Parlare di uguaglianza oggi significa, inevitabilmente, misurarsi con la questione di genere. Non si tratta solo di una “categoria” dell’uguaglianza, ma del banco di prova su cui si misura la tenuta reale delle nostre democrazie. Per comprenderne la portata, è necessario scomporre il concetto nelle sue dimensioni fondanti.
Cosa è l’uguaglianza di genere
L’uguaglianza di genere significa pari diritti, opportunità e trattamenti per donne e uomini, eliminando ogni discriminazione, mentre l’empowerment femminile è il processo che dà a donne e ragazze il potere e la capacità di prendere decisioni, controllare la propria vita e influenzare i cambiamenti sociali, attraverso l’autostima, l’accesso alle risorse e la partecipazione attiva alla vita pubblica, politica ed economica, per costruire una società più giusta. L’uguaglianza di genere è quindi il risultato e la condizione necessaria affinché l’empowerment delle donne possa realizzarsi pienamente, creando società più pacifiche, prospere e inclusive per tutti.
La sfida più complessa risiede nell’uguaglianza sostanziale. Come indicato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite nel Goal 5, la parità non si ottiene solo per legge, ma rimuovendo gli ostacoli materiali quali la distribuzione asimmetrica del lavoro di cura non retribuito. Una vera uguaglianza richiede politiche di welfare che promuovano la condivisione di tutte le responsabilità. Inoltre, l’uguaglianza di genere non deve essere intesa come “omologazione” al modello maschile. La prospettiva più avanzata, spesso discussa nei forum di UN Women (l’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile), suggerisce che la parità si realizza solo quando le differenze sono valorizzate e rispettate nella loro specificità. Uguaglianza significa avere lo stesso valore e potere decisionale, senza dover rinunciare alla propria identità o conformarsi a standard neutri solo in apparenza, ma storicamente costruiti su misura maschile.
Perché i documenti strategici
Esistono molti processi in corso che lavorano in questa direzione e soprattutto molti documenti strategici che sostanziane e indirizzano le politiche verso questo stato di uguaglianza auspicabile per lo stato di diritto e per i processi democratici che in esso si dovrebbero svolgere. Se è vero che l’azione pratica nonché le routine quotidiane possono fare la differenza, la conoscenza dei documenti strategici che trattano il tema può aiutare i decision makers ad avere una visione chiara della direzione in cui il legislatore nazionale e sovranazionale si è mosso e/o si sta muovendo. Possedere un ancoraggio normativo e polisemico che permette l’implementazione di azione mirate, contestualizza e allo stesso tempo rende cogente quanto i documenti strategici propongono.
Per contribuire al dibattito e fornire una visione dei modi diversi in cui alcuni questioni “cruciali” vengono trattate, si propone in questo saggio la lettura comparata di tre documenti fondamentali, mettendo in relazione per ciascuna dimensione del primo documento proposto (Agenda 2030 – GOAL 5) quanto è contenuto nei successivi, dando ragione del diverso accento che documenti diversi pongono sugli stessi temi.
I documenti scelti per l’analisi comparata sono i seguenti:
1. Agenda 2030 – GOAL 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze. Questo obiettivo (GOAL) è uno dei 17 Sustainable Development Goals (SDGs) stabiliti dall’ONU per promuovere lo sviluppo sostenibile a livello globale entro il 2030. Non si limita a garantire l’uguaglianza formale davanti alla legge, ma mira all’emancipazione (o empowerment, termine che indica maggiore forza, autostima e consapevolezza) delle donne e delle ragazze in tutti gli ambiti della vita. Gli obiettivi specifici associati al GOAL 5 includono l’eliminazione delle discriminazioni (porre fine a tutte le forme di discriminazione e violenza contro donne e ragazze, inclusi lo sfruttamento sessuale e i matrimoni precoci); il riconoscimento del lavoro di cura (riconoscere e valorizzare il lavoro di cura non retribuito (domestico e familiare) attraverso servizi pubblici, infrastrutture e politiche sociali); la parità di leadership (garantire la piena ed effettiva partecipazione femminile e la parità di opportunità per la leadership a tutti i livelli decisionali in ambito politico, economico e pubblico); i diritti riproduttivi (assicurare l’accesso universale ai servizi di salute sessuale e riproduttiva); le tecnologie abilitanti (rafforzare l’uso di tecnologie, in particolare quelle dell’informazione e della comunicazione, per promuovere l’emancipazione femminile).
2. PNRR. ll Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano considera la parità di genere come una priorità trasversale (gender mainstreaming), non limitata a una singola misura, ma integrata in tutte le sue sei missioni. Le misure del PNRR mirano principalmente a ridurre il divario di genere nel mercato del lavoro, favorire l’imprenditoria femminile e promuovere la conciliazione vita-lavoro. In modo particolare la Missione 1 si pone l’obiettivo di garantire le Pari Opportunità nel lavoro, nelle progressioni di carriera, nel bilanciamento tra vita professionale e vita privata. La Missione 4 propone il Piano Asili Nido, l’estensione del tempo pieno a scuola, l’aumento delle competenze nelle materie STEM (Science, Technology, Engineerin and Mathematics), per le studentesse. La Missione 5 presenta Il sostegno all’imprenditoria femminile e l’introduzione del sistema nazionale di certificazione della parità di genere. La Missione 6 il rafforzamento dei servizi di prossimità.
