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	<title>sociologia dello sport Archivi - Sociologicamente</title>
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	<title>sociologia dello sport Archivi - Sociologicamente</title>
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		<title>Calendario della Serie A 2025/2026: un&#8217;analisi sociologica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 00:11:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia dello sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’ambito dell’osservazione culturale dei fenomeni calcistici contemporanei, vorrei raccontarvi della pubblicazione del calendario della Serie A 2025/2026. Per chi segue un campionato, la pubblicazione del calendario fornisce le date più importanti da segnare in agenda, dalle partite più comode a quelle più competitive. Indipendentemente da quali e quante possano essere le motivazioni (tecniche, tattiche, organizzative, [&#8230;]</p>
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<p>Nell’ambito dell’osservazione culturale dei fenomeni calcistici contemporanei, vorrei raccontarvi della pubblicazione del calendario della Serie A 2025/2026. </p>



<p>Per chi segue un campionato, la pubblicazione del calendario fornisce le date più importanti da segnare in agenda, dalle partite più comode a quelle più competitive. Indipendentemente da quali e quante possano essere le motivazioni (tecniche, tattiche, organizzative, personali) per essere interessati al calendario, questo momento ha oggi un valore <em>performativo</em> gigantesco. A tal proposito, per analizzare questo evento mi riferisco all’approccio di <strong>Jeffrey C. Alexander e ai suoi studi sull’importanza pratica della <em>performance</em>. </strong></p>



<p>Per il sociologo statunitense, tra i principali esponenti del neo-funzionalismo, la <em>performance </em>è costituita da sei componenti socio-culturali: il sistema della rappresentazione collettiva, gli attori, l’<em>audience</em>, il significato della produzione simbolica, la messa in scena e l’esercizio del potere. Questi elementi funzionano sia come oggettivazione del rituale, ovvero formano fisicamente l’evento, sia come produzione strategica, ovvero proiettano quell’evento nel futuro.</p>



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<iframe title="&#x1f534; LIVE | &quot;Conto alla rovescia&quot; | Il Nuovo Calendario della Serie A Enilive 2025/26" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/pAet9hWxrHA?start=2530&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h2 class="wp-block-heading">La performance, gli attori, l’audience </h2>



<p>La comunicazione del calendario della Serie A 2025/2026 avviene a Parma il 6 giugno 2025, nell’ambito di un festival organizzato dalla stessa lega calcistica, con <em>panel</em>, incontri, interviste e <em>stand</em> informativi. Innanzitutto nella sua collocazione contestuale, possiamo riconoscere il sistema della rappresentazione collettiva in cui la <em>performance</em> si dipana. </p>



<p>Parma è una città con una tradizione calcistica di lungo corso e da quando la sua squadra, nell’ultimo decennio del Novecento, ha vinto coppe nazionali e internazionali il movimento del calcio gli ha potuto <strong>riconoscere indiscussi meriti a dispetto della sua iniziale modestia.</strong> A Parma, subito dopo la vittoria del campionato di Serie B 2023/2024, si è tenuta la prima edizione del festival della Serie A, celebrando definitivamente la promozione del movimento calcistico locale. Questa larga collaborazione istituzionale ha quindi riproposto la seconda edizione di questo festival, aggiungendo però al programma la pubblicazione del calendario.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il sistema della rappresentazione collettiva per la Serie A</h3>



<p>Il luogo in cui si è svolta questa serata è il Teatro Regio di Parma, una <em>location</em> suggestiva e distintiva della classe italiana. Sul palco ci sono personaggi fissi e personaggi che salgono a turno. Tra i fissi troviamo 4 figure (due giornalisti sportivi e due ex-calciatori), che hanno già svolto questo ruolo nella presentazione del calendario della stagione scorsa all’Auditorium Multimediale di RDS a Roma.</p>



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<p>Quindi attori abituati a questo tipo di <em>performance</em>. Mentre tra chi sale a turno sul palco, anche in questo caso troviamo, eccetto una persona, gli stessi attori della presentazione dell’anno scorso. L’<em>audience</em> presente in platea è di primissimo ordine. Dalle varie inquadrature, vediamo dirigenti sportivi, amministratori delegati, allenatori e altre personalità influenti. Gli attori comunicano e interagiscono con loro in modo da avere un rapporto diretto, amicale e cortese. Vi è poi chi osserva virtualmente, grazie ai mezzi di comunicazione, da casa. In questo caso l’interazione è limitata ai messaggi sulla <em>live chat</em> del video, che non vengono considerati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La messa in scena e il significato della produzione simbolica nel video</h2>



<p><strong>Nell’osservazione del video</strong>, la pubblicazione del calendario è lo sfondo della <em>performance</em>, Parma è il contorno di questa produzione simbolica e il soggetto è il racconto dei diversi ospiti sulla lega e sulle squadre di calcio. In altre parole, la pubblicazione del calendario non sembra centrale in questo tipo d’incontro. </p>



<p>Questa cosa, il fatto che il calendario non sia centrale nell’ora e mezza di registrazione, deve essere colmata da una messa in scena credibile grazie ai mezzi di produzione simbolica. All’inizio del video si ascolta il ‘Va, pensiero’ di Verdi e sul palco gli attori definiscono i propri ruoli: il <em>chairman</em>, svolge funzioni d’accoglienza, presentazione e gestione della <em>performance</em>, la <em>chairwoman</em> ha compiti simili e i due ex-calciatori rappresentano un sapere calcistico dal sapore leggero, quindi con scherzi, battute ma anche analisi dettagliate. Sul palco ci sono sei sculture di maglie dei giocatori più emblematici del periodo e un grande <em>monitor</em> dove passano in rassegna gli <em>sponsor</em>. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo del chairman</h3>



<p>Come si diceva, il <em>chairman</em> ha le chiavi in mano della serata. Questo giornalista introduce, può dare la parola, chiama i dirigenti sul palco ma soprattutto fornisce il tono della serata. A questo punto occorre considerare come sullo scorrere delle giornate il <em>chairman </em>affermi quanto sia necessario accelerare perché il tempo a disposizione è poco. Infatti, <strong>la messa in scena della serata serve a spiegare ai moltissimi spettatori interessati al calendario del campionato che il tempo è poco. </strong></p>



<p>Il risultato del processo organizzativo incarnato dal titolo del video, &#8220;Conto alla rovescia&#8221; | Il Nuovo Calendario della Serie A Enilive 2025/26, è il <em>leitmotiv</em> dell’intera serata. In un’ora e mezza non c’è nemmeno un conto alla rovescia. L’<em>outcome</em> a cui si è giunti è la strutturazione del <em>soft power</em> della Serie A a livello sportivo, comunicativo ed economico per trasmettere senso di autenticità, precisione e presentabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione &#8220;competitività&#8221; per la Serie A</h2>



<p>Nel proseguimento del video <strong>si afferma come il massimo campionato italiano sia il più competitivo al mondo.</strong> Il <em>chairman </em>promuove un prodotto multimediale, la serie tv ‘Made in Italy’, pensata e realizzata insieme al Ministero degli Esteri e all’Istituto per il Commercio Estero, “<em>per raccontare la bellezza del calcio italiano, il fascino delle nostre città e l’efficienza delle nostre filiere produttive”</em> e, per evitare autoreferenzialità, il <em>chairman </em>spiega come questo prodotto sia stato premiato al Festival mondiale della cinematografia sportiva. Si passa poi alla parte forse più specifica ma anche meno attraente della serata, la spiegazione complessa dei criteri organizzativi della prossima Serie A. </p>



<p>Questo momento risulta essere quello in cui gli attori nutrono una vena beffarda nei confronti del responsabile tecnico-organizzativo del campionato, con frasi come “<em>chissà quanto avrai litigato per organizzare questo calendario”</em>, sostituendo alla serietà la leggerezza.</p>



<p>Quella stessa sera, il 6 giugno 2025, è in programma la partita delle qualificazioni ai mondiali Norvegia-Italia. Il <em>chairman</em> invita quindi tutti i presenti a rimanere dopo la fine dell’evento per guardare la partita, in una stanza del teatro appositamente adibita. Ironia della sorte, dopo aver lusingato il campionato italiano e aver detto che difficilmente ci sono squadre più competitive delle nostre, quella partita finì 3 a 0 per i norvegesi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La performance ci dice qualcosa&#8230;</h2>



<p>A posteriori, questo elemento d’indagine può dirci almeno tre cose: 1) la <em>performance</em> ha cercato invano di dare una rappresentazione fiera e credibile allo scenario calcistico italiano. Possiamo infatti immaginare un sentimento di tragicità in quelle persone che dopo l’evento si sono fermate a vedere la nazionale italiana. 2) La <em>performance </em>ha mostrato logicamente come nazionale di calcio e campionato di calcio abbiano ambizioni sportive comuni. <strong>Perciò assistiamo ad un divario dannoso per la credibilità del rituale. </strong>Come mai, infatti, se l’Italia ha il campionato di calcio più competitivo al mondo, la sua nazionale è da troppo tempo lontana dai riflettori del calcio mondiale? 3) La competitività della Serie A è data dalla partecipazione degli stranieri.</p>



<p>Ritornando al video, si promuove il <em>title sponsor</em> Enilive e si promuove l’attenzione all’impegno sociale e alla <em>Corporate Social Responsability</em> della Serie A. Riguardo l’evento a teatro poi, uno degli ex-calciatori, si meraviglia di questo tipo di <em>performance</em> e dei cambiamenti comunicativi che sono stati fatti nel corso degli anni. La serata si chiude con la premiazione di tre attori in una situazione piuttosto di comodo e un po’ fuori luogo, tant’è che un premiato afferma che questo premio lo metterà di fianco al Tapiro d’Oro. L’ultima cosa prima del termine della registrazione è anche quella più importante: la Serie A inizierà il 23 agosto. Trovata geniale poiché pone il motivo dell’incontro in calce al discorso, come se fosse un <em>post scriptum</em>. Solitamente però il <em>post scriptum </em>si usa per aggiungere qualcosa di rilevante ma non essenziale al corpo principale del testo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’internazionalizzazione e comparazione per la Serie A</h2>



<p>Per concludere la mia analisi sulla registrazione della presentazione del calendario della Serie A, una parte importante ma non completamente esplicitata è occupata dall’internazionalizzazione del calcio italiano. Il <em>chairman</em> a più riprese ricorda che l’evento è trasmesso da numerosi <em>broadcaster</em> esteri ma non accenna a che cosa quest’impostazione possa eventualmente portare. </p>



<p>Se infatti la Supercoppa Italiana, a cominciare dal 1993, ha disputato molte finali all’estero, la Serie A avrebbe avuto intenzione, nel corso del campionato corrente, di disputare alcune partite fuori dai propri confini nazionali, salvo poi cancellare questo proposito. Nella presentazione del calendario questa cosa dovrebbe essere detta, invece si è scoperta dai giornali sportivi. Penso che quella sera gli organizzatori abbiano volutamente tralasciato questo imprescindibile elemento per attendere che altre fonti comunicassero questo progetto. </p>



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<p>Sarebbe infatti stato <em>performativamente</em> rischioso esporsi in tale maniera poiché questa informazione avrebbe diviso il pubblico tra favorevoli e contrari. Segnalo che analizzare in chiave comparativa la pubblicazione del calendario della Serie B, può allargare lo sguardo sulla tipologia di <em>performance</em> con cui si rapporta il movimento del calcio italiano.</p>



<p><strong>Luca Canovi</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Jeffrey C., Alexander. <em>Cultural pragmatics: social performance between ritual and strategy. </em>Sociological Theory, vol. 22, no. 4, (Dec., 2004), pp.527-573</li>
</ul>
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		<title>Sorteggio dei mondiali 2026: una lettura Bourdesiana</title>
		<link>https://sociologicamente.it/sorteggio-dei-mondiali-2026-una-lettura-bourdesiana/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 00:35:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pierre Bourdieu, all’interno della sua ampia produzione culturale, ha avuto sicuramente il merito di proiettare la teoria dei “campi” (e i concetti di habitus e capitale) alle strutture che costruiscono la dimensione sociale internazionale e transnazionale, contribuendo alla distinzione di pratiche e gusti. In quest&#8217;ottica anche il “campo” sportivo acquisisce un valore sociale e di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Pierre Bourdieu, all’interno della sua ampia produzione culturale, ha avuto sicuramente il merito di proiettare la teoria dei “campi” (e i concetti di habitus e capitale) alle strutture che costruiscono la dimensione sociale internazionale e transnazionale, contribuendo alla distinzione di pratiche e gusti. In quest&#8217;ottica anche il “campo” sportivo acquisisce un valore sociale e di conseguenza il campionato mondiale di calcio diventa il fenomeno in cui il carattere internazionale di questo appassionato sport s’intreccia con le dinamiche politiche globali e la loro distinzione. </p>



<p>Il “campo” sportivo non è il centro d’allenamento di una squadra, con il suo nome, i suoi campi e i suoi spogliatoi, ma è l’applicazione del concetto “principe” di Bourdieu al calcio, ovvero <strong>uno spazio dove gli agenti sociali competono per l’acquisizione di potere, attraverso forme, risorse, regole, disposizioni e strategie</strong>. Metaforicamente è affascinante notare come il campo da calcio (e il gioco che si sviluppa al suo interno), con ruoli, squadre, linee, regole, arbitri, abbigliamento e qualità tecnico-tattiche, sia riconducibile al significato sociale di “campo” di Bourdieu. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal campo Bourdesiano al campo di calcio</h2>



<p>Il calcio però prima di essere uno sport professionale, normato e istituzionalizzato è un gioco intimamente popolare. Il campionato mondiale di calcio nasce nel 1930 e sembra superfluo dire che rispetto a quel periodo ci sono stati grandi cambiamenti che hanno portato il gioco su un piano globale e universale, <strong>riscontrando un vasto successo in aree che col gioco del calcio hanno tradizionalmente poco in comune</strong>. Ciò ha contribuito ad un allargamento della condivisione dei valori positivi ed energici del calcio ma d’altra parte è diventato anche un fenomeno determinato e determinante che condiziona gli equilibri sociali del pianeta, attraverso la strutturazione di logiche economiche, comunicative e performative. </p>



<p><strong>Col tempo, all’interno del “campo” sportivo, si sono formate strutture in cui il gioco e l’attività sportiva si sono adeguate o uniformate a logiche aziendali lasciando poco spazio per l’attività libera svincolata dall’economia </strong>(contratti, sponsorizzazioni, codici etici ecc.) In altre parole, il “campo” sportivo attraverso la tifoseria, la contrattualizzazione, la sponsorizzazione, la comunicazione, la digitalizzazione e l’ingresso dei social media è diventato uno spazio fortemente conflittuale. Basti pensare al fenomeno ultras e a tutto ciò che ruota attorno al calcio, dai campionati amatoriali ai campionati professionistici, passando per quelli dilettantistici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Italia e il calcio</h2>



<p><strong>L’Italia poi è una nazione che col calcio ha un rapporto personale non a caso definito da molti giornalisti come nazional-popolare,</strong> che lo rende uno spazio di politica, di campanilismo, di scontro ma anche di condivisione, di partecipazione e di integrazione. Uno sport che dunque unisce e divide contemporaneamente su larga scala. Sempre nell’ottica di Bourdieu invece, il “campo” sportivo internazionale sta acquisendo una rilevanza sociale strategica poiché si è visto come il fenomeno del tifo calcistico e il carattere nazional-popolare del calcio attecchisca in maniera e forme diverse ovviamente, in tutto il globo. Ad esempio, si possono trovare stadi frequentatissimi nelle partite delle squadre thailandesi, congolesi, saudite e americane, a riprova della natura coinvolgente e trasportante del calcio. </p>



<p>A livello globale, il “campo” calcistico ha nel campionato mondiale la sua massima espressione e attuazione. <strong>Il campionato del mondo è dunque il palcoscenico</strong> dove nazioni, aziende e strategie politiche di altissimo ordine si scontrano in un conflitto che viene di volta in volta costruito da strutture istituzionalizzate come la FIFA, dalle strutture nazionali, le squadre, e da strutture aziendali come gli sponsor, le pubblicità, le televisioni. Ovviamente in palio ci sono costruzioni di reputazioni, grandissime quantità di denaro, costruzioni di infrastrutture, pianificazioni politiche strategiche e l’ambita coppa, che purtroppo sembra sempre più far da cornice al quadro dell’immensa organizzazione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Domande da fare&#8230; sul campo</h2>



<p>Ovviamente l’organizzazione è parte imprescindibile dello svolgimento di un torneo così importante ma in questo caso mi riferisco alle logiche finalizzate all’ottenimento del massimo profitto disponibile, ad esempio, attraverso l’istituzione di <em>cooling break </em> per il riposo dei giocatori ma anche per la messa in onda di pubblicità da 3 minuti che permettono di fare incassi stratosferici. <strong>Viene da pensare se ciò venga fatto più per il benessere dei giocatori, ormai fisicamente allenati e abituati a prestazioni ad alto ritmo, o per l’acquisizione di ricchezze enormi che verranno distribuite tra grandi capitalisti. </strong>Il campionato del mondo di calcio maschile è per eccellenza il “campo” entro cui si giocano coinvolgenti partite culturali, politiche e sociali. Nel mondiale troviamo la rappresentazione nazionalistica dei rituali, dagli inni alle manifestazioni del tifo, possiamo comprendere il motivo e il risultato della scelta della nazione organizzatrice e ospitante, possiamo ragionare sulla predominanza europea nel gioco e tanti altri elementi d’indagine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Analisi della serata del sorteggio</h2>



