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	<title>Henri Lefebvre Archivi - Sociologicamente</title>
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	<description>Fatti sociali, Sociologia, Informazione</description>
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	<title>Henri Lefebvre Archivi - Sociologicamente</title>
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		<title>Città globali e disuguaglianze</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2016 08:31:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando passeggiamo per le nostre città, si può notare come esse presentino caratteristiche simili. Che ci si trovi in una città in Spagna o in una grande città in Svezia, per le vie del centro potremmo sicuramente andare a consumare l’hamburger di una grande multinazionale o il caffè. Camminando nelle città si possono osservare grandi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Quando passeggiamo per le nostre città, si può notare come esse presentino caratteristiche simili. Che ci si trovi in una città in Spagna o in una grande città in Svezia, per le vie del centro potremmo sicuramente andare a consumare l’hamburger di una grande multinazionale o il caffè. Camminando nelle città si possono osservare grandi catene di abbigliamento e fast-food, possiamo acquistare gli stessi cibi, lo stesso capo d’abbigliamento. Trovarsi a Londra piuttosto che a Berlino non fa alcuna differenza.</p>
<p align="justify"><strong>David Harvey</strong>, geografo e sociologo britannico, scrive che il dominio di classe si esercita non solo sui dispositivi statali su intere popolazioni: sui loro stili di vita e la loro forza lavoro, sui modelli culturali e politici e la loro concezione del mondo. <strong>Saskia Sassen</strong>, sociologa olandese, sostiene che la più grande novità della globalizzazione siano le <strong>città globali</strong>. Occorre innanzitutto comprendere quali possano essere le caratteristiche di questa nuova tipologia di città.</p>
<h3>Le caratteristiche delle città globali</h3>
<figure id="attachment_1932" aria-describedby="caption-attachment-1932" style="width: 198px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/k6943.gif"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-1932" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/k6943-198x300.gif" alt="Città globali di Saskia Sassen" width="198" height="300" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/k6943-198x300.gif 198w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/k6943-277x420.gif 277w" sizes="(max-width: 198px) 100vw, 198px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1932" class="wp-caption-text">Città globali di Saskia Sassen</figcaption></figure>
<p align="justify">Le città globali si caratterizzano per degli aspetti fondamentali che sono l’aspetto <strong>economico</strong> e quello <strong>politico</strong>. Dal punto di vista economico, secondo la Sassen, una città globale detiene le capacità e le risorse per operare nelle imprese e nei mercati internazionali e globali. Dal punto di vista politico, invece, uno dei nodi più problematici e caratteristici delle città globali è la <strong>lotta per lo spazio</strong>. Ritiene che questo tipo di città sia uno spazio conflittuale con connotazione principalmente locale, ma di fatto globale in quanto questi conflitti per lo spazio sono presenti in tutte le città globali del mondo. Secondo <strong>Henri Lefebvre</strong>, il capitalismo sarebbe in grado di sopravvivere solamente occupando spazio. La città globale, essendo un modello di città capitalistica a livello globale appunto, darebbe vita a una vera e propria lotta per lo spazio urbano, poiché cerca di guadagnare spazio a discapito degli abitanti delle città e in particolare rispetto alle classi meno abbienti che non possono pagare. In questo modo si generano all’interno dello spazio urbano delle <strong>disuguaglianze</strong> per la fruizione dello spazio e tra chi può permetterselo e chi non può.</p>
<h3>La guerra per lo spazio</h3>
<figure id="attachment_1933" aria-describedby="caption-attachment-1933" style="width: 255px" class="wp-caption alignright"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/306152502_640.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-1933" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/306152502_640-300x225.jpg" alt="Secondo la Sassen oggi vi sarebbero solo tre città globali: New York, Tokyo e Londra." width="255" height="191" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/306152502_640-300x225.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/306152502_640-80x60.jpg 80w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/306152502_640-265x198.jpg 265w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/306152502_640-560x420.jpg 560w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/306152502_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1933" class="wp-caption-text">Secondo la Sassen oggi vi sarebbero solo tre città globali: New York, Tokyo e Londra.</figcaption></figure>