3. Strategia nazionale per la parità di genere. La Strategia Nazionale per la Parità di Genere 2021-2026 è in continuità con la strategia della UE ed è basata su una visione a lungo termine di valori, politiche e punti di arrivo in termini d parità di genere. Prende le mosse da un’analisi della situazione italiana in termini di parità, in comparazione con gli altri paesi dell’unione europea e tiene conto sia dei contesti culturali e legislativi più simili ai nostri, sia delle realtà più avanzate riguardo la parità di genere. La Strategia si concentra su cinque priorità che riguardano i seguenti ambiti: lavoro, reddito, competenze, tempo, potere. Per ciascuna di queste priorità sono stati individuati degli obiettivi generali. Tali obiettivi sono, per il lavoro: ridurre il divario occupazionale di genere aumentando la partecipazione femminile nel mondo del lavoro, con particolare attenzione all’inclusione di genitori donna e all’attività di imprenditoria femminile. Per il reddito: diminuire i differenziali retributivi di genere, in particolare nel settore privato e per le posizioni che richiedono un livello medio-alto di competenze tecniche e manageriali. Per le competenze: garantire l’accesso e lo sviluppo paritario delle competenze matematico-scientifiche per ridurre la disparità di genere nel mondo della scuola. Per il tempo: ridurre l’onere di genitorialità e di accudimento principalmente a carico delle madri e promuovere una più equa divisione dei suddetti compiti tra i generi, anche assicurando un’offerta accessibile e di qualità di servizi per l’infanzia. Per il potere: promuovere una maggiore e più equa rappresentanza femminile nei ruoli di leadership economica.
Perchè una lettura comparata
Una lettura comparata di questi documenti strategici garantisce un approccio integrato che affronta le disuguaglianze di genere su più fronti contemporaneamente: normativo, finanziario, culturale e strutturale. L’efficacia del lavoro deriva dalla combinazione di diversi livelli di intervento, tra i quali il superamento dell’uguaglianza formale (articolo 3, comma 1, della Costituzione italiana). Mentre la legge garantisce la parità, questi strumenti mirano all’uguaglianza sostanziale, come definito dall’Agenda 2030 e dalla Costituzione italiana. Riconoscono che non basta cambiare le leggi, ma serve rimuovere gli ostacoli concreti, economici e sociali, che limitano le donne. L’analisi comparata permette di combinare regole e incentivi economici.
Ad esempio, “La Strategia Nazionale” definisce gli obiettivi, mentre il PNRR fornisce le risorse finanziarie per raggiungerli. In particolare, nel PNRR viene messo in evidenza l’uso combinato di più strumenti. Tra questi si elencano gli Incentivi alle imprese, la Certificazione della Parità di Genere che non è solo un’etichetta, ma uno strumento economico che premia le aziende virtuose con sgravi fiscali e vantaggi competitivi nei bandi, creando un interesse economico ad essere gender-equal, gli investimenti strutturali che comprendono i fondi per gli asili nido e i servizi di cura quali investimenti strategici che vogliono agire sulla radice del problema, liberando tempo prezioso per le donne e permettendo loro la piena partecipazione al mercato del lavoro.
Tali strumenti dovrebbero permettere di agire sulle cause sistemiche. Infatti, non si limitano a correggere gli effetti delle discriminazioni, ma mirano alle cause profonde, come i bias culturali e la segregazione formativa (promuovendo le discipline STEM). In sintesi, la loro natura strategica risiede nel fatto che agiscono come un ecosistema interconnesso, dove la visione politica (Strategia) incontra le risorse economiche (PNRR) e gli strumenti pratici (Certificazione) per generare un cambiamento strutturale e duraturo della società.
Come è stata fatta l’analisi
Partendo dall’agenda 2030-GOAL 5 e dai suoi 5 obiettivi, si sono ricostruiti in maniera funzionale i contenuti degli altri due strumenti (PNRR e Strategia Nazionale). La scelta dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite come documento guida è dipesa dal fatto che descrive gli obiettivi di sviluppo in modo più “auspicabile” rispetto a strumenti nazionali come il PNRR o la Strategia Nazionale perché la sua natura è intrinsecamente globale, olistica e universale, ponendosi come una visione ideale e un quadro di riferimento superiore per tutti i Paesi.
L’Agenda 2030 è un programma d’azione firmato da tutti i 193 Paesi membri dell’ONU. Questo le conferisce un’autorità morale e una portata che i documenti nazionali non possono avere. Non è un piano imposto, ma un impegno volontario e condiviso che rappresenta una visione collettiva per il futuro. È composta da 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e 169 target interconnessi. Copre tutte le dimensioni dello sviluppo: economica, sociale, ambientale e istituzionale. I piani nazionali, come il PNRR italiano, sono specifici, limitati a un contesto geografico e temporale definito inoltre si concentrano su priorità più immediate (es. ripresa post-pandemica), mentre l’Agenda 2030 offre un quadro completo e a lungo termine (fino al 2030). Inoltre, gli obiettivi dell’Agenda superano la mera crescita economica per concentrarsi sul benessere umano e sulla salute del pianeta. Includono sfide urgenti come la lotta alla povertà (Goal 1), l’accesso all’acqua pulita (Goal 6) e l’azione per il clima (Goal 13).
