Il sociologo Marzio Barbagli (1984) in “Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo” ha delineato l’evoluzione della struttura e delle relazioni familiari. Se un tempo la cura delle persone anziane veniva affidata alle donne di casa, oggi non è più così. Le famiglie erano costituite da diversi nuclei: oltre ai genitori, vi era la consuetudine per i figli di sposarsi e portare le proprie mogli presso l’abitazione di origine. Generalmente le donne appartenenti ai ceti meno elevati svolgevano molteplici lavori: cura della casa, dei figli, degli anziani della famiglia, mansioni in campagna, preparazione dei pasti. Non erano rari gli screzi tra suocera, nuore, cognate e fratelli. Con le trasformazioni della famiglia, conseguentemente sono mutati i ruoli dei componenti. Secondo la classificazione di Peter Laslett, la famiglia può essere di cinque tipi: 1) nucleare: formata da una sola unità coniugale; 2) senza struttura: costituita da persone con rapporti di parentela o conoscenti; 3) solitaria: con un solo individuo; 4) estesa: composta da una sola unità coniugale e uno o più parenti conviventi; 5) multipla: con due o più unità coniugali. Un’altra sociologa, Chiara Saraceno, ha parlato di famiglia senza confini, nel senso che non esiste un suo sviluppo a senso unico, si modifica a seconda di esigenze e fattori socio-culturali. In questo scenario, si colloca l’assistente familiare, una sorta di membro familiare retribuito.

La nascita dei centri residenziali

Siamo un paese caratterizzato da una forte presenza di ultra 65enni, denatalità, calo della mortalità e persone che vivono sole. Non siamo un paese per vecchi e nemmeno per giovani. Semplificando, gli anziani si ritrovano soli e malati, necessitano di cure che la famiglia non è in grado di supportare, considerando anche l’entrata femminile nel mercato del lavoro. In quest’ottica, è intervenuto il welfare con la crescita di centri residenziali, semiresidenziali e diurni, inoltre è possibile attivare l’assistenza domiciliare integrata e trasferimenti monetari. Non a caso, la figura dell’operatore socio-sanitario (O.S.S.) è molto richiesta (viene regolamentata dall’Accordo tra il Ministero della Sanità, il Ministero per la solidarietà sociale, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano del 22 Febbraio 2001). Inizialmente i corsi per diventare O.S.S. erano gratuiti e sovvenzionati dalle regioni, oggi costano parecchio, pur garantendo uno sbocco lavorativo quasi certo. Purtroppo non dimentichiamo che sono noti alla cronaca casi di violenza su anziani e disabili istituzionalizzati e non. L’istituzionalizzazione di un parente comporta sia una scelta morale-affettiva, sia pratica nella gestione della quotidianità ed economica. Alcuni studi (NNA, 2013) fissano a 99,96 euro il costo giornaliero medio di un posto letto in una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale), per una spesa mensile complessiva che si aggira sui 3mila euro. Altre strutture hanno costi giornalieri superiori a 130 euro, mentre altre ancora inferiori ai 90 euro. Solo l’8% delle RSA ha stabilito delle modalità di calcolo delle rette in base al reddito dell’utente (IRES Morosini, 2016). Il comune può integrare le rette laddove le famiglie non riescano a sostenerle, vi sono notevoli differenziazioni regionali (Pesaresi, 2012).

Chi è l’assistente familiare?

Chi non può permettersi la retta mensile di una struttura o ha la possibilità di rimanere nel proprio contesto domestico, opta per l’assistente familiare, o più comunemente conosciuta come badante. Badante deriva, appunto, da badare. Tale mestiere si esplicita nel prendersi cura di una persona, più o meno non-autosufficiente, nello svolgimento di tutte le attività quotidiane e che concernono il benessere psico-fisico dell’individuo. Chi sono le assistenti familiari in Italia? Inizialmente erano donne migranti provenienti dall’Est Europa, dalle Filippine, dall’America latina, dall’Asia orientale e dall’Africa Settentrionale a cui le italiane delegavano un compito precedentemente di loro pertinenza. Oggi sempre più italiane svolgono questo mestiere. Spesso, quest’occupazione, se svolta 24 ore su 24, permette di avere una sistemazione abitativa. Secondo l’Osservatorio dei lavoratori domestici dell’Inps (2016), 379.046 persone risultano impiegate nel lavoro di badante di cui il 92% donne e 74.923 italiane a fronte di circa 2,5 milioni di anziani non-autosufficienti (Fonte: Istat 2014). Le regioni del Nord-Ovest hanno la più alta concentrazione di lavoratori nel settore domestico (29%), al primo posto si colloca la Lombardia, seguono Lazio, Emilia-Romagna e Toscana. La maggioranza dei collaboratori domestici italiani si trovano in Sardegna: rappresentano i ¾ sul totale dei collaboratori presenti nella regione più longeva d’Italia. La fascia d’età più preminente è quella 45-49 anni. A tutto ciò, si aggiunge il fenomeno del cosiddetto lavoro in nero. Mediamente ci sono 5 badanti ogni 100 ultra 75enni.

I diritti dell’assistente familiare

In Italia, la popolazione anziana rappresenta il 22%; stando alle future proiezioni, nel 2050, gli ultra 65enni rappresenteranno circa il 34% (Fonte: Istat 2017). Esistono una serie di misure in favore delle assunzioni delle assistenti familiari. Citiamo il cosiddetto “assegno badanti” della Lombardia ed il contributo promosso dalla Legge Regionale n. 15 del 2015 “Interventi a favore del lavoro di assistenza e cura svolto dagli assistenti familiari”. Dal 2002, il Veneto ha introdotto l’assegno di cura “badanti”; Emilia-Romagna, Toscana e Lazio si sono mosse in questa direzione (IRES Morosini, 2016). Saraceno ha riportato l’esempio dell’Home care premium, un servizio al momento riservato a dipendenti e pensionati del settore pubblico e dei loro familiari. Attraverso un prelievo obbligatorio sul reddito o sulla pensione, si riceve una prestazione monetaria da utilizzare per l’assunzione di una badante con l’aggiunta di ulteriori servizi in base alle necessità dell’utente. Nel 2017, sono state accolte 30mila domande su graduatoria nazionale. Questo è un sistema misto che permette di sostenere le famiglie: l’ideale sarebbe concederne l’accesso a tutti. Come in Germania ed Olanda, in cui un’assicurazione obbligatoria offre a tutti una protezione contro il rischio di non autosufficienza. Il rapporto anziano/badante può essere inteso come incontro di due solitudini (Sarti, 2003) e di due necessità: la sopravvivenza. Considerando gli attuali mutamenti socio-economici e culturali, l’Italia offre un lavoro che difficilmente entrerà in crisi: l’assistente familiare.

Arianna Caccia

Print Friendly, PDF & Email