La nuova miniserie targata Netflix è Unorthodox: tratta dall’autobiografia di Deborah Fieldeman, è la storia di Ester, soprannominata Esty, che cerca la propria identità fuggendo dalla comunità ebraica ultra ortodossa chassidica di New York. La giovane Esty è stanca di vivere in una realtà che non le consente di esprimere sè stessa, poiché oltre ad essere insoddisfatta del proprio matrimonio combinato, lo è anche del clima all’interno di una comunità che si rifiuta di abbracciare la modernità. Le rigide regole imposte all’interno di essa prevedono che l’unico e solo scopo della donna sia procreare ed essere una buona madre e moglie. L’istruzione è ad esse permessa fino ai 17 anni ed è loro proibito coltivare hobby, poiché fonte di distrazione. Esty, noncurante, approfondisce la passione per la musica di nascosto, che però sarà costretta a terminare per dimostrare al marito la sua devozione. Un giorno decide di fuggire a Berlino, spinta dalla necessità di scoprire la propria identità e di realizzarsi.

Vi è un oggetto che ci mostra chiaramente l’intento di Esty: la bussola regalatagli dalla donna che le ha permesso di realizzare la sua fuga sembra simboleggiare il fatto di orientarsi non solo nella nuova città ma anche di trovare il suo posto nel mondo. Nel frattempo Yanki, suo marito, ed il cugino partono alla ricerca della ragazza sostenuti anche dal rabbino, il quale desidera preservare l’integrità della propria comunità senza che qualcuno si perda. Appena arrivata in città fa la conoscenza di un gruppo di ragazzi che suonano al conservatorio: rimane tanto affascinata e commossa che, cavalcando l’onda di queste emozioni, riprenderà a seguire la propria passione per la musica, troppo grande e potente per essere travolta e seppellita tra i dogmi imposti dalla sua comunità.

Nel frattempo che Esty esplora Berlino, parallelamente grazie ad alcuni flashback assistiamo alla nascita del suo matrimonio combinato nel quale presentandosi a suo marito Yanki, si defininirà fin da subito una ragazza diversa dalle altre. Venendo a conoscenza della sua storia, i nuovi amici della ragazza pensano che sia scappata da una vera e propria prigione, ma non è lo stesso per lei, che vede la sua fuga come un tentativo di trovare sé stessa e la propria strada, lontana da quell’opprimente e soffocante destino che qualcun altro aveva scelto per lei, lì alla comunità.

Menù Interno

Apparati di dominio patriarcali

La serie, molto riflessiva, abbraccia la condizione della donna mostrandoci la forza di una ragazza che ha avuto il coraggio di abbandonare la campana di vetro sotto la quale era nata e cresciuta per scoprire una nuova vita. Di rilevante importanza è la teoria del punto di vista femminista di Dorothy E. Smith. La sociologa non si concentra solamente sulle donne ma anche nei riguardi di altre minoranze, come poveri, minoranze entiche, religiose e omosessuali.  La sua è una sociologia dal punto di vista femminile per le donne che possa dare loro la voce poiché soppresse dalle strutture dominanti del patriarcato nel quale non hanno voce in capitolo e sono addirittura private di esprimere una propria opinione. Nella teoria del punto di vista gli “apparati di dominio” è una delle tematiche centrali, in quanto è proprio grazie ad essi che le tutte le minoranze non hanno la possibilità di esprimersi come meglio credono poiché prigioniere di apparati predominanti all’interno della società, o della comunità nelle quale vivono. In questo caso Esty è oppressa dalla comunità incentrata solamente sull’uomo nella quale non le viene concesso di esprimere il proprio punto di vista e le proprie emozioni. In poche parole è solo un macchina che potrà sfornare figli e accettare le regole perché deve non perché vuole.  

Conflitto tra comunità e società

In Unorthodox non è presente un rapporto sinergico tra società e la comunità, in quanto quest’ultima ha deciso di rifiutare qualunque forma di modernità provenienti dall’esterno, come ad esempio l’uso della tecnologia, comportandosi come un sistema chiuso. Tonnies studiò le differenze tra due tipologie di comunità molto diverse l’una dall’altra: la comunità primitiva, nella quale predominavano le relazioni personali e informali, in particolar modo quelle caratterizzate da una parentela stretta, e la società industriale moderna, in cui invece la tipologia di relazioni predominante è quella impersonale e formale. Nella serie notiamo come la comunità, seppur immersa nella grande mela, non intende far parte della realtà della metropoli: i suoi componenti, infatti, si conoscono tutti e vi è una forte carica parentela che li lega. Nello spiegare le differenze sostanziali tra i due tipi di società, Parsons elabora Il modello delle variabili strutturali, che possono essere utili nel comprendere il ragionamento di Esty nell’abbandonare la comunità. L’autore ne elaborò cinque, espresse con le rispettive dicotomie: ascrizione/acquisizione, diffusione/specificità, affettività/neutralità affettiva, Particolarismo/universalismo, collettività/individuo.


