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	<title>sociologia della salute Archivi - Sociologicamente</title>
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	<description>Fatti sociali, Sociologia, Informazione</description>
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	<title>sociologia della salute Archivi - Sociologicamente</title>
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		<title>Ozempic, un antidiabetico come caso sociologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Feb 2025 18:31:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“What one month on Ozempic can do to your body”, “The correct way to use Ozempic” “Before and after Ozempic” sono solo alcuni titoli dei contenuti in cui ci si imbatte se, aprendo tik-tok, nella barra di ricerca si inserisce il nome del farmaco Ozempic. Un’ondata di video infinita, fatta di tutorial su come utilizzare [&#8230;]</p>
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<p>“What one month on Ozempic can do to your body”, “The correct way to use Ozempic” “Before and after Ozempic” <a href="https://www.altroconsumo.it/salute/farmaci/news/ozempic-per-dimagrire-trend-tik-tok" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono solo alcuni titoli dei contenuti in cui ci si imbatte se, aprendo tik-tok, nella barra di ricerca si inserisce il nome del farmaco Ozempic</a>. Un’ondata di video infinita, fatta di tutorial su come utilizzare questo medicinale, sui miracolosi risultati ottenuti dopo settimane di somministrazione, sui suoi effetti collaterali, sulle trasformazioni del proprio corpo. <strong>Ma di cosa si tratta di preciso? E perché la viralità di questo farmaco rappresenta un pericolo per la società?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Ozempic, perché tutta questa popolarità?</h2>



<p>Come spesso accade nella società occidentale, per <strong>la teoria sociologica dello sgocciolamento</strong> (o trickle down) l<strong>a viralità dell’hashtag #Ozempic sulle piattaforme ha avuto inizio dopo essere diventato un trend tra le star di Hollywood, che ne fanno uso con lo scopo di dimagrire</strong>. Elon Musk ha twittato gli effetti benefici ottenuti con l’assunzione di Wegovy (un farmaco per obesi gravi che ha lo stesso principio attivo di Ozempic), così come Andy Cohen, che ha pubblicato un post sulla crescente popolarità di Ozempic. A settembre, Variety ha riferito che attori e produttori osannano il farmaco attraverso app di messaggistica crittografata.</p>



<p>Il risultato è che giovani e non solo, hanno cominciato ad utilizzarlo e sponsorizzandolo come una svolta per la propria vita, in quanto permette di perdere tantissimo peso in pochissimo tempo, e così i social si sono riempiti di milioni di contenuti con ashtag #ozempic, che ne pubblicizzano l’utilizzo senza il minimo controllo da parte delle autorità competenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ozempic, Wegovy, e farmaci per l’obesità</h2>



<p>Ozempic è un farmaco utilizzato per curare il diabete, approvato per la prima volta sul mercato dalla FDA (Food and Drug Administration) nel 2017, per il trattamento di diabete di tipo 2. Nel 2022 è stato consentito l’utilizzo di un farmaco che funziona secondo un principio simile all’Ozempic, che prende il nome di Wegovy, nato per trattare l’obesità grave, disponibile esclusivamente per soggetti  adulti con un Indice di Massa Corporea superiore a 35. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2025/01/ozempic.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="690" height="362" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2025/01/ozempic.jpg" alt="" class="wp-image-17598" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2025/01/ozempic.jpg 690w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2025/01/ozempic-300x157.jpg 300w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.stateofmind.it/2023/09/ozempic-farmaco-diabete-dimagrire/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non è una buona idea usare un farmaco in certi modi</a></figcaption></figure>
</div>


<p>La FDA non ha approvato Ozempic per la perdita di peso, ma dopo che  ha autorizzato Wegovy per questo scopo, c’è stata una tale richiesta per il farmaco che alcuni fornitori si sono rivolti all’Ozempic quando non riuscivano più ad ottenere Wegovy. Le case farmaceutiche, ovviamente, non perdendo tempo, hanno prodotto altri farmaci simili e a Novembre 2023 la FDA ha approvato la circolazione di Zepbound, un altro farmaco per la gestione del peso, e altri simili sono in via di sviluppo, i cui principi attivi sono sempre ispirati dai medicinali antidiabetici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona Ozempic?</h2>



<p><a href="https://www.centrodca.it/ozempic-disturbi-alimentari-rischi-benefici/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">A livello medico, Ozempic viene iniettato da pazienti diabetici una volta a settimana</a> e il suo principio attivo (la semaglutide) abbassa i livelli di zucchero nel sangue, regolando così l’insulina e contrastando il diabete di tipo 2. Il farmaco funziona imitando un ormone che è simile al glucagone, chiamato peptide-1, che limita il nostro appetito e che viene prodotto nel nostro intestino. </p>



<p><strong>Questo ormone, da un lato manda al  nostro cervello il segnale di sazietà, dall’altro agisce sullo stomaco facendo sì che si svuoti più lentamente</strong>, e da questo meccanismo deriverebbe l’effetto dimagrante tanto auspicato, in tempi abbastanza brevi. Il farmaco, però, non è privo di effetti collaterali, e può trasmettere nausea, ma anche disidratazione, stitichezza, stanchezza cronica, malessere e irregolarità intestinale, portando anche, nei casi più gravi, alla richiesta di ospedalizzazione. Inevitabile, dunque, è la monitorizzazione del suo utilizzo da parte di medici competenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ricetta e utilizzo del farmaco off-label</h2>



<p>Inoltre, una considerazione importante da fare è che gli effetti a lungo termine del farmaco Ozempic non sono ancora stati studiati significativamente su una popolazione non diabetica, non in forte sovrappeso e che desidera diventare molto magra.<strong> Ufficialmente, il farmaco Ozempic non è indicato per la riduzione di peso corporeo</strong>, nonostante sia possibile incontrare specialisti che lo prescrivono per questo scopo sotto ricetta in regime cosiddetto off-label, cioè con responsabilità di chi prescrive e del consenso informato del paziente soggetto a trattamento, perché usato in maniera non conforme a quanto previsto dal riassunto delle caratteristiche del prodotto.</p>



<p>La prescrizione da parte dei medici deve essere comunque molto dettagliata anche per i diabetici stessi, in quanto è riservata ai soli pazienti per cui il trattamento farmacologico con metformina (antidiabetico orale) non è risultato sufficiente ad abbassare i livelli di glicemia nel sangue.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La mancanza del farmaco per i diabetici</h2>



<p>Le modalità di reperimento del farmaco però, grazie alle prescrizioni off-label spesso risultano semplici e immediate, nonostante i criteri stringenti da parte delle autorità competenti. Di fronte a queste premesse sono diversi i medici che stanno cominciando a preoccuparsi per la popolarità di questo farmaco, proprio perché sempre più persone spinte dal desiderio cieco di emulazione dei propri idoli e per apparire in forma, ne stanno facendo uso sottraendolo a soggetti diabetici che davvero necessitano del suo principio attivo per sopravvivere.</p>



<p><strong>I pazienti con diabete hanno già difficoltà ad accedervi, e nel 2023 l’Agenzia italiana del Farmaco nel suo sito ufficiale pubblica una nota informativa sul suo reperimento:</strong></p>



<p>“ &#8211; L’aumento della domanda di Ozempic® ha portato a carenze che si prevede continueranno per tutto il 2023. Sebbene la fornitura continui ad aumentare, non è possibile prevedere con certezza quando risulterà sufficiente a soddisfare completamente la domanda attuale.&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Una tardiva consapevolezza della situazione di esaurimento delle scorte può comportare l’impossibilità per i pazienti di acquisire le dosi necessarie, con possibili conseguenze cliniche come l’iperglicemia.</li>



<li>Ozempic® è indicato esclusivamente per il trattamento di adulti affetti da diabete mellito di tipo 2 non adeguatamente controllato in aggiunta alla dieta e all’esercizio fisico. Ogni altro utilizzo, inclusa la gestione del peso, rappresenta un uso off-label e attualmente mette a rischio la disponibilità di Ozempic® per la popolazione indicata.”</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Ozempic, social media e DCA</h2>



<p>L’emergenza ha dunque acquisito una portata vasta nel mondo occidentale, e in Italia persino alcuni centri per i disturbi alimentari hanno dedicato sezioni intere dei loro siti per informare i  pazienti sui rischi che corrono con l’assunzione di farmaci come Ozempic o Wegovy. Questo fa riflettere su come il semplicistico sistema di reperimento off-label del farmaco, oltre a mettere in pericolo persone affette da diabete di tipo 2 a causa della sua scarsità, rappresenta anche un pericolo per persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare e che ricorrerebbero a qualsiasi mezzo pur di ottenere dimagrimento immediato ed estremo, con <strong>prevedibili ripercussioni disastrose per la loro salute fisica e mentale.</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/06/diet-culture-cibo-immagine-ragazza-media-isolarsi-DCA-sociologia.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="583" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/06/diet-culture-cibo-immagine-ragazza-media-isolarsi-DCA-sociologia-1024x583.jpg" alt="diet culture cibo immagine ragazza media isolarsi DCA sociologia" class="wp-image-15254" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/06/diet-culture-cibo-immagine-ragazza-media-isolarsi-DCA-sociologia-1024x583.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/06/diet-culture-cibo-immagine-ragazza-media-isolarsi-DCA-sociologia-300x171.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/06/diet-culture-cibo-immagine-ragazza-media-isolarsi-DCA-sociologia-768x437.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/06/diet-culture-cibo-immagine-ragazza-media-isolarsi-DCA-sociologia-696x396.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/06/diet-culture-cibo-immagine-ragazza-media-isolarsi-DCA-sociologia-737x420.jpg 737w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/06/diet-culture-cibo-immagine-ragazza-media-isolarsi-DCA-sociologia.jpg 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://sociologicamente.it/diet-culture-una-sociologia-dei-dca/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Approfondisci con &#8211; Diet culture: una sociologia dei DCA di Sara La Fragola</a></figcaption></figure>
</div>


<p>Ma non solo, la sregolata sponsorizzazione&nbsp; di questi farmaci attraverso i social media rischia di normalizzarne l’utilizzo non controllato, diffondendo una pericolosa ideologia che spinge la fascia più vulnerabile di utenti, gli adolescenti, ad abusare di strumenti per raggiungere un’idea di perfezione fisica irrealistica&nbsp; e diffusa dagli stessi utenti social, pur non essendo affetti da patologie gravi o da obesità. La pericolosa filter bubble che compone i feed di milioni di adolescenti rischia di farli entrare in loop di pensieri disfunzionali basati sui loro bias cognitivi, e se i loro interessi (o le loro ossessioni) rientrano nella sfera dell’aspetto fisico legato alla magrezza, “sbloccare l’algoritmo” legato all’ashtag #ozempic, a lungo termine potrebbe provocare effetti sociali a dir poco preoccupanti.</p>



<p><strong>Mayla Bottaro</strong></p>
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		<title>I modelli della disabilità: dall&#8217;individuo al sociale</title>
		<link>https://sociologicamente.it/i-modelli-della-disabilita-dallindividuo-al-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2024 15:49:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[disabili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La codificazione della disabilità è avvenuta nel corso di vari momenti storici attraverso la presentazione di prospettive più o meno rilevanti. Stiamo parlando del modello medico, sociale e di quello biopsicosociale. Questi sono i modelli che hanno maggiore considerazione quando si parla delle persone con disabilità. Altri modelli sono, ad esempio, quello culturale, identitario, dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La codificazione della disabilità è avvenuta nel corso di vari momenti storici attraverso la presentazione di prospettive più o meno rilevanti. Stiamo parlando del <strong>modello medico, sociale e di quello biopsicosociale</strong>. Questi sono i modelli che hanno maggiore considerazione quando si parla delle persone con disabilità. Altri modelli sono, ad esempio, quello culturale, identitario, dei diritti umani, religioso, caritatevole, economico e infine quello dei limiti. Ci concentriamo sui primi tre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I modelli della disabilità: il modello medico</h2>



<p>Il <strong>modello medico</strong>, nasce a metà Ottocento, considera la <strong>disabilità</strong> come una <strong>condizione strettamente medica</strong>, causata da una <strong>malattia</strong>, una <strong>lesione</strong> o un <strong>difetto fisico o mentale</strong>. In altre parole, la disabilità è vista come una <strong>deviazione dalla norma biologica e medica o meglio una mancanza che deve essere compensata. E’ un problema individuale, una tragedia personale</strong>. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/disability-STUDIES.jpg"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/disability-STUDIES.jpg" alt="" class="wp-image-16535" width="200" height="198" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/disability-STUDIES.jpg 400w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/disability-STUDIES-300x296.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/04/disability-STUDIES-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></figure>
</div>