Questa visione ampia e non negoziabile li rende intrinsecamente più “auspicabili” di piani che devono confrontarsi con la realtà politica e le risorse finanziarie di un singolo Stato. I documenti nazionali, come il PNRR e la Strategia Nazionale, sono strumenti operativi che si ispirano e mappano le proprie azioni sugli obiettivi dell’Agenda 2030. In sintesi, l’Agenda 2030 rappresenta il consenso globale sul futuro che vogliamo, mentre gli strumenti nazionali sono i piani d’azione pragmatici per contribuire a quella visione. Le tabelle riportano, in relazione a ciascuno degli obiettivi della Strategia 2030-GOAL 5, i contenuti simili e/o esplicativi previsti negli altri documenti strategici analizzati, consentendo una riflessione complessiva che apporta un contributo al dibattito in corso rispetto alla migliore implantazione possibile di una strategia globale per le pari opportunità.
L’analisi e i suoi risultati
A) Agenda 2030 – GOAL 5.1
Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze. Obiettivo 5.1 Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, bambine e ragazze in ogni parte del mondo e 5.2 Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, bambine e ragazze nella sfera pubblica e privata, incluso il traffico a fini di prostituzione, lo sfruttamento sessuale e altri tipi di sfruttamento.
| Agenda 2030 – GOAL 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze | PNNR – Misure | STRATEGIA NAZIONALE PER LA PARITA’ DI GENERE – Misure | |
| 5.1 Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, bambine e ragazze in ogni parte del mondo | (a) Misure volte ad aumentare il tasso di partecipazione femminile al lavoro e congiuntamente accrescere il tasso di occupazione femminile (valorizzazione dell’imprenditorialità femminile e introduzione di un sistema nazionale di certificazione della parità di genere) | Defiscalizzazione e incentivi per imprese che assumo donne (lavoro); Potenziamento della decontribuzione per l’assunzione delle donne (lavoro); Riduzione dell’uscita dal mercato di lavoro delle neo-mamme (lavoro); Riduzione dal mercato del lavoro di lavoratrici a tempo determinato (lavoro); Incentivi alla creazione di aziende femminili (lavoro); erogazione di credito agevolato (lavoro); Revisione del supporto alle imprenditrici madri (lavoro); Introduzione di flessibilità aggiuntiva per lo smart working (lavoro); Uso efficace del part-time (lavoro); – Adozione di sistemi di misurazione di equal pay a livello aziendale (reddito); | |
| 5.2 Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, bambine e ragazze nella sfera pubblica e privata, incluso il traffico a fini di prostituzione, lo sfruttamento sessuale e altri tipi di sfruttamento |
L’analisi comparata del contenuto della tabella evidenzia un approccio strutturato e multiforme per affrontare la parità di genere, combinando visione strategica e strumenti operativi. Si notano coerenza e allineamento Strategico. La tabella mostra una mappatura che parte dall’obiettivo globale dell’Agenda 2030 (Colonna 1) e si traduce in strumenti nazionali specifici e finanziati, come il PNRR (Colonna 2), la Strategia Nazionale (Colonna 3). Questo garantisce che le azioni locali contribuiscano a un impegno internazionale condiviso. L’uso di leve finanziarie e di mercato è un punto di forza. La certificazione della parità di genere, gli incentivi fiscali, la decontribuzione e il credito agevolato trasformano la parità di genere da un imperativo etico a un vantaggio economico per le imprese. La Strategia Nazionale interviene su problemi italiani specifici, come la penalizzazione delle neomamme e la necessità di flessibilità (smart working), dimostrando una buona aderenza al contesto nazionale.
La criticità principale è che la restrizione dell’ampio obiettivo 5.1 dell’Agenda 2030 quasi esclusivamente all’ambito lavorativo ed economico. Misure per contrastare la violenza di genere, la discriminazione in altri contesti (salute, politica non esecutiva) o i diritti riproduttivi non sono presenti, ma fanno riferimento a piani d’azione separati che a volte colloquiano poco. Inoltre, la valutazione dell’impatto indiretto (es. “Interventi che hanno effetti sulla redistribuzione del reddito”) richiede metodologie complesse (come il Bilancio di Genere) che non sempre sono facili da applicare in modo uniforme, lasciando spazio a interpretazioni. L’approccio basato su incentivi economici può essere efficace nel breve termine, ma potrebbe non incidere sui fattori culturali profondi e sugli stereotipi di genere che sono la radice delle disuguaglianze, richiedendo un impegno a lungo termine che va oltre la durata del PNRR (2026). In sintesi, i documenti offrono un piano robusto per l’emancipazione economica, ma presentano alcune lacune nelle azioni dirette per affrontare tutti i problemi che la questione pone.
