ingresso è volontario, la recluta si è già parzialmente ritirata dal mondo familiare; ciò che viene chiaramente proibito dall’istituzione, aveva già incominciato a perdere il suo significato. Quantunque alcuni ruoli possano essere ricostruiti dall’internato se e quando egli faccia ritorno al mondo, è chiaro che altre perdite risultano irreversibili e come tali possono venire dolorosamente esperite. Può non essere possibile rifarsi del tempo che non si è potuto spendere nel coltivarsi, nel far carriera, nel far la corte a qualcuno, nell’educare i propri figli.

Istituzione e internati

Dato che l’istituzione totale ha a che fare con un numero così grande di aspetti relativi alla vita degli internati occorre ottenere una certa attitudine collaborativa da parte della recluta. Lo staff ritiene, spesso, che la prontezza con cui la recluta mostra un atteggiamento appropriatamente deferente nei suoi confronti alle prime occasioni d’incontro, significa che è disposta a giocare il ruolo del ricoverato facilmente adattabile alla situazione.

Un internato che si rivela provocatorio riceve immediatamente un’evidente punizione che andrà aumentando fino a quando non si arrenderà apertamente, umiliandosi. La procedura d’ammissione può essere definita come una sorta di perdita e di acquisto, dove il punto centrale sia fissato sulla nudità fisica. La perdita implica naturalmente una spoliazione di ciò che si possiede. Forse il più significativo di questi possessi è qualcosa che non è affatto fisico: si tratta del proprio nome; in qualunque modo si venga poi chiamati, la perdita del proprio nome può significare una notevole riduzione del “sé”.

The Truman Show, ovvero quando la teoria di Goffman prende vita
The Truman Show, ovvero quando la teoria di Goffman prende vita

Una volta che l’internato sia spogliato di ciò che possiede, l’istituzione deve provvederne un rimpiazzamento, che tuttavia consiste in oggetti standardizzati, uniformi nel carattere ed uniformemente distribuiti. Questo tipo di beni sostitutivi è chiaramente indicato come appartenente all’istituzione e, in alcuni casi, essi vengono ritirati, a intervalli regolari, per essere “disinfettati” della possibilità di venire identificati come beni personali.

Il fatto che non forniscano agli internati armadietti personali e che essi siano soggetti a periodiche perquisizioni e confische delle eventuali proprietà personali accumulate rinforza il sentimento di spoliazione. Al momento dell’ammissione, la perdita di ciò che è la propria identità, può impedire all’individuo di presentare agli altri la sua usuale immagine di sé. Esiste inoltre un’altra forma di mortificazione nelle istituzioni totali: una sorta di “esposizione contaminante” che incomincia al momento dell’ammissione.

Squid game è il mondo esterno

Nel mondo esterno l’individuo può contare su oggetti che gli danno un sentimento di sé, il suo corpo, le sue azioni immediate, i suoi pensieri, ciò che possiede, il tutto libero da contatti con elementi estranei e contaminanti. Ma nelle istituzioni totali questi territori appartenenti al “sé” sono violati, la frontiera che l’individuo edifica fra ciò che è e ciò che lo circonda è invasa e la incorporazione del “sé” profanata.

Per prima la violazione della difesa del proprio mondo privato. Al momento dell’ammissione sono raccolti e trascritti in un dossier accessibile allo staff, i riferimenti alla condizione sociale dell’internato, al suo comportamento passato e in particolare i fatti più screditanti. Successivamente, nella misura in cui la esplicita finalità dell’istituzione consiste nell’alterare le tendenze alla propria determinazione personale dell’internato, vi possono essere confessioni di gruppo o individuali, di carattere psichiatrico, politico, militare o religioso a seconda della natura dell’istituzione. In queste occasioni l’internato è costretto a esporre fatti e sentimenti relativi al sé a un pubblico che gli è estraneo, così accade in Squid Game, dove i protagonisti man mano che il gioco va avanti si lasciano in confessioni private con altri internati.

Consigli finali

Un interessante approfondimento sociologico su Squid Game da segnalare è reperibile sul canale youtube del prof. Davide Bennato, Sociologo e docente dell’università di Catania in cui parla proprio di istituzioni totali e di Erving Goffman, ma anche di giochi e della loro classificazione sociologica, di elementi di critica sociale, economica e politica nello sviluppo del racconto.

L’approfondimento Sociologico del Prof. Davide Bennato

Sirena Frattasio

Riferimenti bibliografici e sitografici

  • Erving Goffman, Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell’esclusione e della violenza, Einaudi, 2010.
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