Ogni territorio ha delle specifiche peculiarità che lo rendono diverso da un altro. Oltre alle caratteristiche paesaggistiche naturali, a rendere un territorio diverso da un altro, concorrono le caratteristiche urbanistiche. Il disegno urbanistico di una città permette a quest’ultima di mostrare il suo potenziale e, di conseguenza, ne aumenta la sua importanza in termini di sviluppo. Come può il turismo trovare dei nessi con l’urbanistica? Queste due cose possono essere una conseguenza dell’altra o sono da considerarsi come entità differenti? I comuni italiani attuano progetti di urbanistica più specifici tenendo conto della variabile del turismo? Cerchiamo di capire qualcosa in più e se, con specifici progetti, le nostre città potrebbero crescere in termini di sviluppo legato al turismo.

Cos’è l’urbanistica?

L’urbanistica è una disciplina che studia il territorio antropizzato ed ha come scopo la progettazione dello spazio urbano e la pianificazione organica delle modificazioni del territorio incluso nella città o collegato con essa. Comprende inoltre tutti gli aspetti gestionali, di tutela, programmativi e normativi dell’assetto territoriale ed in particolare delle infrastrutture e dell’attività edificatoria. Tale disciplina è da considerarsi da una prospettiva strutturale/funzionale nella mole di progetti d’attuazione che concorrono a rendere, appunto, può funzionali le città. Le radici di quella che è l’urbanistica odierna risalgono ancor prima dell’età dei Romani. Sulla scia di progetti attuati da Ippodamo di Mileto, architetto e urbanista greco che per primo ha utilizzato schemi planimetrici nella pianificazione delle città ponendo al centro l’Agorá con raggruppati i servizi al centro e gli edifici disposti in isolati di grandezza e forma regolata, i Romani perfezionarono tale progetto sviluppandolo ulteriormente. Con il Medioevo le città iniziarono ad essere costruite più sulle alture e murate per difenderle dagli attacchi dei nemici. Con il passare degli anni si è cercato sempre di dare alle città un ordine in termini di edificazione e strutturazione. Le prime idee urbanistiche in età moderna si hanno nell’età Rinascimentale, in Italia e in particolare a Ferrara, con la costruzione dell’Addizione Erculea nel 1492 di Biagio Rossetti, che progetta la prima pianificazione urbana moderna con ampi viali funzionali per i cittadini e per i duchi.

I padri dell’urbanistica

L’idea di dare alla città una forma ordinata e razionale si riscontra nelle opere dei trattatisti del XV secolo a cominciare da Filarete, che nel suo trattato disegna la prima città ideale, Sforzinda, con uno schema geometrico rigoroso, con disegno di tipo radiale che caratterizzerà tutte le teorizzazioni successive, tradizionalmente indicate sotto il nome di “città ideale“, un simbolo della concezione artistica e filosofica di tutto il Rinascimento. I “padri” dell’urbanistica moderna possono essere considerati:

– Georges-Eugène Haussmann
, che ha trasformato la città di Parigi nel 1853 per volontà di Napoleone III;
– Ludwig Ditter von Förster, che a Vienna nel 1857 ha tracciato il primo “ring”, ossia un’ampia arteria alberata che cinge l’intero nucleo medioevale;
– Cerdá, che nel 1867 con il libro “Teoria generale dell’urbanizzazione” ha posato le fondamenta della disciplina attraverso il primo manuale d’urbanistica e il piano generale di Barcellona. Secondo Cerdá l’innovazione della città stava nella concentrazione delle vie e degli isolati. Questi ultimi, di forma ottagonale per facilitare la circolazione, erano attraversati da ampie strade e costituiti in parte da giardini che permettevano una buona ventilazione e l’esposizione al sole.

Nel corso del XIX secolo le grandi città europee furono oggetto dei cosiddetti “sventramenti” che ne rivoluzionarono l’aspetto. Furono abbattuti i vecchi quartieri medievali e sostituiti con imponenti palazzi e ampi viali alberati. In Italia i primi veri e propri piani urbanistici vengono attuati a partire dagli anni ’30 ma solo nel dopoguerra ci fu un boom edilizio che interessò molte città.

