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	<title>bioetica Archivi - Sociologicamente</title>
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	<description>Fatti sociali, Sociologia, Informazione</description>
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	<title>bioetica Archivi - Sociologicamente</title>
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		<title>Conoscere la bioetica: proviamo a dare una definizione chiara</title>
		<link>https://sociologicamente.it/conoscere-la-bioetica-proviamo-a-dare-una-definizione-chiara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco D'Ambrosio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2019 12:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La bioetica è una disciplina che ne abbraccia altre, come il diritto e la filosofia. Stabilire una definizione univoca che possa far concordare le diverse anime con cui la disciplina sembra dialogare frequentemente non è affatto semplice. Tuttavia potremmo, per iniziare, analizzare la parola dal punto di vista etimologico. Essa è composta da due parole [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/conoscere-la-bioetica-proviamo-a-dare-una-definizione-chiara/">Conoscere la bioetica: proviamo a dare una definizione chiara</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">La <a href="http://sociologicamente.it/la-bioetica-tra-storia-e-modernita/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline; color: #ff9900;"><strong>bioetica</strong></span></a> è una disciplina che ne abbraccia altre, come il <strong>diritto</strong> e la <strong>filosofia</strong>. Stabilire una definizione univoca che possa far concordare le diverse anime con cui la disciplina sembra dialogare frequentemente non è affatto semplice. Tuttavia potremmo, per iniziare, analizzare la parola dal punto di vista etimologico. Essa è composta da due parole greche ovvero, “<strong><em>ethos</em></strong>”, (carattere o comportamento, costume, consuetudine) e “<em><strong>bìos</strong></em>” (vita).</p>
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<h2>Cattolici vs laici</h2>
<p align="justify">La nascita della disciplina è stata oggetto di un acceso dibattito tra cattolici e laici: secondo i primi, la nascita della bioetica deve essere fissata nella seconda metà degli anni ‘40 del 900, a ridosso del <strong>processo di Norimberga</strong> nonché il tribunale che evidenziò gli orrori delle sperimentazioni naziste, a cui seguì il codice omonimo. I secondi invece, sostengono la nascita della disciplina a cavallo degli anni ‘60-‘70 del novecento, anni in cui ci fu un notevole stravolgimento delle culture, della mentalità e delle tecnologie. Una possibile soluzione alla diatriba definitoria viene da <strong>Van Rensselear Potter</strong> che ne rivendicò la paternità nel suo libro &#8220;<em>Bioethics: science of survival</em>&#8221; (1971) sottolineando come l’umanità non sarebbe sopravvissuta a lungo restando in un’ottica materialista e consumistica, introducendo di fatto l’idea che la bioetica debba essere innanzitutto una scienza, fondata sul<strong> sapere biologico</strong>. Per meglio definire “la cosa” bioetica abbozzata da Potter, si può far direttamente riferimento all’<em>encyclopedia of bioethics</em> che nell’edizione del 1978 definiva la bioetica come:</p>
<blockquote><p>“lo studio sistematico del comportamento umano quando questo è esaminato alla luce di valori e principi morali”.</p></blockquote>
<h2>Un luogo di confronto</h2>
<p align="justify">Successivamente, venne apportata una modifica sostanziale, per la precisione nell’edizione del 1995, che definisce la bioetica come “<em>una parola derivata da bìos ed èthos, altresì lo studio sistematico delle dimensioni morali delle scienze della vita e della cura della salute, usando diverse metodologie etiche in un quadro interdisciplinare</em>”. Una definizione particolare la apporta <strong>Gilbert Hottois</strong>, secondo cui:</p>
<blockquote><p>“la bioetica è un insieme di pratiche interdisciplinari aventi per oggetto la chiarificazione o la risoluzione di questioni di carattere etico in relazione all&#8217;applicazione delle biotecnologie”.</p></blockquote>