<p>Per esempio, per rendere un po&#8217; più specifico e concreto il discorso, si faccia riferimento al sorteggio del mondiale USA-MEX-CAN 2026. <strong>Il filmato del sorteggio, disponibile su Rai Play</strong>, è un valido strumento d’analisi preliminare per la prossima edizione del mondiale. Qui si possono trovare infatti i leader dei paesi e delle istituzioni, gli allenatori e i selezionatori delle squadre, i sorteggiatori scelti, gli artisti che si esibiscono e gli sponsor che appaiono. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2026/01/mondiali-di-calcio-sorteggio-2025-campo-bourdieu-sociologicamente.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="718" height="401" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2026/01/mondiali-di-calcio-sorteggio-2025-campo-bourdieu-sociologicamente.jpg" alt="" class="wp-image-18814" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2026/01/mondiali-di-calcio-sorteggio-2025-campo-bourdieu-sociologicamente.jpg 718w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2026/01/mondiali-di-calcio-sorteggio-2025-campo-bourdieu-sociologicamente-300x168.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2026/01/mondiali-di-calcio-sorteggio-2025-campo-bourdieu-sociologicamente-696x389.jpg 696w" sizes="(max-width: 718px) 100vw, 718px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.raiplay.it/video/2025/12/Calcio-Mondiali-2026---Il-sorteggio-della-fase-finale-a103057d-715a-4077-b2d7-8f4e2196d982.html?wt_mc=2.www.cpy.raiplay_vid_MondialidiCalcio2026." target="_blank" rel="noreferrer noopener">RECUPERA IL VIDEO QUI</a></figcaption></figure>
</div>


<p>Certamente si tratta di un evento predisposto e parziale che precede la vera e propria competizione ma può essere una fedele anticipazione dello stato in cui versa il “campo” sportivo internazionale. Infatti, mentre durante lo svolgimento del torneo tutto il dibattito sarà di tipo tecnico-tattico, certamente interessante, nel sorteggio si può assistere ad una zona squisitamente organizzativa e dispositiva, che fornisce il tema, il colore e l’impostazione. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La sceneggiatura e gli attori in gioco</h3>



<p>In questa scenografia in cui la sceneggiatura è già stata approntata però, nemmeno l’unico fattore affidato al caso, dunque il sorteggio vero e proprio, può dirsi autonomo e spontaneo, in quanto ci sono regole specifiche che impediscono a squadre appartenenti ad una stessa federazione FIFA di partecipare allo stesso girone e gareggiare. Ma questo tema riguarda un altro punto di analisi. Il tema che appare maggiormente importante, ovvero il sorteggio dei gironi del mondiale, e quello svincolato dall’impostazione della costruzione, è in realtà secondario rispetto al vero tema di dibattito e di osservazione, <strong>la gestione del rapporto tra gli attori istituzionali durante la serata del sorteggio.</strong> </p>



<p>La FIFA ha con l’America del Nord un rapporto continuativo e di lunga data, basti ricordare ad esempio come questo continente abbia già ospitato due mondiali in Messico (1970, 1986) e uno negli USA (1994). Il 2026 dunque è diventato l’occasione per integrare nell’organizzazione del mondiale il Canada, alla sua prima partecipazione come paese ospitante, e unificare il continente nordamericano, proponendo la formula del mondiale diffuso e transnazionale. La FIFA quale di questi tre partner riconosce come privilegiato, lo possiamo dedurre dalla distribuzione delle città (e degli stadi) che ospiteranno le partite. Su sedici città, undici sono negli USA, tre sono in Messico e due sono in Canada. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il rapporto FIFA-USA</h3>



<p>Il rapporto FIFA-USA si dimostra quindi quello maggiormente valorizzato in termini politico-sociali mentre Messico e Canada sono meri supporti alla principale gestione statunitense. Questa scelta è sostanzialmente ricaduta sugli USA sulla base di chi, quanto, come e perché essi possano offrire alla FIFA in termini economici o organizzativi e in termini sia di progettualità che di attualità<strong>. Gli Stati Uniti, dunque, risultano possedere un’egemonia culturale,</strong> rafforzata dal potere economico, in cui la comunicazione pubblica delle emittenti televisive, le sponsorizzazioni e gli elementi di gusto come i brand, mantengono vivo il mito del sogno americano. </p>



<p>La serata del sorteggio è quindi, per chi scrive, da ritenersi una rappresentazione culturale dello stato geopolitico statunitense. In tal senso risulta riduttiva, per gli USA, la dicitura con cui la FIFA indica i paesi che organizzano il torneo internazionale, ovvero <em>host</em> <em>countries</em>, in italiano paesi ospitanti. I paesi ospitanti sono a tutti gli effetti paesi organizzatori e tra questi vi sono inoltre ampie differenze sull’apporto gestionale all’evento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Infantino e Trump e il premio criticato</h3>



<p><strong>La serata del sorteggio, andata in onda su Rai 2 con il contributo della redazione di Rai Sport venerdì 5 dicembre 2025, si è tenuta nel Kennedy Center di Washington D.C.</strong> alla presenza di 2.000 spettatori e 1 miliardo di telespettatori, secondo le fonti FIFA. I due principali showman sono stati il presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump in veste di padrone di casa, e il presidente della FIFA, Gianni Infantino in qualità di chairman. L’impostazione del copione scenico tra i due è stata definita dalla Rai come una “vecchia amicizia”, dove “vecchia” sembrerebbe indicare una furba relazione, un’attenta messa in scena tra due “amici” che in realtà sono partner vicendevolmente strategici. </p>



<p>Infantino adotta un’impostazione che potremmo definire colloquiale e ossequiale, ad un certo punto infatti coinvolge con nonchalance il pubblico attraverso cori da stadio e in un altro omaggia di un premio il presidente USA, il FIFA Peace Prize, che Trump accoglie sontuosamente affermando che quel riconoscimento è il più importante che abbia mai ricevuto. Questo premio, che si trova alla sua primissima edizione, secondo uno dei giornalisti Rai (Rimedio) è stato creato ad hoc per il <em>tycoon</em>. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Un premio ad hoc</h3>



<p>Il criterio d’assegnazione del premio, letto da Infantino e anticipato dal preambolo totalizzante “a nome dei miliardi di persone che amano il calcio”, è il lavoro di mediazione e tessitura degli accordi di pace tra paesi in conflitto. Infantino legge poi una lista di paesi e di accordi che testimoniano l’instancabile e trasversale lavoro diplomatico svolto dagli Stati Uniti e dal loro presidente (Accordi di Abramo, Repubblica Democratica del Congo/Ruanda, Cambogia/Thailandia, Kosovo/Serbia, India/Pakistan, Egitto/Etiopia, Armenia/Azerbaigian, Israele/Hamas, Russia/Ucraina). <strong>Questo premio può essere letto nella seguente maniera:</strong> il secondo mandato di Trump, caratterizzato dall’attività geopolitica, (rivendicazioni territoriali, dazi doganali, stipule di accordi di pace) mirava all’assegnazione del premio Nobel, grazie ad una (inspiegabile) pacificazione mondiale, per la soddisfazione personale del <em>tycoon</em>.</p>



<p>Essendo il Nobel stato assegnato ad altra personalità pubblica, Trump, uomo-non-da-meno per sua biografia professionale, cerca nuova visibilità e nuovo riconoscimento politico nell’ambito del più grande evento sportivo mondiale. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Scenografie istituzionali del sorteggio</h3>



<p>La supremazia statunitense nella serata del sorteggio emerge poi con il riconoscimento di piccole disposizioni scenografiche. Lo sponsor principale della serata è Aramco, compagnia petrolifera saudita vicina ad ambienti americani, presente sotto il grande tabellone dei gironi con la scritta <strong><em>powered by </em>Aramco</strong>. All&#8217;atto dell’estrazione delle palline vengono poi chiamati tre sportivi statunitensi, un canadese e nessun messicano. La FIFA sembra così assecondare le volontà personalistiche di Trump. Tralasciando l’assegnazione del premio, Infantino sottolinea a più riprese come la maggior parte dei miliardi di amanti del calcio nel mondo siano dalla sua parte, che stia parlando a nome loro e che i mondiali verranno seguiti da sei miliardi di persone. </p>



<p>Un messaggio diretto che intende (in modo autoreferenziale) la FIFA come ponte tra i paesi organizzatori e il mondo intero. Emerge inoltre la natura totalizzante di questa istituzione calcistica federale con lo slogan “Football unites the world”. Per celare l’apporto circostanziale della FIFA, che cambia ad ogni edizione del mondiale i partner con cui si deve rapportare, viene trasmessa la pubblicità del fondo per l’educazione della FIFA, una comunicazione sociale che mostra positivamente l’azione della federazione per il giusto insegnamento e per il coinvolgente approccio attento alle fasce più povere e disagiate del mondo. Infantino si spinge a definire la FIFA il più grande creatore di felicità al mondo, sostituendo in pratica l’istituzione al gioco. La serata è chiusa dalla performance della band Village People che si esibisce sulle note di YMCA, canzone che ha celebrato la vittoria elettorale di Trump durante le ultime elezioni presidenziali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il commento finale sul sorteggio dei mondiali di calcio</h2>



<p>I giornalisti sportivi Rai, nel corso della diretta, hanno commentato trasversalmente sia le implicazioni politiche del campionato del mondo sia le specificità tecniche delle squadre nazionali. Antinelli ha definito lo show del sorteggio “molto molto americano”. Da parte nostra, la trasmissione della Rai racconta l’evento partendo dall’incerta ma sperata qualificazione ai mondiali dell’Italia. La situazione della nazionale italiana è infatti complessa. L’Italia ha partecipato ai mondiali in Brasile del 2014 ma nelle due seguenti edizioni (Russia 2018 e Qatar 2022) non è riuscita a qualificarsi. </p>



<p>Quest’anno rischia di non accedere per il terzo anno consecutivo perché dovrà giocare uno spareggio a marzo 2026. <strong>La narrazione e la visione dello studio italiano rappresentano dunque una velata malinconia</strong>, una certa dose di critica e la paura di un’ulteriore disfatta che vedrebbe il calcio, lo sport italiano maggiormente partecipato e maggiormente seguito, cadere in una profonda depressione. I commenti giudicanti dei giornalisti sulle relazioni USA-FIFA potrebbero essere quindi condizionati dal contesto generale in cui l’Italia è la grande emarginata. </p>



<p>Trovarsi in posizione marginale rispetto alla serata del sorteggio e al circolo dei più forti della FIFA da ormai troppo tempo, per l’Italia 4 volte campione del mondo, è un elemento imprescindibile per il nostro posizionamento nel “campo” sportivo mondiale. <strong>Da questa posizione marginale l’Italia può comunque esercitare un’influenza sul “campo” sportivo</strong>, può far riflettere sulle dinamiche di potere che intercorrono nell’organizzazione dei mondiali e può dedicarsi allo studio dei processi sportivi internazionali da una posizione subalterna maggiormente svincolata dalla realtà istituzionale della FIFA.</p>



<p><strong>Luca Canovi</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti bibliografici</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>P. Bourdieu, <em>Imperialismi. Circolazione internazionale delle idee e lotte per l&#8217;universale</em>, Macerata, Quodlibet, 2025.</li>
</ul>
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		<title>Jannik Sinner, un esempio di divismo sociologico</title>
		<link>https://sociologicamente.it/jannik-sinner-un-esempio-di-divismo-sociologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 19:27:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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<p>Jannik Sinner, tennista italiano capace di raggiungere il primo posto nel ranking mondiale, di vincere tre titoli del Grande Slam, un ATP Finals, due Coppe Davis con l’Italia e, in totale, diciannove titoli del circuito ATP, rendendolo il più grande tennista italiano della storia. <strong>Sinner è divenuto una figura di riferimento nel tennis e nello sport mondiale </strong>anche grazie alle modalità con cui incarna il rapporto con la celebrazione della vittoria e la gestione della pressione sociale a cui è sottoposto, oltre che per la sua immagine di bravo ragazzo modello per le giovani generazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’importanza dell’ambiente familiare e sociale</h2>



<p>Il suo percorso non narra soltanto l’ascesa verso l&#8217;olimpo del tennis, ma anche un insieme di dinamiche sociali che coinvolgono la sua famiglia e il luogo in cui è cresciuto – un piccolo paese di montagna, Sesto Pusteria – fondamentale nella formazione dell&#8217;uomo prima che dell&#8217;atleta. In primis traspare un contesto familiare ricco di valori quali l’umiltà, il sacrificio, il lavoro e il rispetto; in secondo luogo, emerge l’importanza dell’ambiente sociale – le montagne, gli affetti, lo sci – con cui Sinner ha instaurato un legame solido e nel quale torna spesso per ricaricarsi dopo le fatiche fisiche e mentali dei tornei. <strong>La psicopedagogia ci insegna quanto questi due elementi siano cruciali nella formazione degli esseri umani,</strong> contribuendo a strutturare i valori e le norme che guidano l’individuo nell’integrarsi nella società.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Jannik Sinner come “divo”</h2>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/09/edgar-morin.jpg"><img decoding="async" width="725" height="1024" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/09/edgar-morin-725x1024.jpg" alt="Edgar Morin" class="wp-image-11193" style="aspect-ratio:1;object-fit:cover;width:258px;height:auto" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/09/edgar-morin-725x1024.jpg 725w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/09/edgar-morin-212x300.jpg 212w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/09/edgar-morin-768x1085.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/09/edgar-morin-696x984.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/09/edgar-morin-297x420.jpg 297w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/09/edgar-morin.jpg 1024w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Edgar Morin</figcaption></figure>
</div>


<p>Il termine &#8220;divo&#8221; in sociologia si riferisce a personaggi pubblici che assumono un ruolo attivo nella cultura, andando oltre la loro dimensione artistica o professionale per diventare vere e proprie icone. <strong>Secondo Edgar Morin,</strong> nel testo “<em>L&#8217;industria culturale</em>&#8221; (1962), l’industria culturale e i mass media trasformano alcune figure in oggetti di culto, mercificandole e rendendole accessibili al grande pubblico, un concetto ripreso anche da Roland Barthes, che in “<em>La morte dell’autore”</em> (2018) sostiene che l’immagine pubblica di un divo possa essere separata dalla sua persona, divenendo un <em>mero prodotto della cultura popolare</em>. </p>



<p>Nel caso di Jannik Sinner, <strong>il processo di <em>divinizzazione</em> si manifesta non solo attraverso l’eccellenza sportiva</strong>, ma anche nella costruzione di un&#8217;immagine pubblica e di marketing che lo rende un modello a cui ispirarsi accessibile. A differenza dei divi tradizionali dello sport, spesso caratterizzati da un&#8217;aura di inaccessibilità e superiorità (come nel caso di Roger Federer, descritto più come un artista che un atleta), Sinner si distingue per la sua autenticità, umiltà e costante dedizione, che contribuiscono a creare una connessione più profonda con il pubblico. La sua dimensione globale, favorita dalla diffusione dei social media, dalla globalizzazione e dalla democratizzazione del tennis, ha permesso a Sinner di essere riconosciuto e seguito anche da chi non è appassionato di questo sport</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’eroe Jannik Sinner e le aspettative sociali</h2>



<p>Sinner rappresenta certamente un modello di successo, impegno, dedizione, integrità ed etica del lavoro, che lo rende <em>un “eroe</em>” in quanto possiede valori tendenzialmente ammirati nella società moderna, sempre alla ricerca di figure che incarnino principi socialmente desiderabili. L’immagine del ragazzo perfetto, che non cede mai agli eccessi nemmeno quando festeggia un’importante vittoria sportiva e che mantiene un certo riserbo nella sua vita privata, lo porta anche a dover fronteggiare una serie di pressioni sociali.</p>



<p>Queste si traducono nell’aspettativa della vittoria da parte dei suoi tifosi e, più in generale, dell’intero movimento tennistico mondiale, <strong>nella curiosità per gli aspetti della sua vita privata che i mass media tentano di svelare</strong> e nelle costanti aspettative riguardo al suo atteggiamento in campo e fuori. In questo senso, l’immagine di Sinner è soggetta a una costante tensione tra la celebrazione del successo e la necessità di mantenere un profilo umile. Il pubblico vuole eroi, ma non vuole che questi diventino inaccessibili. Questo equilibrio è difficile da mantenere e, nel lungo periodo, potrebbe diventare una fonte di stress per l’atleta.</p>



<p><strong>Jannik Sinner è più di un campione di tennis: è un fenomeno sociologico</strong> che incarna valori positivi, ma è anche un prodotto culturale su cui vengono proiettate aspettative e ideali collettivi. La sua capacità di rimanere autentico, pur sotto i riflettori, sarà determinante per la sua carriera e per il modo in cui verrà ricordato nel tempo.</p>



<p><strong>Andrea Zampieri</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://amzn.to/41LNid8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Seymour L., An Analysis of Roland Barthes&#8217;s The Death of the Author, Macarat library, 2018.</a></li>



