L’analisi del lavoro tradizionale è come un telefono a tastiera: fa il suo dovere, ti dà una base solida per capire un mestiere, ma da sola non basta in un mondo che cambia ogni giorno. Come ho scritto in Analisi del Lavoro: La Guida per Trovare il Ruolo Giusto, è un processo sistematico che scompone un ruolo in unità – lavoro, posizioni, compiti, attività – per dirti cosa fai e cosa ti serve per farlo bene. Ti offre una job description chiara e un ritratto della persona ideale, con le sue competenze e qualità. È una mappa preziosa, ma spesso si ferma lì: ti dice “Cosa” e “Chi”, ma non sempre il “dove” e il “perché”. Ora pensa alla tecnologia che ha stravolto i classici ruoli lavorativi, e pensa a un ufficio senza computer di vent’anni fa. Oggi il lavoro è molto diverso, è più di una lista di mansioni, poiché, ci si trova spesso a dialogare oltre che con persone, anche con tecnologie. Per cui, serve uno strumento che parta da quella base di analisi sul “Cosa” e “Chi” del lavoro, e la porti nel presente, che “guardi oltre il foglio”. La work analysis è proprio questo: un’evoluzione dell’analisi del lavoro, che rende il lavoro di oggi più chiaro e reale mettendo il contesto al centro. Non è una rottura col passato – è un passo avanti.

Cos’è la Work Analysis?

La work analysis non butta via l’analisi del lavoro: la amplia. Non si ferma al tuo ruolo o alle tue capacità, ma unisce il lavoro, chi lo fa e il sistema che lo circonda. Un team leader non è solo i suoi compiti (pianificare turni) o le sue doti (organizzare), come direbbe una buona person specification; è come funziona con il gruppo, l’azienda, gli obiettivi. L’analisi del lavoro tradizionale ti dà la struttura – cosa fa e chi serve – ma la work analysis aggiunge la vita reale: il lavoro non è mai solo quello prescritto.

Ci sono imprevisti, standard personali, obblighi nascosti. Immagina un tecnico di laboratorio: prepara campioni, ma i risultati sono in ritardo. L’analisi del lavoro direbbe che sa usare il microscopio e scrivere report; la work analysis scopre che il team non gli passa i dati in tempo, il capo cambia priorità ogni ora, il microscopio è vecchio. È un approccio olistico: considera il “dove” (un laboratorio rumoroso), il “con chi” (colleghi disorganizzati), il “perché” (una strategia confusa).

La Work Analysis

La work analysis amplia l’idea di studio del lavoro, andando oltre la semplice osservazione dei doveri o dei tratti di chi lo esegue, per includere anche l’ambiente in cui si opera e gli elementi che ne guidano lo svolgimento. Come riportato da Schneider e Konz nel 1989, questo metodo prende in considerazione:

  • ciò che si fa, ovvero le attività e i compiti;
  • le qualità personali di chi lavora, come il sapere, le competenze, le doti innate e altri aspetti (KSAO);
  • il sistema organizzativo, con la sua struttura, i valori interni e le relazioni tra colleghi;
  • gli strumenti, le tecnologie e lo spazio fisico che lo circondano; e il modo in cui il lavoro si trasforma col passare del tempo, con variazioni nei ruoli e nelle capacità richieste.

Diversamente dall’approccio classico di analisi del lavoro, più rigido e concentrato su attività definite, la work analysis si distingue per la sua elasticità e vitalità, offrendo una visione di come il mestiere evolve e di come chi lo svolge si adatta al contesto. È un sistema particolarmente prezioso in situazioni segnate da cambiamenti rapidi, sia economici che tecnologici.

Non è statica come una semplice lista. Il lavoro evolve: un tecnico appena assunto ha bisogno di pazienza per imparare gli strumenti; dopo un anno, deve essere rapido e preciso. La work analysis lo vede e ti chiede: “Questa persona e questo contesto funzionano insieme, oggi?”. È una rete viva, che respira con l’ambiente e si adatta, costruendo su ciò che l’analisi del lavoro ha già mappato.

Metodi pratici per vedere il contesto

La work analysis non crea dal nulla: prende i dati dell’analisi del lavoro e li arricchisce andando a vedere sul campo. L’osservazione è diretta: entri in laboratorio, guardi i tecnici al lavoro e annoti – uno pulisce provette ma si ferma perché il carrello è scomodo. Lo shadowing è un passo oltre: significa seguire una persona per un’intera giornata, stando al suo fianco come un’ombra per capire ogni mossa. Ad esempio, stai con un tecnico e vedi: “Ha controllato un campione, ma ha perso dieci minuti perché la stampante era lenta”. È un metodo pratico che ti immerge nel suo ritmo, mostrandoti il lavoro reale, non solo quello teorico della job description. Vediamolo in dettaglio.