<p align="justify">Lo stesso Hottois conferma la difficoltà di dare una definizione di bioetica in senso stretto, proprio per il suo (della bioetica) <strong>coinvolgimento in altri ambiti</strong>. Infatti afferma che la sua pratica e il suo discorso si situano nell’intersezione di più tecnoscienze, di scienze umane e di discipline non scientifiche. Proprio la parola &#8220;intersezione&#8221; ci fa capire come la bioetica sia anche <strong>luogo di confronto</strong> di diverse visioni della vita, di diverse concezioni filosofiche, diverse concezioni politiche e diversi linguaggi. Anche il termine &#8220;pratiche&#8221; ci fa capire che i temi da affrontare non sono distanti dalla nostra quotidianità ma anzi, l’opposto: tutto ciò è un rimando alla prassi e quindi un tema che ci riguarda direttamente, di conseguenza ciò si lega alla necessità di un interessamento di una qualche istituzione, in particolar modo, dei cosiddetti <strong>Comitati bioetici</strong>, cioè strutture di diversa natura (nazionali, internazionali, permanenti o ad hoc) costituite da specialisti di varia provenienza professionale, culturale ed etica, con il compito di valutare l’applicazione delle scienze e di elaborare pareri vincolanti per l’applicazione delle stesse. Ovviamente questo vincolo non viene tradotto subito in provvedimento legislativo, proprio per evitare un eccessivo integralismo scientifico.</p>
<p><strong>Francesco D&#8217;Ambrosio</strong></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/06/Francesco-DAmbrosio-Caporedattore-sociologicamente.jpeg" width="100"  height="100" alt="Francesco D&#039;Ambrosio Caporedattore sociologicamente" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://sociologicamente.it/author/francescodambrosio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesco D&#039;Ambrosio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Docente di comunicazione e Gestione HR. Giornalista pubblicista laureato in Sociologia con lode. Redattore capo di Sociologicamente.it.<br />
<i><a href="https://docs.google.com/document/d/1lTd2eP35pV6axDpBbvuyWI6nmzqzkCOQ/edit?usp=sharing&amp;ouid=117395073988038250447&amp;rtpof=true&amp;sd=true">PUBBLICAZIONI</a> | <a href="https://www.linkedin.com/in/francescodambrosio-sociologo-orientatore-hr/">LINKEDIN </a></i></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/conoscere-la-bioetica-proviamo-a-dare-una-definizione-chiara/">Conoscere la bioetica: proviamo a dare una definizione chiara</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
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		<title>Essere umano e persona: quali sono le differenze?</title>
		<link>https://sociologicamente.it/essere-umano-e-persona-quali-sono-le-differenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 13:43:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono molte teorie che definiscono lo stato di persona. È un argomento che si&#160; contraddice continuamente e che in ambito bioetico viene continuamente discusso e dibattuto. Sovente si fa una distinzione tra “vita umana” in senso puramente biologico, e “vita personale” intesa come vita di relazione. In questo modo si opera una indebita distinzione tra [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Esistono molte teorie che definiscono lo stato di <strong>persona</strong>. È un argomento che si&nbsp; contraddice continuamente e che in <a href="http://sociologicamente.it/la-bioetica-tra-storia-e-modernita/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #ff9900;"><strong><span style="text-decoration: underline;">ambito bioetico</span></strong></span></a> viene continuamente discusso e dibattuto. Sovente si fa una distinzione tra “vita umana” in senso puramente biologico, e “vita personale” intesa come vita di relazione. In questo modo si opera una indebita distinzione tra <strong>essere umano</strong> e <strong>persona</strong>, sostenendo che non tutti gli esseri umani sono persone.</p>
<h2>Tra essere umano e persona</h2>
<p align="justify">Alcuni affermano che un essere è una persona quando è in grado di svolgere delle funzioni, altri sostengono che per essere persona bisogna avere l&#8217;<strong>autocoscienza</strong>, la <strong>capacità di riflettere</strong>, l&#8217;<strong>autodeterminazione intersoggettiva</strong>. Di conseguenza si potrebbe iniziare e cessare di essere persona, alcuni uomini possono esserlo ed altri no, e persino &#8211; in linea di principio &#8211; alcuni animali e macchine artificiali potrebbero essere persone. Il <strong>Comitato Nazionale per la Bioetica</strong> (CNB) ha ritenuto di non poter accettare tale concezione di persona, perché introduce discriminazione tra gli esseri umani. Il Comitato ha concluso che essere persona significa possedere la <strong>natura razionale</strong>, e ciò è proprio di ogni essere umano, anche se si manifesta in tappe evolutive diverse e in certi casi di grado attenuato o addirittura nullo.</p>
<h2>Questione di coscienza</h2>