<p>Si focalizza, quindi, sulla <strong>medicalizzazione</strong> della persona con disabilità cioè auspica una cura e cerca di trovare i modi per concepire e “aggiustare e/o adattare” il corpo o la mente della persona con disabilità affinché questa possa essere il più normale possibile (dalla riabilitazione alle forme di supporto economico ed assistenziale alla persona). La persona con disabilità non ha potere decisionale perché le decisioni sulla sua vita erano delegate a professionisti medici.</p>



<p>Il modello medico è basato su una <strong>visione dicotomica della realtà</strong> – disabilità e normalità – e su una concettualizzazione astratta di come deve essere l’essere umano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I modelli della disabilità: il modello sociale</h2>



<p>Il <strong>modello sociale</strong>, nasce negli anni 70 ma la strutturazione avviene ad inizio anni 80 del Novecento, considera la disabilità una <strong>“forma di oppressione sociale”</strong> cioè <strong>“è la società che rende disabili le persone che hanno una menomazione fisica”</strong> attraverso le barriere fisiche, culturali, sociali, comportamentali. Queste barriere costituiscono la “<strong>disablement</strong>”, in italiano traducibile come disabilitazione o inabilitazione. Questo modello nasce in <strong>risposta al modello medico</strong>, la disabilità non è più un fatto individuale ma <strong>collettivo</strong> che riguarda tutta la società in cui vive la persona con disabilità quindi risulta essere un fenomeno sociale.</p>



<p>Questo modello non intende opporsi al modello medico, non mira a screditare il lavoro fatto dai medici con la riabilitazione né il contributo che le scienze mediche hanno apportato e possono apportare per il miglioramento della vita delle persone disabili.<br>Soprattutto non dimentica la condizione individuale e patologica della persona ma <strong>sceglie piuttosto di focalizzare l’attenzione su questioni condivisibili da più individui (ossia la condizione di oppressione sociale) che possono essere utilizzate sul piano della lotta politica.</strong></p>



<p>Le persone vengono rese disabili dalla società a causa del modo in cui essa è concepita e strutturata e del modo in cui le esclude privandole della capacità o della possibilità di compiere determinate attività quotidiane e sociali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le basi del modello</h3>



<p>Le <strong>basi</strong> di questo modello si possono rintracciano in un articolo del 1966 (<strong><em>A critical condition</em></strong>,vedasi link 1 in fondo) scritto da <strong>Paul Hunt</strong>, scrittore e attivista con disabilità motoria, dove afferma che le persone disabili pongono una sfida ai valori della società occidentale ed ha interpretato la disabilità come una serie di vincoli imposti alla persona da un’organizzazione sociale restringente.</p>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/03/disability-studies-studi.jpg"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/03/disability-studies-studi-1024x683.jpg" alt="disability studies sociologicamente.it" class="wp-image-16353" width="768" height="512" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/03/disability-studies-studi-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/03/disability-studies-studi-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/03/disability-studies-studi-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/03/disability-studies-studi-1536x1024.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/03/disability-studies-studi-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/03/disability-studies-studi-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/03/disability-studies-studi-630x420.jpg 630w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2024/03/disability-studies-studi.jpg 1575w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Approfondisci con <a href="https://sociologicamente.it/disability-studies-un-ambito-di-ricerca-poco-conosciuto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i DISABILITY STUDIES</a></figcaption></figure>
</div>


<p>Il pioniere del modello sociale della disabilità è <strong>Vic Finkelstein</strong>, psicologo clinico e attivista marxista-trotzkista con disabilità. Egli con un articolo (vedasi link 2 in fondo) mise in discussione il modello medico e delineò i caratteri del modello sociale. L’organicità del modello però la si deve a <strong>Mike Oliver</strong>, attivista e professore universitario con disabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I modelli della disabilità: il modello biopsicosociale</h2>



<p>Il <strong>modello biopsicosociale</strong>, &nbsp;nasce a fine anni 70 del Novecento, considera la disabilità il risultato di <strong>una combinazione di fattori biologici</strong>, come le malattie o le lesioni, fattori psicologici, come la depressione o l&#8217;ansia, <strong>e fattori sociali</strong>, come la discriminazione o l&#8217;esclusione sociale. La persona con disabilità <strong>non è solo un soggetto con particolari menomazioni che gli impediscono di svolgere delle attività, ma è anche un soggetto che vive in un contesto culturale che gli permette o meno una certa inclusione sociale</strong>. </p>



<p>Uno strumento applicativo è l&#8217;<strong>ICF</strong> (International Classification of Functioning, Disability and Health) del 2001, nel quale la persona viene considerata, appunto, nei suoi diversi aspetti: biologici, psicologici, socio-relazionali ed ambientali. Questo modello <strong>combina i due modelli precedenti </strong>per poter considerare le variabili biologiche, psicologiche e sociali implicate nei processi della salute e della malattia. La disabilità viene considerata <strong>una delle variazioni</strong> del funzionamento umano.</p>



<p>Il modello biopsicosociale, formulato dallo psichiatra <strong>George Engel,</strong> deriva dalla <strong>teoria dei sistemi di Ludwig von Bertalanffy</strong>,</p>



<p>Questi tre modelli permettono di analizzare, ognuno con la propria prospettiva, la disabilità o i fattori che disabilitano, attraverso il contesto sociale in cui è immersa, la persona che ha una qualche condizione non comune: o fisica o sensoriale o intellettiva; è certo che possono coesistere più condizioni nella stessa persona.</p>



<p><strong>Simone Bellan</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Disability Studies. Emancipazione, inclusione scolastica e sociale, cittadinanza</em> (R. Medeghini, S. D’Alessio, A.D. Marra, G. Vadalà, E. Valtellina), Erickson Ed. (2013);</li>



<li><em>Sociologia della disabilità. Teorie, modelli, attori e istituzioni</em> (R. Di Santo), FrancoAngeli Editore (2013)</li>



<li>Articolo <em>Models of disability: A brief overview di M. Retief</em> e R. Letšosa (2018), <a href="https://www.blogger.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=&amp;ved=2ahUKEwjlgIXS_Jz-AhXZSvEDHfyfDo4QFnoECAsQAQ&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.scielo.org.za%2Fpdf%2Fhts%2Fv74n1%2F06.pdf&amp;usg=AOvVaw0yZd4uaP4K1R0GomI3_G2P</a></li>



<li>1 Articolo <em>A critical condition</em> di Paul Hunt (1966),<br><a href="https://disability-studies.leeds.ac.uk/wp-content/uploads/sites/40/library/Hunt-a-critical-condition.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://disability-studies.leeds.ac.uk/wp-content/uploads/sites/40/library/Hunt-a-critical-condition.pdf</a> (in inglese)</li>



<li>2 Articolo <em>Attitudes and disabled people: Issues for discussion</em> di Vic Finkelstein (1980),<br><a href="https://disability-studies.leeds.ac.uk/wp-content/uploads/sites/40/library/finkelstein-attitudes.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://disability-studies.leeds.ac.uk/wp-content/uploads/sites/40/library/finkelstein-attitudes.pdf</a> (in inglese)</li>



<li>Tesi <em>Salute e disabilità secondo il modello biopsicosociale Una ricerca applicata nel contesto universitario catanese</em> di Ileana Caruso, <a href="https://www.blogger.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://archivia.unict.it/bitstream/10761/387/1/Tesi%20di%20Dottorato%20in%20Scienze%20Umane%20di%20Ileana%20Caruso.pdf</a></li>



<li><em>Italian Journal of Disability Studies Rivista Italiana di Studi sulla Disabilità</em>, Anicia (2013-2014).</li>
</ul>
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		<title>Oppioidi, l&#8217;epidemia negli Stati Uniti: cause e sviluppo</title>
		<link>https://sociologicamente.it/oppioidi-lepidemia-negli-stati-uniti-cause-e-sviluppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Feb 2024 00:04:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In America, dagli anni ‘90 si è registrato un progressivo aumento di morti di overdose da oppiacei, nel paese nel 2017 le persone morte per overdose da farmaci oppioidi sono state ben 70.237, numero in aumento rispetto all’anno precedente. Tra gli oppioidi consumati più famosi in America troviamo il Fentanyl, un farmaco venduto non solo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/oppioidi-lepidemia-negli-stati-uniti-cause-e-sviluppo/">Oppioidi, l&#8217;epidemia negli Stati Uniti: cause e sviluppo</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In America, dagli anni ‘90 si è registrato un progressivo aumento di morti di overdose da oppiacei, nel paese nel 2017 <strong>le persone morte per overdose da farmaci oppioidi sono state ben 70.237</strong>, numero in aumento rispetto all’anno precedente. Tra gli oppioidi consumati più famosi in America troviamo il Fentanyl, un farmaco venduto non solo nel mercato legale ma diffuso anche nell’economia sommersa del paese. </p>



<p>Questo farmaco, che ha dimostrato essere un degno rivale dell’eroina, è 50 volte più potente di questa e addirittura <strong>100 volte più potente della morfina</strong>. E’ un oppioide sintetico prodotto in cina e poi importato in America, ed è uno degli antidolorifici più potenti ed efficaci di sempre. Uno dei più importanti effetti collaterali di questo farmaco, però, è il rischio di sviluppo di dipendenza, per questo motivo dovrebbe essere prescritto con grande parsimonia dai medici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos’è l’epidemia da oppioidi americana?</h2>



<p>Negli Stati Uniti, però, ad oggi si è sviluppato un problema sociale inquietante, che ruota intorno all’uso di&nbsp; questi farmaci da prescrizione. Ad oggi ci sono più di due milioni di tossicodipendenti da oppioidi (OUD &#8211; Opioid Use Disorder), prevalentemente maschi (60%), circa il 30 % tra i 18 e i 34 anni, la metà con basso reddito, e il 55% di questi ultimi è assistito da Medicaid (programma federale degli Stati Uniti che provvedeva a fornire aiuti a famiglie con basso reddito). Dal 1999 fino ad oggi&nbsp; il numero di overdose da oppioidi da prescrizione&nbsp; nel paese è costantemente aumentato, fino a diventare una vera e propria piaga sociale: per intenderci, nel 2021 il Fentanyl è stato responsabile per il 90% dei circa 80.000 decessi correlati agli oppiacei negli Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una ricostruzione sociale della possibile causa</h2>



<p><a href="https://www.saluteinternazionale.info/2019/09/corruzione-letale-oppioidi-negli-usa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alcuni studi</a> dimostrano come il valore del marketing diretto al medico da parte delle aziende farmaceutiche sia molto diffuso negli Stati Uniti, valore che è stato associato ad una maggiore prescrizione di questi farmaci in determinate contee del paese. Tra il 2013 e il 2015, infatti, 1 medico statunitense su 12 <strong>è stato soggetto a campagne di marketing per la vendita di farmaci oppioidi,</strong> e studi dimostrano che, soprattutto tra i medici che prestavano assistenza ai cittadini tramite Medicare, l’attività di marketing ad essi rivolta era direttamente correlata ad un successivo aumento della prescrizione di questi oppioidi ai pazienti. </p>



<p>Gli studiosi Scott E. Hadland; Ariadne Rivera-Anguirre et al. hanno cercato di condurre un’analisi sulla misura in cui il marketing legato agli oppioidi è appunto associato alla loro successiva prescrizione e quindi ai decessi da overdose. Con uno studio approvato dal comitato di revisione istituzionale della Brown University, hanno dimostrato che le contee che ricevevano <strong>una forte commercializzazione</strong> e  una strategia di marketing aggressiva intorno vendita di oppioidi, successivamente sperimentavano una mortalità elevata di overdose di questi farmaci da prescrizione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo studio sul marketing delle industrie farmaceutiche</h2>



<p>I tassi di prescrizione di oppioidi in questo caso erano fortemente associati all&#8217;onere della loro commercializzazione. In conclusione, sulla base di questi dati si è identificata un&#8217;associazione tra il marketing degli oppioidi da parte delle industrie farmaceutiche e i decessi per overdose da queste sostanze. In altre parole, la sregolata, non regolamentata ed eccessiva prescrizione di questi farmaci da parte dei medici (prescritti per comuni e banalissimi dolori) ha portato ad uno<strong> sviluppo collettivo di dipendenza da oppiacei </strong>che si è trasformata in una strage collettiva di individui delle classi medio-basse americane dalla portata nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I soggetti coinvolti: il ruolo dei medici</h2>



