Storie di sociologia“: abbiamo deciso di chiamarlo così questo nuovo progetto perché in effetti di storie di sociologia si tratta. Le storie di tutti noi, amanti, studiosi o semplici appassionati della sociologia. Il punto di partenza è stato tanto semplice quanto interessante: quanti di coloro che si sono laureati in sociologia svolgono a tutti gli effetti una professione inerente a ciò che hanno studiato? Sono stati coerenti con i propri studi o hanno virato su qualcos’altro per cercare di trovare il proprio posto nel mondo? E da queste domande che proveremo a raccontare le nostre, le vostre, storie di sociologia. Oggi raccontiamo la storia di Ciro, laureato in Sociologia, con un master in Psicologia ed un lavoro in un settore totalmente diverso. Ma pienamente realizzato.

Quale è stato il tuo percorso di studi?
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Sociologia, indirizzo antropologico, presso l’Università Federico II di Napoli nel 2000. Successivamente ho conseguito un Master in Psicologia ed uno, convertito in laurea, in Mediazione Culturale“.

Dopo la laurea, qual è stato il tuo percorso professionale?
La mia storia lavorativa è un po’ particolare. Mi iscrissi a Sociologia nel 1975, lo stesso anno in cui mi sposai, per la passione che nutrivo per questa disciplina. Per potermi mantenere agli studi e affrontare contestualmente la vita familiare, dovevo lavorare. Avevo il mio diploma di ottico optometrista a cui si aggiunse, in seguito, quello di audio protesista. L’esperienza  maturata mi mise in condizione di mettermi in proprio ed ancora oggi posso dire di aver fatto la scelta giusta. Attualmente, infatti, svolgo la professione di ottico optometrista presso i negozi Futurottica, di cui sono il titolare dal 1976“.

Quindi, in sostanza, la sociologia come professione non è mai stata messa in cantiere?
Le mie esperienze lavorative non sono state mai in linea con il mio percorso formativo. Ho sempre distinto i due piani: quello lavorativo doveva garantirmi soddisfazioni economiche e sapevo che, in quel settore, sarebbe stato possibile; mentre il piano culturale lo ritenevo e lo ritengo ancora indispensabile per la formazione e per la crescita personale, ma sapevo delle difficoltà che esistevano ed esistono tutt’ora per poter vivere di Sociologia. Nonostante questa valutazione mi avesse fatto concentrare le maggiori energie nel lavoro, dopo la laurea ho fatto di tutto per ampliare il bagaglio delle mie conoscenze culturali. Il sogno più grande restava e resta quello di dare un senso a quel desiderio irrefrenabile di cercare di comprendere, anche minimamente, l’animo umano e la vita sociale, comunicare e confrontare le mie conoscenze con quelle degli altri. Ed è così che ho iniziato a propormi come docente ed ho avuto l’occasione di insegnare Filosofia ai corsi di recupero al liceo polifunzionale di Scampia ed in seguito di essere selezionato come sociologo nel primo corso di Scienze Umane e di antropologia trasformazionale organizzato dalla ASL in collaborazione con la Federico II di Napoli. In seguito ho condiviso con lo psicologo e psicoterapeuta Claudio Basile la formazione e la gestione, in qualità di docente, all’Associazione Europea di Psicoterapia e Antropologia Sociale e Medica per circa 10 anni“.

Anche se non hai potuto fare della sociologia un lavoro, non sei pentito dunque del tuo percorso di studi?
Dico solo che se nella mia vita non avessi cercato prepotentemente di realizzare il sogno di conseguire questa laurea, e di continuare ancor oggi il mio cammino verso il sapere, la mia esistenza sarebbe stata vuota ed evanescente. Aver avuto l’onore e il piacere di ascoltare e avere insegnanti del calibro di Aldo Masullo, Amato Lamberti, Amalia Signorelli, Eligio Resta, Alberto Abruzzese, Gabriella Gribaudi, Galimberti, Frasca, Carlo Pastore e tanti altri autentici “amanti della conoscenza”, mi ha dato la possibilità e la capacità di guardare il mondo con umiltà da una prospettiva tridimensionale che raramente trovo in altre persone. Questo mi rende fiero di me stesso e ricco interiormente di quel che Seneca considerava l’unico bene supremo, l’amore per il sapere“.

Sociologicamente

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