<li>Morin, E. <em>L&#8217;industria culturale</em>. Saggio sulla cultura di massa. Il mulino, 1962.</li>
</ul>
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		<title>Le scarpe Nike tra filosofia e sociologia del consumo</title>
		<link>https://sociologicamente.it/le-scarpe-nike-tra-filosofia-e-sociologia-del-consumo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco D'Ambrosio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2025 07:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e New Media]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia dei consumi]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia dello sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le scarpe sono un bene di consumo molto particolare: se, da un punto di vista funzionale, sovviene subito la loro importanza dato che hanno accompagnato l&#8217;evoluzione umana e lo stile di vita delle persone (si pensi al passaggio dallo stare scalzi religioso alla comodità e le prestazioni di scarpe agonistiche con memory foam e similari) [&#8230;]</p>
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<p>Le scarpe sono un bene di consumo molto particolare: se, da un punto di vista funzionale, sovviene subito la loro importanza dato che hanno accompagnato l&#8217;evoluzione umana e lo stile di vita delle persone (si pensi al passaggio dallo stare scalzi religioso alla comodità e le prestazioni di scarpe agonistiche con memory foam e similari) dal punto di vista identitario, ci ricorda la sociologia, è molto più complesso e stratificato l&#8217;effetto sulle persone. Una riflessione transdisciplinare sul tema la offre Tommaso Ariemma, filosofo contemporaneo <a href="https://sociologicamente.it/intervista-a-tommaso-ariemma-tra-pop-filosofia-e-sociologia-dellarte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">già interpellato per un altro suo contributo</a>, nel suo testo &#8220;<em>I piedi del mondo. Come le scarpe Nike hanno rivoluzionato l&#8217;immaginario globale</em>&#8221; in cui struttura un’analisi approfondita e innovativa su come un brand possa trasformarsi in un simbolo culturale di portata universale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sociologia e filosofia delle scarpe Nike</h2>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/TOMMASO-ARIEMMA-POP-FILOSOFIA.jpg"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/TOMMASO-ARIEMMA-POP-FILOSOFIA-1024x681.jpg" alt="TOMMASO ARIEMMA - POP FILOSOFIA - SOCIOLOGICAMENTE.IT" class="wp-image-16544" width="332" height="220" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/TOMMASO-ARIEMMA-POP-FILOSOFIA-1024x681.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/TOMMASO-ARIEMMA-POP-FILOSOFIA-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/TOMMASO-ARIEMMA-POP-FILOSOFIA-768x511.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/TOMMASO-ARIEMMA-POP-FILOSOFIA-696x463.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/TOMMASO-ARIEMMA-POP-FILOSOFIA-1068x711.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/TOMMASO-ARIEMMA-POP-FILOSOFIA-631x420.jpg 631w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/TOMMASO-ARIEMMA-POP-FILOSOFIA.jpg 1440w" sizes="(max-width: 332px) 100vw, 332px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://sociologicamente.it/intervista-a-tommaso-ariemma-tra-pop-filosofia-e-sociologia-dellarte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervista a Tommaso Ariemma: tra pop filosofia e sociologia dell’arte</a></figcaption></figure>
</div>


<p>Il libro esplora come <strong>le scarpe Nike,</strong> da semplici strumenti funzionali, si siano evolute in potenti dispositivi simbolici, capaci di influenzare immaginari collettivi e ridefinire identità individuali in un mondo globalizzato. Un discorso che intreccia storia del pensiero, design ed estetica: tutte dimensioni del filosofico che si innestano nelle pratiche sociali.</p>



<p>L&#8217;autore, attraverso dunque lenti filosofiche e sociologiche, intreccia riferimenti diretti e impliciti a pensatori come Heidegger, Benjamin, Barthes, Bourdieu, Illouz e altri, conducendoci in un viaggio che va dal concetto di tecnica al mito, dall’estetizzazione del consumo alla globalizzazione, rivelando le dinamiche culturali e ideologiche nascoste dietro un oggetto apparentemente semplice: le scarpe da ginnastica. </p>



<p>Proviamo ora a strutturare una breve panoramica di questo scritto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il piede come simbolo filosofico</h2>



<p>Il titolo stesso del libro, <em>I piedi del mondo</em>, è un richiamo simbolico al ruolo che le scarpe Nike giocano nel mondo contemporaneo: rappresentano infatti il contatto tra il corpo e il terreno, tra l’individuo e il mondo. Ariemma infatti richiama criticamente Heidegger e il concetto di <em>Ge-stell</em>, interpretando le Nike come l’estensione tecnologica del corpo umano, una protesi che non solo permette il movimento, ma definisce il nostro modo di essere nel mondo.<strong> Non sono semplici scarpe: diventano il <em>logos</em> del dinamismo capitalistico</strong>, il mezzo attraverso cui l’uomo contemporaneo “calpesta” il mondo per possederlo, dominarlo e vincerlo&#8230; o almeno ne costituisce la più &#8220;materialista&#8221; illusione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il mito e l’archetipo dell’eroe tramite le scarpe Nike</h3>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2025/01/i-piedi-del-mondo-libro-ariemma.jpg"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2025/01/i-piedi-del-mondo-libro-ariemma.jpg" alt="" class="wp-image-17586" width="324" height="456" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2025/01/i-piedi-del-mondo-libro-ariemma.jpg 510w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2025/01/i-piedi-del-mondo-libro-ariemma-213x300.jpg 213w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2025/01/i-piedi-del-mondo-libro-ariemma-298x420.jpg 298w" sizes="(max-width: 324px) 100vw, 324px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://amzn.to/40eOG7j" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recupera il libro qui</a></figcaption></figure>
</div>


<p>Ampio spazio viene dedicato all’analisi del mito creato attorno alle scarpe Nike, dall&#8217;evocativo simbolo della &#8220;V&#8221; che evoca il dinamismo greco e il dominio dell&#8217;aria degli anni &#8217;80 (pg. 36), fino all&#8217;uso (per la prima volta nella storia) della figura di una celebrità, Michael Jordan. Le campagne pubblicitarie della Nike non vendono scarpe, ma narrazioni universali che riecheggiano gli archetipi del mito, come descrive Joseph Campbell nel suo <em>monomito</em> del viaggio dell’eroe. Jordan diventa un moderno Eracle, capace di elevarsi sopra i limiti umani grazie alla propria forza, al sacrificio e, non meno importante, alle sue scarpe.</p>



<p>Questo meccanismo richiama Roland Barthes e il suo concetto di mito come sistema di segni (<em>Mitologie</em>): la figura di Jordan viene mitizzata attraverso le Nike, che diventano il simbolo tangibile del successo e del superamento dei propri limiti. <strong>L’acquisto delle Nike non è quindi solo un atto di consumo, ma un’adesione a un mito, una partecipazione simbolica alla narrazione del trionfo personale.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’estetizzazione del consumo&#8230; delle scarpe Nike</h2>



<p>Le scarpe Nike non sono semplicemente oggetti funzionali, ma prodotti estetici e simbolici, che trasformano il corpo in un&#8217;opera d&#8217;arte da esibire. Inquadrando il discorso nell&#8217;ottica e nelle riflessioni di Walter Benjamin, ne &#8220;l’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica&#8221;, è possibile affermare che le Nike si collocano a metà strada tra il lusso esclusivo e la produzione di massa, creando una tensione tra unicità percepita e accessibilità globale. E&#8217; proprio questo paradosso che alimenta il loro potere simbolico.</p>



<p>Le sneakers sono anche parte del &#8220;linguaggio visivo&#8221; contemporaneo, una forma di spettacolo, come descrive Guy Debord in <em>La società dello spettacolo</em>. <strong>Indossare un paio di Nike significa esibire uno status, </strong>un’identità, una storia. La scarpa diventa quindi un oggetto comunicativo, parte integrante del sistema di segni con cui l’individuo si presenta al mondo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il capitalismo edonistico e la mercificazione dell’identità</h3>



<p>Ariemma inserisce il fenomeno Nike nel contesto del &#8220;capitalismo edonistico&#8221;, concetto elaborato da Gilles Lipovetsky. Le scarpe non vengono acquistate per necessità, ma per il piacere di possederle e di identificarvisi. <strong>Le Nike promettono non solo performance sportive migliori, ma anche un’identità personale più forte, una partecipazione a un immaginario collettivo che unisce estetica, dinamismo e successo.</strong></p>



<p>Tuttavia, l&#8217;autore chiarisce che piuttosto che un rapporto di tipo mimetico dove si compra un prodotto per assomigliare al suo testimonial, bisognerebbe parlare di rapporto metessico: acquistare scarpe Nike significa(va) partecipare a qualcosa di estremamente rilevante, sposare un vero e proprio dominio (p.31).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Omogeneità culturale e resistenza locale</h2>



<p>Ariemma, quindi, esplora come le scarpe Nike siano diventate un simbolo della globalizzazione culturale, capaci di unire immaginari diversi sotto un’unica bandiera estetica e valoriale. Questo richiama il concetto di &#8220;flussi culturali globali&#8221; di Arjun Appadurai in <em>Modernity at Large</em>, in cui oggetti e idee si muovono liberamente, trasformando le culture locali. Tuttavia, come sottolinea l&#8217;autore, il successo globale delle Nike non è dovuto solo alla loro diffusione, ma alla capacità di adattarsi ai contesti locali.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="AIR – LA STORIA DEL GRANDE SALTO | Trailer Ufficiale" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/xkY6AN3SPW0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Dal regista Ben Affleck, AIR – LA STORIA DEL GRANDE SALTO, parla proprio del marchio Nike e della scelta di Jordan come testimonial</figcaption></figure>



<p>Ad esempio, <strong>le Nike hanno saputo appropriarsi delle sottoculture urbane come l’hip hop e lo skateboarding</strong>, trasformando pratiche di resistenza in stili mainstream. Questo processo di &#8220;appropriazione culturale&#8221;, però, porta con sé il rischio di una perdita di autenticità e diversità culturale, un tema centrale nel dibattito sulla globalizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I &#8220;piedi del mondo&#8221; come metafora dell’esistenza contemporanea?</h2>



<p><em>I piedi del mondo</em> non è solo un libro sulle scarpe Nike, ma un’analisi critica del capitalismo contemporaneo, della globalizzazione e del rapporto tra identità e consumo (Illouz, 2021). Le Nike, in questa lettura, non sono semplicemente scarpe, ma simboli di un mondo in movimento, un linguaggio visivo globale e un dispositivo attraverso cui <strong>il capitalismo estetizza e mercifica la vita quotidiana. </strong>L&#8217;autore ci invita a interrogarci su cosa significhi davvero &#8220;calpestare il mondo&#8221; e su quale sia il prezzo di farlo con le scarpe ai piedi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://amzn.to/425DdcR" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ariemma T., I piedi del mondo. Come le scarpe Nike hanno rivoluzionato l&#8217;immaginario Globale, Roma, Luiss University press, 2024;</a></li>



<li><a href="https://amzn.to/3MNIXzd" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Illouz E., The End of Love: A Sociology of Negative Relations, Polity PR, Cambridge, 2021;</a></li>
</ul>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/06/Francesco-DAmbrosio-Caporedattore-sociologicamente.jpeg" width="100"  height="100" alt="Francesco D&#039;Ambrosio Caporedattore sociologicamente" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://sociologicamente.it/author/francescodambrosio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesco D&#039;Ambrosio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Docente di comunicazione e Gestione HR. Giornalista pubblicista laureato in Sociologia con lode. Redattore capo di Sociologicamente.it.<br />
<i><a href="https://docs.google.com/document/d/1lTd2eP35pV6axDpBbvuyWI6nmzqzkCOQ/edit?usp=sharing&amp;ouid=117395073988038250447&amp;rtpof=true&amp;sd=true">PUBBLICAZIONI</a> | <a href="https://www.linkedin.com/in/francescodambrosio-sociologo-orientatore-hr/">LINKEDIN </a></i></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/le-scarpe-nike-tra-filosofia-e-sociologia-del-consumo/">Le scarpe Nike tra filosofia e sociologia del consumo</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il Simbolo del calcio Napoli: storia e sociologia</title>
		<link>https://sociologicamente.it/il-simbolo-del-calcio-napoli-storia-e-sociologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Oct 2024 11:04:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e New Media]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia dello sport]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=17173</guid>

					<description><![CDATA[<p>La curiosità e l’analisi del simbolo del Napoli calcio nascono dalla passione di chi scrive queste righe ha per la squadra. Infatti, lo stemma di un club non è solo un segno grafico, ma un elemento identitario che evolve nel tempo e riflette i cambiamenti sociali e culturali. Partendo dalle origini del club partenopeo, il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La curiosità e l’analisi del simbolo del Napoli calcio nascono dalla passione di chi scrive queste righe ha per la squadra. Infatti, <strong>lo stemma di un club non è solo un segno grafico, ma un elemento identitario che evolve nel tempo e riflette i cambiamenti sociali e culturali. </strong>Partendo dalle origini del club partenopeo, il simbolo è passato dal cavallo rampante al celebre “ciuccio”, accompagnando la storia e l’immaginario dei suoi sostenitori.</p>



<p>Nel calcio moderno, il concetto di stemma si fonde con quello di brand: non più semplice emblema sportivo, ma strumento di marketing e business. Questo fenomeno, che ha trasformato le società calcistiche in vere e proprie aziende, ha investito anche il Napoli, il cui brand ha acquisito un peso crescente nell’arena internazionale, alimentato dalla figura mitica di Maradona. <strong>L’icona argentina ha ridefinito i confini tra simbolo e leggenda</strong> e di qui una domanda (che ha tra l&#8217;altro caratterizzato la tesi di laurea di chi scrive qualche anno fa)<strong>: Maradona ha rafforzato o addirittura sostituito l’identità del club nell’immaginario collettivo?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo socio-antropologico del simbolo</h2>


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<figure class="alignleft size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/scudetto-napoli-sociologicamente.jpeg"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/scudetto-napoli-sociologicamente-461x1024.jpeg" alt="scudetto-napoli-sociologicamente" class="wp-image-14990" width="221" height="491" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/scudetto-napoli-sociologicamente-461x1024.jpeg 461w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/scudetto-napoli-sociologicamente-135x300.jpeg 135w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/scudetto-napoli-sociologicamente-768x1707.jpeg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/scudetto-napoli-sociologicamente-691x1536.jpeg 691w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/scudetto-napoli-sociologicamente-696x1547.jpeg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/scudetto-napoli-sociologicamente-189x420.jpeg 189w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/scudetto-napoli-sociologicamente.jpeg 900w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://sociologicamente.it/napoli-calcio-sociologia-del-terzo-scudetto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">APPROFONDISCI CON QUESTO ARTICOLO</a></figcaption></figure>
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<p>Il concetto di simbolo ha sempre avuto un ruolo cruciale nella storia umana, dall&#8217;alba dell&#8217;umanità fino ai nuovi contesti digitali. Esso è stato studiato da molteplici discipline e autori, che ne hanno analizzato il valore sociale, artistico, religioso e cognitivo. Per esempio, secondo Cassirer, <strong>il simbolo è ogni elemento concreto o astratto che esprime un significato,</strong> mentre Eliade (1976) ne evidenzia la capacità di esprimere più significati contemporaneamente, andando oltre l’immediatezza. Todorov (1978) invece, distingue il simbolo dall&#8217;allegoria: il simbolo è una “sorgente di idee”, non un&#8217;immagine derivata da un concetto astratto.</p>



<p>L&#8217;antropologia simbolica, come definita da Fabietti e Remotti (1997), esplora il simbolo sia nella sua dimensione sociale e politica, sia nella sua funzione espressiva e comunicativa. Questa disciplina, originata da Durkheim e Radcliffe-Brown, ha ampliato il proprio campo di studio dalla religione a concetti come il corpo, il potere, il territorio e la violenza simbolica (Lévi-Strauss, 1968).</p>



<p>Il simbolo è un oggetto complesso e multidimensionale, il cui significato non può essere compreso pienamente al di fuori del contesto storico e culturale in cui si trova. Seppilli (1977) afferma infatti che il simbolo può assumere significati diversi a seconda della storia personale e collettiva, e persino il folklore può rivelarsi come documento umano di grande valore. I simboli sacri, inoltre, agiscono su chi li riconosce, predisponendo a determinate azioni e suscitando specifici stati d’animo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Simboli sacri nel calcio</h2>



<p>I simboli sacri sono fondamentali in tutte le religioni, rappresentando valori e verità ultime per chi li riconosce come tali. Ad esempio, la Torah per gli ebrei, la croce per i cristiani e la Ka&#8217;ba per i musulmani (Eliade 1993). In particolare secondo Eliade, il simbolo non solo estende la ierofania, ma la rappresenta integralmente, rivelando una realtà che nessun&#8217;altra manifestazione potrebbe esprimere.</p>



<p><strong>Anche nel calcio, come nella religione,</strong> i simboli e i rituali giocano un ruolo centrale: la bandiera, la sciarpa, lo stemma della squadra agiscono come segni identitari e rituali per i tifosi, facilitando l&#8217;adesione e creando un senso di appartenenza e fervore. Durkheim, in particolare, ha descritto i simboli sacri come “separati” dal profano e “proibiti” a chi non è &#8220;consacrato&#8221;. Essi generano rispetto e riverenza, a tal punto che avvicinarsi a loro senza una preparazione adeguata può risultare &#8220;pericoloso&#8221;.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Animalìe</h3>



<p>La tradizione di associare stemmi e mascotte alle squadre di calcio risale agli anni ‘20, quando il Guerin Sportivo, con il disegnatore Carlin Bergoglio, introdusse l’uso di animali come simboli di appartenenza per ogni squadra, creando le cosiddette “animalìe” (Bergoglio, 1928). Questa tradizione si diffuse e si consolidò con le figurine Panini dal 1960, che iniziarono a includere gli stemmi delle squadre, trasformando tali simboli in marchi identitari (Panini 1961-62).</p>