B) Agenda 2030 – GOAL 5.3
Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze. Obiettivo 5.3 Eliminare tutte le pratiche nocive, come il matrimonio delle bambine, forzato e combinato, e le mutilazioni dei genitali femminili
| Agenda 2030 – GOAL 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze | PNNR – Misure | STRATEGIA NAZIONALE PER LA PARITA’ DI GENERE – Misure | |
| 5.3 Eliminare tutte le pratiche nocive, come il matrimonio delle bambine, forzato e combinato, e le mutilazioni dei genitali femminili |
Il fatto che non si trovino indicazioni specifiche nei documenti PNNR e Strategia evidenzia un punto cruciale del dibattito sulle politiche di genere attuali, la disconnessione tra obiettivi formali, implementazione pratica e rendicontazione trasparente. Le difficoltà del sistema pubblico nell’integrare la prospettiva di genere a tutti i livelli.
Le risorse del PNRR per la parità di genere sono spesso trasversali ad altri obiettivi (come l’occupazione o l’istruzione), rendendo difficile isolare le misure specifiche per target molto verticali come il 5.3. La tabella rappresenta un modello di governance ideale, ma la difficoltà nel trovare le relative indicazioni negli altri documenti sottolinea un divario tra l’intenzione politica (gli obiettivi) e la trasparenza e l’efficacia della loro rendicontazione pratica.
Va però precisato che esistono altri documenti strategici al fine dell’attuazione dell’obiettivo 5.3., in modo particolare Il Piano Strategico Nazionale sulla violenza maschile contro le donne, documento che integra le azioni contro i matrimoni forzati e le MGF all’interno delle politiche di prevenzione e protezione delle vittime. Il Piano Strategico Nazionale sulla violenza maschile contro le donne articola una comprensione profonda di queste pratiche, riconoscendo esplicitamente che le mutilazioni genitali femminili (MGF) e i matrimoni forzati non sono fenomeni isolati o puramente criminali, ma rappresentano manifestazioni estreme di norme sociali e culturali profondamente radicate, storicamente orientate al controllo della sessualità femminile e dell’autonomia corporea delle donne e delle bambine. La risposta efficace richiede un approccio multidimensionale che include la prevenzione culturale cioè la necessità di agire sulle radici profonde degli stereotipi di genere e delle disuguaglianze.
Il documento evidenzia inoltre la necessità di un supporto Integrato che garantisca percorsi di protezione, inclusione sociale e autonomia economica per le vittime, attraverso la rete dei centri antiviolenza. Infine, si sottolinea come efficace la cooperazione Interistituzionale cioè il coordinamento tra i diversi ministeri, gli enti locali, le forze dell’ordine e le organizzazioni del terzo settore. Un ulteriore importantissimo documento di riferimento sovra-nazionale resta la Convenzione di Istanbul (Ratifica Legge 77/2013). Sebbene sia un trattato internazionale, l’Italia lo ha recepito come base giuridica per definire e combattere il matrimonio forzato (Art. 37) e le mutilazioni genitali (Art. 38).
C) Agenda 2030 – GOAL 5.4
Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze. Obiettivo 5.4 Riconoscere e valorizzare il lavoro di cura e il lavoro domestico non retribuiti tramite la fornitura di servizi pubblici, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione della responsabilità condivisa all’interno del nucleo familiare, secondo le caratteristiche nazionali
| Agenda 2030 – GOAL 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze | PNNR – Misure | STRATEGIA NAZIONALE PER LA PARITA’ DI GENERE – Misure |
| 5.4 Riconoscere e valorizzare il lavoro di cura e il lavoro domestico non retribuiti tramite la fornitura di servizi pubblici, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione della responsabilità condivisa all’interno del nucleo familiare, secondo le caratteristiche nazionali | (b) Misure dirette e indirette finalizzate alla crescita dell’occupazione delle madri, attraverso il potenziamento di servizi che favoriscano la conciliazione vita-lavoro (ad esempio servizi educativi per l’infanzia, diffusione del tempo pieno, mense scolastiche e infrastrutture sportive delle scuole) | – Attuazione del piano Asili Nido parte del PNNR Italiano (tempo); – Potenziamento dei Poli 0-6 anni e servizi integrativi (tempo); – Sistemi di incentivi per grandi aziende al fine di realizzare asili nido aziendali (tempo); – Rafforzamento della possibilità di frazionare le ultime settimane di congedo genitoriale per favorire il rientro al lavoro (tempo); – Revisione del regime di defiscalizzazione per i costi sostenuti per i servizi di cura di figli piccoli, genitori anziani o disabili. (tempo); – Promozione dell’assistenza e cura dell’infanzia, degli anziani, dei degenti, e delle persone tramite detassazione dei beni necessari (tempo); Conversione delle indennità a favore di soggetti fragili in ore di servizi garantiti (tempo); – Estensione dell’orario e del periodo scolastico (tempo); – sostegno all’ampliamento del tempo pieno scolastico). |
| (c) Misure dirette e indirette a ridurre le asimmetrie persistenti nel lavoro familiare (riduzione del carico di lavoro non retribuito di cura e disponibilità di infrastrutture più efficienti) | – Misure per favorire la condivisione delle responsabilità genitoriali (tempo); – Adozione di misure ad hoc per la promozione del congedo di paternità (tempo); |
Il tema del lavoro di cura non retribuito, descritto dall’obiettivo 5.4 dell’Agenda 2030, è una sfida cruciale e trasversale per l’Italia, con implicazioni economiche e sociali profonde. La situazione italiana, sebbene mostri progressi significativi e un impegno formale, fa ancora i conti con un divario considerevole rispetto ai paesi europei più virtuosi. Combinando le direttive dell’Agenda 2030 con azioni concrete del PNRR e della Strategia Nazionale, si evidenziano sia punti di forza lodevoli sia aree critiche che richiedono attenzione. Un aspetto fortemente positivo è il riconoscimento esplicito del “lavoro di cura e il lavoro domestico non retribuiti” come un onere che storicamente grava sulle donne. L’intenzione di “valorizzare” tale lavoro attraverso la fornitura di servizi pubblici, come gli asili nido e il potenziamento dei poli 0-6 anni previsti dal PNRR, rappresenta un passo avanti fondamentale per liberare tempo e favorire l’occupazione femminile. Altrettanto importante è l’enfasi sulla “responsabilità condivisa” e l’introduzione di misure per il congedo di paternità, elementi cruciali per innescare un cambiamento culturale nelle dinamiche familiari e sociali.