<p align="justify">Questo dibattito è fortemente sentito in ambito di <strong>fecondazione artificiale</strong> e <a href="http://sociologicamente.it/aborto-le-posizioni-delle-diverse-religioni/" target="_blank" rel="noopener"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff9900; text-decoration: underline;"><strong>aborto</strong></span></span></a>. Vi sono correnti che negano che l&#8217;embrione sia persona, perché non è ancora in grado di stabilire relazioni interpersonali (Rodotà, 2006). Questa tesi viene dibattuta da altra corrente che smentisce questa tesi, se consideriamo che le attuali conoscenze biologiche-psicologiche-affettive affermano che l&#8217;embrione e la mamma instaurano un rapporto sin dall&#8217;inizio. Ma le obiezioni di maggior riguardo allo stato di persona si verificano quando si basano sull&#8217;idea che non si nasce persona ma lo si diventa, quando matura la <strong>coscienza</strong> e si cessa di esserlo con la perdita di essa. Alla luce di questa prospettiva anche gli infanti, i disabili mentali, lo <a href="http://sociologicamente.it/eutanasia-quando-la-morte-diventa-una-scelta-di-vita/" target="_blank" rel="noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff9900; text-decoration: underline;">stato vegetativo</span></span></strong></a>, sono esseri umani ma non persone (Agazzi, 1993). Uno dei rappresentanti più convinti di questa posizione è<strong> Peter Tristram Engelhardt</strong> che aggiunge che la persona è tale quando è riconosciuta dagli altri, dunque lo stesso neonato &#8211; se al momento della nascita ha una famiglia &#8211; è persona, mentre se viene abbandonato e nessuno lo accudisce non lo è. C&#8217;è poi Singer che afferma che è persona&nbsp;ogni essere cosciente anche se non di specie umana; al contrario, non è persona l&#8217;essere che non è cosciente&nbsp; anche se individuo umano. Quando non c’è coscienza il soggetto non ha alcun <strong>valore morale</strong>. Così Singer corregge il primo comandamento: “<em>riconosci che il valore della vita umana varia</em>”. Accettare questo comandamento risolve il problema a cui va incontro l’etica della sacralità della vita quando è necessario prendere&nbsp; decisioni sui pazienti in stato vegetativo permanente o sui bambini anencefalici. Quindi quando esistono decisioni come in questi casi non bisogna affidarsi alla retorica del “tutte le vite sono uguali”, ma valutare altri parametri utili, quali il parere dei familiari e il desiderio espresso dal soggetto.</p>
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<h2>Uguali diritti</h2>
<p align="justify">A risposta a questi propositi vi è la posizione che la presenza della coscienza non è sempre verificabile empiricamente. Tutte queste difficoltà hanno condotto alcuni a pensare di eliminare il concetto di persona dal dibattito sulla tutela dell&#8217;<strong>embrione umano</strong>, ritenendo che l&#8217;embrione sia un individuo di natura umana per giustificare la sua dignità e inviolabilità. Altri invece ritengono che il concetto di persona sia un punto di riferimento irrinunciabile nel dibattito, perché è il miglior candidato per attribuire all&#8217;uomo una dignità inviolabile. Non dovrebbe essere necessario parlare di persona per difendere la vita umana ma essere difesa perché vita. Questa ormai è l&#8217;idea della coscienza civile moderna secondo la quale tutti gli esseri umani sono uguali e come tali hanno gli stessi diritti. Guardini scrisse che ciò che distingue l&#8217;uomo morale dal barbaro è che il primo ha rispetto delle persone, anche quando le loro capacità sono velate, come negli ammalati mentali. La nozione di persona si collega direttamente a quella della <strong>dignità</strong> e della <strong>libertà personale</strong>. Nessuna attività terapeutica può ritenersi valida se rifiutata dalla volontà del paziente. È inviolabile l&#8217;autodeterminazione sul proprio corpo e la propria vita. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.</p>
<p align="justify">“<em>Il corpo umano è l’immagine migliore dell’anima</em>” ha rivelato Ludwig Wittgenstein nelle ricerche filosofiche. Intendendo per anima umana un&#8217;identità metafisica, quella parte che anima la personalità dei corpi umani viventi. Solo nel corpo e per mezzo del corpo capiamo se una persona soffre, se capisce, se è arrabbiata, spaventata, triste o felice. Quando cerchiamo di interpretare una lingua che ci è sconosciuta, dice Wittgenstein, lo facciamo assumendo come sistema di riferimento il modo di comportarsi comune agli uomini.</p>
<p><strong>Umberto Catanzariti</strong></p>