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<figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://lh7-rt.googleusercontent.com/docsz/AD_4nXcNvP1R5rTis0K_Ag2kA2Sh8P0-i4vQrljuLP4V3ef30XWZm46RosMJhq6-Gpo91Ztu-jFvJwRpvx3jMbcxK_RKaypJAJKEArFizW5OMjNO253Ve9oqtBEYWpiQQFHi-Vb6QhwZksotgz5nMGDfDre55AwgUbF-jBzjJdebJ6Ray7chPdihz8g?key=kVoJWQfOpadCxlccv9TF_w" alt="guerin sportivo giornale simbolo calcio"/><figcaption class="wp-element-caption">Vengono pubblicate le prime “animalie” nel 1928</figcaption></figure>
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<p>Con il tempo, gli stemmi e i simboli calcistici hanno acquisito un valore rituale, come sottolinea Victor Turner: il rituale è un comportamento codificato che rafforza l’identità collettiva e le credenze (Turner, 2001). Per Bifulco e Pirone (2014), i piccoli rituali dei tifosi (indossare sciarpe e portare amuleti) servono a consolidare la coesione e a esprimere una passione condivisa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;identificazione in un simbolo</h2>



<p><strong>Il concetto di identità nello sport va inteso come identificazione e senso di appartenenza a un gruppo</strong>, squadra o nazione, piuttosto che come mera “conoscenza individuale”. Questa identificazione può sfociare in manifestazioni estreme di rivalità, come la violenza negli eventi calcistici, quando il rispetto per l’avversario si perde e il rivale è visto come un nemico da sconfiggere fisicamente, piuttosto che lealmente.</p>



<p>Nel calcio, lo sport più popolare a livello mondiale, l’identificazione con la squadra e i suoi simboli è spesso accompagnata d<strong>a rivalità che vanno oltre il piano sportivo e si legano a dimensioni politiche</strong>, sociali o religiose. Ad esempio, il derby di Glasgow tra Celtic e Rangers rappresenta uno scontro tra cattolici e protestanti; “El Clasico” tra Barcellona e Real Madrid incarna la tensione tra l’indipendentismo catalano e il potere centrale di Madrid; il derby tra Partizan e Stella Rossa a Belgrado riflette le cicatrici della guerra e la divisione sociale (Bromberger, 1995).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Contrasti storici, tra sacro e profano</h3>



<p>Anche nel contesto italiano, come osserva Bromberger (1995), <strong>la rivalità tra Napoli e Juventus è più di un semplice scontro sportivo: essa rappresenta un contrasto storico, economico e sociale</strong>, percepito dai tifosi napoletani come una “rivincita” di un sud subalterno contro un nord arrogante.</p>



<p><strong>La “dualità sacro-profano” descritta da Durkheim </strong>(Bromberger, 1995) può applicarsi anche al calcio: l’identità collettiva si esprime attraverso simboli, colori e rituali che richiamano il senso di appartenenza a una comunità, come spiega Victor Turner con il concetto di “rituali sociali” (Turner, 2001). Questo legame è visibile negli stadi e nei luoghi simbolici del calcio, come lo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, dedicato al leggendario calciatore e diventato un luogo di culto e commemorazione per la comunità napoletana (Bifulco, 2021).</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista.png"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-1024x576.png" alt="luca bifulco intervista sociologicamente sport calcio" class="wp-image-14896" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-1024x576.png 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-300x169.png 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-768x432.png 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-1536x864.png 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-2048x1152.png 2048w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-696x392.png 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-1068x601.png 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-747x420.png 747w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://sociologicamente.it/intervista-a-luca-bifulco-la-sociologia-dello-sport/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">APPROFONDISCI CON L&#8217;INTERVISTA AL PROF. LUCA BIFULCO</a></figcaption></figure>
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<p>La storia del calcio, dunque<strong>, mostra come lo sport non solo generi identificazione, ma rifletta anche le dinamiche di classe e sociali. </strong>Mentre gli sport nascevano come passatempi aristocratici, con la popolarizzazione di discipline come il calcio, le classi nobili si sono distinte passando ad attività più esclusive come il rugby o la vela, in una continua ricerca di distinzione sociale.</p>



<p>In questo contesto, il mito di Maradona si erge come simbolo di appartenenza per la comunità, incarnando un’identità collettiva basata sulla condivisione di passioni, conflitti ideali e partecipazione emotiva, contribuendo a creare un senso di solidarietà interna (Bifulco, 2021).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Calcio nella cultura napoletana</h2>



<p>Il calcio è entrato nella cultura napoletana nel 1896 con una partita del Real Club Canottieri, ma solo nel 1901, la Virtus Partenopea partecipò a tornei calcistici. La fondazione del Football Club Partenopeo avvenne nel 1905 grazie ai fratelli Scarfoglio, ma durò poco: il calcio a Napoli si consolidò nel 1905 con la nascita del Reale Club Canottieri, poi rinominato Napoli Football Club nel 1906. Nel 1911, il club affrontò i marinai-giocatori della nave Arabik, che aveva appena sconfitto il Genoa. Nel 1911, la sezione estera del Napoli si distaccò, creando l’Unione Sportiva Internazionale Napoli.</p>



<p>La Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) nel 1926 approvò il progetto Valvassori-Faroppa, ammettendo squadre del centro-sud nei campionati di Prima Categoria. L’A.C. Napoli fu fondata il 25 agosto 1926 da Giorgio Ascarelli, il quale cambiò il nome da Internaples per ragioni politiche legate al regime fascista. La squadra fu infine ripescata nella Divisione Nazionale nonostante una stagione deludente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Trasformazione ed evoluzione dello stemma</h3>


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<figure class="alignleft is-resized"><img decoding="async" src="https://lh7-rt.googleusercontent.com/docsz/AD_4nXes4MtvwJUo8qGddAaAzNmfiBTgZFqf-8V4LhCG0zz3YtWdFRXq0tHo6mpx1Hrb9ppsN7WuqCXYgY--m2uE1mICaXupwFPzSf66bnXNtg0Cz5uWkl5dogkAt1P1egnS7hr1Gy2nJhmkjBjjbCg7YcTNdi-wfZCFWXVs3zzP961LcWNmeVD-98A?key=kVoJWQfOpadCxlccv9TF_w" alt="simbolo napoli calcio corsiero del sole" width="210" height="310"/><figcaption class="wp-element-caption">il Corsiero del sole</figcaption></figure>
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<p>Il primo stemma dell’A.C. Napoli raffigurava un cavallo rampante su un pallone, simbolo del Regno di Napoli. Pasolini descrisse questo simbolo come rappresentativo di un popolo irriducibile: «I napoletani hanno deciso di estinguersi, rimanendo fino all’ultimo napoletani». Il cavallo, noto anche come Corsiero del Sole, era un simbolo di grande rilevanza storica per Napoli.</p>



<p>Negli ultimi anni, il presidente Aurelio De Laurentiis ha suggerito di ripristinare questo simbolo sulle maglie del Napoli, <strong>definendolo “il segno di indomabilità” di un popolo. </strong>La memoria collettiva, secondo Berger e Luckmann (1966), è fondamentale per la costruzione dell&#8217;identità, e il Corsiero del Sole rimane parte della cultura sportiva della città. Con il passare del tempo, il simbolo del cavallo fu sostituito dall’asino, o “ciuccio”, divenuto mascotte del Napoli. Questo cambiamento fu influenzato da un aneddoto degli anni &#8217;20 in cui un tifoso ironizzò sulla squadra in un bar: «Cchiu ca nu cavallo, me pare o ciuccio de zi Fichella&#8230;».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Evoluzione di un simbolo: da cavallo a &#8220;ciuccio&#8221;</h3>



<p>Il ciuccio, inizialmente visto come un simbolo di scherno, divenne un portafortuna e fu adottato dai tifosi, rappresentando un legame folkloristico con la città. Bruno Roghi, nel 1960, nobilitò il ciuccio definendolo rappresentativo della folla napoletana. Nel corso degli anni, il ciuccio è comparso anche sulle maglie del Napoli, consolidando un’identità che si distacca dal passato nobile del cavallo.</p>



<p>L’asino, ambivalente come simbolo, riflette le contraddizioni della cultura napoletana, ma oggi non compare ufficialmente nelle maglie del Napoli,<strong> segno di un cambiamento nell&#8217;identità visiva del club</strong>. L’attuale logo mantiene forme simili, ma l’immagine del ciuccio è diventata simbolo folkloristico, rendendo il Napoli un&#8217;entità popolare e non più elitista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuove simbologie: il marketing nel calcio</h2>



<p>Il merchandising nel calcio rappresenta un’importante attività promozionale, utilizzando il marchio e l&#8217;immagine del club per vendere una vasta gamma di prodotti, dai gadget a capi d’abbigliamento come magliette e sciarpe. <strong>Questa industria, emersa in Inghilterra, sta crescendo anche in Italia</strong>, nonostante le sfide come l’aumento dei prodotti contraffatti e la preferenza per le squadre europee più prestigiose. Le società calcistiche possono gestire direttamente il merchandising o esternalizzarlo attraverso contratti di licenza.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/storia-calcio-napoli-simbolo.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="537" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/storia-calcio-napoli-simbolo-1024x537.jpg" alt="simbolo ciuccio napoli calcio" class="wp-image-17190" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/storia-calcio-napoli-simbolo-1024x537.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/storia-calcio-napoli-simbolo-300x157.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/storia-calcio-napoli-simbolo-768x403.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/storia-calcio-napoli-simbolo-696x365.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/storia-calcio-napoli-simbolo-1068x560.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/storia-calcio-napoli-simbolo-801x420.jpg 801w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/10/storia-calcio-napoli-simbolo.jpg 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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<p>La vera forza di un club risiede nella sua capacità di creare un legame emotivo con i tifosi, che va oltre i risultati sportivi. Un logo ben riconoscibile non solo stimola emozioni, ma genera anche un forte senso di appartenenza tra i membri della community di tifosi. Come afferma Randall Collins (2008), questi consumatori non sono semplici clienti, ma partecipano a rituali condivisi che rafforzano il loro legame con il marchio. La passione per la squadra spesso comporta sacrifici, e i club devono riconoscere e ripagare questi investimenti emotivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Emozionarsi col simbolo: il marketing tribale</h2>



<p>Il marketing tribale è fondamentale per coinvolgere i tifosi, soprattutto attraverso canali digitali e social media, dove possono sentirsi protagonisti<strong>. Questo approccio aiuta a espandere la base di fan</strong>, generando maggiori entrate sia dalla vendita di prodotti, simboli delle &#8220;tribù&#8221; calcistiche, sia attraverso accordi di sponsorizzazione più vantaggiosi.</p>



<p>In Italia, la figura della mascotte sta guadagnando popolarità e mira a creare un legame con il pubblico più giovane. Negli sport anglosassoni, le mascotte sono già un elemento consolidato. Un esempio significativo è “Filbert Fox” del Leicester City FC, che ha firmato un contratto di sponsorizzazione nel 2016, dimostrando come le mascotte possano aggiungere valore al brand.</p>



<p>Il marketing sportivo è quindi una fonte cruciale di finanziamento per le società calcistiche, e la fidelizzazione del pubblico è essenziale per garantire ritorni economici. Tuttavia, il valore del brand è dinamico e può variare in base ai risultati sportivi.</p>



<p><strong>Secondo il report “Football 50” di Brand Finance, nessuna squadra italiana compare nella top ten mondiale, ma marchi come SSC Napoli e FC Inter hanno registrato una crescita significativa del loro valore.</strong> L&#8217;analisi del marchio evidenzia la sua importanza come bene immateriale legato alla reputazione e al marketing, tema che sarà approfondito nel prossimo paragrafo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Brand Napoli: terzo nel mercato italiano</h2>



<p>Negli ultimi anni, la SSC Napoli ha compiuto significativi progressi nel branding grazie ai successi sportivi e all&#8217;era De Laurentiis, caratterizzata da vittorie e nuove sponsorizzazioni. L’apertura di account sui social in diverse lingue e la presenza su piattaforme come Dugout e Weibo hanno accresciuto la brand awareness. Secondo Brand Finance e uno studio di YouGov Sport, il Napoli si posiziona al terzo posto nel mercato italiano, superando club come Juventus e Inter.</p>



<p><strong>Questa crescita è dovuta anche al bel gioco proposto dalla squadra, che ha attratto un pubblico giovane. </strong>Contratti di sponsorizzazione significativi, come quello con Amazon nel 2021, hanno ampliato la visibilità del brand.</p>



<p>Il Napoli emerge come un brand del bel gioco; Fournier (1988) definisce il brand come un “membro attivo” nelle relazioni con i consumatori. L&#8217;allenatore Maurizio Sarri ha elevato il Napoli nel 2018, creando una nuova filosofia di gioco, il “Sarrismo”, riconosciuto dalla Treccani. Spalletti poi, con la vittoria del terzo scudetto, ha alimentato un&#8217;euforia incredibile verso il Napoli, per certi versi croce e delizia degli ultimi tempi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Identificarsi nel brand Napoli</h2>



<p>Il tifoso è il protagonista del processo di identificazione con il club, motivato dalla passione e dalla storia. Maradona, simbolo della squadra, incarna valori profondi per i napoletani: <strong>la sua figura vive attraverso murales e celebrazioni che uniscono la comunità</strong>. A tal proposito, Basile (2013) evidenzia che l&#8217;identificazione con il brand crea un legame profondo tra i membri, infatti, dopo la morte di Maradona, nel novembre 2021, il Napoli ha omaggiato il giocatore con una maglia speciale, come fosse un santo.</p>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-scaled.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-1024x683.jpg" alt="maradona napoli sociologia dello sport" class="wp-image-15355" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-1536x1024.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-2048x1365.jpg 2048w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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<p>Il brand Napoli evoca un riscatto sociale, con <strong>l</strong>a figura di Maradona che continua a unire la città e mantenere viva la passione dei tifosi, difatto, contribuendo attivamente anche alla creazione di una pletora di appassionati in tutto il mondo. <strong>Accanto al simbolo quindi, il divo-santo Maradona vive e incarna una passione.</strong> </p>



<p>Il Napoli, nel corso della sua storia, ha affrontato molte sfide nel panorama calcistico italiano, originariamente dominato dalle squadre del Nord. Solo l&#8217;8% degli scudetti è stato vinto da squadre del Sud, e due dei tre titoli del Napoli sono legati a Diego Armando Maradona, che ha incarnato la lotta contro i pregiudizi verso il popolo napoletano. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=EtLTu6Ygd_M&amp;ab_channel=CamilloPianese" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La sua frase iconica durante i mondiali a Napoli denunciò a tal proposito l&#8217;emarginazione dei napoletani.</a></p>



<p><strong>Maradona è stato un simbolo incarnato per Napoli, rappresentando una rivalsa sociale per una città storicamente discriminata</strong>, eppure, il passaggio dal cavallo al ciuccio nello stemma del Napoli simboleggia un mutamento sociale e un eterno conflitto tra sacro e profano già presente nella sua biografia di società calcistica. Oggi, il Napoli è in crescita, e può ambire a una nuova affermazione nel calcio, rappresentando la rinascita di un sogno e la forza indomita della città.</p>



<p><strong>Nicola Medio</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="http://www.serena.unina.it/index.php/eracle/article/view/8993" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alabarces&nbsp;P., Diego Maradona: mito, héroe, símbolo de la subalternidad ,Eracle. Journal of Sport and Social Sciences, Vol. 4,2021.</a></li>



<li><a href="https://amzn.to/4eyBCj0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Barba,B.,<em>Calciologia.Per un antropologia del football,</em>Milano- Udine,Mimes Edizioni,2016.</a></li>



<li>Basile,G.,<em>Relazioni tra impresa e individuo-consumatore.Il ruolo sociale del brand ,</em>Milano ,Franco Angeli.,2013.</li>



<li>Bellinazzo M.,Goal Economy,Baldini &amp; Castoldi,Milano,2015.</li>



<li><a href="https://amzn.to/4gSjiTI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Berger L. e Luckmann., <em>La realtà come costruzione sociale,</em>Bologna,Il Mulino,1969</a>.</li>



<li><a href="https://amzn.to/3XTPn4P" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bifulco L.&amp; Pirone, F., <em>A tutto campo: Il Calcio da Una Prospettiva Sociologica</em>, Guida,2014.</a></li>



<li>Bromberger,&nbsp; C.,&nbsp; Hayot,&nbsp; A.,&nbsp; Mariottini,&nbsp; J.M.&nbsp; (1995).&nbsp; La&nbsp; match&nbsp; de&nbsp; football.&nbsp; Ethnologie&nbsp; d’une&nbsp; passion partisane à Marseille, Naples et Turín. Parigi: Éditions de la MSH.</li>



<li>Cassirer,E., 1996. Filosofia delle forme simboliche, 3 Volumi. Firenze: La Nuova Italia. (1923 – 1929)</li>



<li>Crespi.F.,Manuale di sociologia della cultura ,Bari, Laterza ,2002;</li>



<li>Collins R., L’intelligenza sociologica.Un introduzione alla sociologia non- ovvia, S.Maria C.V,Ipermedium,2008.</li>



<li>Durand G., le strutture antropologiche dell’immaginario.Introduzione all’archetipologia generale, Roma, Dedalo, 2013;</li>



<li>Durkheim E.,<em>La divisione del lavoro sociale</em>,Einaudi,Torino,1999 Fabietti U.,<em>Antropologia culturale.L’esperienza e l’interpretazione</em>,Laterza,Roma-Bari,1999.</li>



<li><a href="https://amzn.to/3XTPduf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eliade M., <em>Immagini e simbolo, saggi sul simbolismo magico religioso</em> Milano,Jacabook,1952.</a></li>