L’approccio integrato, che unisce investimenti infrastrutturali a incentivi economici e detassazioni, mostra la volontà di agire su più fronti contemporaneamente. L’Italia sia lodata a livello europeo per aver integrato la parità di genere nel PNRR, una delle principali critiche riguarda la limitatezza delle risorse dedicate specificamente a queste misure rispetto all’entità del problema. L’efficacia del piano è inoltre messa a rischio dai ritardi nell’implementazione. Spesso la realizzazione fisica delle infrastrutture, come gli asili nido, sconta rallentamenti burocratici e strutturali che compromettono il rispetto delle tempistiche prefissate. Un altro punto critico risiede nella difficoltà di misurare l’impatto reale delle politiche: solo una piccola parte degli indicatori del PNRR permette di valutare concretamente l’effetto sulle vite delle donne, rendendo arduo capire se gli obiettivi di riduzione del divario vengano effettivamente raggiunti. La persistenza di un tasso di occupazione femminile tra i più bassi in Europa conferma che le sfide strutturali sono ancora importanti e che gli sforzi attuali potrebbero non essere sufficienti.
D) Agenda 2030 – GOAL 5.5
Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze. Obiettivo 5.5 Garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale nella vita politica, economica e pubblica
| Agenda 2030 – GOAL 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze | PNNR – Misure | STRATEGIA NAZIONALE PER LA PARITA’ DI GENERE – Misure |
| 5.5 Garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale nella vita politica, economica e pubblica | – Introduzione di quote di genere nei comitati di valutazione del personale docente universitario (competenze); – Revisione dei meccanismi di allocazione dei fondi del Ministero dell’Università e della Ricerca alle università per considerare le differenze di genere del corpo insegnante e/o nelle istituzioni accademiche (competenze); – Innalzamento dell’attuale quota prevista dalla legge Golfo-Mosca (potere); – Introduzione di obbligo di trasparenza e pubblicazione delle short list di selezione per i livelli dirigenziali apicali (potere); – Intervento su legge della par condicio per garantire equo tempo in televisione alle candidate durante la campagna elettorale (Potere); – Attuazione delle vigenti disposizioni di legge in materia di parità di genere nelle leggi elettorali regionali (potere); C12 |
Il piano d’azione delineato per la Strategia Nazionale per la Parità di Genere 2021-2026 rappresenta un tentativo concreto di passare dalle dichiarazioni di intenti a una riforma strutturale del potere in Italia. Analizzando questa misura, emerge un quadro fatto di intuizioni efficaci ma anche di ostacoli culturali complessi da superare. L’aspetto più interessante è che si iniziano ad usare leve concrete. L’idea di toccare i finanziamenti alle università è una mossa molto efficace: se il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) attribuisce meno fondi se non garantisce pari opportunità nelle carriere, la parità diventa improvvisamente una priorità per tutti, non solo per le donne.
Allo stesso modo, la scelta di rendere pubbliche le short list per le nomine livelli apicali è innovativa. In Italia molti incarichi importanti si decidono ancora in cerchie ristrette; obbligare alla trasparenza significa dare una possibilità reale a professioniste competenti. È un modo per affermare che il merito deve contare più dei network informali. Nonostante queste misure siano scritte nella Strategia Nazionale, quasi nessuna di esse è stata inserita ufficialmente tra gli impegni vincolanti del PNRR. Queste riforme specifiche sulla leadership (come la Par Condicio o le quote nei comitati universitari) non godono dei “superpoteri” del PNRR. Si direbbe che manchi il “fiato sul collo” dell’Europa, mentre per i progetti del PNRR l’Italia deve rispettare scadenze ferree per non perdere i soldi, per queste misure non c’è lo stesso obbligo. Il rischio è che riforme come quella sulla visibilità televisiva delle candidate rimangano in fondo al cassetto. Senza la copertura finanziaria del Recovery Plan, queste innovazioni devono contare solo sulle risorse ordinarie dello Stato, che sono storicamente scarse. C’è il rischio che alcune di queste misure rimangano sulla carta. Intervenire sulla Par Condicio per dare lo stesso tempo in TV è giusto, ma se una donna non ha il supporto del suo partito o le risorse per fare campagna, quei minuti in più sul piccolo schermo cambiano poco la realtà. Inoltre, esiste nell’università, il rischio di creare commissioni paritarie solo “per obbligo”, senza davvero apportare cambi dove esiste ancora una cultura maschilista. Questo obiettivo, essendo “fuori” dal motore del PNRR, rischia di viaggiare a una velocità molto ridotta rispetto ad altre riforme. È una sfida che si gioca tutta sulla volontà dei singoli ministeri di portare avanti questi impegni anche senza la pressione dei finanziamenti europei.
