A partire dalla fine degli anni Settanta, Bologna è stata riconosciuta come uno dei centri principali delle controculture e delle subculture giovanili italiane. Questa immagine della città si affermò come risultato dell’effervescenza culturale generatasi attorno alla vita universitaria e alla presenza del Movimento del ’77, che era un movimento politico dell’area della sinistra extraparlamentare, che coinvolse, in particolare a Bologna, molteplici forme innovative nella comunicazione dei linguaggi espressivi.

Nuove forme culturali

Attorno alla città dunque, si creò un particolare urban mythscape, ovvero una mitologia giovanile che descriveva Bologna come un “mondo immaginato”, fatto di racconti, pratiche culturali, suoni e immagini decontestualizzati dall’epoca in cui si stava vivendo. Secondo l’antropologo Ulf Hannerz (1998), a Bologna una serie di particolari condizioni hanno generato una forma di serendipità culturale, ovvero un’alta concentrazione di eventi, immagini e persone, che grazie alla stretta convivenza in un unico luogo hanno trovato con facilità le occasioni per creare nuove forme culturali. Secondo lo studioso Geoff Stahl (2008) invece, questa condizione prende la forma di un’insistenza, una persistenza sociale di una scena culturale, una domanda e un desiderio che la vita culturale di una città possa trasformarsi in qualcosa di realmente significativo e diverso.

Mitologia urbana

Da un altro punto di vista, è inoltre necessario considerare come le culture giovanili urbane si generano non solo grazie alle possibilità di incontro, di interazione e di creatività concentrate in un unico luogo, ma anche nel momento in cui esse riescono a creare particolari immaginari e rappresentazioni che possano svolgere il ruolo di “miti fondatori” di una sottocultura e di una storia culturale urbana (Magaudda, 2007). Questo processo di costruzione di una “mitologia urbana”, caratterizza tutte le esperienze delle avanguardie culturali urbane del Novecento, come nel caso della Parigi delle avanguardie degli anni Venti, della Swinging London degli anni Settanta, e della Berlino post- industriale degli anni Novanta.

L’esperienza di Radio Alice

Nel caso di Bologna, le esperienze fondamentali che hanno dato vita ad un mito sottoculturale si sono concentrate attorno al Movimento del ’77 e a partire dall’esperienza di Radio Alice, in un connubio tra politica, tecnologia e nuove forme di comunicazione. Radio Alice era un’emittente indipendente bolognese che iniziò le trasmissioni nel 1976, e che fu chiusa un anno dopo dalla polizia. Dal taglio più politico che musicale, questa radio contribuì a creare nell’ambiente cittadino uno spiccato interesse per la radiofonia indipendente, che ancora oggi è rimasto nella cultura bolognese. La breve ma intesa esperienza di Radio Alice ha lasciato profonde radici nel mondo giovanile e universitario, contribuendo alla nascita di numerose radio libere nei decenni successivi. Radio Alice ha rappresentato un mito non solo nel contesto cittadino, ma anche nei confronti di varie forme di attivismo mediatico a livello nazionale, ponendo le basi per differenti esperienze di comunicazione alternativa che nel corso dei decenni successivi hanno dato vita a molteplici progetti. Proprio attorno a questa esperienza si sono sviluppate nel corso degli anni altri differenti progetti, che hanno investito il campo della musica, del cinema, del teatro e dei fumetti, generando così un affascinante immaginario di attività subculturali. La fondazione del mito urbano subculturale di Bologna quindi, prende forma in un breve arco di tempo che coincide con gli anni che vanno dal 1976 e il 1980, e trovò nella nascita di Radio Alice il simbolo più rilevante.

L’istituzione del DAMS

Alla fine degli anni Settanta inoltre, ottenne molto successo a Bologna il corso universitario del DAMS (acronimo per Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo), che intensificò le attività culturali di tutta la città. Questo corso di laurea in arte, musica e spettacolo era stato istituito nel 1971 dall’Università di Bologna, e attirò negli anni a seguire giovani dall’innovativo taglio artistico e creativo dagli angoli più remoti dell’Italia, che sicuramente hanno rappresentato una risorsa importante per la nascita della Bologna sottoculturale. Non è assolutamente un caso infatti che la maggior parte dei protagonisti della cultura giovanile bolognese erano studenti del DAMS. Si può dunque affermare che questo corso di laurea abbia svolto a Bologna un ruolo per certi versi simile a quello che sin dagli anni Sessanta in Inghilterra ebbero le “art shools”, e cioè una riserva di idee, di immagini, di giovani e di creatività, per la sperimentazione ed attuazione di progetti culturali. Dal punto di vista stilistico inoltre, la presenza di giovani creatori provenienti da diverse regioni italiane, e soprattutto dal Sud Italia, ha favorito lo svilupparsi di forme estetiche innovative, caratterizzate dalla commistione di culture giovanili di stampo urbano, e dal recupero di specificità regionali provenienti dalle culture tradizioni. Saranno proprio queste le condizioni e l’insieme di situazioni, a partire dagli anni Settanta, che genereranno quei fermenti giovanili che costituiranno per i decenni successivi il “mito” della Bologna sottoculturale.

Simone Nigrisoli

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