Negli ultimi anni i canali social sono diventati strumenti potenti per influenzare i comportamenti, i posti da visitare e soprattutto i capi da indossare. Poco tempo fa ho scritto un articolo sulla figura degli influencer: oggi vorrei, invece, occuparmi di chi sta dall’altra parte, ovvero i followers/consumatori e in particolare capire quale significato ha per loro la moda. Se esistono gli influencer esistono, per forza maggiore, quei “seguaci” che non solo apprezzano i vip o i personaggi noti, ma che cercano di emularli acquistando quei prodotti, soprattutto di abbigliamento, che continuamente vengono a loro consigliati.

La moda nel tempo

Facendo un passo indietro, possiamo dire che la moda, quella popolare, fin da sempre ha dato una connotazione importante all’epoca in cui si viveva; pensiamo, per esempio, agli anni ’60 con l’arrivo della minigonna, simbolo di emancipazione femminile, piuttosto che agli anni ‘70 quando gli hippies si vestivano in un certo modo per rivendicare l’idea di libertà e di anticonformismo. Era un’epoca in cui i diversi stili nascevano da un’esigenza comune e condivisa, come quella delle donne che volevano dimostrare di potersi vestire in modo più femminile senza doversi sentire inappropriate. Veniamo ai nostri giorni, proviamo ad escludere per un momento quei gruppi sociali che hanno una forte connotazione culturale e che condividono il modo di vestire per farsi riconoscere, come gli hipster o i punk e cerchiamo, invece, di capire cosa rappresenta la moda popolare oggi per molti ragazzi e ragazze.

Membri di una comunità

È fortemente erroneo pensare che essa abbia perso del tutto un suo significato più profondo e che sia solo il frutto di bravi social marketing che sanno come abbindolare dei ragazzini o che non abbia un significato sociale che meriti attenzione. Infatti, mai come nella società in cui viviamo oggi, dove ogni cosa è sovvertita, dove non ci sono più sicurezze e in cui la forza della collettività è sostituita da individui che cercano di “cavarsela” all’interno di una pluralità di differenze, vi è un bisogno urgente e continuo di trovare posto e di identificarsi come individui appartenenti ad una comunità. Tale urgenza genera specialmente nei ragazzi più giovani il desiderio di condividere un modo di essere e oggi, la moda popolare, che da sempre rappresenta uno strumento potente di rappresentazione sociale, viene dettata prevalentemente dai canali social e dagli influencer.

Questione di influenza

Non è solo un capriccio quello delle ragazze quando vogliono indossare una felpa di “Supreme” o comprare le scarpe di Chiara Ferragni; c’è qualcosa di più in tutto ciò ed è la necessità di trovare un posto nel mondo che sia approvato il più possibile dalla società mainstream. Quando c’è qualcuno che è apprezzato ed amato, come un personaggio noto, molti adolescenti ritrovano nel loro modo di essere quello giusto anche per loro stessi. Quel modo di apparire “dettato” dal web viene condiviso da molti e così facendo si crea inconsapevolmente una forte comunità virtuale che successivamente si catapulta nella vita reale. Se una ragazza qualsiasi posta una foto sul web o esce con una felpa di una marca riconoscibile, perché indossata da un influencer, quella ragazza acquisirà un’identità ben precisa.

Se fosse un bluff?

A differenza, quindi, di prima, quando la moda popolare nasceva dal basso per esprimere un’esigenza, e spesso segnava un cambiamento antropologico, oggi è dettata da un gruppo ristretto di persone che “contano” nel mondo social ed è seguita, soprattutto dai più giovani, i quali hanno il bisogno di sentirsi parte di qualcosa e di trovare un aiuto nell’arduo compito di trovare la propria identità. Se tutto ciò può far sentire meno soli e inseriti in una comunità, c’è anche il rischio, però, che l’identità che i ragazzi si costruiscono sia solo un grande bluff e che questo desiderio di emulare chi “conta” non faccia altro che allontanarli dalla vera ricerca di se stessi. Alcuni dati per rendere l’idea: l’hashtag #supreme è stato utilizzato, fino ad ora, in 13.395.721 di post pubblici su Instagram.

Giulia Borsetto

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Giulia Borsetto

Chi è il sociologo? È colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori”. Dott.ssa in Sociologia e Ricerca Sociale, mi appassiona lo studio e l’analisi della società. Amo leggere, scrivere e fare sport.