E) Agenda 2030 – GOAL 5.6
Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze. Obiettivo 5.6 Garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi, come concordato in base al “Programma d’azione della Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo” e la “Piattaforma di Azione di Pechino” ed ai documenti finali delle conferenze di revisione
| Agenda 2030 – GOAL 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze | PNNR – Misure | STRATEGIA NAZIONALE PER LA PARITA’ DI GENERE – Misure | |
| 5.6 Garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi, come concordato in base al “Programma d’azione della Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo” e la “Piattaforma di Azione di Pechino” ed ai documenti finali delle conferenze di revisione | (f) Misure dirette e indirette sulle speranze di vita in buona salute delle donne attraverso il potenziamento dell’assistenza sanitaria primaria territoriale e il rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture | Incentivi al rientro al lavoro dopo la maternità (lavoro); – Supporto alle madri lavoratrici e padri lavoratori (reddito); – riduzione del pension gap dovuto alla maternità(reddito); – |
Il punto di forza principale delle misure introdotte sta nel modo in cui l’Italia cerca di integrare la salute femminile con la stabilità lavorativa. La Strategia Nazionale collega il benessere personale alla capacità di rientrare al lavoro dopo la maternità, al supporto per i genitori e alla riduzione del pension gap. Riconoscere che la genitorialità ha un costo economico, e cercare di mitigarlo, è un passo avanti concreto. Allo stesso modo, le misure previste dal PNRR per potenziare l’assistenza sanitaria di base sono fondamentali: migliorare i servizi sul territorio è cruciale per la salute preventiva. Le criticità emergono dall’allineamento solo indiretto tra l’obiettivo specifico 5.6 e i piani di attuazione.
Il PNRR, pur essendo un’enorme opportunità, non prevede misure dirette e vincolanti per la salute sessuale e riproduttiva in senso stretto. Si parla genericamente di “potenziamento dell’assistenza sanitaria”, ma non di fondi dedicati specificamente per i consultori, la pianificazione familiare o la garanzia dei diritti riproduttivi previsti dall’Agenda 2030. La Strategia Nazionale si concentra quasi esclusivamente sulle ricadute economiche (reddito, lavoro) e meno sul diritto all’autodeterminazione e all’accesso universale ai servizi sanitari sessuali in sé.
Senza una spinta centrale e finanziata direttamente dal PNRR, il rischio è di mantenere le forti disparità regionali nell’accesso effettivo a questi servizi, affidando l’attuazione di un diritto fondamentale alla buona volontà delle singole amministrazioni locali. L’Italia sta procedendo con un approccio “perimetrale” all’Obiettivo 5.6. Le misure sui congedi e la sanità di base sono positive, ma l’assenza di un impegno diretto nel PNRR per i diritti riproduttivi specifici rappresenta una lacuna che potrebbe rallentare il pieno raggiungimento del goal entro il 2030.
F) gli obiettivi 5.a, 5.b e 5.c
Questi ultimi sono mezzi di attuazione (in inglese, means of implementation) e la loro finalità è quella di fornire il quadro normativo, tecnologico e finanziario per realizzare tutti i risultati specifici del Goal 5 (dal 5.1 al 5.6). Non sono quindi suddivisioni di un singolo target, ma piuttosto le leve trasversali e le condizioni abilitanti per l’intero obiettivo. In modo particolare prevedono: 5.a – Riforme Economiche e Diritti di Proprietà. Questo supporta indirettamente tutti gli obiettivi, poiché l’indipendenza economica è un prerequisito per l’empowerment. 5.b – Tecnologia e ICT: Promuove l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) per favorire l’emancipazione femminile. Una maggiore connettività e accesso tecnologico possono supportare l’istruzione, l’accesso ai servizi sanitari (inclusi quelli riproduttivi previsti nel 5.6) e la partecipazione economica. 5.c – Politiche Solide e Legislazione Esecutiva: Sottolinea l’importanza di adottare e rafforzare politiche e leggi che siano efficaci e applicabili (esecutive) per promuovere la parità di genere a tutti i livelli. Questo quadro legale è la base per combattere la discriminazione (5.1), la violenza (5.2) e garantire i diritti riproduttivi (5.6).