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		<title>Eutanasia: quando la morte diventa una scelta di vita</title>
		<link>https://sociologicamente.it/eutanasia-quando-la-morte-diventa-una-scelta-di-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 09:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[bioetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte questioni che riguardano la nascita e la fine della vita sono &#8220;zone di frontiera o zone grigie&#8221; dove non è subito evidente quale sia il vero bene. Si sente parlare sempre più spesso di eutanasia e di testamento biologico. I due termini sono usati come sinonimi per indicare il fine-vita. In realtà si tratta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/eutanasia-quando-la-morte-diventa-una-scelta-di-vita/">Eutanasia: quando la morte diventa una scelta di vita</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Molte questioni che riguardano la nascita e la fine della vita sono &#8220;zone di frontiera o zone grigie&#8221; dove non è subito evidente quale sia il vero bene. Si sente parlare sempre più spesso di <strong>eutanasia</strong> e di<strong> testamento biologico</strong>. I due termini sono usati come sinonimi per indicare il fine-vita. In realtà si tratta di due cose differenti anche se, entrambi, indicano la volontà di un paziente di porre fine alla propria vita. Il <a href="http://sociologicamente.it/la-bioetica-tra-storia-e-modernita/"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff9900; text-decoration: underline;">dibattito bioetico</span></span></strong></a> intorno alla legittimità o illegittimità di anticipare una morte comunque inevitabile, e risparmiare al soggetto che chiede aiuto a morire sofferenze insopportabili, si avvale del termine &#8220;eutanasia&#8221;. <strong>Eutanasia</strong> è l’anticipazione della morte resa possibile dall&#8217;intervento umano, per pazienti privi di ragionevoli prospettive di sopravvivenza. L’eutanasia può mostrarsi in forma attiva o passiva ma, in entrambi i casi, rappresenta la morte di un paziente, per sua stessa volontà, attraverso l’assistenza medica. Si parla di <strong>eutanasia attiva</strong> quando il paziente, in fase terminale o comunque senza possibilità di guarire, chiede che venga posta fine alla sua vita. È invece <strong>passiva</strong> quando si sospendono i trattamenti necessari per mantenere in vita il paziente. L’eutanasia avviene attraverso la sedazione profonda con antidolorifici potenti che agiscono direttamente sul cuore. L’eutanasia è vietata in tutta Europa, tranne che in <strong>Belgio</strong>,<strong> Paesi Bassi</strong> e <strong>Lussemburgo</strong>.</p>
<h2>Il tabù della morte</h2>
<p align="justify"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_2.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-4325" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_2.jpg" alt="" width="362" height="272" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_2.jpg 589w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_2-300x225.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_2-80x60.jpg 80w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_2-265x198.jpg 265w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_2-560x420.jpg 560w" sizes="(max-width: 362px) 100vw, 362px" /></a>Come fa notare il professor Paolo De Nardis nel suo testo “<em>Sulle orme di Endimione. Una riflessione sociologica sull&#8217;eutanasia</em>”, con il processo di <strong>secolarizzazione</strong> attuato nelle società occidentali, i tabù della procreazione come quelli della <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://sociologicamente.it/istituzionalizzazione-della-morte/"><span style="color: #ff9900; text-decoration: underline;">morte</span></a></strong></span> subita e vissuta nella dignità hanno perso il proprio valore. L&#8217;attore sociale è costituito dalla sua identità; volerne disporre con il suicidio o con l&#8217;eutanasia programmata, significa in qualche modo distaccarsene. L&#8217;atto di colui che mette fine ai propri giorni con il pretesto che ha vissuto abbastanza, conferma il valore assoluto della vita. La rimozione culturale della morte, tipica del nostro tempo, così come la sua esclusiva medicalizzazione, costituisce uno dei problemi più rilevanti per la riflessione sociologica. L&#8217;eutanasia, in tal senso, è entrata a pieno titolo all&#8217;interno della <em>querelle</em> pubblica negli ultimi anni. Che cosa si intenda con &#8220;<strong>vita degna</strong>&#8221; non si può definire in termini generali, universalmente validi per tutti e in tutte le circostanze. Sicuramente non può la vita essere definita degna da nessuna norma. Una legge che non tenga conto delle decisioni che danno forma alle &#8220;vite&#8221; e alla morte, che non tenga conto della diversità della <strong>condizione umana</strong> e della valutazione diversa dei beni e della sofferenza, viola la giustizia e l’umanità. Dj Fabio, Fabiano Antoniani, Eluana Englaro, Piergiorgio Welby sono solo alcuni nomi che si associano alla scelta di porre fine a una vita di dolore. Si stempera l’emozione per la scelta di Dj Fabio, morto in Svizzera grazie al suicidio assistito, dopo che un incidente l’aveva reso cieco, tetraplegico e perennemente assistito dai familiari.