<p align="justify">Città che si misurano in performance, spesso determinate dall’attrazione di capitale e di grandi multinazionali che sono responsabili della globalizzazione, della lotta e delle resistenze da parte dei cittadini. Si modifica la città, mutano la specificità delle vie del centro e talvolta la stessa <strong>identità</strong> e <strong>appartenenza</strong> degli abitanti. <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><strong><a style="color: #ff0000; text-decoration: underline;" href="http://sociologicamente.it/zygmunt-bauman-lavvento-della-societa-liquida/">Zygmunt Bauman</a></strong></span></span> ritiene che fare sempre meglio del vicino e cercare di superare gli altri, dunque il mettere gli individui in competizione, presupponga la disuguaglianza. La competizione generata dalla contesa per lo spazio e dall’idea economica della città globale porterà verso l’aumento delle disparità. La Sassen pensa che questa difformità colpirà maggiormente la <strong>classe media</strong>, che sarà sempre più impoverita. Deterrà meno possibilità economiche per poter occupare lo spazio all’interno delle stesse città, che saranno divise in più ricchi e sempre più poveri.</p>
<h3>Tra globale e locale</h3>
<figure id="attachment_1935" aria-describedby="caption-attachment-1935" style="width: 230px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/saskia_sassen-1xhp3yu.gif"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-1935" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/saskia_sassen-1xhp3yu-230x300.gif" alt="Caricatura della sociologa Saskia Sassen" width="230" height="300" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/saskia_sassen-1xhp3yu-230x300.gif 230w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/saskia_sassen-1xhp3yu-322x420.gif 322w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1935" class="wp-caption-text">Caricatura della sociologa Saskia Sassen</figcaption></figure>
<p align="justify">Tuttavia questo conflitto ha dato avvio a una nuova forma di politica e di partecipazione da parte degli individui. Crescono le resistenze da parte di quei cittadini esclusi, quelli delle periferie, centri sociali, attività commerciali che provano a resistere alle logiche della grande distribuzione cercando di preservare la specificità locale. La città in questo modo si ritrova a ad avere una dimensione globale e una locale, che sono in perenne lotta tra loro per lo spazio. Paradosso in tutto questo è che da parte dei cittadini spesso vengano utilizzati i <strong>social network</strong> e i moderni strumenti di comunicazione legati alle <strong>multinazionali</strong>. Queste multinazionali sono causa della lotta per il “diritto alla città” come lo avrebbe definito Lefebvre, ma la moderna tecnologia di comunicazione consente ai cittadini di organizzarsi per le manifestazioni per difendere l’identità e la specificità. Spesso per dar vita a un’economia informale che aumenta esponenzialmente nelle città.</p>
<p><strong>&nbsp;Luisa Cuccu</strong></p>
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		<title>Gentrification: identità urbane che mutano</title>
		<link>https://sociologicamente.it/gentrification-identita-urbane-che-mutano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2015 14:21:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le grandi trasformazioni che hanno investito la società dopo la svolta neoliberista degli ultimi decenni, hanno messo in discussione il concetto originario di diritto alla città, introdotto da Henri Lefebvre nel 1968 e recentemente riformulato da David Harvey. La conformazione degli spazi influisce fortemente sull’identità, ma analogamente i processi sociali e culturali conformano gli spazi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le grandi trasformazioni che hanno investito la società dopo la svolta neoliberista degli ultimi decenni, hanno messo in discussione il concetto originario di <strong>diritto alla città</strong>, introdotto da Henri Lefebvre nel 1968 e recentemente riformulato da David Harvey. La conformazione degli spazi influisce fortemente sull’<strong>identità</strong>, ma analogamente i processi sociali e culturali conformano gli spazi che, secondo Lefebvre, vanno rivendicati. Simmel interpretava la spazialità come attributo dei processi sociali, come una proprietà intrinseca dei fenomeni sociali, che non si danno se non spazialmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle nostre città,  il dispiegamento di una serie di processi estremamente forti ne stanno cambiando il volto. Ciò accade per città italiane, radicate nella propria identità storica e culturale, ma non sono immuni molte realtà europee ed extraeuropee. Da una parte abbiamo processi di trasformazione veloci, per lo più legati a grandi interventi pubblici o a grandi operazioni immobiliari e finanziarie; dall&#8217;altra parte abbiamo trasformazioni che, tuttavia, possono risultare lente ma che ugualmente determinano un radicale cambiamento non solo urbanistico o territoriale, ma anche sociale e culturale. Tra le trasformazioni apparentemente più lente  troviamo i grandi processi di gentrification.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è la gentrification?</h2>