| Agenda 2030 – GOAL 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze | PNNR – Misure | STRATEGIA NAZIONALE PER LA PARITA’ DI GENERE – Misure | |
| 5.a Avviare riforme per dare alle donne pari diritti di accesso alle risorse economiche, come l’accesso alla proprietà e al controllo della terra e altre forme di proprietà, servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in accordo con le leggi nazionali | (e) Misure dirette e indirette a ridurre la situazione di grave deprivazione abitativa, che molto spesso colpiscono le famiglie monoparentali composte da donne con figli (interventi di edilizia pubblica residenziale) | – Creazione di prodotti di credito/micro -credito per donne a basso reddito, vittime di violenza, single o divorziate (reddito) | |
| 5.b Migliorare l’uso della tecnologia che può aiutare il lavoro delle donne, in particolare la tecnologia dell’informazione e della comunicazione, per promuovere l’empowerment, ossia la forza, l’autostima, la consapevolezza delle donne | (d) Misure dirette e indirette per aumentare il numero di laureate nell’area STEM | – Promozione di interventi a contrasto della dispersione scolastica e della povertà educativa e formativa (competenze); – Introduzione di corsi di potenziamento nelle discipline STEM (competenze); – utilizzo degli spazi scolastici per centri estivi tematici in aree STEM (competenze); – Rafforzamento dei programmi curriculari di matematica (competenze); – Finanziamento di borse di studio a favore delle studentesse STEM (competenze); – Orientamento scolastico per promuovere l’accesso alle STEM (competenze); -Revisione delle attività ministeriali e scolastiche per l’orientamento (competenze); Promozione e orientamento per il conseguimento di qualifiche professionali in ambiti lavorativi tradizionalmente maschili (competenze); Definizione di un numero di posti riservati alle studentesse delle facoltà STEM (competenze). – Supporto a studentesse-madri all’università (competenze); – Potenziamento dei corsi di informatica nelle scuole dell’obbligo (competenze); – Defiscalizzazione per aziende private che erogano corsi di alfabetizzazione digitale e informatica post-scolastica per il target femminile (competenze); – Organizzazione da parte degli enti pubblici di corsi di alfabetizzazione digitale e informatica (competenze); | |
| 5.c Adottare e rafforzare politiche concrete e leggi applicabili per la promozione dell’eguaglianza di genere e l’empowerment, ossia la forza, l’autostima, la consapevolezza, di tutte le donne, bambine e ragazze a tutti i livelli | – Definizione del gender pay gap a norma di legge per definire le situazioni di irregolarità (Reddito); – Promozione del principio di parità di genere in ogni ordine e grado di istruzione (competenza); – Revisione dei requisiti dei libri di testo (competenze); – Formazione obbligatoria per insegnanti su tematiche del gender mainstreaming e stereotipi di genere, specialmente nelle materie STEM (competenze); – Introduzione di quote di genere negli organi collegiali direttivi della pubblica amministrazione e degli enti pubblici e affini (potere). |
Tutte le misure si traducono in azioni concrete (5.a). Pensiamo al PNRR che interviene sulla deprivazione abitativa: quante famiglie monoparentali, spesso guidate da donne, si trovano in difficoltà con l’affitto o la casa? Intervenire sull’edilizia pubblica residenziale significa dare stabilità, un tetto sicuro, che è la base per qualsiasi altra forma di emancipazione. Parallelamente, la Strategia Nazionale introduce il microcredito dedicato, fondamentale per donne a basso reddito o vittime di violenza, che faticano ad accedere ai canali bancari tradizionali. L’obiettivo qui è chiaro: dare strumenti concreti per l’indipendenza economica. La parte sulle competenze e la tecnologia è forse la più moderna e lungimirante (5.b). L’Italia scommette sulle STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).
Si riconosce che il futuro passa da queste discipline, e che le donne sono storicamente sottorappresentate. Si evidenziano un numero consistente di azioni: borse di studio, orientamento mirato, potenziamento dell’informatica nelle scuole, persino incentivi fiscali alle aziende che formano digitalmente le donne. L’idea è quella di colmare un gap culturale e formativo che inizia fin dai banchi di scuola, garantendo che le donne non solo abbiano accesso alla tecnologia, ma che la dominino. Infine, c’è il capitolo del potere e della legislazione (5.c). Qui si interviene sulle regole del gioco. L’obiettivo è rafforzare le politiche esistenti per garantire che non rimangano solo belle parole.
La definizione del gender pay gap a norma di legge è un passo cruciale per portare trasparenza nelle buste paga. Inoltre, si elencano le quote di genere negli organi direttivi pubblici e la formazione obbligatoria per gli insegnanti sugli stereotipi: misure che mirano a cambiare la cultura dall’interno, sia nelle scuole che nelle pubbliche amministrazioni. L’Italia sta sicuramente provando a fare un lavoro completo. Il PNRR agisce come un acceleratore per le misure più strutturali e finanziate, mentre la Strategia Nazionale copre il resto con riforme legislative e culturali. Al gennaio 2026, il cantiere è aperto e i progressi sono visibili, ma la vera sfida sarà garantire che tutti questi interventi, così diversi tra loro, si uniscano in un unico, potente, movimento verso una parità reale e duratura.