<li>Fabietti U,Remotti F<em>.,Dizionario di antropologia. Etnologia, antropologia culturale, antropologia sociale,</em>Zanichelli, Bologna,1997</li>



<li>Fournier P, Saúl Millán y María Eugenia Olavarría <em>Antropología y simbolismo,</em> SEP, México,2007</li>



<li><a href="https://www.researchgate.net/publication/24098988_Consumers_and_Their_Brands_Developing_Relationship_Theory_in_Consumer_Research" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fournier S<em>.,Consumers and Their Brands: Developing Relationship Theory in consumer Research” </em>Journal of Consumer Research, Vol.24.1988. <strong>(SCARICABILE QUI)</strong></a></li>



<li>Geertz C.,<em>Interpretazioni di culture</em>,Il Mulino,Bologna1987.</li>



<li>Halbwachs M., <em>La memoria collettiva,</em>EdizioniUnicopli,milano,1997.</li>



<li>Mattioli.F.,la sociologia visuale Acireale,Bonanno, 2015</li>



<li>Ong W., <em>Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola</em>, Bologna, il mulino, 1986;</li>



<li>Person J.<em>,L’asino,</em>Marsilio Editore,Padova,2019.</li>



<li>Seppilli <em>A., Sacralità dell&#8217;acqua e sacrilegio dei ponti</em> <em>.Persistenza di simboli e dinamica culturale</em>,Palermo, Sellerio,1977.</li>



<li>Todorov T., <em>Teorie del simbolo.Retorica, estetica, poetica, ermeneutica: i fatti simbolici nella storia del pensiero occidentale,</em>Milano,Garzanti<em>,</em>2008</li>



<li>Turner V, 2001a. Il processo rituale. Struttura e anti-struttura. Brescia: Morcelliana (1969)</li>
</ul>
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		<title>Ju jitsu: un caso di sociologia delle migrazioni e sport</title>
		<link>https://sociologicamente.it/ju-jitsu-un-caso-di-sociologia-delle-migrazioni-e-sport/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 17:44:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia dello sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le emigrazioni sono un fenomeno frequente e fondamentale per la storia dell’Umanità, dato che attraverso queste si sono create nazioni, si sono formate culture e sottoculture nei vari sistemi sociali nelle varie epoche ed hanno indicato la loro l’apertura o chiusura all’inclusione e all’integrazione socioculturale.&#160;Marshall McLuhan, uno dei più noti studiosi della comunicazione e della [&#8230;]</p>
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<p><br>Le emigrazioni sono un fenomeno frequente e fondamentale per la storia dell’Umanità, dato che attraverso queste si sono create nazioni, si sono formate culture e sottoculture nei vari sistemi sociali nelle varie epoche ed hanno indicato la loro l’apertura o chiusura all’inclusione e all’integrazione socioculturale.&nbsp;Marshall McLuhan, uno dei più noti studiosi della comunicazione e della sua evoluzione attraverso i mass media, ha identificato come i mezzi di comunicazione si estendessero direttamente a tutto ciò che ha unito le culture umane, dalle strade al denaro fino ai mezzi radiofonici e televisivi, portandolo a scrivere la famosa frase “Il medium è il messaggio” (2015). <strong>Uno dei mezzi che ha portato alla creazione di una sottocultura è stato uno sport di combattimento, ovvero il ju-jitsu giapponese</strong>, la quale esportazione ha permesso la creazione del ju jitsu brasiliano e soprattutto la nascita del ceppo nippo-brasiliano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ju jitstu e l’immigrazione nipponica in Brasile &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </h2>



<p>Dal Giappone, terra nota per essere una cultura dalla struttura sociale molto conservatrice e restia all’integrazione sociale ampia nei confronti degli elementi provenienti da altre culture (Sugimoto, 2020), dai primi anni del novecento in poi ci fu una emigrazione di ampio spettro verso il Brasile, visto il sovraffollamento e la sovrappopolazione del primo ed il bisogno del secondo di personale per la manodopera del caffè, una delle principali attività del suo sostentamento economico all’epoca (Shoji, Matsue, 2018).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/vodoo-fighter-credit-Colin-Delfosse.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/vodoo-fighter-credit-Colin-Delfosse-1024x683.jpg" alt="vodoo fighter - credit: Colin Delfosse" class="wp-image-11744" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/vodoo-fighter-credit-Colin-Delfosse-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/vodoo-fighter-credit-Colin-Delfosse-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/vodoo-fighter-credit-Colin-Delfosse-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/vodoo-fighter-credit-Colin-Delfosse-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/vodoo-fighter-credit-Colin-Delfosse-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/vodoo-fighter-credit-Colin-Delfosse-630x420.jpg 630w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/12/vodoo-fighter-credit-Colin-Delfosse.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">vodoo fighter &#8211; credit: Colin Delfosse<br>APPROFONDISCI CON <a href="https://sociologicamente.it/la-lotta-libera-come-mezzo-di-fuga-dalla-poverta-dei-giovani-in-senegal/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUESTO ARTICOLO</a></figcaption></figure>
</div>


<p>L’inclusione della prima generazione, detta anche Nikkei, &nbsp;non fu facile, visto che essa assunse un atteggiamento di reclusione all’ integrarsi ai costumi brasiliani e di fedeltà nazionalistica nei confronti del paese d’origine, aggravata poi dalla notizia, dopo la Seconda Guerra mondiale, della resa del Giappone, notizia che creò direttamente uno spaccare della comunità nipponica in Brasile in due fazioni, ovvero i Kachigumi, che fra il non capire le notizie in portoghese e l’ancorarsi all’idea dell’invincibilità nipponica rifiutavano la notizia ed i Makegumi, che invece l’accettarono. La lotta fu acre, con anche atti di terrorismo, finchè tutto non si appianò con la seconda generazione o Nisei, già maggiormente inserita nel sistema culturale e sociale brasiliano (Shoji, Matsue, ibidem).</p>



<h2 class="wp-block-heading">ju jitsu: l’esportazione del judo nipponico in Brasile               </h2>



<p>Oltre alle migliorie alle tecniche agricole, l’incontro fra la cultura nipponica e brasiliana fu aiutata dall’esportazione e dalla diffusione da parte dei migranti giapponesi delle arti marziali come l’aikido e soprattutto il judo. Il judo, arte marziale inventata da Jigoro Kano dove l’obiettivo è di proiettare l’avversario al tappeto facendogli perdere o andare contro la sua stessa forza d’equilibrio ed eventualmente chiuderlo in una presa di sottomissione o vincere con l’atterramento su tutta la sua schiena detto ippon, fu esportato e rappresentato nel mondo da Mitsuyo Maeda e Soishiro Satake (Nunes, Rubio, 2012).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/01/GABRIEL_VELLA_vs_ROMINHO_51-JU-JITSTU-BRASILIANO.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="680" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/01/GABRIEL_VELLA_vs_ROMINHO_51-JU-JITSTU-BRASILIANO-1024x680.jpg" alt="ju jitsu" class="wp-image-16117" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/01/GABRIEL_VELLA_vs_ROMINHO_51-JU-JITSTU-BRASILIANO-1024x680.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/01/GABRIEL_VELLA_vs_ROMINHO_51-JU-JITSTU-BRASILIANO-300x199.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/01/GABRIEL_VELLA_vs_ROMINHO_51-JU-JITSTU-BRASILIANO-768x510.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/01/GABRIEL_VELLA_vs_ROMINHO_51-JU-JITSTU-BRASILIANO-696x462.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/01/GABRIEL_VELLA_vs_ROMINHO_51-JU-JITSTU-BRASILIANO-1068x709.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/01/GABRIEL_VELLA_vs_ROMINHO_51-JU-JITSTU-BRASILIANO-632x420.jpg 632w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/01/GABRIEL_VELLA_vs_ROMINHO_51-JU-JITSTU-BRASILIANO.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
</div>


<p>Maeda, conosciuto poi come “Conte Koma”, è stato uno dei fattori principali per la diffusione del judo in Brasile, arrivando nella landa sudamericana nel primo decennio del novecento e decidendo poi di rimanere per veicolare maggiormente l’espansione dell’arte marziale e renderla accessibile alle nuove generazioni nippo-brasiliane e ai brasiliani fino alla sua morte, avvenuta nel 1941.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nascita del ju jitsu brasiliano&nbsp;</h2>



<p>Mitsuyo Maeda, ora naturalizzato con il nome di “Otavio”, durante i suoi tour di dimostrazione e i suoi combattimenti contro altri rappresentanti di altrettante discipline di combattimenti, fece amicizia con Gastao Gracie, un politico.&nbsp; Quest’ultimo chiese a Maeda di insegnare il judo e le sue personali variazioni, come l’importanza della guardia a suo figlio Helio (Ju Jitsu Zug, 2023).</p>



<p>Helio rielaborò gli insegnamenti e sviluppò poi quello che oggi viene riconosciuta dagli appassionati di arti marziali miste e del mondo degli sport di combattimento in generale come il ju jitsu brasiliano, detto anche in gergo il ju jitsu dei Gracie (Evolve MMA).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Altri studi sulla cultura Nippo-Brasiliana&nbsp;</h2>



<p><strong>Lo sviluppo della cultura nippo-brasiliana è ancora oggi studiata dalle scienze sociali per la difficoltà del suo sviluppo e dei suoi primi anni</strong>, influenzate dalle lotte intestine dette in precedenza nell’articolo e alla reazione del sistema sociale e culturale Brasiliano, impostato sull’unione paradossale fra uno stato basato sulle economie liberali europee e statunitensi e l’approccio binomio razza – nazione (Croci, 2009).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Giovanni Carlo Bruni</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>McLuhan, M.<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong>“Gli Strumenti del Comunicare”. Il Saggiatore, 2015;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</li>



<li>Sugimoto, Yoshio.&nbsp;<em>An introduction to Japanese society</em>. Cambridge University Press, 2020.;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </li>



<li>Shoji , R., Matsue, R. The Japanese Brazilian Community. ReVista, Harvard Review of Latin America, 2018;&nbsp;&nbsp;</li>



<li>Nunes, A. V., &amp; Rubio, K. (2012). As origens do judô brasileiro: a árvore genealógica dos medalhistas olímpicos.&nbsp;<em>Revista Brasileira de Educação Física e Esporte</em>,&nbsp;<em>26</em>, 667-668;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </li>



<li>Ju Jitsu Zug, “The story of Mitsuyo Maeda”. 2023;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&#8211; </li>



<li>Evolve MMA, “The Rise Of The Gracie Family And BJJ”;</li>



<li>Croci, F. (2009). Dal «pericolo giallo» a «l’invasione nipponica». L&#8217;impatto dell&#8217;immigrazione giapponese sulla comunità italiana di São Paulo: solidarietà, rifiuto e conflitto.&nbsp;<em>Altreitalie</em>.</li>
</ul>
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		<title>Sport e società: gli studi sociologici da Elias a Simmel</title>
		<link>https://sociologicamente.it/sport-e-societa-gli-studi-sociologici-da-elias-a-simmel/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Oct 2023 16:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[I Grandi Sociologi]]></category>
		<category><![CDATA[Georg Simmel]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia dello sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo sport, comprende situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole ben precise. È un gioco istituzionalizzato, codificato in modo tale da essere riconosciuto e riconoscibile da tutti per regole e meccanismi, ai quali si fa riferimento per la sua pratica in contesti ufficiali o non ufficiali. Le attività sedentarie sono quelle caratterizzate da un dispendio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Lo sport, comprende situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole ben precise. </strong>È un gioco istituzionalizzato, codificato in modo tale da essere riconosciuto e riconoscibile da tutti per regole e meccanismi, ai quali si fa riferimento per la sua pratica in contesti ufficiali o non ufficiali. Le attività sedentarie sono quelle caratterizzate da un dispendio energetico inferiore a quello di riposo, esemplificate dallo stare seduto o in posizione reclinata (guardare la televisione, guidare l’auto, leggere, stare seduti alla scrivania, ecc.).</p>



<p>Secondo l’OMS, per “attività fisica” si intende “qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo”. In questa definizione rientrano non solo le attività sportive, ma anche semplici movimenti come camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori domestici, che fanno parte della “attività motoria spontanea”. L’espressione “attività motoria” o &#8220;sport&#8221;, è sostanzialmente <strong>sinonimo di attività fisica</strong>. Con il termine di “esercizio fisico” si intende invece l’attività fisica in forma strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente. In effetti, è facile confondersi con tutte queste definizioni che si sovrappongono. Vediamo di ordinare un po&#8217; le cose.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I benefici del movimento</h2>



<p><strong>Che l’attività fisica regolare comporti numerosi benefici non è solo un modo di dire</strong>, ma analisi e ricerche avvalorano questa tesi. Tra i numerosi benefici vi sono: &#8211; la riduzione della mortalità per tutte le cause correlate a patologie cardiovascolari del 20- 30%, l’essere attivi (a un livello pari o superiore al minimo raccomandato di 150 minuti di camminata veloce alla settimana) è risultato associato a un guadagno globale come aspettativa di vita di 3,4-4,5 anni; &#8211; ha un effetto protettivo diretto sullo sviluppo delle lesioni aterosclerotiche e un effetto indiretto favorevole su altri fattori di rischio cardiovascolare (profilo lipidico, sensibilità all’insulina, massa grassa e pressione arteriosa), mentre la sedentarietà agisce, invece, con una tendenza opposta.</p>



<p>È provato, infatti, un effetto preventivo dell’attività fisica, moderata o vigorosa ma costante, con una riduzione del 30% del rischio di comparsa del diabete per i soggetti attivi rispetto a quelli sedentari. Inoltre, esiste una relazione diretta tra livelli di attività fisica e predisposizione a sovrappeso e obesità.<br>Un’attività fisica costante, anche moderata, consente di mantenere un peso stabile; nei soggetti già in sovrappeso l’attività fisica e l’esercizio moderato, in associazione a stili di vita corretti e in particolare a un’adeguata alimentazione, favoriscono un calo ponderale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;attività fisica e lo sport</h2>



<p>La partecipazione a programmi di attività fisica è utile per mantenere la funzionalità e rallentare il fisiologico <strong>declino dipendente dall’età dell’apparato muscolo-scheletrico</strong>, processo che conduce a forme degenerative di tipo artrosico, nonché ad una perdita prevalente della forza e dell’elasticità;&nbsp; un livello medio-alto di attività fisica, inoltre, è utile per prevenire l’osteoporosi, soprattutto negli anziani e nelle donne in menopausa; in aggiunta, i vantaggi legati all’attività fisica si traducono in benefici psicologici e nelle relazioni sociali, come l’incremento dell’autostima e della qualità della vita e una migliore immagine di sé, specie nel sesso femminile.</p>



<p>I benefici psicosociali sono maggiormente evidenti quando vengono praticati sport di squadra rispetto a forme individuali di attività fisica. Questi ultimi benefici sono osservabili in termini di prevenzione dei disturbi psichici, dall’ansia agli attacchi di panico, dalla depressione a varie dipendenze, dallo stress alla solitudine.<br><br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/piramide-attivita-fisica.jpg"><img decoding="async" width="1000" height="829" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/piramide-attivita-fisica.jpg" alt="" class="wp-image-15572" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/piramide-attivita-fisica.jpg 1000w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/piramide-attivita-fisica-300x249.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/piramide-attivita-fisica-768x637.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/piramide-attivita-fisica-696x577.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/piramide-attivita-fisica-507x420.jpg 507w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Lo sport</h2>



<p>Lo sport è stile di vita, identità sociale e culturale, frutto del mutamento sociale, espressione di vita quotidiana. <strong>Dato che lo sport è agire pensato che “si manifesta come interazione regolata fra un attore, l’ambiente e gli altri attori, a partire da un sistema simbolico convenzionale e condiviso”</strong>, per il suo significato simbolico esso è capace di focalizzare l’attenzione di diversità sociali e culturali per istituzioni politiche, religiose, tradizionali. La contrapposizione tra gioco e sport, malgrado nella distinzione tra i due sia determinante il concetto di competizione, è stata per lungo tempo al centro del dibattito della sociologia dello sport, per cui si è avvertita la necessità di superare definizioni dello sport quali quelle di passatempo o attività ludica al fine di considerarlo un’attività pratica istituzionalizzata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I sociologi e lo sport</h2>



<p>Nello studio di questo specifico ambito, un contributo importante è quello di Norbert Elias, che identifica nella sportivizzazione del nuovo modello di società moderna, una strada privilegiata della civilizzazione occidentale, fino a ricondurre le riflessioni sociologiche sullo sport e le attività del <em>loisir</em> nella sfera di una teoria sociale delle emozioni. Con la ricerca sulla sportivizzazione dei passatempi, Elias e il suo collaboratore Eric Dunning, hanno portato a termine <strong>la ricostruzione del processo di civilizzazione</strong><a id="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a> , che è iniziata con l’analisi del sociologo in questione sulla costituzione di una civiltà delle buone maniere nel passaggio dalla fine dell’età medievale, ossia, quando si sono formate le monarchie e gli Stati nazionali e si sono sviluppate le prime società moderne.</p>