<p>Ad oggi i medici sono un’importante fonte di oppioidi da prescrizione per persone che ne fanno uso a scopo non medico. Come se ciò non bastasse, il ricorso a oppioidi illeciti (quando i medici ne rifiutano la prescrizione) ha portato ad un ulteriore prepotente sviluppo di un mercato illegale intorno a questi farmaci.</p>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/05/droghe-pilloe-drugs-dipendenze.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/05/droghe-pilloe-drugs-dipendenze-1024x576.jpg" alt="sociologicamente sostanze psicotrope" class="wp-image-13538" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/05/droghe-pilloe-drugs-dipendenze-1024x576.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/05/droghe-pilloe-drugs-dipendenze-300x169.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/05/droghe-pilloe-drugs-dipendenze-768x432.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/05/droghe-pilloe-drugs-dipendenze-1536x864.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/05/droghe-pilloe-drugs-dipendenze-696x392.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/05/droghe-pilloe-drugs-dipendenze-1068x601.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/05/droghe-pilloe-drugs-dipendenze-747x420.jpg 747w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/05/droghe-pilloe-drugs-dipendenze.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">approfondisci qui -> <a href="https://sociologicamente.it/approcci-sociologici-ed-eziologia-della-dipendenza-da-sostanze/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Approcci sociologici ed eziologia della dipendenza da sostanze</a></figcaption></figure>
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<p>Come ha mostrato la serie tv Netflix Painkiller, uscita non molto tempo fa, certi farmaci hanno cominciato a circolare e ad essere legalmente  pubblicizzati sul mercato americano dalla fine degli anni ’90, grazie a campagne di marketing costruite ad hoc dalle industrie farmaceutiche (è celebre il caso della Purdue Pharma con il farmaco Oxycontin). Nonostante fossero consapevoli dell’enorme rischio di sviluppo di dipendenza che deriva dall’uso smisurato e prolungato di questi farmaci, le industrie farmaceutiche già dalla fine degli anni ’90 cominciarono a sviluppare campagne pubblicitarie centrate sugli effetti miracolosi e benefici di questi farmaci, capaci di “regalare la felicità” agli americani. </p>



<p>E’ stata proprio questa la strategia utilizzata per <strong>la vendita dell’ossicodone o Oxycontin</strong>: dopo la corruzione di alcuni esponenti della Dea (la Drug Enforcement Administration), che approva l’immissione dell’antidolorifico sul mercato, questo comincia a circolare legalmente nelle mani di comuni cittadini, sportivi, infortunati, persone con lievi dolori fisici, grazie alla sregolata prescrizione da parte di medici indotti dalle campagne di marketing aggressivo delle industrie farmaceutiche, ma anche corrotti dalle percentuali di guadagno che ottenevano dalle prescrizioni. E’ così che ha avuto inizio la tanto citata epidemia da oppioidi americana contemporanea, diventata oggi una vera e propria piaga sociale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione degli oppioidi oggi</h2>



<p>Sebbene lo scenario appena presentato ad oggi sia mutato, in quanto dal 2010 c’è stata una riduzione complessiva della prescrizione da oppioidi da parte dei medici statunitensi, a causa delle denunce e della maggiore consapevolezza degli effetti collaterali che l’abuso di questi farmaci porta con sé, si prevede che le morti per overdose&nbsp; da oppioidi illeciti aumenteranno fino a raggiungere le 67.900 morti annuali, con un incremento del 259% per cento dal 2015 al 2025. Bisogna inoltre comunque tenere in considerazione che gli attuali tassi di prescrizione di oppioidi da parte dei medici rimangono ben tre volte più alti rispetto al 1999 e che non sono diminuiti poi così rapidamente in tutte quelle regioni con alti livelli di mortalità per overdose da questi farmaci. L’emergenza dunque rimane più viva che mai.</p>



<p>Inoltre, ad oggi, l<strong>e pratiche sociali che ruotano intorno al consumo da oppioidi sono mutate rispetto al passato: </strong>ad esempio, mentre le tendenze storiche dimostrano che l’uso di oppiacei da prescrizione è sempre stato un mezzo per intraprendere un percorso di abuso che poi sfociava nel consumo di eroina, oggi molte più persone cominciano direttamente con l’uso di oppiacei illegali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Aumento della pericolosità degli oppioidi</h2>



<p>Ma non solo, si è  registrato anche un aumento della pericolosità e della letalità degli oppiacei illeciti, e questo perché nei laboratori di produzione illegali vengono associate sostanze come fentanyl e metanfetamina per la produzione delle pasticche.<strong> Si è, cioè, registrata la tendenza da parte dei produttori di droghe ad associare uno stimolante ad un depressivo</strong> (che provoca nel consumatore il cosiddetto effetto <em>speedball</em>, che aumenta il rischio di overdose, a causa degli effetti depressivi che ha sul sistema respiratorio). </p>


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<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/11/binge-drinking.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/11/binge-drinking-1024x576.jpg" alt="recupero dipendenze oppioidi rischi" class="wp-image-4668" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/11/binge-drinking-1024x576.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/11/binge-drinking-300x169.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/11/binge-drinking-768x432.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/11/binge-drinking-696x392.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/11/binge-drinking-1068x601.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/11/binge-drinking-747x420.jpg 747w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/11/binge-drinking.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">approfondisci qui -> <a href="https://sociologicamente.it/gli-interventi-di-rete-per-il-recupero-dalle-dipendenze/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gli interventi di rete per il recupero dalle dipendenze</a></figcaption></figure>
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<p>Un esempio è l’associazione di Fentanyl a cocaina o metanfetamina, mix che i produttori di droghe utilizzano per creare maggiore dipendenza nei consumatori, che faranno di tutto per acquistare dosi sempre maggiori. Ad oggi il Fentanyl, a livello sociale, è dunque doppiamente pericoloso, perché oltre ad essere consumato “singolarmente”, è utilizzato dagli spacciatori per contaminare altre droghe stimolanti e per aumentare la dipendenza dei consumatori dalle droghe che vendono. L’epilogo di tutto ciò è facilmente intuibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La responsabilità delle industrie farmaceutiche</h2>



<p>Alla luce di quanto analizzato, l’ammissione di responsabilità da parte delle case farmaceutiche  per le milioni di vittime da overdose da oppiacei in America è fondamentale. Solo pochi anni fa in Oklahoma un giudice ha infatti ritenuto responsabile la Johnson &amp; Johnson per lo sviluppo della crisi degli oppioidi nello stato, condannandola a pagare 572 milioni di dollari di risarcimento. </p>



<p>Come affermato dagli studiosi Scott E. Hadland; Ariadne Rivera-Anguirre et al., le industrie farmaceutiche investono <strong>decine di milioni di dollari nella commercializzazione diretta di oppioidi ai medici ogni anno</strong>, e le aziende non spenderebbero tutto questo denaro in marketing se non fossero sicure che questo aumenta i tassi di prescrizione o comunque se non avessero la certezza che ciò serve per mantenere costanti i livelli di vendita dei prodotti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Oppioidi: tra marketing e responsabilità</h2>



<p>Gli studi citati, dunque, dimostrano come le pratiche di marketing delle aziende farmaceutiche potrebbero essere uno dei fattori principali che hanno contribuito allo sviluppo delle prime fasi della crisi di overdose da oppioidi americana, durante le quali erano prescritti in eccesso e senza alcun controllo. Come già affermato, oggi è in atto un cambio di paradigma in quanto i consumatori spesso sono più propensi <strong>a fare riferimento ad un mercato di produzione di oppioidi illegale,</strong> ma ciò non toglie la grandissima responsabilità e il coinvolgimento che da sempre hanno avuto e hanno tuttora le aziende farmaceutiche nella nascita e nello sviluppo di questa piaga sociale americana. </p>



<p>Ancora oggi il marketing dell&#8217;industria rivolta ai medici potrebbe andare contro gli sforzi  promossi dallo Stato volti a frenare la prescrizione eccessiva di questi oppioidi, e alla luce di ciò forse la politica statunitense dovrebbe considerare la possibilità di limitare la misura in cui le aziende farmaceutiche possono <strong>contribuire alla prescrizione inappropriata di questi farmaci</strong>, limitando la possibilità di sviluppare campagne pubblicitarie aggressive rivolte ai medici e ai cittadini intorno a farmaci così pericolosi per la salute fisica e la vita dei pazienti.</p>



<p><strong>Mayla Bottaro</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<p>Hadland S E, Rivera-Aguirre A, Marshall B D L, Cerdá M. Association of Pharmaceutical Industry Marketing of Opioid Product With Mortality From Opioid-Related Overdoses JAMA Network Open 2019;2(1):e186007.</p>
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		<title>Acne : uno sguardo socio-antropologico</title>
		<link>https://sociologicamente.it/acne-uno-sguardo-socio-antropologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 00:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In uno scenario come quello contemporaneo, permeato da tentativi di sopraffazione, conflitti politici e culturali non si può non considerare la fluidità di un fenomeno da sempre esistito, talvolta latente e sotteso, come quello della discriminazione – e in certi casi – della violenza psico-sociale su ha problemi fisici come l&#8217;acne. Essa è capace di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In uno scenario come quello contemporaneo, permeato da tentativi di sopraffazione, conflitti politici e culturali non si può non considerare la fluidità di un fenomeno da sempre esistito, talvolta latente e sotteso, come quello della discriminazione – e in certi casi – della violenza psico-sociale su ha problemi fisici come l&#8217;acne. Essa è capace di insinuarsi, ramificarsi e proliferare sotto varie forme, tanto che nel tempo si è vista attribuire vari nomi (razzismo, sessismo, maschilismo, bullismo, cyberbullismo ecc…) a seconda dei contesti, delle dinamiche relazionali e degli attori sociali coinvolti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Immaginario della bellezza</h2>



<p>Tramite quelli che Appadurai definirebbe “-orami” (2012), responsabili del processo di globalizzazione, si costruisce<strong> un immaginario collettivo in merito a tanti aspetti dell’essere umano</strong>, tra cui quello della bellezza esteriore. Il tema in questione è importantissimo, in quanto non soltanto si possiede un corpo, ma pure si è corpo. Quest’ultimo narra una storia ed esprime all’esterno processi evolutivi interni che coinvolgono e forgiano l’identità. Al mutamento esteriore, infatti, corrisponde spesso quello interiore: la fase adolescenziale – periodo delicato in cui si maturano le fondamenta di una personalità futura – è ricca di trasformazioni e di difficoltosi tentativi di assestamento interni ed esterni. </p>


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<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="635" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-1024x635.jpg" alt="La sociologia della salute: nuovi scenari di studio" class="wp-image-5107" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-1024x635.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-300x186.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-768x476.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-356x220.jpg 356w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-696x432.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-1068x662.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-677x420.jpg 677w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc.jpg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://sociologicamente.it/la-sociologia-della-salute-nuovi-scenari-di-studio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La sociologia della salute: nuovi scenari di studio</a></figcaption></figure>
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<p>Gli studi attorno ai disturbi dell’alimentazione mostrano come<strong> il rifiuto del cibo in età adolescenziale</strong> e/o adulta possano affondare le radici nella fase dell’allattamento e come i comportamenti delle principali figure di riferimento ne influenzino e determinino la comparsa. Se internamente, dunque, l’identità si costruisce, decostruisce e stravolge, il corpo subisce evoluzioni che coinvolgono varie parti di sé, tra cui la pelle. Uno dei disagi manifestato, non soltanto dagli adolescenti, in quanto in alcuni casi può comparire o perdurare nell’età adulta, è proprio l’acne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Definizione biomedica dell&#8217; acne</h2>



<p>Secondo una definizione biomedica l’acne vulgaris è caratterizzata dalla formazione di comedoni, papule, pustole, noduli, e/o cisti in seguito all’ostruzione e all’infiammazione delle unità polisebacee (follicoli piliferi e le loro corrispettive ghiandole sebacee). L’eccessiva produzione di sebo – necessario per la protezione della cute dalle infezioni – avrebbe un’azione irritante in soggetti predisposti e faciliterebbe la formazione del comedone o punto nero, principale ostacolo dello scorrimento dalla ghiandola alla superficie. <strong>L’acne è ufficialmente considerata una malattia della pelle,</strong> ma non vengono tenute sufficientemente rilevanti le conseguenze psicologiche, le condizioni sociali che caratterizzano il malato e i problemi culturali. </p>



<p>Per comprendere meglio ci si potrebbe rifare all’utilizzo della triade Disease, Illness e Sickness nella sociologia della salute e nell’antropologia medica. Andrew Twaddle la applicò nella sua tesi dottorale del 1968, distinguendo: “disease” in riferimento al modello biomedico e al malfunzionamento fisiologico, “illness” per indicare il senso della sofferenza, <strong>l’indesiderabilità della malattia</strong> che il soggetto è costretto a subire e “sickness” nonché l’interpretazione che gli altri fanno della malattia dell’individuo, dunque l’identità sociale (1979: 18).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Doppi messaggi provenienti dalla società</h2>