</p>
<h2>Eutanasia in Europa</h2>
<p align="justify"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_4.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-4326 alignright" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_4.jpg" alt="" width="420" height="315" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_4.jpg 634w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_4-300x225.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_4-80x60.jpg 80w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_4-265x198.jpg 265w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_4-561x420.jpg 561w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a>Attualmente il Belgio e i Paesi Bassi sono gli unici stati ad aver autorizzato l’eutanasia sui <strong>minori di diciotto anni</strong>. Nei Paesi Bassi, però, l’eutanasia è ammessa solo per i neonati e i maggiori di dodici anni (nel giugno 2015 l’associazione dei pediatri olandesi ha chiesto di rimuovere il limite, ma ancora non c’è stata alcuna modifica in questo senso). Il <strong>testamento biologico</strong> (detto anche biotestamento, direttive anticipate o DAT), consiste in un vero e proprio atto legale del paziente: questi, ancora in salute e nel pieno delle proprie facoltà mentali, dichiara a quali trattamenti sanitari vuole sottoporsi e quali invece rifiutare, soprattutto in caso di malattia terminale o incidente. Nessuna discussione sul testamento biologico può prescindere da una discussione sull&#8217;eutanasia, proprio perché in entrambi i casi si chiede di evitare l&#8217;<strong>accanimento terapeutico</strong>, ossia un’ostinazione nell&#8217;impartire trattamenti sanitari che risultano sproporzionati per le condizioni del paziente. Il termine accanimento terapeutico è utilizzato quasi esclusivamente in Italia, mentre negli altri Paesi viene sostituito da “terapie futili o inutili”. Non esiste infatti una legge che chiarisca quale sia il limite tra la cura e l’<strong>abuso della cura</strong>. È proprio in questo punto che si inserisce il rischio di non rispettare il paziente e le sue volontà.</p>
<h2>La proposta di legge in Italia</h2>
<p align="justify"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_5.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-4327" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_5.jpg" alt="" width="398" height="159" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_5.jpg 600w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/10/Img_5-300x120.jpg 300w" sizes="(max-width: 398px) 100vw, 398px" /></a>In diversi comuni italiani esiste un registro dei testamenti biologici; la proposta di legge sulle “Dichiarazioni anticipate di trattamento” (DAT) contiene gli stessi principi del testamento biologico. Le Dat devono essere redatte in forma scritta (o videoregistrate a seconda delle condizioni del paziente) e vincolano il medico che è tenuto a rispettarne il contenuto. Tuttavia, le Dat possono essere disattese qualora appaiano palesemente incongrue o le condizioni nel frattempo siano mutate e se siano sopraggiunte nuove terapie non prevedibili al momento della loro compilazione. Con la medesima forma scritta, le Dat sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. In caso di emergenza possono essere modificate o annullate anche a voce. Ciò nonostante, in assenza di una disciplina specifica per quanto riguarda il fine vita, la ricostruzione del quadro normativo di riferimento si realizza a partire dai principi di autodeterminazione, tutela del consenso e diritto al rifiuto dei trattamenti sanitari.</p>
<p><strong>Emanuela Ferrara</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La bioetica: tra storia e modernità</title>
