Siamo un popolo di traditori e traditrici. Considerando il rovescio della medaglia, pure di cornuti e cornute. Purtroppo lo sostengono numerosi studi. Spesso mi sono chiesta quale fosse il senso del tradimento: vale a dire, se non vuoi o non sei in grado di garantire fedeltà, perché non restare single o dichiarare apertamente al partner gli interessi sentimentali plurimi (con tutti i rischi che ne conseguono)? Sarebbe tutto più semplice. Evidentemente no. Condivisione o segretezza? È bene celare il tradimento, visto che implica l’oltraggio di vincoli morali, culturali, religiosi, giuridici e soggettivi. Paradossalmente, il tradimento è ben visibile su Internet tramite siti d’incontro e relative applicazioni, profili, annunci. Non dimenticando che esistono casi di coppie aperte, quindi consapevoli della pluralità di relazioni del/della partner.

“Dietro ogni uomo di successo, c’è una donna e, dietro di lei, sua moglie”. Groucho Marx

Dati alla mano

Secondo una recente ricerca, a livello europeo, sono gli italiani i maggiori traditori, seguiti da spagnoli e francesi, ossia più della metà di queste popolazioni ha tradito almeno una volta. Dove sono concentrati i fedifraghi del Bel Paese? Principalmente a Roma, Milano, Napoli, Genova e Palermo. Le odierne tecnologie e le attività di social networking (Comunello, 2006) hanno modificato il significato di senso comune. Uno dei maggiori rischi nella web society (Cipolla, 2013; 2014) è la perdita del senso comune e della coscienza collettiva (Appandurai, 1996; Bauman, 2000 e 2005).

Tra fiducia e speranza

Tradire deriva dal latino “trādere“, ovvero abbandonare, consegnare qualcuno o qualcosa da una parte all’altra. Il tradimento presuppone un atto di fiducia (Turnatori, 2003) in cui, all’origine, si trovano la condivisione d’intimità, d’appartenenza, di un fine, di un ideale che non vengono rispettati. È un’azione che muta l’andamento e il senso dei rapporti, delude fiducia ed aspettative, infrange una continuità, definendo una dimensione relazionale che presuppone il rapporto con l’altro; inoltre il tradimento è potenzialmente presente in ogni forma di comunicazione; infatti qualsiasi messaggio è interpretabile in molteplici modi, a seconda dei soggetti coinvolti e del tipo d’interazione intercorrente tra loro. Il sociologo Niklas Luhmann (2000) considerava la fiducia come un “riskante Vorleistung“, ossia un pagamento anticipato rischioso, distinguendola dalla speranza, un sentimento che nasce quando una persona non ha alcuna possibilità di evitare un comportamento rischioso. La fiducia diventa un problema di stima della probabilità di un tradimento: è difficilmente calcolabile per via della libertà personale (Evans e Krueger, 2013). Tradire non determina necessariamente la fine di un legame, anzi, si possono continuare matrimoni, convivenze o fidanzamenti, mantenendo storie parallele.

Quali motivazioni inducono in tentazione?