Alcune riflessioni conclusive
La riflessione conclusiva che scaturisce dall’analisi comparata di più documenti strategici segua tre filoni epistemologici
Uso dell’analisi documentale
1. Il primo è quello dell’uso dell’analisi documentale come forma di ricerca sociale e come premessa a dei modelli di valutazione delle politiche pubbliche che si fondano sulla conoscenza di ciò che già esiste non solo a livello empirico ma anche a livello di cogenza documentale. In un contesto di ricerca sociale, il documento non è solo un supporto informativo, ma un vero e proprio fatto sociale. Analizzare atti amministrativi, bandi, convenzioni e testi legislativi significa ricostruire la “volontà” di un’istituzione. La cogenza documentale rappresenta il set di vincoli, obblighi e responsabilità che definiscono il campo d’azione di una politica. Prima ancora di osservare cosa accade nella realtà (livello empirico), è fondamentale capire cosa la norma impone che accada. Senza questa analisi, la valutazione rischierebbe di ignorare i binari normativi entro cui i funzionari e i cittadini sono obbligati a muoversi.
L’analisi documentale funge quindi da premessa logica a molti modelli di valutazione perché permette di stabilire una conoscenza dell’esistente solida e oggettIl iva. Questo approccio offre tre vantaggi chiave: i) la tracciabilità delle intenzioni. Permette di estrarre la “Teoria del Cambiamento” implicita, ovvero il nesso logico che il decisore ha stabilito tra risorse stanziate e obiettivi prefissati.
ii) la sostenibilità conoscitiva. Evita di “ricominciare da zero”, capitalizzando le evidenze già prodotte in precedenti leggi, atti programmatori, ma anche relazioni di monitoraggio o valutazione.
iii) Fornisce il parametro di riferimento per misurare lo scostamento tra ciò che era formalmente previsto (cogenza) e ciò che è stato effettivamente realizzato (empiria).
Evidenziare convergenze e divergenze
2. Il secondo risultato è di natura contenutistica: permette di evidenziare convergenze e divergenze emerse dall’analisi comparata di più documenti sui temi oggetto di studio. L’analisi comparata del GOAL 5 dell’Agenda 2030, del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e della Strategia Nazionale per la Parità di Genere permette una visione integrata e sinergica, cioè consente di armonizzare gli obiettivi globali (GOAL 5) con le priorità nazionali e le risorse finanziarie (PNRR), garantendo che le azioni locali contribuiscano a un quadro più ampio e coerente.
Permette di orientare i fondi del PNRR, che considera la parità di genere una priorità trasversale, verso le aree identificate come cruciali sia a livello internazionale (violenza, discriminazione) che nazionale (occupazione femminile, asili nido), ottimizzando l’impatto degli investimenti.
Inoltre il GOAL 5 fornisce gli obiettivi generali (es. eliminare la violenza, garantire pari diritti alle risorse economiche), mentre la Strategia Nazionale e il PNRR traducono questi principi in misure concrete, come il sistema di certificazione della parità di genere nelle aziende o investimenti nel Fondo impresa donna, con target misurabili al 2026.
La comparazione evidenzia gli strumenti di monitoraggio specifici (indicatori EIGE, Gender Equality Plan GEP, rapporti periodici) previsti dai diversi documenti, permettendo di valutare l’efficacia delle politiche e identificare ritardi o aree di miglioramento, come l’asimmetria del lavoro di cura non retribuito menzionata nel documento fornito.
Evidenze chiave
3. Infine si delineano le seguenti evidenze chiave sull’uguaglianza di genere, un tema centrale per la tenuta delle democrazie moderne:
L’uguaglianza di genere implica pari diritti, opportunità e trattamenti, eliminando ogni discriminazione. L’empowerment femminile è il processo che conferisce a donne e ragazze il potere decisionale e il controllo sulla propria vita. L’uguaglianza è la condizione necessaria affinché l’empowerment si realizzi. La vera sfida risiede nell’uguaglianza sostanziale, non solo quella formale prevista per legge. È necessario rimuovere ostacoli materiali come la distribuzione asimmetrica del lavoro di cura non retribuito.
Una vera uguaglianza richiede politiche di welfare che promuovano la condivisione delle responsabilità tra generi. L’uguaglianza non significa “omologazione” al modello maschile. La prospettiva avanzata, discussa da UN Women, suggerisce che la parità si realizza solo quando le differenze specifiche sono valorizzate e rispettate. La conoscenza dei documenti strategici nazionali e sovranazionali (come l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, Goal 5) è fondamentale per guidare i decision makers e implementare azioni mirate e cogenti. Il testo propone una lettura comparata di tre documenti fondamentali, utilizzando il Goal 5 dell’Agenda 2030 come dimensione di riferimento per analizzare come diverse fonti trattino gli stessi temi.
Riferimenti
- Nazioni Unite (2015). Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale il 25 settembre 2015 (A/RES/70/1).
- UN Women (Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile). (Dati aggiornati e pubblicazioni varie). Progress on the Sustainable Development Goals: The Gender Snapshot.
- Commissione Europea (2020). Strategia per la parità di genere 2020-2025: Unione dell’uguaglianza.
- Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri (2021). Strategia Nazionale per la Parità di Genere 2021-2026
- Governo Italiano (2021). Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con particolare riferimento agli investimenti per la parità di genere.


