<div class="wp-block-image is-style-default">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista.png"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-1024x576.png" alt="luca bifulco intervista sociologicamente sport calcio" class="wp-image-14896" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-1024x576.png 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-300x169.png 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-768x432.png 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-1536x864.png 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-2048x1152.png 2048w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-696x392.png 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-1068x601.png 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/05/bozza-bifulco-copertina-intertvista-747x420.png 747w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">APPROFONDISCI CON:<a href="https://sociologicamente.it/intervista-a-luca-bifulco-la-sociologia-dello-sport/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Intervista a Luca Bifulco: la sociologia dello sport</a></figcaption></figure>
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<p>Con le loro analisi, Elias e Dunning dimostrano l’importanza dello studio di argomenti quale quello dei giochi e dello sport nella loro evoluzione storica e nella loro considerazione sociologica, così da individuare quali sono i giochi e gli sport moderni, gli elementi di quel processo di civilizzazione, dell’elaborazione di codici di comportamento fondati sulla repressione consapevole degli impulsi, dei sentimenti e delle passioni, che, secondo la riflessione degli studiosi, costituisce uno dei principali presupposti su cui si regge l’intero sistema delle società di massa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La sportivizzazione di Elias</h3>



<p>La loro analisi parte dalla premessa che senza un processo evolutivo e, quindi, un metodo comparativo, risulta complesso riconoscere e comprendere gli elementi distintivi degli sport. Tale civilizzazione viene associata a due processi essenziali: il primo consiste in un’azione repressiva della sfera istintuale, di controllo rigido delle emozioni, dell’aggressività, degli istinti e di assimilazione delle norme, che diventa funzionale alla formazione di aspetti della personalità dell’individuo coerenti con il nuovo sistema societario; il secondo processo, ispirato dalla sociologia di Weber (1905), riguarda l’ambito politico e istituzionale.</p>



<p>Con l’espressione sportivizzazione, <strong>Elias intende individuare quel rinnovamento che ha costantemente trasformato molti dei giochi popolari del passato</strong>, dei passatempi ludici che gli uomini praticavano per il solo divertimento, in pratiche di competizione disciplinate svolte davanti ad un numeroso pubblico di spettatori. Il moderno sport di prestazione, del tutto nuovo, costituisce un oggetto particolare di analisi per Elias, Dunning e la scuola configurazionale.</p>



<p>Si tratta di un fenomeno che si differenzia dall’agonismo classico, greco e romano, in quanto lo sport greco, non amatoriale, consisteva in competizioni spettacolari di atleti professionisti, per lo più simboliche (ad esempio le Olimpiadi classiche) con un significato politico. La regola del <em>fair play </em>(gioco leale/corretto), basato su regole approvate e sempre più dettagliate (attraverso l’elaborazione di codici comportamentali, regolamenti, statuti) non apparteneva all’agonismo classico; anche in età romana (i giochi del Circo) le competizioni si basavano sullo spettacolo pubblico della violenza, propria di una cultura sociale precedente alla moderna civilizzazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sportivizzazione: da Durkheim a Simmel</h3>



<p>Quindi, non solo istituzionalizzazione e regolazione delle discipline, nel passaggio dai <em>loisir</em> aristocratici alle moderne attività sportive, ma elaborazione e diffusione di stili di vita, modelli di comportamento ispirati alla inedita cultura dello sport. <strong>La sportivizzazione favorisce, inoltre, dinamiche di coesione sociale,</strong> dando vita a sistemi di identità diversi da quelli caratterizzanti le società tradizionali o club aristocratici, tenute insieme da quella che Durkheim definiva solidarietà meccanica. Per una maggiore comprensione del fenomeno sportivo quale processo culturale, un contributo sociologico rilevante proviene da George Simmel. Prima di concentrarsi sul suo pensiero legato all’ambito prettamente sportivo è necessaria una riflessione sul suo studio dei fenomeni sociali e sulla sua attenzione alla sociologia dell’interazione.</p>



<p>Secondo il sociologo tedesco<strong> i rapporti umani che esistono tra gli individui, possano essere essi momentanei o duraturi, falsi o leali, concorrono, comunque, a tenere uniti gli uomini. </strong>La riflessione di Simmel prende spunto dall’intuizione dell’interazione e della connessione di tutti i fenomeni, anche se caratterizzati da elementi diversi. Per Simmel la società esiste laddove un numero di individui interagisce. La società «è il nome con cui si indica una cerchia di individui, legati l’un l’altro da varie forme di reciprocità».</p>



<p>Alla reciprocità poi associa il concetto di sociazione, ovvero l’interazione degli individui. Le forme di azione ambivalenti (reciproche) si rafforzano proprio grazie al processo di sociazione, attraverso il quale tali forme si manifestano e si consolidano nel tempo. Egli si avvale di astrazioni quali la separazione tra forma e contenuto delle interazioni sociali. Il contenuto è il coinvolgimento o la causa (motivo) del fenomeno, la forma è il modo in cui interagiscono gli individui attraverso la quale si innescano azioni reciproche (relazione fra elementi).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Simmel e lo sport in dettaglio</h2>



<p>Dal pensiero di Simmel si deduce che, negli individui, tutto ciò che dà luogo all’istinto, all’ interesse, alle motivazioni, fa scaturire un’azione reciproca che si può indicare come contenuto e costituisce una sociazione. Le forme organizzano i contenuti producendo quegli elementi denominati gruppi, istituzioni, società. <strong>L’analisi di forma e contenuto si fonda su due presupposti:</strong> 1) la stessa forma di interazione viene analizzata in base a contenuti diversi e relativamente a differenti motivazioni; 2) il contenuto è manifestabile attraverso diverse forme differenti di interazione come relativo mezzo. </p>



<p>L’attenzione di Simmel si focalizza sulla forma piuttosto che sul contenuto della sociazione. Se gli interessi, la causa e il fine per cui si giunge a queste interazioni possono essere diversificati, le forme in cui essi si concretizzano possono essere le stesse. Le forme si differenziano dal modo in cui le persone si relazionano nei diversi sistemi sociali. Le interazioni sono influenzate dal numero dei membri coinvolti, «anche se è la personalità dei componenti del gruppo che in definitiva determina il tipo di interazione».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lo sport è interazione</h3>



<p>La sociologia di Simmel <strong>parte dall’analisi dello sport quale forma di interazione tra individui</strong> dà vita ad un sistema societario. Basti pensare ad una squadra sportiva, dove i contenuti potrebbero essere anche diversi, ma si riscontrano le stesse forme di interazione tra gli individui: la relazione superiore-subordinato, le relazioni di antagonismo e conflitto, di interdipendenza funzionale, di rappresentanza.</p>



<p>Tali ricerche, riscontrabili in fase primordiale, partono dall’analisi di quattro concetti cardine: gioco, conflitto, spazio e tempo libero. Il primo è rappresentato dal gioco a cui Simmel si riferisce con l’espressione «forma ludica dell’associarsi», e lo etichetta come un elemento della modernità e l’origine di una forma sociale dello sport.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Simmel, la competizione e il gioco</h2>



<p>La nozione di gioco così presentata viene accresciuta da una concezione moderna dello sport poiché quest’ultimo, più che il gioco, <strong>è fonte di socializzazione</strong>, basandosi allo stesso tempo sulla relazione fra libertà e disciplina: relazione che concede all’individuo di assimilare ogni singola forma, se appartenente all’ambito emozionale. Tuttavia, Simmel sottolinea i caratteri necessari del gioco quali: l’impegno totale, il contenuto simbolico, un mezzo per soddisfare bisogni. In conclusione, ognuno attraverso il gioco, oltre a svolgere un’attività che si rifà al contesto sociale in cui è inserita, produce la società.</p>



<p>Secondo concetto chiave è rappresentato dal conflitto, inteso come fattore del cambiamento sociale, come il luogo simbolico di predisposizione delle norme che sottostanno alla vita sociale e, quindi, alla base del sistema relazionale tra individui e gruppi. Simmel si occupa del conflitto in termini teorici e in linea generale rispetto al conflitto/lotta di classe di cui parla Marx. </p>



<p>Il concetto da cui parte Simmel è che<strong> il conflitto non sia da considerare l’opposto dell’ordine sociale</strong>, esso altro non è che una forma di interazione vigorosa, che più di un ordine sociale normativo può unire gli individui poiché conduce ad un ordine comportamentale. Generalmente l’idea di autolimitazione del conflitto si applica ad alcune forme sportive. Il conflitto non è distruttivo, piuttosto tende a limitarsi perché la lotta consiste nel fatto che ognuno dei concorrenti tende allo stesso scopo, senza usare la forza contro l’avversario, così da contenere il conflitto. Solo attraverso l’elaborazione di regole lo scontro potrà trasformarsi in una competizione regolata. La gara sportiva, in particolare nei giochi di squadra, può rappresentare un esempio di conflitto regolamentato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cooperazione e competizione nello sport</h2>



<p>All’interno della competizione sono presenti i due aspetti della cooperazione e della tensione. In due squadre che si affrontano c’è il bisogno reciproco per potersi confrontare. Inoltre, la competizione sportiva è caratterizzata da <strong>aspetti emozionali e sentimentali </strong>in un determinato spazio temporale. «In un certo senso, dunque, lo sport, attività dai forti contenuti emozionali, dagli esiti imprevedibili e insieme retta da regole oggettive, è la più convincente metafora del conflitto e della stessa modernità».</p>



<p>Un altro contributo della sociologia simmeliana deriva dal concetto di spazio, inteso come una forma della società al cui interno le interazioni rappresentano il contenuto. Quando tra le persone si instaura un’azione reciproca, lo spazio si definisce. Una delle caratteristiche che possiede lo sport, come per molte altre pratiche sociali, è l’esclusività. Nell’ambito cittadino l’appartenenza ad un circolo elitario rappresenta una forma di distanza simbolica con la società degli altri, includendo, tuttavia, pratiche di esclusione e di differenziazione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Spazi urbani e violenza nello sport</h2>



<p>Lo spazio urbano descritto da Simmel ha un particolare significato simbolico, rappresentato in modo evidente nell’esempio dello stadio come confine fisico simbolico al quale si associano funzioni chiare; basti pensare alla divisione tra le tribune e le curve o alla capacità di frenare (contenere) e disciplinare (regolamentare) le «manifestazioni indocili della forza, dell’entusiasmo, della competizione».</p>



<p>Il rapporto tra sport e spazio si può comprendere nell’ottica di un contenimento della violenza che è un elemento distintivo tra sport moderno e giochi agonistici classici. Lo spazio tra i giocatori e i tifosi è diventato sempre più distante in vista del crescente numero di manifestazioni di guerriglia nel e fuori campo. Nel contempo, la violenza contenuta negli stadi si è spazialmente e simbolicamente spostata nei centri urbani, dove spesso si assiste a episodi di guerriglia tra le tifoserie opposte. </p>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/georg_t.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="640" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/georg_t-1024x640.jpg" alt="Georg Simmel" class="wp-image-1941" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/georg_t-1024x640.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/georg_t-300x188.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/georg_t-768x480.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/georg_t-696x435.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/georg_t-1068x668.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/georg_t-672x420.jpg 672w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/11/georg_t.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Georg Simmel</figcaption></figure>
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<p><strong>Il contributo simmeliano alla sociologia dello sport </strong>quale fenomeno culturale si evidenzia anche nel legame fra la forma sociale dello sport e il tempo libero, grazie al ruolo assunto da quest’ultimo nelle società industriali. In una struttura sociale caratterizzata dalla consuetudine, dall’uniformità del lavoro, acquistano una certa rilevanza le attività di loisir, che includono non solo lo sport ma anche l’arte, la danza, la musica e i viaggi. Queste pratiche sportive consentono un apprezzamento della qualità del tempo, anche per se stessi, e inoltre una possibilità di affermazione della propria individualità e, quindi, un bisogno di differenziazione.</p>



<p>Lo sport, come le altre attività di <em>loisir</em>, esprime, allo stesso tempo, il bisogno di appartenenza ad un gruppo sociale e l’identificazione con esso, ad esempio una tifoseria di una determinata squadra di calcio esprime tale bisogno di appartenenza al gruppo e di differenziazione perché i tifosi appartengono a tale gruppo, ma nello stesso tempo l’appartenenza li distingue dai componenti di un’altra squadra.</p>



<p><strong>Flavia Verona</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia e sitografia</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Informativa OMS: Attività fisica, Informativa n.384</em>, Febbraio 2014, Ministero della Salute, <a href="https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2177_allegato.pdf">https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2177_allegato.pdf</a>;</li>



<li>Valentina Minardi, Benedetta Contoli, Maria Masocco, <em>Attività fisica e salute: adulti</em>, ISS, <a href="https://www.epicentro.iss.it/attivita_fisica/Adulti-Passi-2018">https://www.epicentro.iss.it/attivita_fisica/Adulti-Passi-2018</a>;</li>



<li>Pippo Russo, <em>Sport e Società</em>, Carocci, Roma, 2004, p.60;</li>



<li>Norbert Elias, Eric Dunning, <em>Sport e aggressività</em>, Il Mulino, Bologna 1989 (trad. it.), p.24-27-192;</li>



<li>Emile Durkheim, <em>La divisione del lavoro sociale</em>, Edizioni di Comunità, Milano 1962;</li>



<li>George Ritzer, Jeffrey Stepnisky, <em>Teoria sociologica</em>, UTET Università, 2020, pp.67-81;</li>



<li>Simona Iannaccone, <em>Lo sport in una prospettiva sociologica</em>, Università Telematica Pegaso;</li>



<li>Simonetta Secondini, <em>Riflessioni sociologiche sullo sport</em>, Aracne Editrice, Roma 2006, p.35-38;</li>



<li>George Simmel, <em>Forme e giochi di società. Problemi fondamentali della sociologia</em>, Feltrinelli, Milano 1983, p.42-80;</li>



<li>George Simmel, <em>Sociologia</em>, Edizioni di Comunità, Milano 1989, p.243-244;</li>



<li>Randall Collins, <em>Teorie Sociologiche</em>, Il Mulino, Bologna 1992, p.155;</li>



<li>Nicola Porro, <em>Lineamenti di Sociologia dello Sport</em>, Carocci Editore, 2011, p.53-54.</li>
</ul>
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		<title>Reality show e sport: il caso delle Arti Marziali Miste</title>
		<link>https://sociologicamente.it/reality-show-e-sport-il-caso-delle-arti-marziali-miste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 09:39:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e New Media]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia dello sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei fenomeni della cultura di massa e mediatica che ha attirato maggiormente l’interesse degli spettatori e l’attenzione della ricerca del campo è quello riguardante i reality show. Ciò che desta successivi interessi in certi casi è il rapporto che questa tipologia di intrattenimento può avere con le altre, come ad esempio, il rapporto tra [&#8230;]</p>
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<p>Uno dei fenomeni della cultura di massa e mediatica che ha attirato maggiormente l’interesse degli spettatori e l’attenzione della ricerca del campo è quello riguardante i <strong>reality show</strong>. Ciò che desta successivi interessi in certi casi è il rapporto che questa tipologia di intrattenimento può avere con le altre, come ad esempio, il rapporto tra reality show e sport.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I Reality show</h2>



<p>Questa tipologia di programma, sin dalla sua ampia diffusione dopo il successo di capostipiti del genere come “The Real World” e le edizioni prime de “The Big Brother”, è diventata una delle forme di intrattenimento più amate nei paesi del globo, tanto che le personalità uscite da programmi come “Il Grande Fratello”, “The Jersey Shore” e “Keeping with The Kardashians” sono volti molto noti della cultura mediatica contemporanea.</p>



<p>Questo ovviamente <strong>non è stato spesso ben accolto dagli organi educativi</strong> dei paesi dove questi programmi sono diventati delle hit, a causa del contenuto spesso diseducativo e sensazionalistico, con il messaggio di fondo spesso interpretabile sull’importanza estrema dell’apparire ed essere famoso a prescindere dai meriti (Jehangir, 2022). </p>



<h2 class="wp-block-heading">Reality show e sport</h2>



<p>Come è capitato frequentemente nella storia della cultura mediatica, l’industria televisiva spesso ha prodotto programmi che sono stati visti negativamente dai critici ma accolti e accettati dagli spettatori tanto che questi sono diventati per un determinato periodo l’intrattenimento principale delle reti televisive (Berman, 2022).</p>



<p>Questo mezzo d’intrattenimento, sebbene con contenuti spesso controversi, è stato una piattaforma anche di discussione di tabù sociali e di argomenti non affrontati dai media, come l’Aids nelle prime stagioni di “The Real World” (Lambe&#x200d;, 2008), oltre che un veicolo per l’ascesa all’accettazione sociale generale, come<strong> il caso della UFC e delle MMA americane grazie a “The Ultimate Fighter”</strong> (Rothstein, 2020).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Reality show e sport: il difficile rapporto iniziale da parte della società americana </h2>



<p>Lo sport delle Arti Marziali Miste, ovvero una disciplina di combattimento dove i lottatori combattono utilizzando varie tecniche, colpi e sottomissioni provenienti dalle varie arti marziali orientali e occidentali (Flinn, 2016),<strong> ha una storia complessa e travagliata</strong>, sia per quando riguarda la sua nascita ufficiale, spesso associata all’incontro fra il pugile Muhammad Alì ed il wrestler Antonio Inoki (Bull, 2009), sia per la sua accettazione come attività sportiva a tutto tondo, avendo come esempio concreto l’aspra campagna che John McCain, all’epoca Senatore dell’Arizona, fece contro l’UFC, la federazione americana maggiormente conosciuta di questa attività sportiva, arrivando a paragonarla ad una lotta barbara simile a quella dei gladiatori nell’Antica Roma e ad una lotta di galli da combattimento fatta da esseri umani (Marocco, 2018).   </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/wrestler-scaled.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/wrestler-1024x683.jpg" alt="wrestler" class="wp-image-14309" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/wrestler-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/wrestler-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/wrestler-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/wrestler-1536x1024.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/wrestler-2048x1365.jpg 2048w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/wrestler-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/wrestler-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/11/wrestler-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">APPROFONDISCI CON -> <a href="https://sociologicamente.it/sociologia-e-sport-il-doppio-ruolo-wrestler-insegnante/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sociologia e sport: il doppio ruolo wrestler-insegnante</a></figcaption></figure>
</div>