Chi tradisce chi? È possibile porre sullo stesso piano infedele e tradito? L’azione del tradire si perpetra nella quotidianità, in cooperazione fra i soggetti coinvolti in cui i confini di ruolo “traditore” e “tradito” sono labili (Santoni, 2011). La terapeuta Louanne Ward ha individuato tre tipologie di infedeli: l’accidentale incappa in un “errore” per dubbi ed insicurezze; l’occasionale cede saltuariamente alle tentazioni; infine, il seriale tradisce puntualmente. I maggiori infedeli sono i liberi professionisti, gli imprenditori e dirigenti; i momenti prediletti per le avventure sono relativi a quando ci si stacca dal proprio compagno (o compagna) per motivi lavorativi: mattino e pausa pranzo. Il tradimento non è mai riconducibile ad una sola ragione: è relazionale, nasce da un agire, da un sentire che procede dall’uno all’altro (reciprocità) (Turnatori, 2000). Il sociologo americano Eric Anderson, autore di “The Monogamy Gap: Men, Love and the Reality of Cheating” (2011), ha realizzato una ricerca esaminando 120 soggetti: è emerso che gli uomini ingannano per natura, si sentono ingabbiati da costrizioni sociali e sessuali, più semplicemente, tradiscono perché sono fatti così e mentire preserva l’armonia della coppia. Secondo l’autore, ciò non significa non amare la propria compagna o non voler trascorrere l’intera vita assieme. Gli uomini mentono perché banalmente vogliono fare sesso con altre donne. Anche per le donne vale il medesimo discorso, nonostante siano ancora vittime di stereotipi e condizionamenti. A parere del biologo David Barash, fedeltà e monogamia dipendono dalla presenza dell’ossitocina, l’ormone della fedeltà e della felicità che influisce sul comportamento della coppia.

Punti di vista

Tornando alle motivazioni degli intervistati, bisogna distinguere tra punti di vista maschili e femminili. Gli uomini sono sostenuti da: desiderio di variare la vita sessuale, routine, occasione propizia, mancanza di comprensione ed approvazione, ritenere il tradimento non sbagliato. Per le donne: cambiamento di vita, riduzione dell’apprezzamento del partner, sensazione che la relazione stia finendo, sesso noioso, mancanza di divertimento e gioia. Inoltre i siti di incontri occasionali si stanno sempre più specializzando (oltre che prolificando): ne esistono di specifici per sposati/e e coppie di scambisti (o unione swinger). In alcuni, sono presenti escort o transessuali con immagini esplicite e relativi annunci di disponibilità. Evidentemente la richiesta di nuovi stimoli è elevata. Attenzione, il rischio di essere scoperti è costantemente in agguato: ad esempio, il sito di appuntamenti “Ashley Madison” ha subito un attacco informatico in cui sono stati trafugati i dati di 30 milioni d’iscritti. In virtù della garanzia di riservatezza.

Tutti tradiscono?

I social gravano sulle relazioni sentimentali. Ormai il gossip non riguarda solamente persone famose, ma anche quelle comuni, visto che applicazioni come Facebook, Instagram o Twitter non fanno altro che proiettarci, o meglio, proiettare, un’idea di noi nel palcoscenico sociale in versione virtuale. Semplificando, la signora Pina tagga il marito e l’amante in un post al vetriolo. A che pro? Un riscatto sociale-virtuale dell’ego ferito, rendendo noto a tutti l’accaduto. La rivincita dei/delle cornuti/e. Paradossalmente si può diventare hater del proprio compagno o compagna. Si concretizza la necessità di tutelare e proteggere la propria intimità. Il virtuale che sfocia nel reale (e viceversa) condiziona ogni aspetto dell’esistenza: una continua contaminazione tra immagini reali e profili social. Non a caso, per la Cassazione, navigare sui siti d’incontro equivale a tradire. Chissà se oltre alla correlazione tra infedeli ed elevato numero di beni artistici presenti nel paese, ne esiste una tra storie d’amore ossessivamente postate e corna. Fortunatamente esistono anche coppie fedeli e felici, social o non social. La compresenza di bisogno di stabilità e necessità di cambiamento insita nella società contemporanea, mutevole e dinamica, inevitabilmente determina la celebrazione del tradimento (Turnatori, 2000). Il liquido-moderno è più adatto alla soddisfazione di un desiderio (Bauman, 2006). Le forme del tradire sono trasversali ai momenti storici, ai contesti sociali, accomunano le relazioni e trovano una varietà di spazi in cui radicarsi, grazie alla diffusione di Internet ed alla possibilità di appartenenza multipla, fino ad una sorta di normalizzazione del tradimento (Santoni, 2011). Celata, mascherata o meno.

Arianna Caccia

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