<p>Se da un lato si viene bombardati dalla pubblicità che invoglia ad acquistare l’ultimo prodotto a base di acido salicilico, una scatola di integratori allo zinco ad alta digeribilità o uno scrub esfoliante per una pelle “senza imperfezioni”, dall’altra un individuo con l’acne potrebbe avere uno status socioeconomico che non sempre gli permette di combattere per ricevere delle cure. A questi argomenti si aggiunge il fatto che <strong>non viene presa sul serio la sofferenza legata all’aspetto esteriore</strong>: secondo il senso comune prendersi cura della parte più superficiale del proprio corpo è indice di vanità, un di più che non merita troppa considerazione rispetto ad altri tipi di malattie. L’’adolescente che soffre d’acne, d’altra parte, diviene spesso vittima di violenza verbale, fisica, diretta e indiretta negli ambienti frequentati: sguardi invadenti, narrazioni colpevolizzanti, osservazioni non richieste sono alcuni dei timori che un individuo con l’acne cerca di evitare.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/03/1490973204_corpo.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="575" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/03/1490973204_corpo-1024x575.jpg" alt="Il corpo tra biologia e sociologia" class="wp-image-8155" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/03/1490973204_corpo-1024x575.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/03/1490973204_corpo-300x169.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/03/1490973204_corpo-768x432.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/03/1490973204_corpo-696x391.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/03/1490973204_corpo-747x420.jpg 747w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/03/1490973204_corpo.jpg 1050w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://sociologicamente.it/il-corpo-tra-biologia-e-sociologia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il corpo tra biologia e sociologia</a></figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Acne : una prospettiva relativistica</h2>



<p>Dinamiche simili costituiscono messaggi contrastanti, figli di un problema culturale ben radicato che nega la tolleranza dell’alterità, non rappresentata soltanto da chi è lontano, ma anche da chi sta accanto e vive esperienze e sfide differenti dalle proprie. Le caratteristiche della pelle, infatti, hanno determinato notevoli dinamiche nella storia, tracciato cambiamenti importanti che hanno visto attivisti politici contrastare ogni forma di segregazione e discriminazione razziale. <strong>La pelle è stata al centro di slogan finalizzati alla realizzazione di una vera e propria rivoluzione culturale</strong>, in quanto tramite essa ogni gruppo umano esprime la propria identità collettiva, ma anche soggettiva e, non di meno, il proprio concetto di “bellezza”.</p>



<p>In Oriente, più una donna ha studiato, ha un lavoro prestigioso e di successo più la sua pelle è splendente, con un incarnato omogeneo. Tali aspetti divengono modelli da seguire per donne e adolescenti occidentali che si ritrovano ad ammirarle sui social network e, spesso, a subire la frustrazione di non riuscire a raggiungere lo stereotipo trasmesso. In Nigeria, invece, le scarificazioni in volto sono segni tracciati intenzionalmente e considerate come codici di identificazione della tribù d’appartenenza. In questo contesto culturale il corpo umano diviene un veicolo di espressione artistica, manifestazione del proprio status sociale e si riveste di significati simbolici e culturali attraverso cui vengono narrate storie di intere generazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Acne : una prospettiva fenomenologica</h2>



<p>La pelle non è soltanto espressione di un’identità collettiva, ma risente anche di quanto accade nell’interiorità del singolo, ponendosi come il primo strato che il processo di incorporazione (embodiment) si ritrova ad attraversare. Secondo Le Breton (2006: XI-XII) esserci implica che ‹‹fra la carne dell’uomo e la carne del mondo non vi è alcuna frattura. <strong>L’individuo prende coscienza di sé solo attraverso il sentire </strong>e sperimenta la propria esistenza tramite le risonanze sensoriali e percettive che lo attraversano senza sosta››. Questo apre la strada alla comprensione del sé corporeo, nonché della coscienza che si ha del proprio corpo. Husserl ritiene che ‹‹il mio corpo si articola in organi parziali; ciascuno dei membri del corpo ha la proprietà di permettermi di agire immediatamente in esso: guardando con gli occhi, palpando con le dita ecc., io posso agire in qualsiasi percezione, appunto in tutti questi modi›› (1997: 240). </p>



<h3 class="wp-block-heading">Ponty e la coscienza del corpo</h3>



<p>Tale prospettiva viene meglio esplicata da Merleau-Ponty, il quale afferma che ‹‹la coscienza che ho del mio corpo non è una coscienza di blocco isolato […] i vari domini sensoriali (visivi, tattili, dati dalla sensibilità degli arti ecc…) che sono coinvolti nella percezione del mio corpo, non mi si presentano come delle regioni assolutamente estranee l’una dall’altra›› (1968: 88). L’essere umano, secondo questa prospettiva fenomenologica, viene “gettato” nel mondo e matura, anche attraverso la relazione con l’altro, la consapevolezza del proprio sé. Per questa ragione subire atti di violenza verbale o fisica per via dell’acne fa scaturire problemi psicologici, specie se la malattia intacca l’identità nel profondo, lasciando che l’ansia sociale – legata al giudizio negativo – prenda il sopravvento. </p>


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<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/04/5be3658525157b7127551c789124c56f.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/04/5be3658525157b7127551c789124c56f-1024x683.jpg" alt="Il corpo è mio e lo gestisco io: la nudità femminile tra libertà, arti e tabù" class="wp-image-5437" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/04/5be3658525157b7127551c789124c56f-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/04/5be3658525157b7127551c789124c56f-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/04/5be3658525157b7127551c789124c56f-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/04/5be3658525157b7127551c789124c56f-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/04/5be3658525157b7127551c789124c56f-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/04/5be3658525157b7127551c789124c56f-630x420.jpg 630w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/04/5be3658525157b7127551c789124c56f.jpg 1482w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://sociologicamente.it/il-corpo-e-mio-e-lo-gestisco-io-la-nudita-femminile-tra-liberta-arti-e-tabu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il corpo è mio e lo gestisco io: la nudità femminile tra libertà, arti e tabù</a></figcaption></figure>
</div>


<p><strong>Secondo gli studi psicosomatici</strong>, che per ovvie ragioni prendono le distanze dalle prospettive che si fondano sulla dicotomia mente/corpo, l’acne si origina dal timore di essere rifiutati dagli altri e dalla conseguenziale difficoltà di accettare se stessi. Sotto questa prospettiva il rifiuto dell’altro non è la conseguenza, bensì la causa dello stress epidermico. Alcuni problemi psichici scaturenti dall’acne sono la depressione, l’ansia e i disturbi del comportamento alimentare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’importanza dell’ascolto empatico</h2>



<p>Rivolgersi al dermatologo è uno dei provvedimenti necessari che il soggetto affetto dalla malattia si ritrova ad adottare, ma diventa doveroso un supporto psicologico che accompagni l’individuo verso l’accettazione e la considerazione positiva di sé, necessaria ad affrontare anche i più semplici contesti di vita quotidiana.</p>



<p><strong>I doppi messaggi che il soggetto con l’acne recepisce in società sono innumerevoli:</strong> da un lato si segue la retorica “self-love” che verte sulla normalizzazione e, in alcuni casi, la valorizzazione di infiammazioni e cicatrici; dall’altro il bombardamento pubblicitario che promuove prodotti contro “le imperfezioni”. Se a quest’ultimo aspetto si aggiungono le impossibilità economiche del singolo a far fronte alle spese mediche, il disagio provato nelle circostanze più semplici e quotidiane (durante lo scatto di una foto, una giornata al mare o una comune conversazione), la repressione della propria volontà per evitare situazioni di rischio, forme di discriminazione ed emarginazione, il quadro si completa ed evidenzia il senso d’impotenza provato dinanzi a tutto questo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La narrazione della bellezza</h3>



<p><strong>Le narrazioni attorno alla bellezza divengono sempre più contraddittorie</strong> e, in alcuni casi, giudizi impervi contro ampie categorie di persone che, come gli altri, hanno il diritto di esprimere se stesse senza essere offese per il loro aspetto. Se è vero, come esprime Michael Taussig a seguito dei suoi studi in Colombia, che la bellezza può essere paragonata alla bestia – in quanto idea rigida, spietata, direzionata al proprio corpo e a quello altrui e che spinge a compiere gesti estremi – diventa sempre più urgente donare strumenti adeguati a fronteggiarla. Il primo passo da compiere è quello dell’ascolto autentico ed empatico, provando a vedere il mondo con gli occhi dell’altro.<strong> Osservare il malato secondo una prospettiva fenomenologica </strong>permette di andare al di là del mero ruolo sociale da esso ricoperto e di considerare l’individuo in quanto corpo precario, incapace di mentire e che fatica a rispettare delle regole sociali rigide.</p>



<p><strong>Francesca Noemi Pia Carello</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Appadurai, Arjun, 2012, <em>Modernità in polvere</em>, Raffaello Cortina, Milano.</li>



<li>Cipolla, Costantino, 1997, <em>Epistemologia della tolleranza</em>, FrancoAngeli, Milano.</li>



<li>Husserl, Edmund, 1996, <em>La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale</em>, Il Saggiatore, Milano.</li>



<li>Merleu-Ponty, Maurice, 1962, <em>Phenomenology of perception (C.Smith, Trans.)</em>, Routledge &amp; Kegan Paul, Londra.</li>



<li>Le Breton, David, 2006, <em>Il sapere del mondo. Un’antropologia dei sensi</em>, Raffaello Cortina, Milano.</li>



<li>Twaddle, Andrew, 1979, <em>Sickness Behavior and Sick Role</em>, G.K Hall &amp; Co., Boston.</li>



<li>Sitografia:</li>



<li>www.farafinasvoice.com</li>



<li><a href="http://www.humanitas.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.humanitas.it</a></li>



<li><a href="http://www.laurapirotta.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.laurapirotta.com</a></li>



<li>www.psicologiafenomenologica.it</li>
</ul>
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		<title>Busy Bragging, un’analisi sociologica</title>
		<link>https://sociologicamente.it/busy-bragging-unanalisi-sociologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2023 09:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;attuale epoca dell&#8217;iperconnessione digitale e della fluidità sociale, emerge un fenomeno sociale rilevante noto come &#8220;busy bragging&#8221;. Tale comportamento riflette una tendenza diffusa nell&#8217;ambito italiano e in altre società modernizzate, caratterizzata dal desiderio di dimostrare un costante impegno e dalla percezione che la mancanza di tempo sia sinonimo di successo e prestigio sociale. In questo [&#8230;]</p>
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<p>Nell&#8217;attuale epoca dell&#8217;iperconnessione digitale e della fluidità sociale, emerge un fenomeno sociale rilevante noto come &#8220;busy bragging&#8221;. Tale comportamento riflette una tendenza diffusa nell&#8217;ambito italiano e in altre società modernizzate, caratterizzata dal desiderio di dimostrare un costante impegno e dalla percezione che la mancanza di tempo sia sinonimo di successo e prestigio sociale. In questo articolo, analizzeremo il fenomeno del busy bragging alla luce delle teorie sociologiche contemporanee, concentrandoci sull&#8217;esperienza italiana.</p>



<p>In una società in cui il successo è spesso valutato in base alla carriera e all&#8217;occupazione, le persone possono sentirsi motivate a dimostrare quanto sono impegnate per migliorare la propria posizione sociale e il proprio status. <strong>Si tratta di “busy bragging”</strong> e si manifesta attraverso una serie di comportamenti e dichiarazioni che sottolineano un carico di lavoro costante e la mancanza di tempo per il riposo e il divertimento. Tuttavia, è importante notare che questo tipo di comportamento di “iperimpegno” può avere conseguenze negative, contribuendo allo stress, all&#8217;ansia legati al lavoro e alla mancanza di un sano equilibrio tra lavoro e vita personale influendo negativamente sulla salute mentale e fisica delle persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Definizione e manifestazioni del busy bragging</h2>



<p>Il <strong>busy bragging</strong> deriva dall&#8217;unione di due parole inglesi: “<strong>busy</strong>”, che vuol dire occupato, e “to brag” che significa vantarsi. Ha radici profonde nella cultura del lavoro moderna, dove l&#8217;impegno costante spesso è visto come un segno di dedizione e successo. La società ha gradualmente adottato l&#8217;idea che essere sempre occupati sia sinonimo di realizzazione personale. Inoltre, l&#8217;avvento delle tecnologie digitali ha reso più facile che mai condividere i dettagli delle nostre vite in tempo reale, dando vita a una competizione invisibile per dimostrare chi è più occupato.</p>



<p>Ciò è strettamente connesso alla cultura lavorativa attuale ed è ampiamente visibile nella società contemporanea, in cui le pressioni legate al lavoro e la cultura dell&#8217;iperimpegno hanno un profondo impatto sul comportamento individuale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fattori del busy bragging</h2>



<p>Alcuni fattori sono:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Condivisioni sui social media</strong></li>



<li><strong>Raccontare delle ore lavorative:</strong></li>



<li><strong>Menzionare di &#8220;non avere tempo”</strong></li>



<li><strong>Partecipazione eccessiva a riunioni o attività</strong></li>



<li><strong>Discussione costante degli impegni:</strong></li>
</ol>



<p>Si crea dunque una competizione per dimostrare chi sia più impegnato, alimentata dalle tecnologie digitali che consentono una condivisione istantanea delle attività quotidiane, mettendo in luce le sfide che la società italiana affronta in relazione all&#8217;occupazione e al benessere economico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni sociali del busy bragging</h2>



