Avete mai avuto la sensazione di essere osservati, controllati o spiati? Quante volte avete parlato di un determinato oggetto e subito dopo sono apparse sponsorizzazione e pubblicità sui social? Al mondo d’oggi siamo noi a decidere se vendere o meno la nostra privacy senza leggere le condizioni in cambio di iscrizioni su di un social o per scaricare un’applicazione, in quanto il confine tra sfera pubblica e privata è labile e facendo ciò i nostri dati vengono trattati ed utilizzati da multinazionali per proporci promozioni e annunci pubblicitari. Possediamo il libero arbitrio riguardo come e cosa fare della nostra vita: questa scelta però non ce l’ha avuta Truman Burbank in “The Truman Show”. Il film può essere utilizzato come metafora della società odierna nella quale con l’utilizzo dei social network siamo tutti spettatori delle vite altrui e al tempo stesso siamo e possiamo spiare gli altri.

Un inconsapevole palcoscenico

The Truman Show” è la storia di Truman Burbank, un uomo che vive la sua intera vita ignorando di essere filmato da telecamere nascoste, con le luci della ribalta accese h24 ogni giorno, vivendo inconsapevolmente un palcoscenico infinito, conducendo apparentemente una vita perfetta, senza conflitto, senza problemi, in una cittadina paradisiaca ed idilliaca di nome e di fatto chiamata Seaheaven. Egli è l’unico fra tutti i personaggi a non recitare una parte, essendo solamente se stesso pur restando sempre nella ribalta, in quanto è circondato da attori che sfoggiano gentilezze estreme, sorrisi ipocriti ed un’artefatta felicità. Il regista e creatore, Christof, sostiene che lo show è innovativo e differente dalla televisione in quanto essa propone solo attori falsi che seguono un copione, dichiarando: “Non troverete nulla in Truman che non sia veritiero, non c’è copione, non sarà Shakespeare ma è autentico, è la sua vita”. Inoltre escogitò dei modi per evitare che Truman, con il passare degli anni, si allontanasse da Seahaven. Oltre a costruire una città sicura e serena, induce la paura dell’acqua provocando l’annegamento del padre davanti ai suoi occhi, in maniera tale da impedire a Truman di attraversare l’isola senza farsi prendere da un attacco di cuore.

Ribalta e retroscena

Goffman nel suo libro “La vita quotidiana come rappresentazione” approfondisce lo studio del comportamento umano in un contesto teatrale, considerando la società un palcoscenico nel quale ognuno di noi recita una parte ben definita e preparata. In questo caso tutta Seaheaven è la ribalta nella quale viene rappresentata la vita di Truman, includendo coloro con il quale egli instaura relazioni, in questo caso tutti gli abitanti attori, la moglie, e il migliore amico. Il retroscena invece è il luogo nel quale le persone possono essere se stesse senza indossare maschere e libere di preparare una nuova rappresentazione da attuare nella ribalta. Truman non è libero di poter separare queste due dimensioni, in quanto vive perennemente nella ribalta, seppur restando nella sfera privata come retroscena, il quale secondo la teoria di Goffman è un luogo celato nei riguardi degli spettatori. Difatti Truman crede di rifugiarsi nel suo scantinato, che rappresenta simbolicamente il retroscena, ponendo una netta separazione con la routine quotidiana.

Presa di coscienza

Il passaggio dalla sfera pubblica ed intima a quella privata e pubblica, per Truman, avviene nel momento in cui si rifugia nello scantinato ad osservare nostalgicamente le foto del padre e la sciarpa dell’unica donna che abbia mai amato davvero, Sylvia. Quel luogo è l’unico spazio di evasione per Truman, in quanto costretto a vivere con la moglie che a detta degli spettatori è solamente un ripiego poiché nel suo cuore vi è posto solamente per Sylvia. Assistiamo gradualmente ad una presa di coscienza del protagonista, passando da un Truman perennemente illuso e incastrato in una routine dannatamente felice, a uomo scettico fino a diventare sempre più consapevole di quello che lo circonda. E così lentamente muore un’inconsapevole star ma nasce un uomo dotato di libero arbitrio, notando come il sottile velo che separa retroscena e ribalta si consolida sempre di più fino a dividerlo nettamente. Viene alimentata in Truman la voglia di fuggire da Seahaven, in quanto è sempre più cosciente che le sua azioni siano controllate, spiate e manipolate: da qui, infatti, vi è la sindrome di Capgras. Chi ne è affetto è convinto che le persone amate, quali amici e parenti, siano stati sostituti da attori o replicanti. Ciò conduce alla mania e alla paranoia di considerare tutta l’umanità come sosia o sostituti, portando il malato alla follia e perdita di fiducia in tutto quello che ha sempre creduto.

Colpi di scena

In poche parole, è il film che prende vita sotto forma di malattia psichiatrica. L’ultima possibilità che hanno per tenere in piedi lo show, dopo la presa di coscienza del protagonista, è il discorso che il migliore amico fa a Truman, giurandogli fedeltà e amicizia e facendolo riconciliare con il padre che credeva morto. È una scena ricca di pathos e tutti rimangono incollati alla tv commossi. Tutto sembra essere tornato come prima ma è proprio qui che abbiamo un capovolgimento della ribalta: il nostro protagonista prende il possesso della scena fingendo di aver iniziato la routine ma in realtà sta escogitando un modo per fuggire, in quanto ormai conscio delle telecamere nella sua abitazione. Ci riesce facendo credere di essersi nascosto nello scantinato, nel suo retroscena, sotto gli occhi increduli di tutti. La sua determinazione lo porta a fuggire, non prima di confrontarsi con il suo creatore Cristof, il quale lo invita a rimanere nel mondo sicuro e felice da lui creato in quanto sarà anche finto, ma è migliore del mondo reale, dicendo “Ti conosco meglio di te stesso”.

Orwell e i social network

Oltre ad essere presenti concetti della teoria di Goffman, non possiamo non citare il Panopticon di Bentham, un carcere circolare progettato secondo una visione asimmetrica: vi è un sorvegliante che vede tutto e i detenuti non vedono nulla e non sanno quando vengono osservati. In questo caso, il sorvegliante è Christof e i carcerati convergono in Truman. Altre correlazione le troviamo con libro “1984” di George Orwell, in quanto il controllo della vita delle persone avviene grazie all’utilizzo delle telecamere, ma anche qui il protagonista Winston Smith, seppur controllato in ogni momento, riesce a costruire il retroscena nella ribalta, all’interno della sua stessa casa, in un piccolo angolo lontano dalle telecamere indiscrete per scrivere su un diario i suoi pensieri. Al giorno d’oggi, quanto è separato il retroscena dalla ribalta? Con l’utilizzo dei social network siamo sempre connessi anche quando non dovremmo, dunque dobbiamo imparare ad essere più consapevoli nello scindere queste due dimensioni perché tutto quello che ci accade nel quotidiano non deve essere necessariamente reso pubblico. Truman non aveva scelta, noi sì, perciò impariamo ad essere gelosi dei bei momenti vivendoli al cento per cento piuttosto che strumentalizzarli con le luci della ribalta dei social network.

Claudia Leonardi

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