Un rapporto di qualità

Il rapporto tra turismo e urbanistica non è da sottovalutare perché una città turistica ha delle specifiche peculiarità che la rendono una città “positiva” dal punto di vista strutturale. Riguardo al rapporto città/qualità non è difficile trovare “recensioni” al riguardo. Una città è meta turistica non solo per le bellezze paesaggistiche ma anche per i servizi che offre, per le attrazioni che vengono “studiate” a tavolino affinché queste incrementino l’economia della città. Quando si fanno progetti di questo genere si cerca sempre di riservare dello “spazio” alle risorse esterne: da alcune ricerche fatte è emerso che i comuni, esempio tra tanti, nei progetti urbanistici del piano territoriale fanno rientrare la creazione di spazi da adibire a parcheggio, sosta di camper, ecc. Questo è un’incentivo in più che porta i turisti a spostarsi avendo la possibilità di avere dei posti a disposizione per sostare, o ancora l’edificazione di hotel nelle zone centrali. Il dialogo tra il paesaggio naturale e quello urbanistico è fondamentale affinché ci sia la possibilità di migliorare il contesto urbano.

Miglioramenti dal basso

Nelle zone turistiche, ma non solo, lo sviluppo urbanistico passa principalmente per la pedonalizzazione di varie aree principalmente ricavate al centro, che devono risultare attrattive oltre che belle. Non si può certamente parlare di turismo se alla base non vi è una città curata, se non si crea un “dialogo” tra variabili paesaggistiche e urbanistiche. La cura della città parte in primis da come la città è considerata come potenziale per tutti, sono innanzitutto i cittadini che vivono al suo interno ad averne cura, anzi, in taluni casi, sono proprio i cittadini che propongono dei cambiamenti all’amministrazione comunale e questo può considerarsi come coinvolgimento attivo nelle scelte strategiche per lo sviluppo economico di una determinata area. Fare urbanistica può essere inteso anche come governare le attività degli uomini sul territorio. I flussi turistici di determinate località ne caratterizzano il loro essere. In particolare ad essere analizzati sono il numero di arrivi nella località e il numero di pernottamenti.

Cosa adottano i nostri comuni?

Il turismo, senza alcun dubbio, è da considerarsi come una delle variabili più importanti in termini di sviluppo economico. La crisi economica degli ultimi anni ha messo in ginocchio milioni di persone, perdita di posti di lavoro e altri fattori che hanno portato il nostro paese ad attraversare momenti davvero negativi. Uno dei modi per risollevare la situazione è sicuramente concentrarsi sulle potenzialità che un territorio potrebbe offrire. Prestare attenzione sul settore turistico porterebbe le nostre città ad acquistare maggior visibilità e di conseguenza più ricchezza. Per questo motivo vengono attuati dei veri e proprio piani di sviluppo turistico territoriale. Un buon piano di sviluppo turistico mette in risalto la qualità di un territorio al fine di accrescerne la competitività con altri luoghi e facilitarne lo sviluppo economico-sociale. A tal proposito, soprattutto nelle località di montagna, si instaurano degli accordi tra comuni per rendere varie aree più ospitali. Si tratta sostanzialmente di un’iniziativa che viene promossa da un ente pubblico previa un’accurata analisi delle potenzialità del territorio in relazione ai territori limitrofi. Un piano di questo tipo va a coinvolgere i cosiddetti “stakeholders“, che hanno l’incarico di condividere gli obiettivi e la strategia di massima del piano stesso. Per raggiungere con successo i diversi obiettivi, occorre elaborare proposte specifiche e promuovere apposite soluzioni. Le proposte devono essere strutturate dettagliatamente affinché si possano trarre tutti i principali punti di forza (strength) e di debolezza (weaknesses). Inoltre, occorre rintracciare le opportunità (opportunities) e le minacce (threats) del territorio che si prende in esame. L’analisi si deve arricchire con dati statistici di supporto. Questi ultimi si devono aggiornare e in base ad essi sarà possibile elaborare l’intero lavoro di pianificazione. A questo punto, una volta attuato il piano e portati a termine i lavori di riqualificazione territoriale, la città è pronta ad accogliere i turisti e ad arricchirsi sempre di più. E la vostra città cosa offre in termini di turismo?

Filomena Oronzo

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Filomena Oronzo

Laureata in Sociologia con specializzazione in Politiche Sociali e del Territorio, adoro leggere e scrivere. Per me fare sociologia è vivere il quotidiano in tutte le sue sfaccettature e peculiarità. Oggi sono assistente amministrativo all’Ospedale Infantile di Trieste e soprattutto moglie e mamma, la più grande ricchezza in assoluto.