Virginia Satir nasce in una fattoria del Wisconsin. La perdita dell’udito per due anni ne fa un’acuta osservatrice della comunicazione non verbale, con una particolare sensibilità per il comportamento umano. Il padre è un alcolizzato e Virginia nell’infanzia è ben consapevole delle dinamiche di assistenza, biasimo e compiacenza che accadono intorno a lei. Studia per diventare insegnante, ma il suo interesse per i problemi di autostima nei bambini la porta a specializzarsi come assistente sociale. Avvia il primo programma formale di preparazione alla terapia familiare negli Stati Uniti, dove il modello Satir ha ancora un’enorme influenza sulla psicologia personale e delle organizzazioni.

Considerazione positiva

Virginia Satir
Virginia Satir

Il ruolo che una persona assume nella sua famiglia di origine tende ad essere il seme da cui si sviluppa l’adulto. La psicologa americana Virginia Satir riconosceva l’importanza della famiglia di origine nel formare la personalità e osservò le differenze tra una famiglia sana, funzionante e una disfunzionale. Le interessavano soprattutto i ruoli che le persone tendono ad assumere per compensare quando tra i membri della famiglia mancano dinamiche sane. Una sana vita familiare comporta manifestazioni d’affetto aperte e reciproche, nonché espressioni di considerazione positiva e di amore l’uno per l’altro. Più di ogni terapeuta che l’aveva preceduta, Virginia Satir sottolinea il potere che rapporti familiari compassionevoli e attenti hanno nello sviluppo di una psiche ben adattata.

I ruoli di personalità

The family, Gustav Klimt
The family, Gustav Klimt

Quando i membri di una famiglia sono incapaci di esprimere apertamente emozioni e affetto, Satir ipotizzava che tendessero a emergere ruoli di personalità al posto di identità autentiche. Osservava cinque probabili ruoli che i singoli membri della famiglia ricoprivano, soprattutto in periodi di stress. Questi erano:

– l’accusatore, ossia il familiare che trova continuamente difetti e non fa che criticare;
– il computer, ossia l’intellettuale anaffettivo;
– l’agitatore, ossia colui che agita le acque per distogliere l’attenzione da problemi emotivi;
– il pacificatore, ossia quello contrito e compiacente;
– il livellatore, ossia il comunicatore aperto, onesto e diretto.

Soltanto i livellatori mantengono una posizione sana e coerente, in cui i sentimenti interiori corrispondono alle comunicazioni con il resto della famiglia. Gli altri adottano i loro ruoli perché la scarsa autostima li rende timorosi di manifestare ciò che provano davvero. I pacificatori temono la disapprovazione; gli accusatori attaccano gli altri per nascondere sensi di indegnità; i computer si affidano all’intelligenza per non riconoscere i propri sentimenti; e gli agitatori – spesso il membro più giovane della famiglia – credono di essere amati soltanto se si mostrano carini e innocui.

Amore e accettazione

I ruoli adottati possono consentire alla famiglia di funzionare, ma possono soffocare la capacità di ciascuno di essere il vero se stesso. Satir sosteneva che per sbarazzarci di queste false identità, da bambini o da adulti, dobbiamo accettare di valere per diritto di nascita. Soltanto allora sarà possibile procedere verso un’esistenza davvero gratificante, che inizia con l’impegno a una comunicazione leale, aperta e sincera. L’esigenza di legami elementari, emotivi e positivi è alla base del lavoro innovatore di Virginia Satir, la quale era convinta che l’amore e l’accettazione siano le forze terapeutiche più potenti per ogni famiglia disfunzionale. Favorendo rapporti stretti e compassionevoli con i suoi pazienti, imitava la dinamica che li incoraggiava ad adottare.

Gianni Broggi

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