<p>Questo comportamento ha significative implicazioni sociali:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Stress e affaticamento</strong>: mentre alcuni individui possono trarre una sensazione di gratificazione dal mostrare costantemente il loro impegno, molti sperimentano stress e affaticamento a causa della pressione costante di essere occupati. Questo stress può avere conseguenze negative sulla salute mentale e fisica.</li>



<li><strong>Pressione sociale</strong>: il busy bragging può creare una pressione sociale in cui le persone si sentono obbligate a partecipare a questa competizione per dimostrare impegno, anche se questo può comportare un peggioramento del loro benessere.</li>



<li><strong>Superficialità delle relazioni</strong>: in molti casi, le persone impegnate costantemente nel busy bragging trascurano relazioni significative e momenti di connessione autentica.</li>
</ol>



<p>Il busy bragging in <strong>Italia </strong>è stato analizzato attraverso la lente della teoria della &#8220;modernità liquida&#8221; <strong>di Zygmunt Bauman</strong>. Secondo Bauman, la società contemporanea è caratterizzata da una crescente instabilità e fluidità, in cui le relazioni e gli impegni sono effimeri. In questo contesto, il busy bragging può essere visto come un tentativo di creare un senso di stabilità e controllo attraverso la dimostrazione di un impegno costante.</p>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="aligncenter size-full"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/10/zygmunt-bauman-006.jpg"><img decoding="async" width="460" height="276" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/10/zygmunt-bauman-006.jpg" alt="Zygmunt Bauman è tra i massimi esperti di postmodernità" class="wp-image-1742" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/10/zygmunt-bauman-006.jpg 460w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2016/10/zygmunt-bauman-006-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Zygmunt Bauman è tra i massimi esperti di postmodernità</figcaption></figure>
</div>


<p>Questo comportamento ha attirato l&#8217;attenzione di sociologi e teorici sociali, tra cui Richard Sennett, Georg Simmel e Max Weber, ognuno dei quali ha offerto una prospettiva unica sulla questione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Richard Sennett e la cultura dell&#8217;homo faber</h2>



<p>Il sociologo americano Sennett, noto per il suo lavoro sulla sociologia del lavoro e sulla cultura, ha esaminato il busy bragging come parte di una cultura contemporanea basata sull&#8217;ideale dell'&#8221;homo faber&#8221;, ovvero l&#8217;uomo che fa. Secondo Sennett, nella nostra società occidentale, l&#8217;auto-realizzazione è spesso misurata dalla quantità di attività e lavoro che una persona svolge. Questo idealismo ha portato molte persone a esibire le proprie occupazioni come segno di successo sociale. Il busy bragging, quindi, può essere considerato una manifestazione dell&#8217;ansia contemporanea legata al lavoro e all&#8217;auto-realizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Georg Simmel e la sociologia delle forme sociali</h2>



<p>Simmel, uno dei padri fondatori della sociologia, ha contribuito al dibattito sul busy bragging attraverso la sua teoria delle forme sociali. Simmel ha sottolineato come le forme sociali possano influenzare il comportamento individuale e come le persone siano spinte a conformarsi a determinati schemi sociali. Nel contesto del busy bragging, Simmel potrebbe sottolineare come le dinamiche sociali influenzino le persone a competere per dimostrare la propria importanza sociale. L&#8217;idea di competizione per l&#8217;attenzione e il riconoscimento attraverso l&#8217;occupazione costante si adatta bene alla prospettiva di Simmel sulla società.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Max Weber e la razionalizzazione del lavoro</h2>



<p>Weber, un altro pioniere della sociologia, ha affrontato il busy bragging nell&#8217;ambito della sua teoria sulla razionalizzazione del lavoro. Weber ha sottolineato come la modernità porti a una crescente razionalizzazione del lavoro, dove le attività sono organizzate in maniera sempre più efficiente. Tuttavia, questa razionalizzazione può anche portare a una intensificazione del lavoro, con le persone che cercano costantemente di dimostrare la loro produttività attraverso il busy bragging. Weber avrebbe potuto interpretare questo fenomeno come una conseguenza del processo di razionalizzazione, dove la quantità di lavoro svolto è vista come un indicatore di successo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il lavoro che invade la vita privata</h2>



<p>Oltre al busy bragging, un altro fenomeno contemporaneo che merita attenzione è l&#8217;invasione del lavoro nella vita privata delle persone. Sociologi italiani come <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_De_Masi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Domenico De Masi</a> hanno analizzato questa tendenza, evidenziando come la separazione tradizionale tra lavoro e vita privata sia diventata sfocata, soprattutto con l&#8217;avvento del lavoro da remoto e delle comunicazioni digitali. Questo ha ulteriormente alimentato la sensazione di costante occupazione e l&#8217;ansia legata all&#8217;impegno costante, contribuendo così al fenomeno del busy bragging.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/domenico-de-masi-libro-lavoro-2025.jpg"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/domenico-de-masi-libro-lavoro-2025-714x1024.jpg" alt="Domenico De Masi - Lavoro 2025. Il futuro dell'occupazione (e della disoccupazione)" class="wp-image-15580" width="357" height="512" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/domenico-de-masi-libro-lavoro-2025-714x1024.jpg 714w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/domenico-de-masi-libro-lavoro-2025-209x300.jpg 209w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/domenico-de-masi-libro-lavoro-2025-768x1101.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/domenico-de-masi-libro-lavoro-2025-696x998.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/domenico-de-masi-libro-lavoro-2025-293x420.jpg 293w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2023/09/domenico-de-masi-libro-lavoro-2025.jpg 1046w" sizes="(max-width: 357px) 100vw, 357px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://amzn.to/3ERCG1u" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Recupera il testo qui</a></figcaption></figure>
</div>


<p>Tuttavia, è importante considerare anche un altro fenomeno contemporaneo che merita attenzione: l&#8217;invasione del lavoro nella vita privata delle persone. Oggi, è sempre più comune portare il lavoro ovunque, e gli orari di ufficio sembrano non esistere più, con i dipendenti che rispondono a chiamate e messaggi anche durante la sera o la mattina presto, invadendo così la sfera della vita privata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">De Masi e il busy bragging</h2>



<p>Sociologi italiani <strong>come Domenico De Masi</strong> hanno analizzato questa tendenza, evidenziando come la separazione tradizionale tra lavoro e vita privata sia diventata sfocata, soprattutto con l&#8217;avvento del lavoro da remoto e delle comunicazioni digitali. Questo ha ulteriormente alimentato la sensazione di costante occupazione e l&#8217;ansia legata all&#8217;impegno costante, contribuendo così al fenomeno del busy bragging.</p>



<p>In conclusione questo fenomeno ci invita a esaminare in che modo la cultura contemporanea del lavoro e della comunicazione digitale interagiscono per creare un contesto in cui l&#8217;iperattività e l&#8217;impegno costante sono valorizzati. <strong>Questa tendenza può essere vista come una reazione alle sfide</strong> poste dalla modernità liquida, caratterizzata dalla fluidità delle relazioni e delle identità, che spesso genera una sensazione di instabilità.</p>



<p>Tuttavia, è importante considerare attentamente le implicazioni di questo comportamento sulla salute mentale e sul benessere individuale. Trovare un equilibrio tra l&#8217;impegno nel lavoro e il tempo dedicato alla vita personale e alle relazioni sociali diventa essenziale in un contesto in cui il &#8220;busy bragging&#8221; può portare a stress e ansia legati al lavoro.</p>



<p><strong>Alejandra Alfaro Alfieri</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<ol class="wp-block-list">
<li>Sennett, Richard. (1974). &#8220;Il Declino dell&#8217;Uomo Pubblico.&#8221; Editore: Feltrinelli.</li>



<li><a href="https://amzn.to/46qP3gH" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Simmel, Georg. (1900). &#8220;La Filosofia del Denaro.&#8221; Editore: Laterza.</a></li>



<li>Weber, Max. (1905). &#8220;L&#8217;Etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo.&#8221; Editore: Edizioni di Comunità.</li>



<li>Giddens, Anthony. (1990). &#8220;Le Conseguenze della Modernità.&#8221; Editore: Il Mulino.</li>



<li>Bauman, Zygmunt. (2000). &#8220;Liquid Modernity.&#8221; Editore: Polity Press.</li>



<li><a href="https://amzn.to/464HtIA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">De Masi, Domenico. (1980). &#8220;Il Futuro del Lavoro.&#8221; Editore: Rizzoli.</a></li>
</ol>
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		<title>Il virus e noi, appunti di una convivenza forzata</title>
		<link>https://sociologicamente.it/il-virus-e-noi-appunti-di-una-convivenza-forzata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sociologicamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 14:50:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 22 febbraio 2020, seduta al tavolino di un bar in zona Lingotto, leggevo la notizia del primo caso di Corona virus riscontrato a Torino. Non potevo immaginare che si trattasse dell’inizio di un anno alquanto insolito, nel quale la mascherina sarebbe diventata un accessorio indispensabile – e obbligatorio – per tutti. Se, durante i [&#8230;]</p>
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<p>Il 22 febbraio 2020, seduta al tavolino di un bar in zona Lingotto, leggevo la notizia del primo caso di Corona virus riscontrato a Torino. <strong>Non potevo immaginare che si trattasse dell’inizio di un anno alquanto insolito</strong>, nel quale la mascherina sarebbe diventata un accessorio indispensabile – e obbligatorio – per tutti.</p>



<p>Se, durante i primi mesi di emergenza sanitaria, sono stati la paura, lo sconforto e il disorientamento a occupare la mia mente, a distanza di quasi un anno dall’inizio della pandemia questi sentimenti hanno lasciato spazio alle riflessioni e alle critiche, più o meno razionali e precise, sui fatti accaduti, sul loro significato e sulle loro conseguenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Virus nella storia</h2>



<p>Sulla linea del tempo ci sono alcuni momenti che hanno segnato, in positivo o in negativo, la storia dell’uomo: anni in cui le temperature sono precipitate improvvisamente, anni di carestie, di <strong>epidemie che hanno falcidiato intere popolazioni</strong>, di guerre, ma anche anni di rivoluzioni, di manifestazioni e movimenti, di grandi scoperte e invenzioni. La pandemia in atto, quindi, potrebbe essere solamente un altro tra i tanti “grandi eventi” del passato – così come del futuro – e non è detto che rimarrà nella memoria collettiva così a lungo come crediamo.</p>



<p>Del resto, la stessa epidemia di spagnola non ha lasciato un’eredità molto pesante nella memoria storica come hanno fatto invece i conflitti bellici: in pochi ricordiamo il 1918 come l’anno d’inizio della spagnola, mentre quasi tutti lo associamo alla fine del primo conflitto mondiale.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/04/unnamed-e1586881688298.jpg"><img decoding="async" width="512" height="288" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/04/unnamed-e1586881688298.jpg" alt="Il paradosso della globalizzazione ai tempi del Coronavirus" class="wp-image-10119"/></a><figcaption><a href="https://sociologicamente.it/il-paradosso-della-globalizzazione-ai-tempi-del-coronavirus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il paradosso della comunicazione al tempo del coronavirus</a></figcaption></figure></div>



<p>Forse, la propensione a pensare che la ragione umana sia infallibile, se applicata con tenacia, e debba sempre e comunque trionfare, fa sì che rimanga poco di un virus nella memoria collettiva (Coetzee, 2007). Eppure<strong>, ignorare la portata di questo evento</strong> e non cogliere l’opportunità di addentrarsi nelle fratture che esso ha creato, rinunciare ai suoi spunti di riflessione, risulterebbe, a parer mio, un atteggiamento ugualmente semplicistico e superficiale, al pari del considerare l’arrivo del virus come l’evento più grande della storia dell’uomo.</p>



<p>Supponiamo, quindi, di guardare alla vicenda pandemica come a una narrazione in terza persona. Subito si pone la prima difficoltà, ovvero quella di individuare il protagonista; noi umani, infatti, sembriamo più personaggi secondari: <strong>non è forse il virus il vero protagonista</strong>, il personaggio attorno al quale è costruita l’intera storia, ciò che influenza le nostre decisioni e azioni? Poi, come in ogni narrazione, la trama si articola in tre momenti: situazione iniziale, svolgimento, conclusione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Situazione iniziale: come eravamo</h2>



<p>Definita come “postmodernità liquida” dal sociologo Bauman, prima della pandemia la nostra è una società in cui tutto è condizionato dall’economia, dove il consumismo non soddisfa le esigenze di benessere ma è solo fine a se stesso, dove tutto è merce. Una società nella quale, con l’ascesa della tecnica, l’uomo perde il suo ruolo centrale di produttore per diventare un consumatore privo di autonomia e capacità di giudizio, vergognandosi di sé davanti alla perfezione delle macchine (Anders 2007a, p. 57).</p>