Le dicotomie adatte per l’analisi del film a mio avviso sono:
diffusione/specificità: riguardano le aspettative che un individuo ha nei confronti dell’altro in base al tipo di relazione che li lega. Ad esempio, nella comunità ebraica vige un rapporto intimo fra tutti i membri, tanto che conoscessero la questione sessuale che lega Esty al marito, come se le questioni coniugali riguardassero tutta la comunità e non l’intimità della coppia. Parson chiama questo tipo di relazione “diffusa”. Nella società moderna le relazioni invece sono tutto l’opposto, definendole specifiche, ovvero si sviluppano secondo certi limiti come ad esempio il rapporto formale tra l’insegnante e l’alunno o medico e paziente. Esty, iniziando a vivere a Berlino, può tenere alcune cose per sé e decidere quali condividere con i propri amici, cosa impossibile ed impensabile all’interno della comunità.
collettività/individuo: riguarda il soddisfare i propri interessi o quelli della collettività. Esty, che le piaccia o meno, si dovrà sposare, rasarsi i capelli dopo il matrimonio, essere una brava moglie e mettere al mondo quanti più figli possibili per soddisfare gli interessi della propria religione, a Berlino invece, potrà agire in base alle proprie esigenze e necessità senza rendere conto a nessuno, scoprendo chi è realmente e cercando di realizzarsi come meglio crede.

Religione e modernità


Durkheim ha un pensiero affine a quello di Tonnies, difatti trova analogie tra: società meccanica e comunità primitive, in quanto in entrambe è presente una forte coscienza collettiva, e società organica con le società moderne, nelle quali la coscienza collettiva viene a mancare per via dell’individualismo. Secondo Durkheim le società, con il susseguirsi di sviluppi e mutamenti, hanno sempre avuto a che fare con la religione, è sempre esistita. Sostiene infatti che “sia un aspetto permanente ed essenziale dell’umanità” ed è la società che le genera. Tramite una determinata ritualità, i credenti affermano periodicamente la propria fede. Nella serie, oltre a momenti di preghiera, troviamo una certa ritualità nell’atto di procreare: la relazione fisica tra marito e moglie è considerata sacra e le effusioni in pubblico non sono ammesse in quanto il loro scopo è quello di creare una famiglia, descrivendo l’uomo donatore (colui che da) e donna recipiente (colei che riceve) e viene spiegata l’importanza di fare figli, ovvero ridare vita ai sei milioni di ebrei sterminati nei campi. Seppur la serie sia ambientata nei giorni nostri, ho trovato interessante notare come all’interno di una metropoli moderna sia presente una società che rifiuta la modernità, accostandosi per alcuni elementi alla comunità primitiva o alla società meccanica.

Nella sua opera “Le forme elementari della vita religiosa” spiega come la religione abbia un’origine sociale, e la funzione di rappresentare la coscienza collettiva, definendola “un sistema solidale di credenze e di pratiche relative a cose sacre, cioè separate e interdette, le quali uniscono in un’unica comunità morale, chiamata Chiesa, tutti quelli che vi aderiscono”. La religione nelle tribù primitive ha un grande potere di integrazione trasmettendo agli individui che ne fanno parte ideali e valori comuni. Sostiene inoltre che la religione sia un fatto sociale, ovvero “un insieme di credenze e modelli di comportamenti, stabiliti dalla collettività”, e ne evidenzia così la funzione di “collante sociale”.

La fuga dalla comunità per la ricerca dell’identità, secondo Durkheim è il “culto dell’individuo” ovvero, mano a mano che in Esty cresce la fiducia in se stessa, proporzionalmente nasce il bisogno di allontanarsi e distaccarsi dal controllo di gruppo imposto dalla comunità. Parlando della secolarizzazione della religione egli intende che nelle società odierne la religione riceve meno attenzione, perdendo il significato sociale che possedeva. In breve “è la perdita del potere e dell’autorità di cui un tempo la religione godeva in tutti i campi dell’attività umana”. Questo avviene poiché le scoperte scientifiche hanno risposto a numerosi quesiti a cui si cercava risposta con la religione.

Concludendo, le religioni vengono condivise da molte persone ed è per questo che sono considerate da Durkheim come fenomeni collettivi, ed è grazie alla base comune di valori e credenze che esse offrono che la comunità si può solidificare. Pertanto, la difficoltà di Esty di rimanere incinta non è un problema della coppia, ma di tutta la comunità, tanto che riceve di continuo suggerimenti e consigli da lei non richiesti. Inizia a distaccarsi dagli ideali e valori della comunità quando percepisce di essere considerata “difettosa, rotta” e quando è costretta a rinunciare alla musica. Comprende dunque che si può essere donna pur non avendo figli e non essendo sposata, fuggendo dalla comunità e scoprendo le varie sfumature della vita. Sarebbe interessante vedere altre serie tv che rappresentano diverse religioni, ed in base alle religioni rappresentate scoprire un punto di vista differente. Questa volta lo abbiamo avuto grazie ad una ragazza di 19 anni, la prossima serie quale sarà?

Print Friendly, PDF & Email