Lo shadowing e il metodo dei diari

È un metodo per esplorare il lavoro che si basa sul seguire da vicino una persona mentre porta avanti le sue mansioni, con l’intento di raccogliere dati precisi su cosa fa, come prende decisioni, come si relaziona con lo spazio intorno e quali capacità servono. Attraverso un approccio che immerge chi osserva nella realtà del mestiere, permette di afferrare l’essenza autentica di ciò che accade, catturando anche quei dettagli nascosti o difficili da registrare con altri sistemi di studio. Poi ci sono i diari: il tecnico scrive cosa fa ogni ora – “ho analizzato dati, ma una telefonata mi ha interrotto; il software si è bloccato”. Può contare quante volte usa il microscopio (numeri) o descrivere come sceglie i campioni (storie).

La task analysis gerarchica

La task analysis gerarchica è un sistema ordinato per spezzettare il lavoro in pezzi sempre più piccoli: prendi un compito come “scrivere un report” e lo dividi in fasi – leggere dati, scegliere parole, controllare – poi guardi dove il contesto lo rallenta, tipo una penna che non scrive o un computer lento. È come smontare un giocattolo per vedere come funziona e dove si inceppa.

Detto in altri termini, si tratta di un sistema per studiare il lavoro che prende un’attività complicata e la divide in una serie ordinata di pezzi più piccoli, organizzati come un albero, dove ogni ramo mostra i passi da fare per arrivare a un risultato chiaro. Questo metodo evidenzia come le varie azioni si collegano tra loro, con lo scopo di rendere il compito più fluido, aiutare chi deve impararlo, disegnare strumenti facili da usare e ridurre gli sbagli, usando un approccio logico che descrive tutto come una catena di momenti connessi.

La Tecnica delle “Istruzioni al Doppio”

Si tratta di un approccio per capire il lavoro, nato dall’etnografia, in cui una persona esperta in un certo ruolo spiega passo passo a qualcuno, chiamato “doppio”, come fare ogni cosa del suo mestiere quotidiano. L’idea è dare indicazioni così precise che il sostituto possa prendere il suo posto senza che nessuno se ne accorga. Questo serve a tirare fuori trucchi, modi di fare e idee pratiche che di solito restano nascoste, non scritte nei manuali o nelle regole ufficiali.

In pratica, la tecnica delle Istruzioni al Doppio è un esercizio semplice ma furbo: chiedi a qualcuno “Spiegami passo passo come fare il tuo lavoro al posto tuo”. Il tecnico ti dice: “Se la luce è debole, sposto la lampada”, e così scopri i suoi trucchi e come adatta il lavoro a modo suo. Una volta un magazziniere arrancava: il diario mostrò che cercava scatole per ore perché gli scaffali erano un disastro. Non serviva insegnargli niente, bastava mettere ordine.

Il contesto fa la differenza

Abbiamo capito che la work analysis parte dalla base dell’analisi del lavoro e ti apre gli occhi. Quel tecnico non fallisce per mancanza di competenze (le KSAO ci sono), ma perché il contesto lo frena: un team scoordinato, un capo confuso, strumenti vecchi. Lui si adatta al lavoro (sa usare il microscopio), al gruppo (coordina coi colleghi), all’azienda (rispetta le scadenze), ma se il sistema lo blocca – pc lento, troppe riunioni – non rende. La work analysis ti dà soluzioni: un carrello nuovo, meno distrazioni, obiettivi chiari.

Pensa a un responsabile di logistica: i pacchi arrivano tardi. L’analisi del lavoro direbbe che sa pianificare; la work analysis vede che i fornitori non rispondono e il telefono squilla troppo. O un impiegato d’ufficio: non finisce i rapporti. Lo shadowing mostra che perde mezz’ora in un archivio disordinato. La risposta non è un corso, ma una scrivania più grande e un sistema digitale. È pratico: prende la struttura dell’analisi del lavoro e la rende viva coi fattori reali – rumore, colleghi, strategia.

Perché la work analysis è importante oggi?

La work analysis è l’analisi del lavoro portata nel mondo di oggi. Cerca ostacoli – cultura rigida, obiettivi vaghi – e li risolve. La puoi usare per il reclutamento: “Questo ruolo funziona in questo team?”. Per la gestione: “Il gruppo è allineato?”. Per la formazione: “Cosa blocca davvero?”. Un’azienda può rivitalizzare un reparto non con corsi inutili, ma con un capo deciso e un ambiente silenzioso. Parte dai dati dell’analisi del lavoro – mansioni e competenze – ma va sul campo, perché ogni posto è unico. È l’evoluzione naturale: prende la mappa e la bussola dell’analisi del lavoro e le usa per navigare una rete viva, che puoi rafforzare passo dopo passo.

Riferimenti

Brannick, M. T., Levine, E. L., & Morgeson, F. P. (2007). Job and work analysis: Methods, research, and applications for human resource management (2ª ed.). SAGE Publications.