<p style="text-align: justify;">Questa campagna ha portato all’ostracizzazione delle No Holds Barred, termine con le quali le arti marziali miste sono state conosciute prima della loro regolamentazione commissionata e ad un periodo di difficoltà per l’UFC, finendo per essere vietata in 50 stati americani (Hill, 2013).</p>
<p><!-- /wp:post-content --><!-- wp:paragraph --></p>

<!-- wp:heading -->
<h2 class="wp-block-heading">L’avversione sociale nei confronti delle MMA Fighter        </h2>
<!-- /wp:heading -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Nella società civile moderna, gli sport di combattimento sono soggetti ad uno scrutinio strenuo perenne, vista la loro pericolosità, le conseguenze sulla qualità della vita che portano gli infortuni legati ad esso e l’esempio negativo percepito che gli atleti possono dare ai ragazzini in fascia protetta ed evolutiva (Gauthier, 2009).</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Le arti marziali miste della UFC, come discusso prima, sin dalla loro prima strutturazione storica come no holds barred fighting negli anni novanta, ovvero una tipologia di lotta dove le regole sono minime, seguendo la vena del Vale Tudo brasiliano (Davies, 2021), sono state sottoposte alla ostracizzazione sociale, poiché elementi come la gabbia ottagonale adibita ad ambiente delle gare ed il livello di violenza mostrato sono fattori considerati essere stati troppo fuorvianti dalle regole della società civile (Sarre, 2015).</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Per evitare che la disciplina finisse direttamente ad essere vietata, sono state introdotte delle regole più ferree affinché le MMA risultassero più facile da amministrare per le commissioni atletiche ed avessero una etica sportiva (Browning, Veit, 2021), facendo così finire la fase No Holds Barred ed iniziando ad avere i combattimenti legati ad una strutturazione<strong> più disciplinata e socialmente accettabile</strong>, arrivata con la prima stagione de “The Ultimate Fighter”.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:heading -->
<h2 class="wp-block-heading">La prima stagione di “The Ultimate Fighter” e i fondamenti della accettazione sociale delle MMA in America</h2>
<!-- /wp:heading -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Nel 2005 debutta il programma “The Ultimate Fighter”, un format dove sedici lottatori, sei pesi massimi leggeri e sei pesi medi, vivono sotto uno stesso tetto e si allenano divisi in due squadre, capitanate rispettivamente da due noti campioni della disciplina come Chuck Liddell e Randy Couture.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p><strong>Il format segue la struttura tipica dei reality show dell’epoca</strong>, dove i partecipanti sono sempre seguiti dalle telecamere e sono eliminati ogni settimana, fino ai quattro finalisti che si affronteranno in un incontro, dove il vincitore avrà un contratto con la federazione.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Il programma diventa un successo enorme, con la finale dei pesi massimi leggeri fra Stephen Bonnar e Forrest Griffin considerata oggi come uno degli incontri più importanti della storia della disciplina, essendo questo reputato come quell’incontro che ha aiutato l’UFC ad evitare il tracollo e a portare le arti marziali miste nel panorama mediatico a larga diffusione americano (Martin, 2015). Da questa prima edizione in poi il programma è diventato un elemento chiave della federazione americana, <strong>diventato fucina di nomi noti e talenti come Diego Sanchez, Chris Lieber, Matt Serra, Rashad Evans, Ryan Bader </strong>e soprattutto uno degli esempi primari di come il format dei reality show non solo ha aiutato a modificare la percezione sociale di un’attività sportiva ma ne è diventato direttamente uno dei canali di diffusione e di struttura principali (Giles, 2023).  </p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p><strong>Giovanni Carlo Bruni</strong></p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:heading -->
<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia&nbsp;</h2>
<!-- /wp:heading -->

<!-- wp:paragraph -->
<p><a href="https://www.michigandaily.com/author/jjaehnig/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jaehnig</a>. J. Is reality TV really all that bad? The short answer is yes. The Michigan Daily, 2022;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Luca Bifulco: la sociologia dello sport</title>
		<link>https://sociologicamente.it/intervista-a-luca-bifulco-la-sociologia-dello-sport/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco D'Ambrosio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2023 00:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[I Grandi Sociologi]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia dello sport]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sociologicamente.it/?p=13751</guid>

					<description><![CDATA[<p>Esistono vari ambiti della sociologia. Sociologia del lavoro, della religione, dell&#8217;immaginario, del diritto, dell&#8217;ambiente&#8230; sono veramente tanti proprio perché la sociologia si interessa di molti aspetti del sociale, tra cui, lo sport. Per questa occasione è stato molto interessante fare due chiacchiere con il professor Luca Bifulco, docente presso il dipartimento di scienze sociali federiciano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Esistono vari ambiti della sociologia. Sociologia del lavoro, <a href="https://sociologicamente.it/intervista-a-roberto-cipriani-la-prospettiva-della-sociologia-della-religione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">della religione</a>, dell&#8217;immaginario, del diritto, dell&#8217;ambiente&#8230; sono veramente tanti proprio perché la sociologia si interessa di molti aspetti del sociale, tra cui, <strong>lo sport</strong>. Per questa occasione è stato molto interessante fare due chiacchiere con il professor <strong>Luca Bifulco</strong>, docente presso il dipartimento di scienze sociali federiciano di Napoli dove insegna sociologia dei processi culturali e comunicativi e <strong>sociologia dello sport</strong> e comunicazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sociologia dello sport per capire la contemporaneità</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Professore lei ha avuto sempre un forte interesse verso lo sport e le pratiche sociali ad esso connesse e da qualche anno insegna sociologia dello sport presso il dipartimento di scienze sociali di Napoli. Come descriverebbe questa branca delle scienze sociali a chi si avvicina per la prima volta non solo alla sociologia in generale ma proprio agli studi sulla pratica sportiva?</strong></li>
</ul>



<p>Luca Bifulco &#8211; &#8220;Lo sport è più che altro un oggetto di studio che la prospettiva sociologica, con le sue categorie concettuali e analitiche, aiuta a comprendere e interpretare in maniera approfondita. <strong>Studiando lo sport,</strong> d’altronde, in virtù della sua rilevanza sociale, economica, culturale, finanche politica, <strong>non facciamo altro che gettare uno sguardo, diretto o indiretto, su molti tra i più significativi processi e molte tra le trasformazioni più consistenti della società contemporanea </strong>– per quanto concerne le forme di organizzazione sociale, i fenomeni legati al mercato o ai consumi, i fattori ideologici o i conflitti prevalenti, la corporeità e le sue diramazioni, le solidarietà sociali o le forme di stratificazione, le dinamiche del potere, le identità, tanto per citare alcuni aspetti di particolare rilievo&#8221;.</p>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/08/prof.-luca-bifulco-1.png"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/08/prof.-luca-bifulco-1.png" alt="il professor luca bifulco" class="wp-image-13757" width="487" height="203" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/08/prof.-luca-bifulco-1.png 455w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/08/prof.-luca-bifulco-1-300x125.png 300w" sizes="(max-width: 487px) 100vw, 487px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Il prof. Luca Bifulco</figcaption></figure>
</div>


<p>&#8220;Non è un caso, probabilmente, che tanto la sociologia quanto lo sport, almeno nell’accezione a noi nota, consolidano le loro strutture e procedure nell’alveo della società moderna, seguendone l’andamento, le sue dinamiche, i cambiamenti al suo interno. E aiutandoci, in maniera diversa naturalmente, a comprenderla&#8221;.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il corpo atletico e la politica economica</h3>



<p>L.B. &#8211; &#8220;Così, giusto ad esempio, <strong>il corpo atletico novecentesco</strong>, tipico di un’epoca decisamente industriale, è sostanzialmente un corpo concepito come strumento che costruisce delle performance in vista di un risultato misurabile e standardizzabile. Ciò all’interno di una prevalente organizzazione dello sport standardizzata, strutturata, regolarizzata secondo i principi della prestazione agonistica. Tutto ciò non scompare, ma – in sintonia con l’impianto culturale contemporaneo – è almeno affiancato con insistenza da una logica molto diffusa dell’attività fisica come pratica individualizzata di costruzione di un corpo adeguato da presentare come immagine del sé, sul piano estetico o dell’idea prevalente del benessere&#8221;.</p>



<p>&#8220;Oppure, cambiando argomento<strong>, le trasformazioni del calcio nel nostro continente negli ultimi decenni</strong> si leggono all’interno dei quadri di politica economica legati all’integrazione europea (che ci aiutano a loro volta a leggere), con una priorità accordata alle logiche di mercato, con il risultato – nel complesso – di una ulteriore divaricazione tra club ricchi a vocazione globale e realtà meno fortunate – al netto dei problemi di indebitamento, delle conflittualità politiche inerenti, ecc. Allo stesso tempo, non è di secondaria rilevanza una riflessione – nell’ottica magari delle dinamiche più ampie di politica internazionale – sul ruolo sempre più incalzante nel calcio mondiale dei paesi del Medioriente, sull’atteggiamento più ondivago della Cina, o precedentemente sui tragitti dei capitali russi&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sociologia dello sport e digitalizzazione</h2>



<p>L.B. &#8211; &#8220;Infine – ma gli esempi possono essere illimitati, e penetrare ogni aspetto della vita sociale – non si può non accennare al <strong>rapporto tra sport e processi di digitalizzazione</strong>, segnato – a titolo esemplificativo – dalla rilevanza odierna dei media digitali nella vita di atleti, club o appassionati; dall’uso sempre più ampio di software di intelligenza artificiale, e <em>analytics</em>, nella narrazione degli eventi sportivi all’interno delle procedure tipiche del <em>precision journalism</em> o in ottica previsionale e di gestione della performance atletica – come nella prevenzione degli infortuni e nell’impiego della <em>match analysis</em> per definire tattiche di gioco in vari sport; o, ancora, dall’utilizzo di dispositivi <em>wearables</em> per tracciare e trasformare in dati la propria attività fisica, con tutte le questioni annesse ai processi di <em>datafication</em> del sé&#8221;.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;interdisciplinarietà della sociologia dello sport</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>L’interdisciplinarietà non solo dei gruppi di ricerca ma proprio della trattazione dei saperi sembra essere un auspicio molto complesso da realizzare.&nbsp; Lei ritiene che la sociologia dello sport possa essere una disciplina in dialogo utile per risolvere stigmi e conflitti con le scienze dure come la medicina?</strong></li>
</ul>



<p>L.B. &#8211; <strong>&#8220;Si tratta di una questione molto spinosa,</strong> in effetti. &nbsp;Diciamo che i concetti di interdisciplinarità e multidisciplinarità sono parte di una retorica consistente e diffusa, ma che nella realtà non sempre trova di fatto accoglienza. I motivi e le convenienze in gioco sono vari e di complessa articolazione, sarebbe inutilmente lungo provare a discuterne in questa sede&#8221;.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/logo-AIS.png"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/logo-AIS-1024x1024.png" alt="logo ais associazione italiana di sociologia" class="wp-image-15367" width="512" height="512" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/logo-AIS-1024x1024.png 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/logo-AIS-300x300.png 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/logo-AIS-150x150.png 150w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/logo-AIS-768x768.png 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/logo-AIS-1536x1536.png 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/logo-AIS-2048x2048.png 2048w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/logo-AIS-696x696.png 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/logo-AIS-1068x1068.png 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/logo-AIS-420x420.png 420w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.ais-sociologia.it/sociologia-dello-sport/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;AIS ha la sua sezione</a> di sociologia dello sport</figcaption></figure>
</div>


<p>&#8220;Naturalmente il dialogo tra discipline, di per sé molto proficuo, <strong>deve mantenere un equilibrio sostanziale </strong>con il riconoscimento dei pur porosi confini concettuali o metodologici di ogni specifico approccio. Detto questo, è presumibile che la sociologia sia già di per sé, per sua vocazione, una disciplina di mediazione e dialogo con altre prospettive sul mondo. L’analisi sociologica dello sport – molto apprezzata nella comunità scientifica internazionale, ancora di fresco impianto in Italia – credo che possa inserirsi lungo questa scia in parte già tracciata&#8221;.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I concetti di benessere e salute</h3>



<p>L.B. &#8211; &#8220;Per quanto mi riguarda, ho da tempo scambi molto redditizi soprattutto con colleghi che si occupano di storia o analisi politica dello sport, con più recenti connessioni con studiosi di comunicazione strategica. Sui temi di pertinenza della sociologia dello sport, d’altronde, rapporti di grande utilità e confronto conoscitivo e analitico possono instaurarsi con le aree dell’economia, del diritto e naturalmente della psicologia. Discorso simile può essere fatto per la <em>computer science</em>, la chinesiologia e la medicina, magari <strong>suggerendo uno sguardo più articolato e meno scontato rispetto a concetti come quello di benessere e salute</strong>, rivelandone ulteriori sfaccettature e conseguenze possibili – come, ad esempio, l’ingresso prepotente (e non sempre privo di ripercussioni) di alcune <em>corporation</em> nei programmi di educazione fisica in diverse esperienze scolastiche internazionali, la celebrazione di un attore razionale marcatamente responsabilizzato nella definizione del proprio stile di vita, ecc&#8221;.</p>



<p>&#8220;La sociologia, insomma, non dovrebbe mai dimenticare – almeno credo – la sua vocazione critica, certo non di rado sconveniente, mettendola al servizio della comunità scientifica&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sport ed eroi</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Nella sua produzione accademica ha trattato diverse volte il mito dell’eroe sportivo e in particolare di Maradona. Quali sono eventuali differenze e punti in comune con i processi di mitizzazione degli eroi del passato?</strong></li>
</ul>



<p>L. B. &#8211; &#8220;Il tema dell’eroismo sportivo è parte di un mio interesse di ricerca più ampio sulla figura dell’atleta di successo e sul rapporto identitario, ma anche stratificato, con la comunità di tifosi. Da qui anche un’articolazione, appunto, sull’eroe sportivo. Vale a dire una figura particolarmente omaggiata, tanto da lasciare un ricordo stabile, per le sue qualità atletiche o corporee straordinarie, per il prestigio dei suoi successi, anche per aspetti morali – nel senso più specifico del termine, come idea del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto ancorata nelle appartenenze&#8221;. </p>


<div class="wp-block-image is-style-default">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-scaled.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-1024x683.jpg" alt="maradona napoli sociologia sport" class="wp-image-15355" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-1536x1024.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-2048x1365.jpg 2048w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/07/maradona-napoli-sociologia-dello-sport-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
</div>


<p>&#8220;Parliamo, in definitiva, di una grandezza percepita da una comunità, che vi incastona e vede riflessi significati collettivi considerati di particolare rilevanza, che può alimentare una sensazione di orgoglio e autostima condivisa e sorreggere rapporti anche conflittuali con l’alterità, che fa dell’atleta un simbolo di riferimento duraturo nel tempo, ben oltre la sua carriera sportiva, tale da diventare oggetto di una salda memoria culturale&#8221;.</p>



<p>&#8220;Vivendo a Napoli, da questo punto di vista, <strong>la figura di Maradona non poteva assolutamente essere ignorata.</strong> D’altronde, a maggior ragione dopo la sua morte – per non parlare delle rappresentazioni di gioia popolare legate alla vittoria dello scudetto, in cui il suo volto era presente, credo, almeno sulla metà delle immagini affisse – l’elemento di culto della sua figura in città è deflagrato in modo ancora più esteso ed ubiquitario&#8221;.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La mitologia di Maradona</h3>



<p>L. B. &#8211; &#8220;Per quanto riguarda l’aspetto mitico del personaggio, suppongo che <strong>dopo la sua dipartita esso possa elevarsi senza rischiare più di essere consumato dalla profanità dell’esistenza ordinaria.</strong> Così come per il concetto di eroe, anche per quello di mito abbondano le definizioni – non tutte in armonia. Per quel che mi riguarda, intendo – semplificando un po’ – una narrazione esemplare, che eleva all’estremo la realtà e le contraddizioni umane, consentendo risolute forme di identificazione. </p>



<p>La biografia di Maradona, nei suoi elementi tragici, drammatici, incoerenti, così come in quelli vigorosi, vincenti, carismatici ha assolutamente questo potenziale e questo fascino. E possiede tanti fattori narrativi tipici di un impianto mitico – dal dono di un’abilità concepita quasi come soprannaturale alla <em>hybris</em>, dalla continua alternanza (fin dalla giovane età) di fasi di crescita, fallimento e redenzione al disprezzo per la cura di sé e allo svelamento di un ineludibile lato demoniaco del genio, dal rapporto complesso con il potere a quello altrettanto intricato con i personaggi femminili, ecc&#8221;. </p>



<p>&#8220;Per questo, <strong>egli è stato associato a molteplici figure e semi mitici, da Achille a Prometeo</strong>, da Dioniso a Ermes, da Re Lear al Faust. Allo stesso modo, ha innescato molteplici riferimenti identitari, al di là di quelli nazionali e territoriali, come fiero mito e orgogliosa voce plebea (imprescindibili, su questo tema, i lavori di Pablo Alabarces), come esempio di sovvertimento dei rapporti gerarchici o di forza, come icona addirittura politica – al di là della sua incoerenza in tal senso&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mitopoiesi</h2>