<p>E molti studiosi, andando oltre, teorizzano già un nuovo stato della società, quello gassoso: scompaiono i rapporti sociali, i valori e le ideologie, lasciando spazio all’isolamento, all’incertezza, alla disinformazione; un neocapitalismo a servizio della tecnologia che vaporizza ogni componente umana.</p>



<p>Una rivoluzione digitale dalla quale non sono gli uomini a uscirne vittoriosi, né tantomeno la natura. Una transizione che avviene in modo, come direbbe Jullien, silenzioso (Jullien 2010, p. 22); un mutamento che opera da sé, senza avvisare, senza dare alcun allarme, imponendo il risultato solo alla fine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Svolgimento: il naufragio come salvezza</h2>



<p>Il virus – e tutte le misure prese per contenerlo – non mette quindi in atto un processo di cambiamento, ma di accelerazione. Come direbbe Anders, vediamo senza andare a vedere sul posto, percepiamo senza esserci veramente: il pubblico di massa che prima si trovava unito (nei cinema, nei teatri, nelle piazze), condividendo emozioni, subisce un ulteriore appiattimento emozionale, aspettando muto che sia il mondo là fuori a entrare dentro casa sua, a mostrarsi attraverso video e immagini condivisibili solo su piattaforme digitali.</p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/mascherina_covid_ragazza-scaled.jpg"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/mascherina_covid_ragazza-659x1024.jpg" alt="mascherina_covid_ragazza virus" class="wp-image-12417" width="330" height="512" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/mascherina_covid_ragazza-659x1024.jpg 659w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/mascherina_covid_ragazza-193x300.jpg 193w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/mascherina_covid_ragazza-768x1193.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/mascherina_covid_ragazza-989x1536.jpg 989w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/mascherina_covid_ragazza-1318x2048.jpg 1318w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/mascherina_covid_ragazza-696x1081.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/mascherina_covid_ragazza-1068x1659.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/mascherina_covid_ragazza-270x420.jpg 270w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/mascherina_covid_ragazza-scaled.jpg 1648w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" /></a></figure></div>



<p>Siamo costretti a perdere la “libertà di avvertire la perdita della nostra libertà” (Anders 2007b, p. 234), o, forse, è la nostra stessa passione a non mirare alla libertà, ma più a uno stato di tranquillità (Donaggio, 2016).</p>



<p><strong>Con l’arrivo del virus</strong> sono stata costretta a insegnare l’uso dei social e delle videochiamate a mia nonna, a rinunciare alle uscite con gli amici, a mantenere le distanze dagli altri, ad acquistare online anche ciò che non avevo mai pensato di acquistare, a passeggiare per le vie sconosciute del mio quartiere. Ho guardato ridefinire i confini nazionali, così come quelli individuali; ho visto rielaborare il concetto di spazio pubblico e quello di spazio privato; ho osservato molti di noi trasformarsi in sentinelle attente a ogni singolo movimento di persone, nelle strade così come negli appartamenti dei vicini.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Potere e gestione della pandemia da virus</h3>



<p>Naturale è poi risultata la riflessione sul concetto di potere; appare evidente la differenza profonda che intercorre tra il Paese nel quale viviamo e uno Stato come quello cinese – o coreano o giapponese – dove la gestione della pandemia avviene attraverso lo scambio continuo di dati strettamente personali che hanno rendono possibile tracciare e isolare le persone infette o potenzialmente infette. E quindi, sovrano è oggi chi possiede i dati? Altrettanto interessante è la riflessione sulle forme di coinvolgimento.</p>



<p>Del resto<strong>, la pandemia è un evento dal quale nessuno può sottrarsi.</strong> Come scrive Blumenberg, “al pericolo si può sfuggire in due modi: o evitandolo, stando lontani da esso, oppure, se ciò risulta impossibile, ritornando al più presto dal luogo dell&#8217;insicurezza a quello della sicurezza, stabilendo dei punti simbolici di protezione all&#8217;interno di un ambiente infido ed ostile”.</p>



<p>Ed ecco che proprio la casa sembra diventa quel punto di protezione, almeno fino a quando appare evidente che non esiste più nessun luogo davvero sicuro. Blumenberg parla della “caduta della differenza tra terra e mare”: nessuno di noi può più essere un mero spettatore, ma siamo tutti costretti a diventare attori, a metterci in gioco, a rischiare il naufragio, perché “è la terra stessa che vacilla e spalanca i propri abissi” (Blumenberg, 2001).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un cambio di abitudini: coesistere col virus</h3>



<p>Sia le azioni – o le non azioni – di coloro i quali guardano alla limitazione dell’autonomia come scelta individuale perché la società sopravviva, sia quelle di coloro i quali concepiscono il lockdown come imposizione del potere dell’autorità che stabilisce cosa la società può fare e cosa non può fare, definiscono delle conseguenze. Partecipiamo tutti, in qualche modo, agli eventi. Certo,<strong> ognuno risponde con comportamenti differenti</strong>: c’è chi si sente superiore al virus, chi pensa sia tutto un complotto, chi segue scrupolosamente le regole, talvolta in maniera ossessiva.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/protezioni_mascherine_covid-scaled.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="629" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/protezioni_mascherine_covid-1024x629.jpg" alt="protezioni_mascherine_covid virus" class="wp-image-12347" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/protezioni_mascherine_covid-1024x629.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/protezioni_mascherine_covid-300x184.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/protezioni_mascherine_covid-768x472.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/protezioni_mascherine_covid-1536x944.jpg 1536w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/protezioni_mascherine_covid-2048x1258.jpg 2048w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/protezioni_mascherine_covid-356x220.jpg 356w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/protezioni_mascherine_covid-696x428.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/protezioni_mascherine_covid-1068x656.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2021/03/protezioni_mascherine_covid-684x420.jpg 684w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<p>Ma l’arrivo della pandemia ha cambiato le abitudini di tutti e messo in discussione la nostra visione del mondo, in un modo o nell’altro. Perciò, possiamo definire l’epidemia di Covid come un trauma, intendendo un brusco sconvolgimento, un’emozione molto forte, intensa, che cambia le carte sulla nostra tavola della vita; come apocalisse, uno scoprimento, una rivelazione; come crisi, caratterizzata da una limitata durata. La terminologia utilizzabile è vasta.</p>



<p>Tuttavia, se da questo mutamento repentino della nostra vita vogliamo anche trarre l’opportunità di un cambiamento più radicale di tutto ciò che prima andava avanti senza funzionare bene – così come di tutto ciò che funzionava bene ma non andava avanti – diventano imprescindibili una buona comprensione degli errori passati, un’accurata definizione della situazione attuale e una precisa programmazione degli obbiettivi futuri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione: dove vogliamo andare?</h2>



<p>La “ripartenza” è diventata l’obbiettivo più alto al quale puntare, un sogno, uno scopo. Eppure, credo che prima di intraprendere un viaggio bisognerebbe quanto meno farsi un’idea di dove si voglia andare. E noi dove vogliamo andare? La pandemia non ci ha colti solo impreparati; ha anche evidenziato la fragilità del nostro sistema sanitario, l’instabilità del nostro governo, la vulnerabilità della nostra economia. Quanto piacevole può essere un viaggio che riparte da qui?</p>



<p>Ecco allora che quel “nulla” che siamo costretti a fare può forse diventare qualcosa. Certo, non possiamo salvare vite umane se non siamo medici e non possiamo prendere decisioni sulla gestione pandemica se non siamo politici. Ma possiamo pensare. E pensare può diventare un’attività estremamente utile durante questa condizione particolare nella quale ci troviamo, specialmente se a pensare siamo in tanti. E, in particolare, possiamo ri-pensare noi stessi e la nostra società, guardando in modo critico e soprattutto costruttivo a quello che stiamo vivendo e anche a quello che abbiamo vissuto fino all’arrivo del virus, dando per scontato e immutabile il funzionamento di un sistema che faceva acqua da tutte le parti.</p>



<p>In questo modo, arginato il dolore, affrontata la paura, calmata la rabbia, possiamo unire i nostri saperi intellettuali e le nostre capacità pratiche per trasformarli nel carburante necessario per la famosa ripartenza che tutti agogniamo.</p>



<p>Ovviamente, sono consapevole che riflessioni individuali e collettive di questo tipo non sono facili e non sono immediate. Tuttavia<strong>, ognuno di noi ha qualcosa da condividere</strong>, uno strumento utile: propensione al cambiamento, entusiasmo, bisogno di riscatto, impulsività, razionalità, passione, amore per il proprio Paese, senso critico, bisogno di riscatto. Ognuno può essere un “tassello pensante” di questa nuova, grande rivoluzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Pensare un futuro diverso&#8230; coesistendo coi virus</h3>



<p>Per inventare un futuro diverso dagli oscuri scenari che si prospettano e dai quali tutti cerchiamo di prendere le distanze, qualcosa deve inevitabilmente cambiare. </p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/05/Il-mondo-ai-tempi-del-coronavirus-immagine..jpg"><img decoding="async" width="660" height="368" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/05/Il-mondo-ai-tempi-del-coronavirus-immagine..jpg" alt="Il coronavirus racconta un nuovo mondo" class="wp-image-10355" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/05/Il-mondo-ai-tempi-del-coronavirus-immagine..jpg 660w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2020/05/Il-mondo-ai-tempi-del-coronavirus-immagine.-300x167.jpg 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></figure></div>



<p>Dobbiamo capire che vi è interdipendenza tra salute umana e tutela della natura, smettendo di continuare a lavorare contro il contesto ambientale nell’ottica di un guadagno immediato e valorizzando maggiormente il rapporto uomo-natura; comprendere la fatica del sistema sanitario, per anni mal finanziato e sotto stimato; ragionare sull’importanza dei rapporti umani, della condivisione e del senso di comunità in un mondo sempre più individualista; <strong>cogliere le opportunità</strong>; riflettere sulle nostre reazioni alla privazione di libertà, una libertà che da sempre diamo per scontata, ma che non è mai stata così scontata per molte altre persone; pensare all’evidenza della nostra natura umana di fronte all’invasione tecnologica; mettere in discussione ciò che siamo e facciamo, agendo da individui pensanti e cittadini attivi; analizzare la condizione d’indifferenza di studenti e docenti, nonché il silenzio dell’università e delle istituzioni politiche su una delle tematiche alla base di ogni buona società: l’istruzione. </p>



<p>Non solo, è anche necessario interpellare la generazione che dovrà pagare il debito che al giorno d’oggi si sta contraendo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Occorre ripensare lo spazio pubblico</h3>



<p><strong>Occorre poi ripensare lo spazio pubblico</strong>, poiché è la pandemia stessa a creare una nuova lente per guardarlo (Honey-Rosés et al., 2020, p. 9). Se “le politiche economiche neoliberali hanno prodotto un&#8217;impennata nella privatizzazione dello spazio pubblico, spesso apparentemente per uso &#8220;pubblico&#8221;, ma come luoghi di consumo” (<em>ibidem</em>), l’arrivo del Covid-19 potrebbe costituire un buon punto di partenza per riconsiderare i singoli spazi come elementi di una rete di spazi pubblici aventi specifiche caratteristiche. Caratteristiche non trascurabili, strettamente connesse ai (potenziali) fruitori di quegli spazi. L’occasione, dunque, per porre fine a un’invasione commerciale e a una privatizzazione costante dello spazio pubblico.</p>



<p>Dobbiamo necessariamente imparare, quindi, da questa esperienza. E forse, sarà proprio la distanza tra le nostre aspirazioni e i nostri desideri sul futuro e le prospettive reali che si prevedono a darci la spinta necessaria per smettere di “fare nulla” per salvare il Paese e iniziare a “pensare qualcosa” per cambiarlo.</p>