		<link>https://sociologicamente.it/la-bioetica-tra-storia-e-modernita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2017 10:31:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[bioetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il termine bioetica è formato da due parole, bios (vita) e etica (consuetudine). Il termine venne coniato nel 1970 dall&#8217;oncologo Van Reusselaer Potter nel saggio “Un ponte verso il futuro”. In questo saggio Potter evidenzia la necessità di creare una nuova disciplina che interagisse con la biomedicina. Potter affermava che la bioetica aveva il compito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il termine <strong>bioetica</strong> è formato da due parole, <strong>bios</strong> (vita) e <strong>etica</strong> (consuetudine). Il termine venne coniato nel 1970 dall&#8217;oncologo <strong>Van Reusselaer Potter</strong> nel saggio “<em>Un ponte verso il futuro</em>”. In questo saggio Potter evidenzia la necessità di creare una nuova disciplina che interagisse con la <strong>biomedicina</strong>. Potter affermava che la bioetica aveva il compito di essere quella nuova disciplina che combinasse la conoscenza biologica con la conoscenza del sistema dei <strong>valori umani</strong>, rivendicasse il pericolo per la sopravvivenza del nostro <strong>ecosistema</strong>, intervenisse nella divisione tra due saperi, quello scientifico e quello umanistico, e che quindi operasse la distinzione tra <strong>fattori biologici</strong> e <strong>valori etici</strong>.<br />
Affermava l&#8217;occorrenza di una scienza, la bioetica, concepita come “<em>scienza della sopravvivenza</em>”. Questa sopravvivenza era garantita dall&#8217;unione di questi due saperi, appunto quello scientifico e quello umanistico.</p>
<h2>Filosofia e biologia</h2>
<p align="justify"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/maleembryosbioethics.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-3656 alignright" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/maleembryosbioethics-278x300.jpg" alt="" width="278" height="300" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/maleembryosbioethics-278x300.jpg 278w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/maleembryosbioethics.jpg 372w" sizes="(max-width: 278px) 100vw, 278px" /></a>Nel 1978 <strong>W.T. Reich</strong>, studioso e filosofo, tentò di definire la bioetica come studio sistematico delle <strong>dimensioni morali</strong> della scienze della vita e della salute. Scrisse e pubblicò l&#8217;enciclopedia della bioetica. A partire dagli anni &#8217;90 la bioetica divenne un fenomeno culturale di importanza planetaria, essendo considerata da alcuni un ramo della <strong>filosofia</strong> <strong>morale</strong>, e da altri come una disciplina autonoma. La bioetica venne definita &#8220;<em>un&#8217;area di ricerca</em>&#8221; , che avvalendosi di una <strong>metodologia interdisciplinare</strong>, adottasse come oggetto lo studio sistematico della <strong>condotta umana</strong> nell&#8217;area della scienza della vita e della cura della salute, alla luce dei valori e dei principi morali della società.</p>
<p align="justify">È sicuramente un campo del sapere di natura interdisciplinare e molte competenze sono state coinvolte nei dibattiti più recenti. In Europa il primo centro di ricerca bioetica nasce in <strong>Spagna</strong> nel 1980 e, a seguire, ne vengono fondati altri in Belgio, in Francia, nei Paesi Bassi e in Italia.</p>
<h2>Una metodologia interdisciplinare</h2>
<p align="justify">La bioetica si avvale, oggi, di una metodologia <strong>interdisciplinare</strong> e <strong>multidisciplinare</strong>. Per affrontare i problemi di bioetica è necessario, infatti, ricorrere ad altre discipline, e alle loro competenze specifiche. Particolarmente stretto è il legame tra bioetica e <strong>filosofia</strong>. Un legame dovuto alla natura etica degli interventi umani nella biologia e al loro carattere esistenziale. La bioetica non può prescindere dalla filosofia.</p>
<p align="justify">Per <strong>M. Mori</strong>&nbsp;“S<em>enza il contributo della filosofia, molto probabilmente la bioetica sarebbe rimasta una mera questione tecnica interna alle varie discipline</em>”. Le finalità di questa disciplina sono legate alla ricerca di valori comuni che scienza, tecnologia, medicina e diritto devono rispettare. La bioetica è terreno di grande battaglia nel nostro secolo perché rappresenta l&#8217;area di conflitto tra valori, potenzialità umane,&nbsp;interessi economici e&nbsp;sociali.</p>
<h2>Limiti inviolabili</h2>