<p>L.B. &#8211; &#8220;Ciò non toglie che non è detto che Maradona piaccia universalmente, o che ci si riconosca sempre in lui, anzi. Per quanto concerne una particolarità rispetto alla mitopoiesi classica, credo che essa possa risiedere nella coesistenza di elementi caratteristici di una celebrità commercializzata, tipica per altro della realtà dello sport contemporaneo. <strong>È il caso di uno sportivo acclamato, popolare oltremisura</strong>, che trasforma il suo capitale di notorietà in vantaggi molteplici, compreso il profitto economico, traducendo la sua corporeità in <em>brand</em> a tutti gli effetti. Una dimensione, questa, che convive con la statura mitica del personaggio, con articolazioni molteplici, in equilibrio o in conflitto, tutte ancora da verificare&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sociologia del calcio: economie e questioni discriminatorie</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Supponendo che il calcio sia lo sport con il mercato più florido e redditizio, ci sono altri elementi discriminanti che condizionano la valorizzazione degli altri sport? Le questioni di genere possono rientrare tra queste condizioni o è una questione a parte?</strong></li>
</ul>



<p>L.B. &#8211; <strong>&#8220;Il calcio, almeno nel nostro paese, è sicuramente l’industria sportiva con maggior valore economico, anche in termini di indotto.</strong> Ciò sebbene cominci ad avere delle battute d’arresto, se pensiamo – ad esempio – alle difficoltà legate al rinnovo dei diritti tv. Tutti gli aspetti connessi a simili questioni rientrano, però, all’interno della dimensione prevalente dell’industria dello sport contemporaneo, ovvero quella commercializzata e spettacolarizzata. Gli eventi sportivi sono organizzati, in pratica, prioritariamente in virtù del loro rendimento economico, e per questo devono essere allestiti per attrarre un numero sempre ampio di fan, considerati più che altro in qualità di spettatori e consumatori&#8221;. </p>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/sport-media-scienze-sociali-sociologia.jpg"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/sport-media-scienze-sociali-sociologia-1024x576.jpg" alt="media scienze sociali sociologia dello sport" class="wp-image-14158" width="768" height="432" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/sport-media-scienze-sociali-sociologia-1024x576.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/sport-media-scienze-sociali-sociologia-300x169.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/sport-media-scienze-sociali-sociologia-768x432.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/sport-media-scienze-sociali-sociologia-1536x864.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/sport-media-scienze-sociali-sociologia-2048x1152.jpg 2048w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/sport-media-scienze-sociali-sociologia-696x392.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/sport-media-scienze-sociali-sociologia-1068x601.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/10/sport-media-scienze-sociali-sociologia-747x420.jpg 747w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
</div>


<p>&#8220;Su questo orientamento si fonda quella relazione di interdipendenza – non priva di dissidi, comunque – tra mondo dello sport, media e aziende sponsor. Ed è in virtù di simili processi che <strong>le varie discipline sportive modificano continuamente i loro regolamenti, </strong>più che altro per questioni di telegenia e spettacolarizzazione: quindi gioco velocizzato, durata delle gare ridotta, incremento dei punteggi, amplificazione del lato estetico ed avvincente, drammatizzazione – anche degli aspetti narrativi conflittuali, identitari o tragici di una competizione – ecc&#8221;.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Competere per essere visibili? oltre l&#8217;economia c&#8217;è il sociale</h3>



<p>L.B. &#8211; &#8220;Diciamo che<strong> ogni disciplina prova a competere per avere spazi di visibilità,</strong> quindi introiti, e quindi risorse da investire. Il problema che, però, sta riscontrando sempre di più quest’industria, che in fin dei conti è un’industria dell’intrattenimento, è legata alle nuovissime generazioni, che sembrano sempre meno interessate a gare con tempi morti, poco interattive, non in sintonia con temporalità istantanee e con un’esigenza incessante di stimoli, chocs e collisioni, tanto per parafrasare W. Benjamin. Generazioni che, dal calcio al tennis, cominciano a preferire sempre più la visione dei soli <em>highlights</em>. Parliamo, tuttavia, dei consumatori del futuro, e per questo ci si pone la questione di accattivare e calamitare la loro attenzione in qualche modo, anche paventando ulteriori grandi trasformazioni&#8221;.</p>



<p>&#8220;Per una riflessione più generale sull’ambito sportivo, va da sé che se tutto viene demandato al mercato, non ci può non aspettare che gli aspetti presi in considerazione non siano il rendimento economico, il rapporto costi-benefici, ecc. Ed è evidente, invece, che<strong> le valutazioni di uno Stato sullo sport debbano contemplare aspetti non orientati alle dinamiche di profitto, ma a obiettivi sociali più ampi. </strong>Questo sia – forse soprattutto – per quanto riguarda la pratica di base, che per la crescita dei talenti e degli atleti d’élite. C’è da dire che nel nostro paese alcune Federazioni pare si stiano muovendo bene negli ultimi anni, da entrambi i punti di vista. Pensiamo ai successi recenti in discipline come il nuoto, il tennis o l’atletica – per non parlare della mia amata scherma, che però è un capitolo a parte, radicato in una tradizione secolare&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sociologia dello sport e del genere</h2>



<p>L.B. &#8211; &#8220;Rimane aperta la questione della passione per la pratica sportiva, che va tenuta sempre viva, confrontandosi con la concorrenza energica di altre attività del tempo libero forse meno faticose&#8221;.</p>



<p>&#8220;Rispetto agli argomenti suddetti<strong>, le dinamiche di genere hanno un’incidenza non completa, ma nemmeno irrilevante.</strong> Da questo punto di vista, va premesso che, se ci poniamo in un’ottica di lungo periodo, non possiamo non constatare – rispetto ai decenni scorsi – un miglioramento, almeno in questa parte del mondo, in termini di partecipazione, visibilità, riconoscimento sportivo al femminile (rimaniamo qui in una logica binaria, perché altre questioni sono troppo complesse per essere trattate rapidamente in tale sede)&#8221;. </p>


<div class="wp-block-image is-style-default">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/12/sport-calcio-femminile.jpg"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/12/sport-calcio-femminile-1024x683.jpg" alt=" calcio femminile" class="wp-image-13149" width="768" height="512" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/12/sport-calcio-femminile-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/12/sport-calcio-femminile-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/12/sport-calcio-femminile-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/12/sport-calcio-femminile-1536x1024.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/12/sport-calcio-femminile-2048x1365.jpg 2048w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/12/sport-calcio-femminile-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/12/sport-calcio-femminile-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/12/sport-calcio-femminile-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
</div>


<p>&#8220;Nonostante ciò, permangono problemi legati a una partecipazione non del tutto paritaria – specie se si pensa alle categorie d’élite e a questioni spinose come la maternità –, a una disparità complessiva nelle retribuzioni, a idee radicate e riverberate in alcuni casi dallo sport, come la definizione di discipline e qualità femminili e maschili (l’eleganza e l’estetica da un lato, la potenza e la forza mentale dall’altro…), o alla maggiore sessualizzazione del corpo delle atlete. Certo, assistiamo a dei passi in avanti in tal senso – solo a titolo esemplificativo, un certo sdoganamento, per dire, del calcio al femminile o del nuoto sincronizzato al maschile&#8221;.</p>



<p>&#8220;Eppure, non bisogna dimenticare che <strong>alcuni di questi aspetti vanno esaminati nella loro connessione con la logica di mercato prevalente nell’industria sportiva</strong>. E il mercato di rado si pone problemi di tipo ideologico o valoriale, pur amplificandone magari il corso, privilegiando comunque un ragionamento complessivo di redditività. Sul piano analitico, non mi sembra adeguato, allora, sganciare completamente gli aspetti culturali alla base di forme di discriminazione sportiva di questo tipo con l’ottica industriale che ne può sorreggere o modificare l’andamento&#8221;.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/06/Francesco-DAmbrosio-Caporedattore-sociologicamente.jpeg" width="100"  height="100" alt="Francesco D&#039;Ambrosio Caporedattore sociologicamente" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://sociologicamente.it/author/francescodambrosio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesco D&#039;Ambrosio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Docente di comunicazione e Gestione HR. Giornalista pubblicista laureato in Sociologia con lode. Redattore capo di Sociologicamente.it.<br />
<i><a href="https://docs.google.com/document/d/1lTd2eP35pV6axDpBbvuyWI6nmzqzkCOQ/edit?usp=sharing&amp;ouid=117395073988038250447&amp;rtpof=true&amp;sd=true">PUBBLICAZIONI</a> | <a href="https://www.linkedin.com/in/francescodambrosio-sociologo-orientatore-hr/">LINKEDIN </a></i></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/intervista-a-luca-bifulco-la-sociologia-dello-sport/">Intervista a Luca Bifulco: la sociologia dello sport</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
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		<title>Razzismo: l’insostenibile negazione e silenzio intorno</title>
		<link>https://sociologicamente.it/razzismo-linsostenibile-negazione-e-silenzio-intorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2023 15:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[sociologia dello sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Credo che molti di voi abbiano già letto e/o siano stati esposti a un numero enorme di articoli, commenti e post sui social che hanno affrontato le assurde e ricorrenti manifestazioni di razzismo contro Vinicius Junior (giocatore brasiliano del Real Madrid), di domenica 21 maggio in una partita contro il Valencia. Tuttavia, voglio affrontare l’argomento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/razzismo-linsostenibile-negazione-e-silenzio-intorno/">Razzismo: l’insostenibile negazione e silenzio intorno</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Credo che molti di voi abbiano già letto e/o siano stati esposti a un numero enorme di articoli, commenti e post sui social che hanno affrontato le assurde e ricorrenti <a href="https://tg24.sky.it/sport/2023/05/22/real-madrid-valencia-vinicius" target="_blank" rel="noreferrer noopener">manifestazioni di razzismo contro Vinicius Junior</a> (giocatore brasiliano del Real Madrid), di domenica 21 maggio in una partita contro il Valencia. Tuttavia, voglio affrontare l’argomento da una prospettiva critica diversa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il razzismo nel calcio</h2>



<p>In primo luogo, si osserva che purtroppo, negli ultimi anni sono aumentati gli episodi di flagrante razzismo contro i calciatori neri in Europa. Solo per citare alcuni pochi esempi dimostrativi, si possono evidenziare i seguenti casi:</p>



<ol class="wp-block-list" type="a">
<li>Nell’aprile 2014, in una partita del campionato spagnolo, <a href="https://www.gazzetta.it/Calcio/Liga/30-04-2014/banana-dani-alves-arrestato-tifoso-villarreal-gesto-razzista-80551053227.shtml" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un tifoso del Villareal ha lanciato una banana sul campo all’indirizzo del calciatore brasiliano Dani Alves</a> (che all’epoca era un atleta del Barcellona);</li>



<li>In diverse occasioni, Mario Balotelli è stato oggetto di insulti e manifestazioni razziste da parte di tifosi negli stadi italiani come, ad esempio, <a href="https://www.cronachediordinariorazzismo.org/libro-bianco/il-dodicesimo-uomo-in-campo-il-caso-balotelli-e-il-razzismo-nel-pallone/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel gennaio 2020</a> in una partita del Brescia (la squadra che all’epoca lui difendeva) contro la Lazio;</li>



<li>In una partita valida per la Coppa di Germania nel febbraio 2020, <a href="https://www.corriere.it/facce-nuove-lepri/20_febbraio_07/dignita-ferita-jordan-torunarigha-e8c68b38-49d4-11ea-8e62-fcd8bfe20a1c.shtml?refresh_ce" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il calciatore dell’Hertha Berlino Jordan Torunarigha</a> ha subito attacchi razzisti da parte dei tifosi dello Schalke 04;</li>



<li>Dopo la finale di Euro 2020, quando l’Inghilterra ha perso ai calci di rigori contro la Nazionale italiana, <a href="https://www.bbc.com/news/technology-57803940">i giovani giocatori neri inglesi</a> sono stati pesantemente offesi sui social per aver sbagliato i loro tiri e, inoltre, come è già di ampia conoscenza, i social hanno questa capacità di diffondere l’odio con una velocità incredibile;</li>



<li>Infine in Francia, <a href="https://www.ilnapolista.it/2022/12/la-federcalcio-francese-presentera-una-denuncia-dopo-gli-insulti-razzisti-ai-giocatori-della-nazionale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anche il celebre attaccante Kylian Mbappé, insieme al suo compagno di Nazionale Kingsley Coman</a>, sono stati vittime di aggressivi commenti razzisti sui social subito dopo alla sconfitta in Coppa del Mondo FIFA 2022 ai calci di rigore contro l’Argentina.</li>
</ol>



<p>Comunque, come già accennato, purtroppo gli esempi sono tanti e potrei continuare qui ad elencarne molti altri, però penso che non sia necessario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Silenziare in confronto al razzismo non è una opzione</h2>



<p>Come se non bastasse il suddetto osceno comportamento di una parte considerevole dei tifosi del Valencia nei confronti di Vinicius Junior, ciò che ha veramente richiamato la mia attenzione è stato l’assurdo e insostenibile tentativo di normalizzare e accettare quanto accaduto da parte della stampa madrilena e anche del direttore del l’azienda che organizza il campionato spagnolo (La Liga), quest’ultimo arrivato al punto surreale di incolpare la vittima.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/05/Black-Lives-Matter-3093.jpg"><img decoding="async" width="828" height="439" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/05/Black-Lives-Matter-3093.jpg" alt="George Floyd: una questione di razza e di classe" class="wp-image-10584" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/05/Black-Lives-Matter-3093.jpg 828w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/05/Black-Lives-Matter-3093-300x159.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/05/Black-Lives-Matter-3093-768x407.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/05/Black-Lives-Matter-3093-696x369.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/05/Black-Lives-Matter-3093-792x420.jpg 792w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://sociologicamente.it/george-floyd-una-questione-di-razza-e-di-classe/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">George Floyd: una questione di razza e di classe</a></figcaption></figure>
</div>


<p>Durante la conferenza stampa, mentre l’allenatore del Real Madrid <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SidQaUJzshI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Carlo Ancelotti si rifiutava di parlare di calcio</a>, sostenendo che era successo qualcosa di molto più importante della partita, la giornalista ha insistito di voler parlare solo di calcio.</p>



<p>Questo tipo di atteggiamento e condotta rende un enorme disservizio alla lotta contro il razzismo e in realtà ha l’effetto di normalizzarlo e ridurne la rilevanza. Dopotutto, se l’argomento non viene dibattuto apertamente, è come se non esistesse. Peggio ancora, la sofferenza e il dolore delle vittime vengono minimizzate e i loro reclami e proteste vengono ignorate, delegittimate e messe a tacere.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una piaga sociale</h3>



<p>È anche importante sottolineare che gli attacchi verbali erano diretti a un individuo specifico (in questo caso, il calciatore Vinicius Junior), tuttavia, i<strong>l dolore è condiviso</strong> sia con la comunità nera brasiliana che con quella internazionale. Questo perché il flagrante razzismo manifestato dai tifosi del Valencia riflette la loro percezione discriminatoria e il pregiudizio non solo riguardo al calciatore, ma di fatto riguarda tutte le persone nere indipendentemente dal loro luogo di origine o genere.</p>



<p>Una piaga sociale così grave come il razzismo, che dimostra chiaramente di essere ancora profondamente radicata nell’immaginario collettivo sia in Spagna che in molti altri Paesi, <strong>ha bisogno di essere apertamente discussa e combattuta</strong> con tante misure educative, di conoscenza, di sensibilizzazione e anche di sanzioni legali, e non con il silenzio e l’interdizione del tema.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Resistere e combattere il razzismo</h2>



<p>Resistere è necessario e tacere non è un’opzione di fronte a situazioni di questo genere, sia che coinvolgano una celebrità nera o un(a) comune cittadino(a). Il razzismo, oltre ad essere un atteggiamento criminalizzato in molti Paesi, è una pratica avvilente, superata, del tutto fuori luogo, e rivela molto di più sulla visione del mondo limitata e miope degli aggressori che non la condizione di inferiorità che vogliono e si ostinano ad assegnare alle vittime.</p>



<p>Come affermato durante un’intervista rilasciata <a href="https://charlierose.com/video/player/18778" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dalla pluripremiata scrittrice afroamericana Toni Morrison</a> (vincitrice del Premio Pulitzer nel 1987 e del Premio Nobel per la letteratura nel 1993):</p>



<p><em>“Se puoi essere alto solo perché qualcuno è in ginocchio, allora avete un problema serio. E la mia sensazione è che i bianchi abbiano un problema molto, molto serio e dovrebbero iniziare a pensare a cosa possono fare al riguardo”.</em></p>



<p>Infine, ciò che si osserva è che l’ascensione sociale dei neri e la loro crescente occupazione di spazi sociali di visibilità, prestigio e privilegio storicamente considerati esclusivamente bianchi e soprattutto maschili, provocano un dolore e disagio così profondo nelle persone con pregiudizio, che l’unica risorsa che viene in loro mente è scatenare insulti razzisti. Si sentono minacciati e vanno all’attacco, tuttavia, senza rendersi conto che il mondo intorno a loro è cambiato molto tempo fa. E il <strong>silenziare le voci nere di resistenza e, soprattutto, la negazione dell’esistenza del razzismo diviene insostenibile e ingiustificabile</strong>.</p>



<p><a href="https://luizvaleriophd.weebly.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Luiz Valério P. Trindade</a></p>
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