<p> <strong>Giulia Candida</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://amzn.to/40etIUY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anders, G. (2007), L’uomo è antiquato (volumi 1 e 2), Bollati Boringhieri, Torino.</a></li><li><a href="https://amzn.to/40erox0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bauman, Z. (2011), Modernità liquida, Laterza Editore, Roma.</a></li><li>Blumenberg, H. (2001), Naufragio con spettatore, Il Mulino, Bologna. Coetzee J. M. (2007), Diario di un anno difficile, Einaudi, Torino.</li><li>Donaggio, E. (2016), Direi di no: desideri di migliori libertà, Feltrinelli Editore, Milano.</li><li>Honey-Rosés J., Anguelovski I., Chireh V.K., Daher C., Konijnendijk van den Bosch C., Litt J. S., Mawani V., McCall M.K., Orellana A., Oscilowicz E., Sánchez U., Senbel M., Tan X., Villagomez E., Zapata O. &amp; Nieuwenhuijsen M. J. (2020, 31 luglio), The impact of COVID19 on public space: an early review of the emerging questions – design, perceptions and inequities, in Cities &amp; Health, pp. 1-17.</li><li><a href="https://amzn.to/40er1T8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jullien, F. (2010), Le trasformazioni silenziose, Cortina, Milano.</a></li></ul>
<p>L'articolo <a href="https://sociologicamente.it/il-virus-e-noi-appunti-di-una-convivenza-forzata/">Il virus e noi, appunti di una convivenza forzata</a> sembra essere il primo su <a href="https://sociologicamente.it">Sociologicamente</a>.</p>
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		<title>Sanità e accessibilità in Sicilia: un caso, una ricerca</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 14:48:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca sociale]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recente finanziaria varata dal governo siciliano, prevede l’incremento della digitalizzazione dei servizi erogati dalle strutture sanitarie. Una strategia digitalizzante, che determina un sodalizio tra le politiche di gestione dei servizi e l’accessibilità tecnologica delle piattaforme digitali e che lavorano di concerto con un unico obiettivo: migliorare la qualità dei servizi forniti agli utenti e, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La recente finanziaria varata dal governo siciliano, prevede l’incremento della digitalizzazione dei servizi erogati dalle strutture sanitarie. <strong>Una strategia digitalizzante</strong>, che determina un sodalizio tra le politiche di gestione dei servizi e l’accessibilità tecnologica delle piattaforme digitali e che lavorano di concerto con un unico obiettivo: migliorare la qualità dei servizi forniti agli utenti e, nel nostro caso, la sanità siciliana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ricerca sul nuovo piano digitale della Sanità in Sicilia</h2>



<p>Nel caso di specie, le iniziative previste dal piano di digitalizzazione della sanità in Sicilia, prevedo­no l’impiego di applicazioni e portali mediante i quali garantire l’accesso e una maggiore fruibilità dei servizi sanitari a tutti gli utenti, effettuando prenotazioni online e <strong>attivando un processo di sbu­rocratizzazione della sanità,</strong> attraverso la dematerializzazione delle impegnative e la possibilità di accedere ai servizi online.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="635" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-1024x635.jpg" alt="La sociologia della salute: nuovi scenari di studio" class="wp-image-5107" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-1024x635.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-300x186.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-768x476.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-356x220.jpg 356w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-696x432.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-1068x662.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc-677x420.jpg 677w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/Salute-Assicurazioni-Sanitarie-Imc.jpg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>APPROFONDISCI -&gt; <a href="https://sociologicamente.it/la-sociologia-della-salute-nuovi-scenari-di-studio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La sociologia della salute: nuovi scenari di studio</a></figcaption></figure></div>



<p>In particolare: “<em>SovraCUP</em>” e “<em>Fascicolo sanitario elettronico</em>” sono le strategie digitali create <em>ad hoc </em>per ottimiz­zare i tempi relativi alle lunghe liste di attesa e garantire una maggiore efficacia dei servizi.</p>



<p>La presente indagine vuole investigare il livello di conoscenza e di accessibilità garantita dalle stra­tegie digitali impiegate dalle strutture sanitarie, come previsto dalla normativa in atto. Attraverso un sondaggio, somministrato ad un campione di utenti stratificato, <strong>la ricerca vuole cogliere sia il li­vello informativo</strong> delle presenti novità in ambito sanitario, che il grado di soddisfazione/percezione degli utenti relativi alla molteplicità di elementi innovativi introdotti in termini di servizi forniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’indagine scardina una serie di dati significativi</h2>



<p>Attraverso una pluralità di domande, strutturate per tematiche, l’indagine scardina una serie di dati significativi. Innanzitutto a rispondere sono stati sia uomini, che donne, con una correlazione negativa di genere relativa al grado di conoscenza dei servizi erogati, con un’età compresa tra i 40-50 anni.</p>



<p><strong>Il campione di riferimento</strong> è rappresentato da soggetti occupati, quindi, percettori di reddito e con un livello di istruzione medio-alta (63,6%), per lo più residenti a Palermo (54,5%). Dai dati relativi al grado di conoscenza dei servizi erogati dalle strutture sanitarie e dall’utilità dei medesimi, emerge che circa il 44,4% degli utenti ne usufruisce, il 22%, in particolare, per prestazio­ni mediche, visite specialistiche e l’11% per analisi ematochimiche.</p>



<p>Le rivelazioni concernenti le modalità di prenotazioni mediante le quali gli utenti usufruiscono dei servizi sanitari erogati, in particolare se fisicamente, recandosi al CUP di riferimento o effettuando prenotazioni online, il 52,4% afferma di recarsi personalmente per prenotare, a fronte di un 47,6% che asserisce di prenotare tramite mail scansionando la richiesta dello specialista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli utenti ignorano il piano della sanità</h2>



<p>Ciò attesta, di fatto, che le nuove modalità previste dal piano di digitalizzazione sanitario non sono conosciute dagli utenti, poiché i nuovi servizi permettono di accedere direttamente alle strutture sa­nitarie, visualizzando data, ora e disponibilità delle strutture. <strong>A differenza del vecchio servizio tele­matico</strong> che prevede solo un riscontro telefonico da parte degli operatori sanitari delle Asp di riferi­mento in caso di disponibilità del servizio.</p>



<p>Significativi i dati relativi alla dematerializzazione dell’impegnativa: il 63,6% degli utenti asserisce di ricevere le richieste tramite applicazione WhatsApp, a fronte del 36,4% che sostiene di recarsi fi­sicamente presso lo studio medico per ritirarla. Notevole la soddisfazione degli utenti, circa la dematerializzazione dell’impegnativa, che la trovano vantaggiosa in termini di ottimizzazione dei tempi e delle attese, solo il 2% degli utenti intervistati non ravvisa alcun vantaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Inefficienze e digital gap nella sanità siciliana</h2>



<p>L’indagine ha anche investigato il grado di alfabetizzazione digitale degli utenti cercando di scorge­re la correlazione positiva tra questo e l’accessibilità dei servizi. Dai dati emerge, infatti, che la cor­relazione tra i due è positiva tanto quanto è maggiore l’abilità informatica degli utenti. <strong>Le inefficienze dei servizi,</strong> invece, sono denunciate da tutti gli utenti che lamentano l’estrema lun­gaggine dei tempi di prenotazione per le visite; l’intero campione asserisce che i tempi vanno dai 6 agli oltre 12 mesi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/07/assicurazione-sanitaria.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="695" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/07/assicurazione-sanitaria-1024x695.jpg" alt="Rc professionale medici: fra obblighi e tutele" class="wp-image-9012" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/07/assicurazione-sanitaria-1024x695.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/07/assicurazione-sanitaria-300x204.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/07/assicurazione-sanitaria-768x521.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/07/assicurazione-sanitaria-696x472.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/07/assicurazione-sanitaria-1068x725.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/07/assicurazione-sanitaria-619x420.jpg 619w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2019/07/assicurazione-sanitaria.jpg 1592w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>APPROFONDISCI -&gt; <a href="https://sociologicamente.it/il-ruolo-della-sociologia-nel-mondo-sanitario/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il ruolo della sociologia nel mondo sanitario</a></figcaption></figure></div>



<p>In merito alla conoscenza dei servizi digitali erogati dalle strutture sanitarie, gli utenti rispondono positivamente, l’86,4% del campione, risponde di avere dimestichezza con le tecnologie digitali im­piegate dalle Asp e dalle strutture ospedaliere. I problemi maggiori si rintracciano nei lunghi tempi di attesa, anche effettuando le prenotazioni on­line, con il vecchio sistema, circa l’86% dichiara di a<strong>vere avuto difficoltà ad accedere ai siti </strong>e di avere atteso molto tempo per poter prenotare una visita (27,3%). Eppure, i servizi di prenotazione online classici risultano ben noti e impiegati dagli utenti che di­chiarano di utilizzarli con una percentuale pari al 77,3%.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le novità introdotte dal piano digitale</h2>



<p>Ma andiamo alle novità introdotte dal piano digitale e già presenti nelle piattaforme delle strutture sanitarie. Circa il 54,4% asserisce di non sapere che è possibile prenotare tramite applicazione, mentre il 45,4% dichiara di conoscere questa modalità. In particolare, l’applicazione “<a href="https://sovracup.regione.sicilia.it/home" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>SovraCUP</em>”</a> è conosciuta dall’86,4% degli utenti, a fronte di una percentuale esigua il 13,6% del campione che di­chiara di non conoscere la seguente App.</p>



<p>Negativi i dati relativi al portale attivato dalla Regione Siciliana, circa il 90% degli utenti, quasi l’intero, afferma di non conoscere la piattaforma da poco creata. <strong>Si evince, un chiaro problema di comunicazione </strong>relativo alla presentazione del piano strategico. Solo il 9% dichiara di conoscerlo e di trovarlo vantaggioso.</p>



<p>Stessa sorte per l’altra iniziativa digitale, il <em>fascicolo sanitario elettronico</em>, sconosciuto dal 68,2% degli utenti, ma ritenuto ottimale per il 7% degli stessi. In relazione al rapporto tra digitale e sanità, il 63,2% ritiene che sia vantaggioso e permetta una maggiore accessibilità ai servizi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I risultati della ricerca</h2>



<p>La presente rilevazione si correla perfettamente con lo scopo dell’indagine, che si prefigge l’obietti­vo di capire se le tecnologie digitali escludano dei soggetti (<em>target</em>) dall’accessibilità/fruibilità dei servizi sanitari. Solo il 6% del campione ritiene che sia un vantaggio per tutti, il 4% dell’intero cam­pione afferma che gli anziani siano esclusi da questa strategia digitale e, conseguentemente, dall’accessibilità/fruibilità dei servizi. Infatti, in merito alla <strong>realizzazione di una strategia digitale differenziata </strong>e targettizzata per tipologia degli utenti, il 50% degli utenti opta per un’unica strategia, vs la controparte, che afferma di volere strategie differenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Idee e proposte per la sanità siciliana</h2>



<p>Molteplici gli interventi proposti in merito all’ottimizzazione dei servizi:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Tutoraggio per facilitare l’accessibilità;</li><li>Formazione e potenziamento del personale;</li><li>Maggiore informazione, partendo dal medico di base;</li><li>Piattaforme più evolute e help desk online e fisico;</li><li>Adeguamento delle strutture e del personale;</li><li>Più facilitazione nella ricerca della prescrizione.</li></ul>



<p>Mentre, ancora una volta, l’insoddisfazione è correlata alle lunghe liste di attesa per le prenotazioni delle prestazioni. Il grado di soddisfazione della qualità dei servizi erogati e dell’accessibilità degli stessi è così rappresentato dal campione: il 54,5 % dichiara di essere soddisfatto, il 31,8% abbastan­za, contro il 13,6% degli utenti che dichiara di non esserlo per niente. Il tema dell’accessibilità sanitaria è molto sentito dagli utenti che afferma quanto sia fondamentale per i cittadini: il 40,9% del campione dà un’importanza pari a 5 in un range compreso da 1 a 5, mentre il 31,8% 4, segue il 22,7% con 3 e il 4,5% con valore due.</p>



<p><strong>Valeria Salanitro</strong></p>
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		<title>Avere un animale domestico porta benefici alla salute: motivi e fattori positivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[webmaster]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jun 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato dimostrato che avere un animale domestico influisce positivamente sulla salute psicologica e sul benestare, ci sono diversi fattori positivi che entrano in gioco andiamo a vedere quali. Soprattutto con l’arrivo della pandemia molte persone e famiglie hanno deciso di prendere un animale domestico, per alleggerire la pesantezza dei lockdown e per avere una [&#8230;]</p>
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<p>È stato dimostrato che avere un animale domestico influisce positivamente sulla salute psicologica e sul benestare, ci sono diversi fattori positivi che entrano in gioco andiamo a vedere quali.</p>



<p>Soprattutto con l’arrivo della pandemia molte persone e famiglie hanno deciso di prendere un animale domestico, per alleggerire la pesantezza dei lockdown e per avere una dolce compagnia in quei giorni bui e difficili. <strong>La</strong> <strong>scienza afferma che cani e gatti allungano la vita</strong>, non importa che sia un cane, un gatto, un uccello o un coniglio gli amici a 4 zampe riempiono la vita di gioia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Benefici su salute fisica e mentale</h2>



<p>In primo luogo, subentra la <strong>gioia</strong> dichiarata dai proprietari degli amici a quattro zampe e le soddisfazioni che portano in un contesto familiare, inoltre gli animali sono evoluti al tal punto da capire e <strong>comprendere le emozioni dell’uomo</strong>, percependo il nostro tono di voce e i nostri gesti, non servono molte parole basta uno sguardo o un colpo di coda per ricevere tutto il loro amore.</p>