<p align="justify">Un punto in realtà è fermo: la tutela e il <strong>rispetto</strong> <strong>della dignità</strong> umana in cui si riconosce l&#8217;esistenza di un limite inviolabile oltre il quale non bisognerebbe spingersi. Sul piano normativo la bioetica è impegnata a identificare quell&#8217;insieme di <strong>diritti</strong> e <strong>doveri</strong> più generali nei quali si collocano le richieste etiche più proprie delle professioni che via via sono coinvolte. Ma nonostante esistano diverse forme di bioetica è possibile individuare due grandi modelli teorici in particolare. Si parla di bioetica <strong>cattolica</strong> e bioetica <strong>laica</strong>. Queste due bioetiche sono quelle che fanno parlare, coinvolgendo, tanto a livello nazionale e internazionale, la pubblica opinione.</p>
<h2>Autonomia ed eteronomia</h2>
<figure id="attachment_3655" aria-describedby="caption-attachment-3655" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/©2013-A.Anceschi-0097.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-3655" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/©2013-A.Anceschi-0097-300x196.jpg" alt="Il filosofo Eugenio Lecaldano, attivo nel campo della bioetica" width="300" height="196" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/©2013-A.Anceschi-0097-300x196.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/©2013-A.Anceschi-0097-768x502.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/©2013-A.Anceschi-0097-1024x670.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/©2013-A.Anceschi-0097-696x455.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/©2013-A.Anceschi-0097-741x486.jpg 741w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/©2013-A.Anceschi-0097-1068x699.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/©2013-A.Anceschi-0097-642x420.jpg 642w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/07/©2013-A.Anceschi-0097.jpg 1805w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-3655" class="wp-caption-text">Il filosofo Eugenio Lecaldano, attivo nel campo della bioetica</figcaption></figure>
<p align="justify">Secondo <strong>Eugenio&nbsp;Lecaldano</strong> l’etica non ha niente a che fare con l’<strong>eteronomia</strong>; l’etica ha a che fare con l’<strong>autonomia</strong>. Il che significa che quello che è giusto rispetto alla nascita, alla cura, alla <a href="http://sociologicamente.it/istituzionalizzazione-della-morte/"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="color: #ff9900; text-decoration: underline;">morte</span></strong></span></a>, è qualcosa che riguarda le persone che sono direttamente coinvolte. Lecaldano afferma che “<em>Noi siamo grilli parlanti che giudicano l’operato di altre nazioni</em>”. L’Italia è fuori da gran parte della ricerca biologica, non ha brevetti, strutture e laboratori adatte alla ricerca e si limita ad esprimere giudizi su quello che fanno gli altri Paesi. Prosegue dicendo che “<em>Il progresso ci porta di fronte a degli interrogativi a cui tutti noi, nel nostro piccolo, dobbiamo dare delle risposte. Non esiste una soluzione condivisa, ma è importante la formazione di una coscienza personale e consapevole</em>&#8220;. E ancora: &#8220;<em>La strada dell’etica non è quella in base alla quale le persone devono fondare la propria opinione su quelle già sostenute da qualcun altro</em>”, insistendo sull’assoluta <strong>libertà</strong> che ogni individuo ha nel farsi le proprie idee, che non può essere violata da alcuna manipolazione culturale.</p>
<h2>Cultura contro natura</h2>
<p align="justify">Per Lecaldano non bisogna cadere nell’errore che il giusto può essere stabilito dall’<strong>autorità</strong> o da un libro, né bisogna cadere nell’illusione che la soluzione più conveniente sia quella di seguire la <strong>natura</strong>, dal momento che gli umani possono intervenire e correggerla. La bioetica è un settore in cui il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://sociologicamente.it/i-numeri-sono-un-linguaggio/"><span style="color: #ff9900; text-decoration: underline;">linguaggio</span> </a></span></strong>adottato è quello dei diritti e dell’autonomia.<br />
Occorre però fare attenzione: avere il diritto non significa fare quello che si vuole, bensì avere <strong>diritti morali</strong>, affermare la propria libertà sulla base di certezze. Non esiste, secondo Lecaldano, una soluzione universalmente giusta.</p>
<p align="justify">Il professore pone numerosi interrogativi che stimolano ognuno a riflettere e a formulare una <strong>propria opinione</strong> attraverso l’informazione e lo studio. Ognuno deve decidere sulle questioni che lo riguardano, le persone hanno il dovere di riflettere e approfondire tali questioni.</p>
<p><strong>Umberto Catanzariti</strong></p>
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