Negli ultimi decenni le nostre vite sono permeate dalla tecnologia e dall’utilizzo di Internet che hanno sicuramente cambiato il nostro rapporto con il mondo esterno, con le relazioni e con la comunicazione. Grazie alla rete possiamo infatti connetterci con mondi lontanissimi da noi, tanto da poter dire che se prima ci apparivano irraggiungibili, ora sembra quasi che siano a portata di mano; sempre grazie ad Internet possiamo conoscere persone o ritrovarne altre che non sentivamo da tempo e comunicare con gli amici, condividendo informazioni e messaggi in modo istantaneo.

Questione di connessione

Da questa prima sommaria descrizione emerge che Internet assume sempre più i connotati di una realtà a sé stante, quella virtuale, con caratteri al tempo stesso specifici e in continua evoluzione, tanto che risulta spesso difficile riuscire ad identificarli con precisione. È proprio la comunicazione a risentire in modo particolare di questa imprecisione perché spesso l’idea di poter scrivere e dire tutto senza limiti e censure, ci fa sottovalutare la pericolosità o l’impatto emotivo di quello che stiamo comunicando e ciò dipende dalla distanza tra quella realtà virtuale di cui parlavamo prima e il mondo che sta all’esterno. Paradossalmente chiunque di noi non riesce a fare a meno del suo smartphone che fa parte della nostra quotidianità da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire. Avete mai pensato a quante volte dite “vado a dormire” e poi restate per ore a fissare uno schermo al buio? Ma c’è un elemento ancora più interessante: un cellulare diventa inutile senza una connessione ad Internet, la stessa che nei dispositivi Android viene denominata “rete dati”. Siamo dipendenti da una spunta blu e abbiamo perso la capacità di aspettare: se l’interlocutore col quale stiamo comunicando smette di rispondere per più di cinque minuti andiamo in panico, controlliamo che sia tutto a posto, diciamo frasi del tipo “magari ha scritto e non me ne sono accorta” e siamo infastiditi se il nostro vicino di posto in treno o in aereo preferisce fare conversazione invece che farsi i fatti suoi.

Sempre meno parole

Questi esempi sono l’emblema dell’impatto che la tecnologia ha sulle relazioni: se da un lato si accorciano le distanze geografiche tra persone lontane, dall’altro abbiamo perso la capacità di parlare con chi ci sta vicino. Analizzando i contenuti della rete emerge un ulteriore impoverimento. Pensate, ad esempio, al tempo libero che i ragazzi passano scorrendo le notizie in rete, rispetto al passato: del resto, l’immediatezza e la multimedialità dei messaggi veicolati non regge il confronto rispetto alla tradizionale e noiosa parola stampata sul libro. Ne consegue che i giovani imparano sempre meno parole e utilizzano sempre gli stessi vocaboli. Le canzoni e i video che in poco tempo diventano virali ne sono la prova: i testi si fondano sulla ripetizione di una frase ad effetto, un messaggio facile da memorizzare che rimanga in testa fino alla pubblicazione della canzone successiva e mentre vi state illudendo di essere al passo coi tempi cantando di sesso, droga e violenza, siete in realtà sfruttati da un sistema che si arricchisce grazie alle visualizzazioni su YouTube. Se vi chiedessero, ad esempio, quanti di voi, ogni volta che incontrano una parola di cui non conoscono il significato la cercano sul vocabolario e provano a memorizzarla?

Popolarità ad ogni costo

Pensate agli “influencer”, i ragazzi con milioni di followers su Instagram e gli altri social. Il loro successo si fonda appunto sulla capacità di influenzare le scelte delle persone che li seguono e nello specifico le scelte di consumo, come quando uno Youtuber vi consiglia di guardare un film o ne fa la recensione o posta una foto con un capo di abbigliamento che immediatamente vorrete avere perché sognate di essere una persona che nella realtà, quella non virtuale, è pagata per indossare un paio di scarpe e il compenso ricevuto varia in base al numero dei followers. Ed è per questo che per essere desiderabili occorre essere popolari, ricevere tanti like, postare un evento invece che viverlo, filmare una persona che sta male o è in difficoltà, invece che aiutarla. Tutte queste considerazioni non devono però spaventarci, servono piuttosto a farci prendere coscienza del fatto che non c’è differenza tra la realtà virtuale e quella che sta al di fuori, ma piuttosto una sovrapposizione perché se è vero che è più facile insultare una persona su Internet in quanto ci si sente protetti da uno schermo, è anche vero che nella maggior parte dei casi dietro quello schermo si nasconde una persona insofferente e frustrata.

Condivisione

Come per ogni fenomeno, del resto, anche nel caso di Internet vi è un altro lato della medaglia. È vero che non si smette di essere soli tramite un post su Facebook o un like, ma l’obiettivo primario della rete, il motivo per il quale è nata, è la condivisione, perciò sarebbe inutile e vessatorio parlare di un suo uso consapevole o dei rischi che si corrono se non ci soffermiamo a pensare a quello che invece si potrebbe fare, a tutte le persone che non possono uscire di casa e che grazie alla rete comunicano con l’esterno, agli amori e alle amicizie che senza Internet non avrebbero potuto trovarsi o ritrovarsi, e se è vero che prima di linkare dovremmo ricordarci di pensare, è anche vero che dovremmo ricordarci che ogni comunità prima di essere una rete “social” è una rete sociale il cui benessere si valuta sulla base della qualità delle relazioni. Voi come definireste le vostre?

Carmen Pupo

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