<p>Negli ultimi anni degli <strong>studi scientifici</strong> si sono sempre più interessati ai reali vantaggi che l’uomo ne trae dal legame con gli animali: per quanto riguarda la <strong>salute fisica </strong>è stato appurato che un animale <strong>riduce il rischio di infarti ed ictus</strong>, nel caso di cani e gatti è evidente una riduzione di malattie <strong>cardio vascolari</strong>, inoltre è stato affermato che chi possiede un animale visita il medico il 15% in meno di chi ne è privo.</p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/12/girl-1160441_1920.jpg"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/12/girl-1160441_1920-1024x683.jpg" alt="Altro che animali! Un viaggio all'interno della pet therapy" class="wp-image-4836" width="512" height="342" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/12/girl-1160441_1920-1024x683.jpg 1024w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/12/girl-1160441_1920-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/12/girl-1160441_1920-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/12/girl-1160441_1920-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/12/girl-1160441_1920-1068x712.jpg 1068w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/12/girl-1160441_1920-630x420.jpg 630w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2017/12/girl-1160441_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></a><figcaption><a href="https://sociologicamente.it/altro-che-animali-un-viaggio-allinterno-della-pet-therapy/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Altro che animali! Un viaggio all&#8217;interno della pet therapy</a></figcaption></figure></div>



<p>È stato evidenziato che <strong>rafforzano il sistema immunitario</strong> soprattutto quello dei <strong>bambini</strong> che crescendo a stretto contatto con i pelosi hanno molti benefici durante lo sviluppo.</p>



<p>Per quanto riguarda la <strong>salute mentale</strong> entrare a stretto contatto con gli animali <strong>riduce lo stress alzando i livelli di ossitocina</strong> considerata “l’ormone dell’amore” ed è dimostrato un benessere psicologico, influendo anche nel <strong>sonno</strong>: uno studio ha testato che dormire con un amico a quattro zampe ne <strong>migliora la qualità.</strong></p>



<p>Giocare con un cane o un gatto, alza i livelli di <strong>serotonina e dopamina</strong> rilassando e clamando, in quanto influisce anche il tatto, quindi toccarlo, abbracciarlo o accarezzarlo è un vero toccasana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scegliere il giusto animale domestico</h2>



<p>Tra le scelte che si possono fare per prendere un animale domestico è importante quella dell’<strong>adozione</strong> su <a href="https://www.subito.news/amore-4-zampe/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">subito.news</a> è possibile trovare tanti cuccioli bisognosi d’amore ma pronti a darne altrettanto.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/06/pets-animali-domestici-benessere.jpg"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/06/pets-animali-domestici-benessere.jpg" alt="pets animale domestico benessere" class="wp-image-13653" width="720" height="480" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/06/pets-animali-domestici-benessere.jpg 960w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/06/pets-animali-domestici-benessere-300x200.jpg 300w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/06/pets-animali-domestici-benessere-768x512.jpg 768w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/06/pets-animali-domestici-benessere-696x464.jpg 696w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/06/pets-animali-domestici-benessere-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></figure></div>



<p>Prima di introdurlo in casa è importante valutarne tutti gli aspetti che comporta e consultarsi con la famiglia, in quanto non solo è una responsabilità ma perché <strong>diventerà un membro a tutti gli effetti della famiglia</strong>.</p>



<p>I punti da analizzare sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>dove si vive</strong> (appartamento piccolo/grande).</li><li><strong>componenti della famiglia</strong> (se ci sono bambini)</li><li><strong>stile di vita</strong> (ovvero orari lavorativi, se si viaggia molto).</li></ul>



<p>Tutti questi fattori influiscono sulla scelta dall’animale: nei cani è importante valutare la taglia. In presenza di bambini o anziani si può optare per animali piccoli e docili come gatti o conigli. Oppure un pesce, un uccellino o un rettile che richiedono meno cure e attenzioni.</p>
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		<title>La sociologia della salute: nuovi scenari di studio</title>
		<link>https://sociologicamente.it/la-sociologia-della-salute-nuovi-scenari-di-studio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Filomena Oronzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 09:07:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[All]]></category>
		<category><![CDATA[I Grandi Sociologi]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia della salute]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia urbana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sociologia, come sappiamo, è quella disciplina che mette in relazione l&#8217;individuo con il mondo che lo circonda e infatti proprio per questo motivo si è specializzata in vari ambiti che spaziano dalla sociologia urbana, sociologia della religione, alla sociologia della conoscenza e via dicendo. Mette in evidenza come l&#8217;individuo &#8220;cambia&#8221; a seconda del contesto in cui [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">La <strong>sociologia</strong>, come sappiamo, è quella disciplina che mette in relazione l&#8217;individuo con il mondo che lo circonda e infatti proprio per questo motivo si è specializzata in vari ambiti che spaziano dalla <a href="http://sociologicamente.it/ernest-burgess-la-nascita-della-sociologia-urbana/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff9900; text-decoration: underline;">sociologia urbana</span></span></strong></a>, <strong>sociologia della religione</strong>, alla<strong> sociologia della conoscenza</strong> e via dicendo. Mette in evidenza come l&#8217;individuo &#8220;cambia&#8221; a seconda del contesto in cui è inserito, come le dinamiche sociali, culturali, religiose e altre ancora plasmano una realtà nella quale i soggetti si &#8220;immergono&#8221;, una realtà che a sua volta cambia. È una relazione stretta tra <strong>individuo</strong> e <strong>società</strong>, e proprio attraverso gli studi sociologici su larga scala si vanno ad evidenziare fattori che aiutano a capire meglio come funzionano le cose. La sociologia quindi studia quelli che possiamo definire dei veri e propri mutamenti. Questi ultimi vanno a caratterizzare molti aspetti della vita dell&#8217;uomo e negli ultimi anni si sta affacciando una nuova disciplina: la <strong>sociologia della salute</strong>.</p>
<h2>Il concetto di salute</h2>
<p align="justify"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/image1.jpeg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-5104" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/image1.jpeg" alt="" width="300" height="261" /></a>Essendo la sociologia una disciplina che studia le dinamiche della società e che riesce a coglierne la mutevolezza propria e di chi ne fa parte, è inevitabile menzionare il concetto di <strong>salute</strong> come fattore di mutamento. Quando si parla di salute ci si riferisce allo &#8220;<em>stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia</em>&#8220;; questa è la definizione del concetto di salute data dall&#8217;OMS nel 1946. È uno dei diritti fondamentali dell&#8217;uomo e ogni Stato si assume la responsabilità di tutelare i propri cittadini affinché essi stiano in una condizione ottimale e che sia garantito un <strong>benessere collettivo</strong>. Ovviamente ogni Stato ha dinamiche diverse per raggiungere questo obiettivo. Parlare di salute equivale a parlare di individui. Non esiste concetto forse più stretto è correlato tra questi due poli. Un individuo sta bene nella società se in primis sta bene in salute. Può sembrare un&#8217;affermazione scontata ma se ci si riflette meglio non è affatto così. Se volessimo considerare questa affermazione da un punto di vista sociologico, possiamo affermare che un individuo che sta bene in salute può considerarsi un individuo attivo a livello sociale. In questo caso la salute non viene considerata come il mezzo ma come il fine poiché se consideriamo la salute come una risorsa di vita quotidiana arriviamo ad affermare che questa risorsa consente agli individui di condurre una vita produttiva a livello <strong>individuale</strong>, <strong>sociale</strong> ed <strong>economico</strong>. Secondo la tradizione popolare una persona è sana se non ha alcun malessere che le impedisca di svolgere le proprie funzioni in base ai propri ruoli sociali. Quindi una persona a che livello può essere definita &#8220;malata&#8221; tanto da non poter più assolvere a quelle che sono le proprie funzioni? Ci sono malattie che purtroppo portano gli individui a dover abbandonare le proprie abitudini di vita, siano esse legate alla sfera personale che lavorativa. In altri casi si tratta di situazioni temporanee ma che comunque comportano una &#8220;pausa&#8221; alle abitudini quotidiane.</p>
<h2>La salute da un punto di vista sociologico</h2>
<p align="justify"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/image3.jpeg"><img decoding="async" class=" wp-image-5105 alignright" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/image3.jpeg" alt="" width="246" height="246" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/image3.jpeg 203w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/image3-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 246px) 100vw, 246px" /></a>È chiaro che tutto ciò che riguarda l&#8217;uomo è soggetto a cambiamenti. E come non parlare di cambiamenti anche in ambito alla salute. Basti pensare alle campagne di sensibilizzazione su visite preventive, sui vari programmi mediatici che quotidianamente mettono alla portata di tutti argomenti che magari fino a poco prima erano del tutto sconosciuti. Già il fatto di parlare in maniera &#8220;semplice&#8221; di alcuni argomenti può considerarsi un passo importante, poiché il solo fatto che una persona possa capire in parole povere quali sono i <a href="http://sociologicamente.it/conditio-umana-rischio-catastrofe/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff9900;"><strong>rischi</strong></span></span></a> legati ad una malattia, i sintomi cronici che sono campanelli d&#8217;allarme, le analisi di routine che uno dovrebbe fare, porta una grande percentuale di individui ad avere più cura di se stessi o quanto meno a porsi delle domande che prima magari non si facevano. Giocano quindi un ruolo importante tutti i <strong>mezzi di comunicazione</strong> che aiutano queste persone a prendersi cura di se e ovviamente anche i medici che sono in prima linea in queste cose. Quindi i concetti di salute e malattia si sono trasformati e sono correlati all&#8217;ambiente non solo in senso lato quindi come habitat, ma anche all&#8217;ambiente inteso come cultura e società. Un&#8217;apertura verso questi argomenti che talvolta si ha paura solo di nominare, porta le persone a prendere coscienza del proprio corpo inteso da una prospettiva &#8220;fisica&#8221;. Inutile sottolineare che il corpo umano è un insieme di fattori anche chimici e biologici. È come una macchina, e come tale ha bisogno di essere revisionata periodicamente.</p>
<h2>Il connubio salute/ambiente</h2>
<p align="justify"><a href="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/image2.jpeg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-5103" src="http://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/image2.jpeg" alt="" width="400" height="245" srcset="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/image2.jpeg 480w, https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/02/image2-300x184.jpeg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a>Come già detto in precedenza, compito di ogni Stato è tutelare i propri cittadini e questo va in linea con i principi delle carte costituzionali e degli innumerevoli <a href="http://sociologicamente.it/quando-lambiente-influisce-sulle-relazioni-umane/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline; color: #ff9900;"><strong>cambiamenti ambientali</strong></span></a> che ci accompagnano quotidianamente. Quando vi sono campagne di sensibilizzazione si innesca un movimento collettivo che porta i soggetti a muoversi verso un&#8217;unica direzione e questo non porta beneficio solo all&#8217;individuo in quanto singolo ma porta benefici a livello generale e quindi collettivo. Responsabili di molte malattie sono anche fattori ambientali. Ma questi fattori ambientali sono &#8220;naturali&#8221; o &#8220;artificiali&#8221;? Talvolta è anche l&#8217;uomo con le sue azioni a cambiare il naturale percorso delle cose. È provato che un ambiente sano riduce il <strong>rischio di malattie</strong>, a prescindere dalla loro entità. Anche una semplice infezione può essere conseguenza di un ambiente sporco fino ad arrivare ai casi tumorali conseguenza delle polveri sottili che respiriamo a causa dello smog o delle industrie. È sempre l&#8217;uomo al centro anche di queste cose. Sono comunque questi argomenti molto difficili da trattare e portano con se altri fattori che non riguardano la nostra sfera di analisi, ma ciò che è importante sottolineare è che una corretta<strong> educazione ambientale</strong> porta ad un abbassamento delle percentuali in materia di malattie. Mettere in relazione individui, ambiente, usi, culture, ma anche inserire in questa relazione dati legati all&#8217;urbanistica, ai territori e alle azioni che in ognuno di essi si svolgono, porta a formare un quadro reale della situazione di bisogno di imparare ad utilizzare il nostro territorio in maniera responsabile. Ciò potrebbe portare anche a prevedere piani di intervento sanitario che possono ridurre fattori di rischio che vanno poi ad intaccare il benessere di un individuo.</p>
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<div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2018/11/Progetto-senza-titolo-3.jpg" width="100"  height="100" alt="Filomena Oronzo" itemprop="image"></div>
<div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://sociologicamente.it/author/filomenaoronzo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Filomena Oronzo</span></a></div>
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<div itemprop="description">
<p>Laureata in Sociologia con specializzazione in Politiche Sociali e del Territorio, ho conseguito un master in E-Government e E-Management nella Pubblica Amministrazione, adoro leggere e scrivere. Per me fare sociologia è vivere il quotidiano in tutte le sue sfaccettature e peculiarità. Oggi sono Collaboratore Amministrativo all&#8217;I.R.C.C.S Burlo Garofolo di Trieste e soprattutto moglie e mamma, la più grande ricchezza in assoluto.</p>
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