<figure id="attachment_393" aria-describedby="caption-attachment-393" style="width: 313px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2015/06/gentrification.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-393" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2015/06/gentrification-300x199.jpg" alt="gentrification" width="313" height="208" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2015/06/gentrification-300x199.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2015/06/gentrification.jpg 355w" sizes="(max-width: 313px) 100vw, 313px" /></a><figcaption id="caption-attachment-393" class="wp-caption-text">Gentrification</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">La <strong>gentrification</strong>, neologismo sviluppatosi negli ultimi cinquant&#8217;anni, viene tradotto in italiano in gentrificazione ma potrebbe essere tradotta anche come “aristocratizzazione” delle città. Quel processo per cui i  decadenti quartieri operai del centro cittadino vengono recuperati attraverso un influsso di capitale privato. Alla ristrutturazione degli immobili ed alla pianificazione dell’area segue l’insediamento di un nuovo tipo di inquilini <strong>middle class</strong>, la nuova gentry appunto. Gli originari abitanti vengono “rimossi” (sia in senso lato che letterale) e destinati a zone più periferiche. La gentrification riguarda non solo i centri storici, ma anche vaste aree consolidate e fortemente caratterizzate dal punto di vista dell’identità urbana e sociale, come alcuni quartieri operai o i quartieri della prima cintura.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo alcuni anni di stagnazione, lo studio del fenomeno acquisì nuova linfa, soprattutto grazie allo studio di <strong>Chris Hamnett</strong>, che lavorò sugli spostamenti della popolazione di Londra tra il 1961 e il 2001. Alla fine del periodo preso in esame, sostiene Hamnett, la classe operaia non esisteva più. Si cominciò così a vedere la gentrification come una manifestazione spaziale e sociale dalla transizione da un’economia industriale a un’economia post-industriale. In questo senso, non si parla più tanto di  delocalizzazione delle persone, ma di sostituzione.</p>
<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;effetto &#8220;trickle down&#8221;</h2>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2015/06/Immagine.png"><img decoding="async" class=" wp-image-395 alignright" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2015/06/Immagine-300x226.png" alt="Immagine" width="329" height="248" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2015/06/Immagine-300x226.png 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2015/06/Immagine-80x60.png 80w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2015/06/Immagine.png 466w" sizes="(max-width: 329px) 100vw, 329px" /></a>Una corrente di pensiero, esplicitata soprattutto nel lavoro del sociologo Peter Marcuse, ritiene che il processo di <strong>delocalizzazione</strong> si possa manifestare anche sotto il livello culturale: quando in un territorio cambiano i rapporti sociali e il tessuto urbano, organizzativo e sociale, certe zone diventano automaticamente esclusive per determinate fasce di popolazione. Vi è poi chi vede la gentrification come un processo positivo, perché genererebbe un effetto <strong> “trickle-down”</strong>: in questo senso le abitudini e i comportamenti delle classi più abbienti o di terminati centri geografici si estenderebbero progressivamente alle classi meno abbienti e alle periferie. Le aree gentrificate vengono quindi provviste di infrastrutture commerciali all’avanguardia e la loro promozione è curata nei minimi particolari.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosiddetta “rinascita della città” è pubblicizzata come un evento in grado di portare benefici a tutti i suoi  abitanti indistintamente, ma la realtà è diversa. Uno sviluppo diseguale caratterizza l’andamento della città, favorendo quelle zone che possiedono, per questioni storiche e/o geografiche, un maggiore <strong>capitale culturale</strong> (quello che Bourdieu definisce come “capitale oggettivo”). I problemi legati all’identità esplodono proprio in quei contesti urbani dove “si perde l’identità”, dove le tensioni trasformative sono più forti e si traducono in conflitti accesi. Tant’è che la presenza di importanti e significativi movimenti urbani e la formazione di comitati e associazioni locali sembrano spesso, più che (o non soltanto) l’espressione di un tessuto sociale attivo, consistente e radicato in culture dinamiche e preesistenti, il segnale di quanto questo tessuto si senta minacciato e reagisca in qualche modo alle trasformazioni che sente sempre più incalzanti e inarrestabili. Ne sono esempi il quartiere San Salvario a Torino, il quartiere Isola a Milano, il rione Monti a Roma, San Berillo e il Quartiere Fiera a Catania, il Quartiere Brancaccio a Palermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso tempo la questione dell’identità diventa un rischio quando viene posta in termini di conservare/salvaguardare un’identità, di <strong>politiche localistiche</strong> (che poi danno origine, estremizzando, ad atteggiamenti razzisti e che non accettano le diversità), di disegnare lo sviluppo di un territorio a partire da un’identità predefinita. Un po’ come parlare di spettacolarizzazione urbana, di cui parla Guy Debord ne “<em>La società dello spettacolo”</em>, dove lo spettacolo e la creazione di una ben precisa immagine collettiva, la merce come spettacolo, l’ideologia materializzata della città, sono i responsabili di questa condizione di crisi della dimensione urbana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anna DB</strong></p>
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